28 giugno

Quante cose sono successe il 28 giugno!

Nel 1577 è nato Peter Paul Rubens. Il mio leggendario quantomenesbàttometro sarebbe fisso sullo zero, se non fosse che via Rubens era vicino a casa mia e che quindi, da bambino, conoscevo la strada prima del pittore (che non mi piace). Ho però avuto un puzzle con una sua opera, piena di donnone rosee e cicciotte.

Nel 1712 è nato Jean-Jacques Rousseau. Ho letto Il contratto sociale, molti anni fa, ricevendone una forte impressione. Ne ho un ricordo molto vago, ma vivo nella convinzione (o nell’illusione) che quella lettura abbia mantenuto un’importanza fondamentale, ancorché sotterranea, nella mia formazione democratica.

Nel 1902 è nato John Dillinger, il bandito. Non so nulla di lui, ma ho sempre amato tantissimo il film di Ferreri, Dillinger è morto.

Il 28 giugno 1914, Gavrilo Princip ha ucciso a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia, dando l’avvio alla catena di avvenimenti che – oltre a decretare la finis Austriae cara a Cacciari – sfociò nella prima guerra mondiale. Nel 1919, esattamente 5 anni dopo, il 28 giugno fu firmato il Trattato di Versailles, dando l’avvio alla catena di avvenimenti che sfociò nella seconda guerra mondiale. Caro vecchio secolo breve! Il secolo lungo è appena iniziato e ne abbiamo già le tasche piene.

Peter Lorre

Nato il 26 giugno 1904 in Ungheria, come László Löwenstein.

Una filmografia sconfinata (metto qui solo quelli che ho visto e ricordo):

  • M – Il mostro di Dusseldorf (M), regia di Fritz Lang (1931)
  • L’uomo che sapeva troppo (The Man Who Knew Too Much), regia di Alfred Hitchcock (1934)
  • Ho ucciso! (Crime and Punishment), regia di Josef von Sternberg (1935) (interpreta Raskolnikov)
  • L’agente segreto (The Secret Agent), regia di Alfred Hitchcock (1936)
  • Il mistero del falco (The Maltese Falcon), regia di John Huston (1941)
  • Arsenico e vecchi merletti (Arsenic and Old Lace), regia di Frank Capra (1944)
  • I cospiratori (The Conspirators), regia di Jean Negulesco (1944)

Cribbio, stavo dimenticando Casablanca (Ugarte)!

Antoni Gaudí (e Romina Power)

Antoni Plácid Guillem Gaudí y Cornet è nato il 25 giugno 1852 (quindi compirebbe oggi 155 anni), non a Barcellona, ma a Reus (comunque in Catalogna).

Considerato un esponente del modernismo catalano, era in realtà abbastanza isolato.

Girare Barcellona alle ricerca delle sue opere, cercando di entrare e di visitare soprattutto le meno note, è un’esperienza esaltante (ricordo, molti anni fa, di aver suonato campanelli per visitare gli appartamenti all’ultimo piano della Pedrera e vedere da vicino quei fantastici comignoli…).

La Sagrada Familia, cui dedicò gli ultimi anni della sua vita, è una delle sue cose meno convincenti. A me provoca anche molto fastidio l’uso del genio di Gaudí per farne un’icona del cattolicesimo catalano, che si spinge fino a chiederne la beatificazione. Gaudí visse i suoi ultimi anni da eremita, posseduto da una specie di mania religiosa; morì travolto da un tram.

Secondo me, la sua cosa più bella è il Parque Güell, forse anche perché – passeggiando – si gode meglio l’affastellarsi dei dettagli e delle invenzioni architettoniche e decorative.

Nel Parque Güell furono girati gli esterni di un film divenuto leggendario, Justine and Juliette (in Italia noto come: Justine, ovvero le disavventure della virtù). Il film è diretto da Jess Franco e ha un cast d’eccezione: Klaus Kinski, Jack Palance, Akim Tamiroff, Sylva Koscina e una giovanissima Romina Power.

