Sergio Rizzo – 02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro

Rizzo, Sergio (2018). 02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro. Milano: Feltrinelli. 2018. ISBN: 9788858824382. Pagine 92. 9,99 €.

02.02.2020. La notte che uscimmo dall'euro di [Rizzo, Sergio]

Poco da dire. Un instant pamphlet in forma di romanzo. Non penso ne resterà molto tra qualche mese o qualche anno: le cose potrebbero andare meglio o peggio di così, ma è difficile che vadano esattamente così. C’è da sperare che i posteri non lo annoverino tra i testi profetici.

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Ce n’è per tutti. Anche per l’Istat:

Dopo la diffusione delle statistiche sulla povertà e la disoccupazione dilaganti , il presidente dell’Istat venne sostituito con un commissario che aveva l’ordine di sottoporre preventivamente al governo i dati prima della loro diffusione , per evitare problemi di ordine pubblico .

Rizzo, Sergio. 02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1221-1223). Feltrinelli Editore. Edizione del Kindle.

Chiedo scusa in anticipo. Questa è una prova

Chiedo scusa in anticipo. Questa è una prova.

Emerson, Lake & Palmer – Milano, 4 maggio 1973

In memoriam.
Con qualche correzione fattuale.
Il gruppo di sostegno non era la PFM, che quella sera suonava da qualche altra parte: secondo il loro sito, la sera del 3 maggio a Verona (erano comunque in tournée con Sinfield e Collins). Chiunque fossero i supporters, che ci sia stato un lancio di cose verso il palco non lo ricordo. Ma certo erano anni irrequieti.
Il concerto cominciò con enorme ritardo. All’epoca i ritardi erano all’ordine del giorno, e nessuno ti diceva niente, e se te lo diceva non si sentiva o non si capiva e giravano solo voci. A un certo punto girò quella che il concerto sarebbe saltato. Che stesse male dei tre sinceramente non lo so.
Si passeggiava su e giù nel catino, con un gran caldo. Ma poi ci fu forse un temporale estivo? Io non me lo ricordo, e nemmeno WolframAlpha!

Sbagliando s'impera

Era molto tempo che non li ascoltavo. Eppure ci fu un periodo, neppure brevissimo, in cui sembrava che Emerson, Lake & Palmer fossero l’epitome del progressive. Quanto meno, a giudizio della maggioranza e (soprattutto, per quanto mi riguarda) dei conduttori di Per voi giovani, che accompagnavano da anni i miei pomeriggi di studio («Ma come fai con la radio accesa?» era una domanda ricorrente, ma anche a distanza di decenni mi sembra che la cosa funzionasse egregiamente).

wikimedia.org/wikipedia

All’epoca (inizio 1973) penso fossero il napoletano Raffaele Cascone (il «Raffaele è contento / non ha fatto il soldato / ma ha girato e conosce la gente / […] /Raffaele è contento / non si è mai laureato / ma ha studiato e guarisce la gente / e mi dice: stai attento / che ti fanno fuori dal gioco /se non hai niente da offrire al mercato» della canzone Venderò cantata da Edoardo Bennato ma…

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Miles Davis va alla Casa bianca

Nancy Reagan. Ci piace ricordarla così.

Sbagliando s'impera

Miles Davis – uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, non soltanto nel jazz – era un uomo di poche parole. La sua voce, che si sente in qualche registrazione in studio, era bassa e rugginosa, probabilmente proprio perché usata raramente. Ma quando parlava, ero spesso abrasivo, ben cosciente dei torti subiti dai neri.

Una sera del 1987, fu invitato a una cena da Ronald Reagan. A un certo punto, Nancy, la first lady, gli si rivolse, evidentemente ignara di chi fosse quel tizio seduto a tavola con lei, e gli chiese garrula che cosa avesse fatto nella vita per meritare un invito a cena alla Casa bianca.

«Be’ – rispose Miles Davis con perfetto aplomb – ho cambiato il corso della musica 5 o 6 volte. E lei, oltre a scopare con il presidente?»

Miles Davis nel 1985 wikipedia.org

Grazie al Guardian via boingboing. Le vie del web non…

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Percebes

Finalmente! Mangiate di nuovo ieri a Cascais, e introdotto a questo piacere esoterico anche mio figlio. Confermo la mia vecchia opinione: una delle cose più strepitosamente buone che esistano.

Sbagliando s'impera

Mannaggia al senso del dovere. Almeno la storia delle oche di magro ve la debbo raccontare.

Percebes, dunque. Sono un frutto di mare, particolarmente apprezzato in Galizia (dove si trova Santiago de Compostela, guardacaso) e in Portogallo (dove si chiamano perceves).

Sembrano un mollusco (monovalva, come una lumachella, non bivalva come una cozza o una vongola), ma in realtà sono crostacei, come i gamberi o le aragoste. Infatti, passano lo stadio larvale della loro vita come una specie di gamberetto (il nauplio), nello zooplankton. Quelli che non finiscono nella pancia di qualche balena, dopo un paio di settimane e qualche trasformazione, cercano un posto adatto (forte marea e grandi onde). Come un professore universitario, il nostro mollusco cirripede ci si getta letteralmente a capofitto, si aggrappa con la testa alla roccia (o anche a un’imbarcazione o a un animale!), sviluppa una corazza formata da sei placche dure…

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Staring into someone’s eyes for ten minutes is like tripping, without the drugs

Da provare. Ed è il risultato di una ricerca italiana.

