Sèssile

Niente a che vedere con il sesso, purtroppo. L’aggettivo deriva dal verbo latino sedere

In botanica, si dice “di organo vegetale, che si inserisce direttamente in un altro organo o in un ramo, senza il sostegno di un peduncolo o di un picciolo: fiore, foglia sessile.” [De Mauro online]

In zoologia, si dice di organismo, provvisto o meno di peduncolo, che vive fisso al substrato.” [De Mauro online]

Sono sessili gli animali, soprattutto acquatici, che vivono ancorati a un qualche substrato solido (rocce, scafi di imbarcazioni, piante, alghe o altri animali). Tra gli organismi sessili più importanti si annnoverano le spugne, i coralli (che si costruiscono essi stessi il substrato), i briozoi, i crostacei balanidi (vedi qui e qui), gli ascidiacei. in genere, questi organismi allo stadio larvale sono in grado di muoversi, per potere colonizzare nuovi ambienti.

Sull’ascidia ho letto anni fa una battuta (forse dello stesso Richard Dawkins): ci sono due soltanto due specie animali che durante la fase giovanile sono molto mobili e intellettualmente vivaci, alla ricerca del posto ottimale cui abbarbicarsi. Trovatolo, passano alla fase adulta: non si muovono più e autodistruggono tutte le loro cellule nervose. Sono l’ascidia e il professore universitario.

Pubblicato su Parole. Leave a Comment »

Shipbuilding

Dicevo nel post precedente di Shipbuilding, una delle più belle canzoni pacifiste che siano state scritte.

Allora facciamo così, prima Wyatt (2 versioni), poi il testo con una traduzione italiana, poi Costello (2 versioni). Ne esiste anche una bellissima versione dei Mr McFall’s Chamber (la prima che ho sentito, per la verità, innamorandomene al primo ascolto), che non ho trovato su YouTube.

Is it worth it?
A new winter coat and shoes for the wife
And a bicycle on the boy’s birthday
It’s just a rumour that was spread around town
By the women and children
Soon we’ll be shipbuilding…
Well I ask you
The boy said “Dad they’re going to take me to task, but I’ll be back by Christmas”
It’s just a rumour that was spread around town
Somebody said that someone got filled in
For saying that people get killed in
The result of this shipbuilding
With all the will in the world
Diving for dear life
When we could be diving for pearls
It’s just a rumour that was spread around town
A telegram or a picture postcard
Within weeks they’ll be re-opening the shipyards
And notifying the next of kin
Once again
It’s all we’re skilled in
We will be shipbuilding…
With all the will in the world
Diving for dear life
When we could be diving for pearls.

La traduzione l’ho trovata su questo sito.

Ne vale la pena?
Un nuovo cappotto invernale e scarpe per la moglie
E una bicicletta per il compleanno del bambino
È solo una voce messa in giro in città
Dalle donne e dai bambini
Presto costruiremo navi
Te lo chiedo
Il ragazzo ha detto ‘Papà, dovrò partire in missione
ma tornerò per Natale’
È solo una voce messa in giro in città
C’è chi dice che qualcuno è stato informato
Perché dicesse che ci sono persone che vengono uccise
A causa del nostro costruir navi
Con tutta la buona volontà,
Perché tuffarci per salvare la nostra vita
Quando potremmo tuffarci per raccogliere perle?
È solo un voce messa in giro in città
Un telegramma o una cartolina
Entro poche settimane riapriremo i cantieri
E chiameremo a raccolta i nostri fratelli
Una volta ancora
Non sappiamo fare altro
Costruiremo navi
Con tutta la buona volontà,
Perché tuffarci per salvare la nostra vita
Quando potremmo tuffarci per raccogliere perle?

Pubblicato su Musica. 1 Comment »

Margaret Thatcher

Il 4 maggio 1979 (30 anni fa) iniziava l’era Thatcher: tre mandati consecutivi di Primo ministro, per la prima volta nella storia.

Insediandosi al n. 10 di Downing Street la signora, che non era modesta, parafrasò Francesco d’Assisi (anche se la mia citazione preferita di Margaret Thatcher l’ho già riportata qui):

Where there is discord, may we bring harmony. Where there is error, may we bring truth. Where there is doubt, may we bring faith. And where there is despair, may we bring hope.