A lungo censurato in Italia, e mai uscito in versione integrale, nei primi anni delle televisioni private lo passavano talvolta a tarda notte, in versioni selvaggiamente tagliuzzate, finché Romina Power (ormai in odore di santità, come Gaudí ) non è riuscita a farlo sparire. Qui sotto riporto la trama, ripresa da Wikipedia.

Nella Francia del XVIII secolo, Justine e Juliette, due giovani sorelle rimaste improvvisamente orfane, sono costrette ad abbandonare il collegio e a procurarsi da vivere.
Scelgono vie opposte. La bionda e viziosa Juliette va a lavorare nel bordello di Madame de Buisson, a Parigi e di lì fa fortuna passando di delitto in delitto, uccidendo senza esitare chiunque si ponga sulla sua strada, fino a diventare la mantenuta di un Conte.
La mora e virtuosa Justine si stabilisce dapprima a casa di Monsieur de Harpin, lavorando come sguattera, ma per aver rifiutato le avances di Monsieur Desroches viene accusata ingiustamente di furto, mandata in prigione e condannata a morte. Evasa al seguito della più celebre delinquente di Francia, Madame Dubois, deve difendersi dalla foia degli accoliti dell’assassina. Durante la fuga ha la fortuna di imbattersi nel romantico pittore Raymond, che la ospita nella sua casa. Ricercata dalle guardie, deve però abbandonare il nido d’amore e nascondersi nel palazzo del marchese de Bressac, lavorando come cameriera personale della marchesa. Ma il marchese, divenuto omosessuale, assassina la moglie e si libera della sua cameriera, in quanto pericolosa testimone, non prima di averle impresso sul petto la lettera “M”, quale marchio d’infamia. A Justine non resta che cercare ricovero in un convento, dove è accolta molto calorosamente da fratello Antonello e dagli altri confratelli, che però si rivelano un manipolo di sadici e iniziano a torturarla insieme alle altre graziose ospiti. Fuggita anche dal convento, Justine è intercettata da Madame Dubois, che la fa esibire nuda su un carro teatrale. Ma alla vista del marchio, il pubblico la addita come assassina e Justine è sul punto di essere arrestata, non fosse che per il tempestivo intervento della sorella Juliette che ottiene dal suo potente amante di farla liberare.
Così Justine e Juliette si riuniscono, e grazie alle scelleratezze della sorella Justine può coronare il suo sogno d’amore e abbandonare la scena mano nella mano con Raymond.

L’ingresso del Parque Güell è la casa di Raymond, mentre i portici all’interno sono il chiostro del convento in cui si pratica ogni sorta d’efferatezza.

Su questo bel sito russo trovate alcune immagini del film (che mi vergogno di riportare qui!).

Billy Wilder

Oggi Billy (Samuel) Wilder compirebbe 101 anni: era nato il 22 giugno 1906 in Austria.

Per capire la sua grandezza basta scorrere la lista dei film che ha diretto:

Frutto proibito (The Major and the Minor) (1942)

I cinque segreti del deserto (Five Graves to Cairo) (1943)

La fiamma del peccato (Double Indemnity) (1944)

Giorni perduti (The Lost Weekend) (1945)

Il valzer dell’imperatore (The Emperor Waltz) (1948)

Scandalo internazionale (A Foreign Affair) (1948)

Viale del tramonto (Sunset Boulevard) (1950)

L’asso nella manica (Ace in the Hole) (1951)

Stalag 17 – L’inferno dei vivi (Stalag 17) (1953)

Sabrina (Sabrina) (1954)

Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch) (1955)

L’aquila solitaria (The Spirit of St. Louis) (1957)

Arianna (Love in the Afternoon) (1957)

Testimone d’accusa (Witness for the Prosecution) (1957)

A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot) (1959)

L’appartamento (The Apartment) (1960)

Uno, due, tre! (One, Two, Three) (1961)

Irma la dolce (Irma La Douce) (1963)

Baciami, stupido (Kiss Me, Stupid) (1964)

Non per soldi… ma per denaro (The Fortune Cookie) (1966)

Vita privata di Sherlock Holmes (The Private Life of Sherlock Holmes) (1970)

Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (Avanti!) (1972)

Prima pagina (The Front Page) (1974)

Fedora (Fedora) (1978)

Buddy Buddy (Buddy Buddy) (1981)

Tra le tante citazioni di Billy Wilder che mi sentirei di sottoscrivere, ne riporto due:

An audience is never wrong. An individual member of it may be an imbecile, but a thousand imbeciles together in the dark – that is critical genius.