Sui danni del liceo classico

Interessante e divertente

Guido Vitiello

$_57Le radici comuni dell’Europa non sono né cristiane né pagane, le radici comuni dell’Europa sono nel liceo classico fatto a cazzo di cane. È l’unica conclusione che mi sento di trarre dopo giorni di lettura forsennata dei commenti alla vicenda greca, nei quali Alexis Tsipras è stato paragonato, in ordine sparso: all’astuto Ulisse che naviga nei mari della crisi in cerca di un approdo sicuro, sfuggendo alla Circe europea che trasforma gli stati in porci (i famosi Pigs); a Perseo che decapita l’orrida Gorgone della troika; a Ercole che decapita con più spargimento di sangue l’Idra di Lerna della medesima troika; ad Aiace colto da improvvisa pazzia; a Edipo che non si accorge di essere lui stesso la sciagura di Tebe; a Teseo che deve inventarsi un espediente per condurre la Grecia fuori dal labirinto; ad Achille che anziché vivacchiare preferisce morire giovane nell’eroico assedio referendario; a Giasone che vuole…

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Ornette Coleman Quartet – 8 maggio 2005

RIP, con affetto e gratitudine

Sbagliando s'impera

In una tiepida domenica sera di maggio, in una pausa di un lavoro che mi aveva impegnato per settimane senza pause nemmeno nei week-end e che avrebbe continuato a impegnarmi ancora per una quindicina di giorni, lo stacco di questo gioiello di concerto, cui sono andato, ancora una volta, con mio figlio. Auditorium Parco della musica, sala Santa Cecilia, Roma.

Il jazz, almeno per me, è stata una conquista lenta e graduale, una manovra d’accerchiamento a tenaglia, partita da un lato dal rock (via il Miles Davis della prima metà degli anni Settanta, per capirsi, e i Weather Report), dall’altro dal blues (via Il popolo del blues di LeRoj Jones – poi islamizzatosi come Amiri Baraka – e il blues-rock degli inglesi, tutti figli dei Bluesbreakers di John Mayall). Ornette Coleman, in questa metafora, è stata una delle roccaforti espugnate da ultimo: ho e ho molto amato…

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Essere sicuri di sé non è essere convinti di farcela, ma saper convivere con i propri limiti

Detta così, è un’enorme banalità, ma l’articolo che segnalo (The one thing all confident people know – Quartz) va un po’ più in là.

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25 novembre 1963: Leonard Bernstein commemora John Kennedy

New York, NY
November 25, 1963

My dear friends:

Last night the New York Philharmonic and I performed Mahler’s Second Symphony — the Resurrection — in tribute to the memory of our beloved late President. There were those who asked: Why the Resurrection Symphony, with its visionary concept of hope and triumph over worldly pain, instead of a Requiem, or the customary Funeral March from the Eroica? Why indeed? We played the Mahler symphony not only in terms of resurrection for the soul of one we love, but also for the resurrection of hope in all of us who mourn him. In spite of our shock, our shame, and our despair at the diminution of man that follows from this death, we must somehow gather strength for the increase of man, strength to go on striving for those goals he cherished. In mourning him, we must be worthy of him.

I know of no musician in this country who did not love John F. Kennedy. American artists have for three years looked to the White House with unaccustomed confidence and warmth. We loved him for the honor in which he held art, in which he held every creative impulse of the human mind, whether it was expressed in words, or notes, or paints, or mathematical symbols. This reverence for the life of the mind was apparent even in his last speech, which he was to have made a few hours after his death. He was to have said: “America’s leadership must be guided by learning and reason.” Learning and reason: precisely the two elements that were necessarily missing from the mind of anyone who could have fired that impossible bullet. Learning and reason: the two basic precepts of all Judaistic tradition, the twin sources from which every Jewish mind from Abraham and Moses to Freud and Einstein has drawn its living power. Learning and Reason: the motto we here tonight must continue to uphold with redoubled tenacity, and must continue, at any price, to make the basis of all our actions.

It is obvious that the grievous nature of our loss is immensely aggravated by the element of violence involved in it. And where does this violence spring from? From ignorance and hatred — the exact antonyms of Learning and Reason. Learning and Reason: those two words of John Kennedy’s were not uttered in time to save his own life; but every man can pick them up where they fell, and make them part of himself, the seed of that rational intelligence without which our world can no longer survive. This must be the mission of every man of goodwill: to insist, unflaggingly, at risk of becoming a repetitive bore, but to insist on the achievement of a world in which the mind will have triumphed over violence.

We musicians, like everyone else, are numb with sorrow at this murder, and with rage at the senselessness of the crime. But this sorrow and rage will not inflame us to seek retribution; rather they will inflame our art. Our music will never again be quite the same. This will be our reply to violence: to make music more intensely, more beautifully, more devotedly than ever before. And with each note we will honor the spirit of John Kennedy, commemorate his courage, and reaffirm his faith in the Triumph of the Mind.

Grazie a Brain Pickings.