Pochi mesi dopo i disoccupati raddoppiarono, superando i 2 milioni. Quanto all’armonia, nel 1982 la guerra delle Falkland (2 aprile-14 giugno) costò al Regno Unito 255 morti (e 649 all’Argentina, più 3 abitanti civili delle isole).

Per me, questa guerra è indissolubilmente legata a una bellissima canzone di Elvis Costello, scritta dopo una visita alla capitale della cantieristica inglese, Barrow-in-Furness. La canzone fu incisa originariamente da Robert Wyatt, e soltanto in un secondo tempo da Costello stesso.La versione di Wyatt è quella che sentite nella seconda parte del video.

Naturalmente, nel video non ci è risparmiata la consueta domanda cretina del giornalista di turno (dopo 51′ dall’inizio): “How do you feel at this moment?”. Margaret Thatcher, con un’espressione degna di Buster Keaton, risponde impeccabile: “Very excited”.

Memoria e immunità

Brian Eno (sì, lui, il musicista – anche se chiamarlo così mi pare un po’  riduttivo) ha scritto un bell’articolo sulla rubrica che tiene su Prospect, un mensile britannico di attualità e riflessione politica, indipendente (ma orientato al centro-sinistra).

The immunising memory

Brian Eno

If the gift of youth is originality and boldness, the gift of experience is what JK Galbraith called “the immunising memory”—the caution that follows from living through painful events. In a reasonable world, the boldness of youth would be balanced by the wisdom of experience, so that society neither explodes in a flurry of incompatible revolutionary ideas nor ossifies in a frozen consensus. It’s when the balance fails that things go wrong.
It failed on a truly grand scale over the last couple of decades. First there was the dotcom bubble, a modern tulipmania, followed by two young leaders, aglow with hubris, navigating confidently into a disastrous war, sure that history was on their side. As a communal blunder, the financial crisis tops either of those. So many of us were part of it, willing to swallow our incredulity at the crazy rises in asset values. We didn’t really understand it—but nobody wants to be the guy at Decca who didn’t sign the Beatles, so we all kept quiet. When you’re told by a couple of Nobel academics that they’ve finally cracked how the markets work and it looks something like this: [qui c’è una formula che non riesco a riprodurre qui, ma che non è essenziale per seguire il ragionamento] you do tend to feel a bit outclassed. Only a few old fogeys like Warren Buffett refused to jump aboard.
These failures had at their base an inflated faith in techniques and technologies, and a lack of interest in lived experience. The warmongers thought their weapons were so smart they couldn’t lose, and the financiers were reassured by the mystifying authority of those equations.
So what’s the good news? A failed experiment can be just as useful as a successful one. Lessons about free lunches, groupthink, fundamentals, realism, instinct and experience are being learned—and they won’t be forgotten for at least a generation. This will be a truly immunising memory. I therefore look forward to a good long period of better-balanced governance. And more respect for old fogeys…
La traduzione in italiano la trovate sul numero di Internazionale del 1° maggio 2009.

Tempi duri per i maiali

Cito una notizia di agenzia (Asca):

29-04-09
FEBBRE SUINA: EGITTO ORDINA MACELLAZIONE TUTTI I MAIALI DEL PAESE

(ASCA-AFP) – Il Cairo, 29 apr – L’Egitto ha ordinato la macellazione ‘immediata’ di tutti i suini del Paese come misura preventiva per evitare la diffusione del virus H1N1.

Ad annunciarlo il ministro della Salute, Hatem al-Gabali.

”E’ stato ordinato l’immediato abbattimento di tutti gli allevamenti di maiali in Egitto”, ha spiegato Gabali ai giornalisti al termine di un incontro con il presidente Hosni Mubarak.

Il ministero dell’agricoltura egiziano ha fatto sapere che ci sono 250 mila suini nel Paese che appartengono e vengono mangiati dalla minoranza cristiana copta.

In arrivo mezzo milione di prosciutti: il prosciutto copto.

La partenza del crociato (Il prode Anselmo)

LA PARTENZA DEL CROCIATO

Passa un giorno, passa l’altro
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l’elmo…

Mise l’elmo sulla testa
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d’un caval.

La sua bella che abbracciollo
Gli dié un bacio e disse: Va’!
E poneagli ad armacollo
La fiaschetta del mistrà.

Poi, donatogli un anello
Sacro pegno di sua fe’,
Gli metteva nel fardello
Fin le pezze per i piè.

Fu alle nove di mattina
Che l’Anselmo uscìa bel, bel,
Per andare in Palestina
A conquidere l’Avel.