If you’re going to tell people the truth, be funny or they’ll kill you.

Valentina Tereshkova

Il 16 giugno 1963 iniziò l’avventura spaziale di Valentina Tereshkova. Sulla Vostok 6 fece 48 orbite terrestri in 71 ore.

Qualche mese fa, sul Corriere della sera, ha raccontato le difficoltà del suo viaggio.

Per me resta un mito.

Bloomsday

Il 16 giugno 1904 è il giorno in cui si svolgono – tutte racchiuse in un singolo giorno – le vicende dell’Ulysses di James Joyce.

Il 16 giugno viene celebrato ogni anno come Bloomsday, dal nome di Leopold Bloom, uno dei tre protagonisti del romanzo, insieme a Stephen Dedalus e Molly Bloom

Non pretendo di fare una recensione di un libro così famoso (e poco letto, per avere fama di essere lungo e difficle – ma non lo è). Mi limito a segnalarvi qualche link:

Obituary: La valle dei geyser in Kamchatka

Molti di voi conoscono la Kamchatka soltanto per Risiko (“invado l’Alberta dalla Kamchatka”) o per reminescenza scolastica o per il ricordo dell’abbattimento di un Jumbo coreano uscito di rotta da parte dei sovietici (1° settembre 1983: 269 morti). La Kamchatka è anche una remota oasi di solitudine, di taiga, di salmoni e – soprattutto – di vulcani attivi. Tra gli spettacoli naturali più belli c’è la Valle dei geyser; o meglio c’era, perché una gigantesca frana l’ha cancellata dalla faccia della terra il 3 giugno scorso.

Qui sotto qualche link:

Naturalmente, le agenzie di viaggio cercano di convincerci che non è successo niente. Quello che è successo, invece, è ben spiegato qui sotto. Novosti intervista Yevgeny Rogozhin, Ph.D., vice-direttore dell’istituto di fisica della terra “Otto Schmidt” dell’Accademia delle scienze e gli chiede: is it possible to bring the Geyser Valley back to life? “No, I’m afraid not. […] The Geyser Valley is a nature reserve, so let it be the way Nature has left it”.

Sant’Antonio

Sant’Antonio da Padova, nato a Lisbona nel 1195, si chiamava Ferdinando.

Giuro che è tutto vero.

Tristano e Isotta

Oops! Un’altra data importante mancata per un soffio.

Il 10 giugno 1865, a Monaco di Baviera, è stata eseguito per la prima volta il Tristano e Isotta di Richard Wagner. Se non la conoscete, abbandonate ogni pregiudizio antiwagneriano e ascoltate almeno il preludio.

Dovendo scegliere, vi consiglierei l’edizione di Carlos Kleiber.

Frank Lloyd Wright

Nato l’8 giugno 1867, Frank Lloyd Wright compirebbe oggi 140 anni (è comunque morto nel 1959, a 92).

Forse il più importante e influente architetto americano. Sostenitore dell’open plan e creatore della prairie house (edifici bassi e sviluppati in larghezza, tetti spioventi, linee nette, terrazze, materiali a vista…) tra il 1900 e il 1917.

La sua opera più famosa è la Casa della cascata (Fallingwater), realizzata tra il 1935 e il 1939, qui sotto in due immagini.

La villa che esplode alla fine di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni non è di Frank Lloyd Wright ma di un suo allievo, Paolo Soleri. L’unico riferimento (“Poco distante, la casa che in Zabriskie Point Antonioni fa esplodere. Matteo ci racconta che Antonioni e Soleri si sono conosciuti e forse brevemente frequentati durante le riprese del film”) l’ho trovato qui.