Non abbiamo il wifi, parlate tra di voi. Considerazioni sul digital divide e sull’arretratezza mentale dell’Italia

Condivido e non saprei scriverlo meglio

Il nuovo mondo di Galatea

Dedico questo post al cartello “Non abbiamo un wifi, parlate fra di voi” che ho visto comparire in numerosi esercizi commerciali, ed anche postare su internet come se si trattasse di una esilarante battuta.

Premetto: io di solito quando vado fuori e sono in compagnia è raro che tiri fuori il cellulare per chattare o messaggiare, o anche per telefonare, perché trovo una forma di maleducazione, quando si è a tavola con altri, isolarsi. Se però c’è una molla che potrebbe spingermi a tirare fuori lo smartphone ed ostentatamente usarlo in un bar o in un ristorante, anche consumando l’intera scheda personale, è proprio un cartello come quello, che secondo me, oltre ad essere abbastanza stupido, è anche il sintomo del pauroso arretramento culturale del nostro paese.

Caro gestore che appendi il cartello, io rispetto la tua decisione di non fornire ai tuoi possibili clienti il wifi gratis, che è…

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Radiazioni elettromagnetiche e cancro: spegnete subito quella fornace nucleare

Sui quotidiani, la notizia – ripresa da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention il 29 maggio 2014 (Shaowei Wu, Jiali Han, Francine Laden e Abrar A. Qureshi. Long-term Ultraviolet Flux, Other Potential Risk Factors, and Skin Cancer Risk: A Cohort Study) – è stata pubblicata inizialmente dall’inglese Daily Telegraph il 2 giugno 2014 e poi ripresa dalla stampa internazionale, compreso il quotidiano online Linkiesta.

Ma andiamo con ordine e cominciamo dal Telegraph, che da bravo quotidiano inglese accompagna la notizia con la foto di una bagnante.

Suffering sunburn five times increase skin cancer risk

Five serious sunburns increase the risk of deadly skin cancer by 80 per cent, study finds

by Rebecca Smith, Medical Editor

Five serious episodes of sunburn by the age of 20 increases the risk of deadly skin cancer by 80 per cent, a study has found.
Repeated sunburn that is serious enough to blister dramatically increases the risk of malignant melanoma, American researchers have warned.
A study, of almost 109,000 women, published in the journal Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, found that five serious sunburns between the age of 15 and 20 increased the risk of skin cancer.
Two in 100 white women will develop malignant melanoma in their lifetime, around 13,300 cases in the UK are diagnosed each year.
Dr Abrar Qureshi, professor and chairman of the Department of Dermatology at Warren Alpert Medical School of the Brown University and Rhode Island Hospital, said: “Persons with high host-risk traits, such as red hair colour, a higher number of moles and high sunburn susceptibility should pay more attention to avoid excessive sun exposure, especially early in life.”
It was found that women who had five or more blistering sunburns between age 15 and 20 years old had a 68 per cent increased risk for basal cell carcinoma (BCC) and squamous cell carcinoma (SCC), and 80 per cent increased risk of melanoma.
Dr. Qureshi said: “Our results suggest that sun exposures in both early life and adulthood were predictive of non-melanoma skin cancers, whereas melanoma risk was predominantly associated with sun exposure in early life in a cohort of young women.
“Parents may need to be advised to pay more attention to protection from early-life sun exposure for their kids in order to reduce the likelihood of developing melanoma as they grow up.
“Older individuals should also be cautious with their sun exposure because cumulative sun exposure increases skin cancer risk as well.”

Nel riprendere la notizia, Linkiesta getta un bel po’ d’acqua sul fuoco, un po’ per non creare allarmismo, un po’ perché alla nostra disastrata economia manca soltanto che i mezzi d’informazione facciano una campagna contro l’abbronzatura alla vigilia della stagione balneare.

L’articolo, firmato da Cristina Tognaccini, è stato pubblicato il 29 giugno (ci vuole dunque un mese esatto affinché una ricerca pubblicata su una rivista scientifica arrivi sulle pagine di un giornale italiano, sia pure con la mediazione della stampa inglese, cui erano bastati 4 giorni):

Tumore della pelle: a rischio dopo cinque scottature?

L’eccessiva esposizione al sole nei primi anni di vita aumenta le probabilità di cancro alla pelle