Né per vie ferrate andava
Come in oggi col vapor,
A quei tempi si ferrava
Non la via ma il viaggiator.

La cravatta in fer battuto
E in ottone avea il gilé,
Ei viaggiava, è ver, seduto
Ma il cavallo andava a piè.

Da quel dì non fe’ che andare,
Andar sempre, andare andar…
Quando a piè d’un casolare
Vide un lago, ed era il mar!

Sospettollo… e impensierito
Saviamente si fermò
Poi chinossi, e con un dito
A buon conto l’assaggiò.

Come fu sul bastimento,
Ben gli venne il mal di mar
Ma l’Anselmo in un momento
Mise fuori il desinar.

[La città di Costantino
nello scorgerlo tremò
brandir volle il bicchierino
ma il Corano lo vietò.

Il Sultano in tal frangente
Mandò il palo ad aguzzar,
Ma l’Anselmo previdente
Fin le brache avea d’acciar.]

Pipe, sciabole, tappeti,
Mezze lune, jatagan,
Odalische, minareti,
Già imballati avea il Sultan.

Quando presso ai Salamini
Sete ria incominciò,
E l’Anselmo coi più fini
Prese l’elmo, e a bere andò.

Ma nell’elmo, il crederete?
C’era in fondo un forellin
E in tre dì morì di sete
Senza accorgersi il tapin.

Passa un giorno, passa l’altro,
Mai non torna il guerrier
Perch’egli era molto scaltro
Andò in guerra col cimier.

Col cimiero sulla testa,
Ma sul fondo non guardò
E così gli avvenne questa
Che mai più non ritornò.

La nota poesia (ma non se ne ricorda più nessuno, e nemmeno io me ne sarei ricordato, se qualcuno non mi avesse smosso la memoria stamattina, complice Tullio De Mauro) è stata scritta da Giovanni Visconti Venosta (Milano 1831-1906), fratello del marchese Emilio, patriota milanese alle Cinque Giornate.

Giovanni Visconti Venosta era originario della Valtellina e, dopo Giulio Tremonti, ne rimane il principale umorista.

Governare è asfaltare?

“Governare non è asfaltare”, amava ripetere Bettino Craxi. “Governare è asfaltare”, pare abbia detto – recentemente – Giulio Tremonti.

Allora?

Se guardiamo all’etimologia, in prima battuta ha ragione Bettino: “governare” viene dal greco Κυβερνήτης attraverso il latino gubernare (“reggere il timone”). La radice è la stessa di “cibernetica” e include il riferimento a Κυβε (“testa”, da cui deriva l’italiano “capo”). Tutto si tiene, dunque? Stiamo parlando di sistemi di controllo, in senso un po’ tecnocratico, e la nobile arte di asfaltare non c’entra nulla. Craxi-Tremonti 1-0.

Un momento. Parliamo di strategia. Governare non è asfaltare, è avere una strategia. O no?

Lo stratega, nell’antica Grecia, era il comandante militare (στρατός + ηγούμαι, cioè il comandante dell’accampamento – ηγούμαι è il verbo da cui viene “egemonia”). L’accampamento è στρατός perché era “disteso”, “dispiegato” sul terreno. Noi conserviamo la stessa radice, pressoché uguale, nella parola “strato”. In inglese, dalla medesima radice deriva street, “strada” (eh già, anche l’italiano strada deriva da στρατός).

E quindi, Tremonti pareggia. Anzi, con i tempi che corrono, mi sa che vince.

Capito lo stratagemma?

Non maledire – 25 aprile 2009

Finalmente la canzone (di cui avevo già parlato in un post di quasi un anno fa)  è ora disponibile su YouTube:

Il testo è di L. Lunari e la musica del maestro Gino Negri.

Non maledire questo nostro tempo
Non invidiare chi nascerà domani,
chi potrà vivere in un mondo felice
senza sporcarsi l’anima e le mani.
Noi siam vissuti come abbiam’ voluto
negli anni oscuri senza libertà.
Siamo passati tra le forche e i cannoni
chiudendo gli occhi e il cuore alla pietà.

Ma anche dopo il più duro degli inverni
ritorna sempre la dolce primavera,
la nuova vita che comincia stamattina,
di queste mani sporche a una bandiera.
Non siamo più né carne da cannone
né voci vuote che dicono di sì.
A chi è caduto per la strada noi giuriamo
pei loro figli non sarà così.

