Le mosche di Schipol: verità e leggenda

La verità accertata (e ampiamente verificata da me): all’aeroporto internazionale di Schipol (Amsterdam) gli orinatoi degli uomini hanno una mosca riprodotta sulla ceramica.

L’idea è quella che, istintivamente, noi maschietti (forse per un condizionamento genetico e culturale che fa di noi dei cacciatori) prendiamo di mira l’insetto sventurato (ancorché in effigie) ed evitiamo in tal modo di diffondere erraticamente il getto fuori del sanitario (sul muro e sul pavimento), con conseguenze sgradevoli per gli altri utilizzatori e per l’igiene pubblica.

Non ho mai verificato, per ovvi motivi, se l’immagine fosse stata impressa nella ceramica stessa prima della vetrificazione o fosse semplicemente una decalcomania. Quello che so è che potete comprare le decalcomanie, da applicare nel vostro bagno, anche su eBay.

Quello che segue è forse leggenda. L’idea sarebbe venuta a un economista olandese, Aad Kieboom, secondo il quale questo piccolo espediente è in grado di ridurre dell’80% gli spillover (o “effetti di traboccamento” come dicono, appunto gli economisti). Impressionati dal successo di Schipol, si narra, i responsabili dell’aeroporto JFK avrebbero invitato a loro spese il nostro Kieboom a visitare le toilette maschili dell’infrastruttura newyorkese per decidere se la soluzione potesse essere esportata anche lì. Kieboom sarebbe uscito dal bagno scuotendo la testa:

– “Non si può fare,” avrebbe detto.

– “E perché?”

– “Nessuno dirigerebbe il getto su una mosca finta, quando può farlo su uno scarafaggio vivo.”

Qualche anno dopo Virgin Atlantic tentò di installare (con risultati d’immagine disastrosi) un controverso orinatoio nel suo lounge, sempre all’aeroporto JFK di New York, e ancora una volta di design olandese. Io mi vergogno a mettere la foto, e trovo l’idea veramente risibile, ma se siete curiosi potete vederlo qui.

Margaret Thatcher

Il 4 maggio 1979 (30 anni fa) iniziava l’era Thatcher: tre mandati consecutivi di Primo ministro, per la prima volta nella storia.

Insediandosi al n. 10 di Downing Street la signora, che non era modesta, parafrasò Francesco d’Assisi (anche se la mia citazione preferita di Margaret Thatcher l’ho già riportata qui):

Where there is discord, may we bring harmony. Where there is error, may we bring truth. Where there is doubt, may we bring faith. And where there is despair, may we bring hope.

Pochi mesi dopo i disoccupati raddoppiarono, superando i 2 milioni. Quanto all’armonia, nel 1982 la guerra delle Falkland (2 aprile-14 giugno) costò al Regno Unito 255 morti (e 649 all’Argentina, più 3 abitanti civili delle isole).

Per me, questa guerra è indissolubilmente legata a una bellissima canzone di Elvis Costello, scritta dopo una visita alla capitale della cantieristica inglese, Barrow-in-Furness. La canzone fu incisa originariamente da Robert Wyatt, e soltanto in un secondo tempo da Costello stesso.La versione di Wyatt è quella che sentite nella seconda parte del video.

Naturalmente, nel video non ci è risparmiata la consueta domanda cretina del giornalista di turno (dopo 51′ dall’inizio): “How do you feel at this moment?”. Margaret Thatcher, con un’espressione degna di Buster Keaton, risponde impeccabile: “Very excited”.

Tempi duri per i maiali

Cito una notizia di agenzia (Asca):

29-04-09
FEBBRE SUINA: EGITTO ORDINA MACELLAZIONE TUTTI I MAIALI DEL PAESE

(ASCA-AFP) – Il Cairo, 29 apr – L’Egitto ha ordinato la macellazione ‘immediata’ di tutti i suini del Paese come misura preventiva per evitare la diffusione del virus H1N1.

Ad annunciarlo il ministro della Salute, Hatem al-Gabali.

”E’ stato ordinato l’immediato abbattimento di tutti gli allevamenti di maiali in Egitto”, ha spiegato Gabali ai giornalisti al termine di un incontro con il presidente Hosni Mubarak.

Il ministero dell’agricoltura egiziano ha fatto sapere che ci sono 250 mila suini nel Paese che appartengono e vengono mangiati dalla minoranza cristiana copta.

In arrivo mezzo milione di prosciutti: il prosciutto copto.

La partenza del crociato (Il prode Anselmo)

LA PARTENZA DEL CROCIATO

Passa un giorno, passa l’altro
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l’elmo…

Mise l’elmo sulla testa
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d’un caval.

La sua bella che abbracciollo
Gli dié un bacio e disse: Va’!
E poneagli ad armacollo
La fiaschetta del mistrà.

Poi, donatogli un anello
Sacro pegno di sua fe’,
Gli metteva nel fardello
Fin le pezze per i piè.