Cristina Tognaccini

«Appena cinque scottature nei primi venti anni di vita possono aumentare il rischio di sviluppare tumore della pelle in età adulta». Lo riporta un lavoro pubblicato su Cancer Epidemiol Biomarkers Prevention (sic!) da alcuni ricercatori del Brigham and Women Hospital e della Harvard Medical School, finanziato con sovvenzioni dal National Institutes of Health. I ricercatori attraverso l’utilizzo di questionari, hanno valutato l’associazione tra alcuni potenziali fattori di rischio di cancro della pelle in una coorte di circa 110mila donne, per oltre 20 anni. Trovando che le donne che durante l’adolescenza avevano riscontrato cinque o più scottature (con vesciche) avevano l’80% di probabilità in più di sviluppare il melanoma (la forma più aggressiva di cancro della pelle), rispetto a quelle che non avevano mai subito scottature. Si tratta però di uno studio di coorte osservazionale, che può fornire indicazioni sul rapporto esistente tra un fattore di rischio e lo sviluppo di una malattia, ma non può dimostrare che l’esposizione a quel fattore causi la malattia.
[Qui inizia l’intervento dei “pompieri della notizia”, coadiuvati anche da “Alessandro Testori, direttore della divisione melanomi e sarcomi muscolo cutanei dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo)”]
[…]
Lo studio del Brigham and Women Hospital e della Harvard Medical School ci dà però anche qualche indicazione importante. A iniziare dal ruolo che può avere una scottatura che presenta vesciche, indice comunque di un errore, e che l’esposizione al sole non è stata corretta. «Sono aspetti correlati a come la pelle ha reagito al raggio ultravioletto» continua Testori. «E pensare che qualche lampada prima di andare al mare possa ridurre questo rischio è sbagliato, anzi, anche questo è un fattore cancerogeno ben documentato. Io sono del parere che l’abbronzatura deve avvenire in maniera naturale e non artificiale e debba essere graduale senza demonizzare il fatto di andare al mare e prendere il sole. Basta esporsi con gradualità e una necessaria protezione, che deve essere molto più importante nei primi giorni di esposizione che non dopo una decina di giorni».

Le rassicurazioni di Testori sono forse eccessive.

Tanto per mettere le cose in chiaro, ricordo a chi fosse interessato che lo IARC (International Agency for Research on Cancer, l’agenzia dell’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità dell’ONU che conduce e coordina le ricerche sulle cause del cancro) classifica gli agenti (e le miscele e l’esposizione) potenzialmente carcinogeni in 5 categorie:

  • Gruppo 1: cancerogeno per l’uomo (c’è una sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo).
  • Gruppo 2A: probabilmente cancerogeno per l’uomo (c’è una limitata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio, oppure una inadeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio purché sia noto che la carcinogenesi è mediata dallo stesso meccanismo nell’uomo e nell’animale).
  • Gruppo 2B: possibilmente cancerogeno per l’uomo (c’è una limitata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una insufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio, oppure una inadeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio, oppure una inadeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una insufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio  purché sia noto che la carcinogenesi è mediata dallo stesso meccanismo nell’uomo e nell’animale).
  • Gruppo 3: non classificabile come cancerogeno per l’uomo (non c’è una adeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo né una adeguata sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio).
  • Gruppo 4: probabilmente non cancerogeno per l’uomo (non c’è una adeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo o negli animali da laboratorio).

La lista ufficiale completa dei carcinogeni la trovate qui.

La radiazione ultravioletta – che include le lunghezze d’onda tra i 100 e i 400 nm, corrispondenti a UVA, UVB e UVC – è nel Gruppo 1. Nello stesso Gruppo ci sono i lettini abbronzanti. Tanto per darvi un’idea e spaventarvi un po’: questo è il Gruppo in cui è classificato anche l’amianto.

I campi elettromagnetici non ionizzanti (tra cui sono inclusi quelli relativi ai telefonini e alle reti wifi) sono classificati nel gruppo 2B (è possibile – ma non probabile: quello è il gruppo 2A – che ci sia qualche rischio di cancerogenicità). Gli altri campi elettrici, a bassa frequenza o statici, e i campi magnetici statici sono classificati nel Gruppo 3: non possono cioè essere classificati come cancerogeni per l’uomo.

Naturalmente, siete liberi di pensare che ci sia un gomblotto. Ma vi sconsiglio di pensarlo al sole senza adeguata protezione.

Per tutto il resto che c’è da dire, c’è NIMBY.

16 ottobre 1943 – La razzia del ghetto di Roma

Il Blog delle Ragazze

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Il 16 ottobre di 70 anni fa 1022 ebrei romani, uomini, donne e bambini, furono portati via a forza dalle loro case e ammassati in modo inumano in 18 vagoni piombati. Partirono alle 14.05 di due giorni dopo dalla stazione Tiburtina. Raggiunsero il campo di Auschwitz dopo 6 giorni e 6 notti di viaggio. Lì furono selezionati: 838 di loro, perlopiù donne, bambini e anziani furono immediatamente mandati alle camere a gas. Solo in 16 sono tornati. Non salvati, ma solo tornati.

Fin da quando ero bambina il 16 ottobre era considerato un giorno triste in famiglia: se vi cadeva una festa preferivamo spostarne i festeggiamenti.

Oggi noi Ragazze vogliamo ricordarlo così, con un disegno di Aldo Gaj, che con la sua matita ha fornito agli storici quello che non ci è mai pervenuto altrimenti: le immagini di quei giorni terribili, disegnati da chi li aveva vissuti.

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Grandi navi vicino alle coste: mai più!

Quite impressive. Mai più!

Il Blog delle Ragazze

costa-concordiaIniziano questa mattina le grandi manovre per liberare le acque del Giglio da quel mastodonte coricato che dal 13 gennaio 2012 è ormai la Costa Concordia.