Vogliamo un mondo fatto per la gente
di cui ciascuno possa dire “è mio”,
dove sia bello lavorare e far l’amore,
dove il morire sia volontà di dio.
Vogliamo un mondo senza patrie in armi,
senza confini tracciati coi coltelli.
L’uomo ha due patrie, una è la sua casa,
e l’altro è il mondo, e tutti siam’ fratelli.

Vogliamo un mondo senza ingiusti sprechi,
quando c’è ancora chi di fame muore.
Vogliamo un mondo in cui chi ruba va in galera,
anche se ruba in nome del signore.
Vogliamo un mondo senza più crociate
contro chi vive come più gli piace.
Vogliamo un mondo in cui chi uccide è un assassino,
anche se uccide in nome della pace.

Il testo richiama quello di una poesia di Bertolt Brecht, An die Nachgeborenen (A quelli nati dopo di noi), che la scrisse in esilio durante la dittatura hitleriana. Qui la potete sentire letta da lui (emozionantissimo!).

Fu musicata da Hanns Eisler: qui la canta Dietrich Fischer.Dieskau:

Dopo il testo in tedesco, ho messo la traduzione italiana di Roberto Fertonani (Bertolt Brecht. Poesie scelte. Milano: Mondadori. 1971).

AN DIE NACHGEBORENEN

1.

Wirklich, ich lebe in finsteren Zeiten!
Das arglose Wort ist töricht. Eine glatte Stirn
Deutet auf Unempfindlichkeit hin. Der Lachende
Hat die furchtbare Nachricht
Nur noch nicht empfangen.

Was sind das für Zeiten, wo
Ein Gespräch über Bäume fast ein Verbrechen ist.
Weil es ein Schweigen über so viele Untaten einschließt!
Der dort ruhig über die Straße geht
Ist wohl nicht mehr erreichbar für seine Freunde
Die in Not sind?

Es ist wahr: ich verdiene noch meinen Unterhalt.
Aber glaubt mir: das ist nur ein Zufall. Nichts
Von dem, was ich tue, berechtigt mich dazu, mich sattzuessen.
Zufällig bin ich verschont. (Wenn mein Glück aussetzt
Bin ich verloren.)
Man sagt mir: Iß und trink du! Sei froh, daß du hast!

Aber wie kann ich essen und trinken, wenn
Ich dem Hungernden entreiße, was ich esse, und
Mein Glas VVasser einem Verdurstenden fehlt?
Und doch esse und trinke ich.

Ich wäre gern auch weise.
In den alten Büchern steht, was weise ist:
Sich aus dem Streit der Welt halten und die kurze Zeit
Ohne Furcht verbringen.

Aber ohne Gewalt auskommen
Böses mit Gutem vergelten
Seine Wünsche nicht erfüllen, sondern vergessen
Gilt für weise.
Alles das kann ich nicht:
Wirklich ich lebe in finsteren Zeiten!

2.

In die Städte kam ich zur Zeit der Unordnung
Als da Hunger herrschte.
Unter die Menschen kam ich zur Zeit des Aufruhrs
Und ich empörte mich mit ihnen.
So verging meine Zeit
Die auf Erden mir gegeben war.

Mein Essen aß ich zwischen den Schlachten.
Schlafen legte ich mich unter die Mörder.
Der Liebe pflegte ich achtlos
Und die Natur sah ich ohne Geduld.
So verging meine Zeit
Die auf Erden mir gegeben war.

Die Straßen führten in den Sumpf zu meiner Zeit.
Die Sprache verriet mich dem Schlächter.
Ich vermochte nur wenig. Aber die Herrschenden
Saßen ohne mich sicherer, das hoffte ich.
So verging meine Zeit
Die auf Erden mir gegeben war.

Die Kräfte waren gering. Das Ziel
Lag in großer Ferne.
Es war deutlich sichtbar, wenn auch für mich
Kaum zu erreichen. So verging meine Zeit
Die auf Erden mir gegeben war.

3.

Ihr, die ihr auftauchen werdet aus der Flut
In der wir untergegangen sind
Gedenkt
Wenn ihr von unseren Schwächen sprecht
Auch der finsteren Zeit
Der ihr entronnen seid.

Gingen wir doch, öfter als die Schuhe die Länder wechselnd
Durch die Kriege der Klassen, verzweifelt
Wenn da nur Unrecht war und keine Empörung.