Fu alle nove di mattina
Che l’Anselmo uscìa bel, bel,
Per andare in Palestina
A conquidere l’Avel.

Né per vie ferrate andava
Come in oggi col vapor,
A quei tempi si ferrava
Non la via ma il viaggiator.

La cravatta in fer battuto
E in ottone avea il gilé,
Ei viaggiava, è ver, seduto
Ma il cavallo andava a piè.

Da quel dì non fe’ che andare,
Andar sempre, andare andar…
Quando a piè d’un casolare
Vide un lago, ed era il mar!

Sospettollo… e impensierito
Saviamente si fermò
Poi chinossi, e con un dito
A buon conto l’assaggiò.

Come fu sul bastimento,
Ben gli venne il mal di mar
Ma l’Anselmo in un momento
Mise fuori il desinar.

[La città di Costantino
nello scorgerlo tremò
brandir volle il bicchierino
ma il Corano lo vietò.

Il Sultano in tal frangente
Mandò il palo ad aguzzar,
Ma l’Anselmo previdente
Fin le brache avea d’acciar.]

Pipe, sciabole, tappeti,
Mezze lune, jatagan,
Odalische, minareti,
Già imballati avea il Sultan.

Quando presso ai Salamini
Sete ria incominciò,
E l’Anselmo coi più fini
Prese l’elmo, e a bere andò.

Ma nell’elmo, il crederete?
C’era in fondo un forellin
E in tre dì morì di sete
Senza accorgersi il tapin.

Passa un giorno, passa l’altro,
Mai non torna il guerrier
Perch’egli era molto scaltro
Andò in guerra col cimier.

Col cimiero sulla testa,
Ma sul fondo non guardò
E così gli avvenne questa
Che mai più non ritornò.

La nota poesia (ma non se ne ricorda più nessuno, e nemmeno io me ne sarei ricordato, se qualcuno non mi avesse smosso la memoria stamattina, complice Tullio De Mauro) è stata scritta da Giovanni Visconti Venosta (Milano 1831-1906), fratello del marchese Emilio, patriota milanese alle Cinque Giornate.

Giovanni Visconti Venosta era originario della Valtellina e, dopo Giulio Tremonti, ne rimane il principale umorista.

Povertà assoluta

Oggi (22 aprile 2009) l’Istat ha pubblicato le stime della povertà assoluta nel 2007. La Repubblica riporta la notizia così:

Istat, 2,5 milioni in povertà
Al Sud una famiglia ogni 5

ROMA – Quasi 2 milioni e mezzo di persone, il 4% dell’intera popolazione, vive in Italia in condizioni di povertà assoluta. Lo rileva l’Istat nel rapporto 2007 sulla povertà, in epoca lontana dall’attuale crisi economica mondiale. Nulla è cambiato fra il 2005 e il 2007. L’incidenza di povertà assoluta è rimasta stabile, e immutate sono anche le caratteristiche delle 975 mila famiglie più povere: quelle numerose, con tre o più figli, dove il capofamiglia è disoccupato o pensionato, ha abbandonato la scuola dopo la licenza media, oppure è un anziano che vive solo.

Peggio tra tutte le Regioni, il Sud e le isole dove l’incidenza di povertà assoluta (5,8%) è quasi doppia rispetto a quella osservata nel Nord (3,5%) o al Centro Italia (2,9%). “Sono i più poveri tra i poveri – ha spiegato Linda Laura Sabbadini che ha curato la statistica – che non vivono una vita minimamente accettabile”. Coloro che sono costretti a spendere meno di 700 euro al mese. E sono tante le famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà: circa una famiglia ogni sei in Italia, più di una ogni cinque nel Sud.

Un momento: se le famiglie che vivono in povertà assoluta sono il 4,1% delle famiglie italiane, sono 1 su 24, non 1 su 6. E nel Mezzogiorno (dove sono il 5,8%) sono 1 su 17, non 1 su 5. Il solito analfabetismo aritmetico dei nostri giornalisti.

(Mi viene il sospetto che i giornalisti abbiano frainteso il concetto di intensità della povertà, ma qui ci inoltreremmo in un discorso troppo complesso per svilupparlo qui).

Consoliamoci pensando alla povertà assolata di Mappatella Beach.

Compleanni infausti

120 anni fa, il 20 aprile 1889, nasceva Adolf Hitler.

Le teste di cazzo di tutto il mondo festeggiano.

Qui sopra una delle tante celebrazioni dello scorso anno, con la presenza di un personaggio di spicco dei Repubblicani dell’Indiana (amici stretti dei nazisti dell’Illinois dei Blues Brothers).

Rufus Thomas – The Funky Chicken

Che cosa c’è di meglio, per scacciare l’abulia di un grigio e freddo pomeriggio romano di lavoro (è sabato!), che l’irresistibile hit del 1969 (in Italia lo trasmetteva ossessivamente Renzo Arbore a Per voi giovani).