L’obiettivo degli esperti della Protezione Civile, della Costa Crociere e della Titan Micoperi, che da mesi stanno studiando il da farsi, è tentare di raddrizzarla, senza tuttavia avere la certezza del successo poiché si tratta di un’impresa senza precedenti viste le dimensioni del relitto.

Ai lavori partecipano una ventina di mezzi navali, 8 piattaforme, 500 persone tra sub, addetti ai lavori di saldatura e carpenteria, tecnici, piloti, addetti alla logistica e alla sicurezza, ingegneri, membri degli equipaggi dei mezzi usati, biologi.

Non voglio qui ricordare quel che è accaduto, è indimenticabile, né le conseguenze nefaste in termini di vittime e di danni all’ambiente e al turismo. Mi preme solo rimarcare che la causa prima è stata la manovra azzardata e, come abbiamo scoperto nell’occasione…

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Il previo che viene dopo

Grandissima. Un raggio di luce in una settimana scura. Grazie, Luisa

I quaranta giorni del Mussa Dagh

Il 24 aprile si commemora il genocidio del popola armeno commesso dai turchi.

donnaemadre.files.wordpress.com

Sbagliando s'impera

Werfel, Franz (1933). I quaranta giorni del Mussa Dagh. Milano: Corbaccio. 2007.

Ho comprato questo vecchio romanzo il 27 gennaio, giorno della memoria, per ricordare il genocidio armeno.

Nell’impero ottomano, verso la fine dell’Ottocento, vivevano circa 2 milioni di armeni, in parte nella loro terra d’origine, l’Armenia, e in parte dispersi nel territorio imperiale dove (cristiani tra i musulmani) si occupavano di agricoltura, artigianato e commercio. Preoccupati di una possibile espansione russa nel Caucaso, il governo ottomano del sultano Abdul-Hamid II incoraggiò tra i curdi (che abitavano una parte dell’Armenia) l’odio anti-armeno. L’inevitabile rivolta armena del 1894 fu repressa nel sangue dall’esercito regolare ottomano e dalle milizie irregolari curde. I villaggi armeni furono distrutti e nel pogrom morirono oltre 50.000 armeni.

Nel 1915, temendo di nuovo un’alleanza tra armeni e russi (nella I guerra mondiale turchi e russi erano avversari) il partito dei Giovani turchi al potere giustiziò 300…

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Margaret Thatcher

RIP

Sbagliando s'impera

Il 4 maggio 1979 (30 anni fa) iniziava l’era Thatcher: tre mandati consecutivi di Primo ministro, per la prima volta nella storia.

Insediandosi al n. 10 di Downing Street la signora, che non era modesta, parafrasò Francesco d’Assisi (anche se la mia citazione preferita di Margaret Thatcher l’ho già riportata qui):

Where there is discord, may we bring harmony. Where there is error, may we bring truth. Where there is doubt, may we bring faith. And where there is despair, may we bring hope.

Pochi mesi dopo i disoccupati raddoppiarono, superando i 2 milioni. Quanto all’armonia, nel 1982 la guerra delle Falkland (2 aprile-14 giugno) costò al Regno Unito 255 morti (e 649 all’Argentina, più 3 abitanti civili delle isole).

Per me, questa guerra è indissolubilmente legata a una bellissima canzone di Elvis Costello, scritta dopo una visita alla capitale della cantieristica inglese, Barrow-in-Furness. La canzone fu incisa originariamente…

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A complemento del mio: Perché depilarsi il pube non è una buona idea (https://borislimpopo.com/2012/08/10/perch-depilarsi-il-pube-non-una-buona-idea-2/)

Il nuovo mondo di Galatea

Comunque il popolo scelse Barabba.
Il che è un invito a riflettere sui pregi e i limiti della democrazia diretta.

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Gli anni sono diventati 70. Ricordare così mi sembra il minimo.

Sbagliando s'impera

Altro che Candelora. Il 2 febbraio 1943, 65 anni fa, le truppe tedesche si arrendono e finisce, con una decisiva vittoria sovietica, una battaglia decisiva per l’esito della 2° guerra mondiale.

La battaglia si inscrive nell’ambito dell’Operazione Blu (Fall Blau) che, nell’estate del 1942, avrebbe dovuto portare le forze dell’Asse alla conquista dei campi petroliferi del Caspio.

La difesa di Stalingrado fu assegnata da Stalin al maresciallo Yeremenko, al luogotenente generale Chuikov e al commissario politico Nikita Krushchev (sì, proprio lui, quello che poi si tolse la scarpa all’ONU). Gli attacchi iniziali delle forze dell’Asse ebbero successo: raggiunsero il Volga e Stalingrado, massicciamente bombardata, fu percorsa da una tempesta di fuoco. La difesa della città fu sostenuta dai lavoratori delle fabbriche, donne comprese.

L’ordine di Stalin (27 luglio 1942) era “Non un passo indietro!” e prevedeva il tribunale militare per chi avesse ordinato la ritirata. I tedeschi, entrati…

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