Dabei wissen wir doch:
Auch der Haß gegen die Niedrigkeit
Verzerrt die Züge.
Auch der Zorn über das Unrecht
Macht die Stimme heiser. Ach, wir
Die wir den Boden bereiten wollten für Freundlichkeit
Konnten selber nicht freundlich sein.
Ihr aber, wenn es soweit sein wird
Daß der Mensch dem Menschen ein Helfer ist
Gedenkt unsrer
Mit Nachsicht.

Traduzione di Roberto Fertonani:

A COLORO CHE VERRANNO

1.

Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non l’ha saputa ancora.

Quali tempi sono questi, quando
discorrere d’alberi è quasi un delitto,
perchè su troppe stragi comporta silenzio!
E l’uomo che ora traversa tranquillo la via
mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell’affanno?

È vero: ancora mi guadagno da vivere.
Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla
di quel che fo m’autorizza a sfamarmi.
Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri,
e sono perduto).

“Mangia e bevi!”, mi dicono: “E sii contento di averne”.
Ma come posso io mangiare e bere, quando
quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e
manca a chi ha sete il mio bicchiere d’acqua?
Eppure mangio e bevo.

Vorrei anche essere un saggio.
Nei libri antichi è scritta la saggezza:
lasciar le contese del mondo e il tempo breve
senza tema trascorrere.
Spogliarsi di violenza,
render bene per male,
non soddisfare i desideri, anzi
dimenticarli, dicono, è saggezza.
Tutto questo io non posso:
davvero, vivo in tempi bui!

2.

Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,
e mi ribellai insieme a loro.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all’amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Al mio tempo le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano più sicuri senza di me; o lo speravo.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

3.

Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.

Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe,
attraverso le guerre di classe, disperati
quando solo ingiustizia c’era, e nessuna rivolta.

Eppure lo sappiamo:
anche l’odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l’ira per l’ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si potè essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l’ora
che all’uomo un aiuto sia l’uomo,
pensate a noi
con indulgenza.

Pubblicato su Citazioni. 2 Comments »

Povertà assoluta

Oggi (22 aprile 2009) l’Istat ha pubblicato le stime della povertà assoluta nel 2007. La Repubblica riporta la notizia così:

Istat, 2,5 milioni in povertà
Al Sud una famiglia ogni 5

ROMA – Quasi 2 milioni e mezzo di persone, il 4% dell’intera popolazione, vive in Italia in condizioni di povertà assoluta. Lo rileva l’Istat nel rapporto 2007 sulla povertà, in epoca lontana dall’attuale crisi economica mondiale. Nulla è cambiato fra il 2005 e il 2007. L’incidenza di povertà assoluta è rimasta stabile, e immutate sono anche le caratteristiche delle 975 mila famiglie più povere: quelle numerose, con tre o più figli, dove il capofamiglia è disoccupato o pensionato, ha abbandonato la scuola dopo la licenza media, oppure è un anziano che vive solo.

Peggio tra tutte le Regioni, il Sud e le isole dove l’incidenza di povertà assoluta (5,8%) è quasi doppia rispetto a quella osservata nel Nord (3,5%) o al Centro Italia (2,9%). “Sono i più poveri tra i poveri – ha spiegato Linda Laura Sabbadini che ha curato la statistica – che non vivono una vita minimamente accettabile”. Coloro che sono costretti a spendere meno di 700 euro al mese. E sono tante le famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà: circa una famiglia ogni sei in Italia, più di una ogni cinque nel Sud.

Un momento: se le famiglie che vivono in povertà assoluta sono il 4,1% delle famiglie italiane, sono 1 su 24, non 1 su 6. E nel Mezzogiorno (dove sono il 5,8%) sono 1 su 17, non 1 su 5. Il solito analfabetismo aritmetico dei nostri giornalisti.

(Mi viene il sospetto che i giornalisti abbiano frainteso il concetto di intensità della povertà, ma qui ci inoltreremmo in un discorso troppo complesso per svilupparlo qui).

Consoliamoci pensando alla povertà assolata di Mappatella Beach.

Compleanni infausti

120 anni fa, il 20 aprile 1889, nasceva Adolf Hitler.

Le teste di cazzo di tutto il mondo festeggiano.

Qui sopra una delle tante celebrazioni dello scorso anno, con la presenza di un personaggio di spicco dei Repubblicani dell’Indiana (amici stretti dei nazisti dell’Illinois dei Blues Brothers).