Se volete imparare anche voi, si fa così:

You may have heard of THE FUNKY CHICKEN – the craziest dance ever. Now it is possible for you to learn this dance in the privacy of your own home. With these careful instructions, you should be able to master this fine art within days.

Look cool and relax, concentrating on the thumping beat of the bass drum. Tapping toes or nodding the head helps. Beginners are advised to count from 1 to 4. Do not move lips.

Stand with feet slightly apart. Both hands are tucked under the armpits to make wings. Flap down on every beat, and back up in time for the next. Practice for ten minutes.

Kick one foot out and back a little on 1, placing it back on 2. The other foor is kicked out on 3, to be back on 4.

Combine the two basic moves. After a while, you should be able to do this without much thought.

Both arms are held up across the face. Wiggle knees as if they are made of rubber.

Imagine you are a crazy chicken. Scratch the floor while making clucking sounds.

E se non bastasse, un’informazione veramente inutile: Rufus Thomas è (ma è morto a 84 anni nel 2001) il papà di Carla Thomas (Queen of Memphis soul e interprete di storici duetti con Otis Redding)

Blade Runner

Blade Runner, 1982 (1997), di Ridley Scott, con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Daryl Hannah, Joanna Cassidy eccetera.

Rivisto ieri sera, dopo anni. Un film troppo noto (è al 109° posto nella classifica di IMDb) per fare una vera recensione. Mi limiterò a qualche (irrilevante) notazione personale.

Avevo letto il libro (Do Androids Dream of Electric Sheep?) molto prima che ne facessero un film: mi pare sia stato il secondo che ho letto di Philip K. Dick, ma sicuramente è venuto per me dopo We Can Build You, anch’esso dedicato al tema dickiano dei simulacri.

Blade Runner appartiene in realtà alla tradizione hard-boiled: Rick Deckard è una reincarnazione di Philip Marlowe e di Sam Spade.

Il film è girato in parte al Million Dollar Theatre (307 S. Broadway, Downtown Los Angeles) che non è – contrariamente a quanto pensavo io – la stessa cosa del Million Dollar Hotel dell’omonimo film di Wim Wenders.

Rick Deckard porta l’orologio al polso (lo si vede bene nella famosa scena sul tetto: ormai siamo vicini al 2019 in cui è ambientato il film. Già ora l’orologio è diventato un elemento decorativo, che nessuno dei miei figli porta. A che serve l’orologio quando il cellulare ti dà l’ora esatta, scaricandola dal provider di telefonia? Un’altra previsione sbagliata!

Nella celebre scena qui sotto, all’inizio,  lo si vede abbastanza bene al polso sinistro di Deckard (soprattutto quando è appeso alla trave del tetto – un classico cliff-hanger – viene inquadrato più volte).

Nel sonoro originale, il famoso monologo di Roy Batty (Rutger Hauer) suona così:

I’ve seen things you people wouldn’t believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the darkness at Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time like tears in rain. Time to die.

Attiro anche la vostra attenzione su quello che dice Gaff (il galoppino di Bryant), proprio alla fine dello spezzone:

It’s too bad she won’t live. But then again, who does?

Kurt Cobain – In memoriam

Sono passati 15 anni dalla morte di Kurt Cobain (5 aprile 1994). A me sembra ieri.

A me è sempre piaciuta da morire la cover di Tori Amos (qui dal vivo a Montreux 1992 – bellissima e bravissima, ricordo di averla scoperta grazie a Keyboard e di averla sentita dal vivo al Palladium).

Load up on guns,
Bring your friends
It’s fun to lose and to pretend
She’s overboard self assured
Oh no I know, a dirty word.

Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello.

With the lights out, it’s less dangerous
Here we are now, entertain us
i feel stupid and contagious
Here we are now, entertain us
A mullato!
An Albino!
A mosquito!
My libido!
Yay!(x3)

I’m worse at what I do best
And for this gift I feel blessed
Our little group has always been
And always will until the end

Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello.

With the lights out, it’s less dangerous
Here we are now, entertain us
I feel stupid and contagious
Here we are now, entertain us
A mullato!
An Albino!
A mosquito!
My libido!
Yay!(x3)

(Solo)

And I forget just what it take
and yet I guess it makes me smile
I found it hard, it’s hard to find
Oh well, whatever, nevermind

Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello.

With the lights out, it’s less dangerous
Here we are now, entertain us
I feel stupid and contagious
Here we are now, entertain us
A mullato!
An albino!
A mosquito!
My libido!

A denial!(x9)

La vocazione del ricercatore …

… o della spia (ma non mai dello sbirro).

From time to time, God causes men to be born — and thou art one of them — who have a lust to go abroad at the risk of their lives and discover news — today it may be of far-off things, tomorrow of some hidden mountain, and the next day of some near-by men who have done a foolishness against the State. These souls are very few; and of these few, not more than ten are of the best. [R. Kipling, Kim]