The Brief Wondrous Life of Oscar Wao

Diaz, Junot (2008). The Brief Wondrous Life of Oscar Wao. London: Faber and Faber. 2008.

Devo seguire i miei istinti animali – contro cui ho spesso argomentato – o no? Ho faticato molto a finirlo, nonostante la mole non spaventosa (un po’ più di 300 pagine). Quando me lo sono portato in metropolitana, ho spesso preferito giocherellare al solitario sul cellulare piuttosto che tirarlo fuori dallo zainetto. Quando ho provato a leggerlo a letto o in treno, mi sono di solito addormentato dopo un paio di pagine. Gli spiriti animali quindi dicono: pollice verso.

Almeno negli Stati Uniti, critica e pubblico lo esaltano: ha vinto il Pulitzer per la narrativa ed è nei primi 50 posti nelle vendite di Amazon.

Il romanzo appartiene alla grande famiglia della narrativa scritta in inglese da persone nate od originarie di altri paesi: la più vasta e diffusa è la letteratra anglo-indiana, che conta scrittori illustri e famosi. Junot Diaz è di origine dominicana e insegna letteratura al MIT. Oltre alla vita del protagonista (forse, in realtà, le parti più deboli del romanzo), racconta le vicende di 3 generazioni, tra Santo Domingo e Paterson, New Jersey, dall’epoca della dittatura di Trujillo a una decina d’anni fa. E indubbiamente, sappiamo poco sui dominicani e la loro diaspora (sappiamo invece molto sui portoricani e qualcosa anche sugli haitiani) e Diaz ci illumina molto bene sugli eventi storici e il contesto di fondo. La dittatura di Trujillo, quella successiva di Balaguer e la democrazia “esportata” dagli Stati Uniti sono descritti con efficacia e le parti dominicane sono le migliori del romanzo. Tra i diversi personaggi (La Inca, Beli, Lola, Yunior …) è proprio Oscar quello meno riuscito.

Alla lunga, non è male. Non so, sinceramente, se consigliarvelo o no.

Diaz, va detto, ha spesso delle belle invenzioni linguistiche. Questa, ad esempio, l’ho trovata meravigliosa:

she laughed, as though she owned the air around her [p. 36]

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Freccia rossa

Gianni Letta, l’inviato della provvidenza, l’unico uomo che Berlusconi considera migliore di sé, ha detto che il Freccia Rossa, il treno ad alta velocità, è l’alfiere della rinascita italiana. L’ho sentito con le mie ancora sensibili orecchie e visto con i miei occhi (da sempre sub-standard).

Non è vero. E se è vero, non lo è nel senso che intendeva lui. Cioè: se questa è la rinascita italiana, lo è nel senso furbetto e raccogliticcio in cui lo sono stati tutti gli exploit governativi di cui sono stato testimone nella mia vita.

Ma, come sempre, lascio a voi il giudizio.

Il pomeriggio di sabato 13 dicembre 2008 è stata inaugurata la nuova tratta ad alta velocità Milano-Bologna. I giornali l’hanno raccontata così (Ettore Livini su La Repubblica del 14 dicembre – compresa una citazione di Gianni Letta così verificate che non racconto bugie).

Milano-Bologna in 66 minuti il super-treno fa tremare l’ aereo

Repubblica – 14 dicembre 2008 pagina 16 sezione: ECONOMIA
MILANO – L’ Italia da ieri è un po’ più corta. La Frecciarossa, il nuovo super-treno da 300 km./h. delle Ferrovie dello stato, ha effettuato il viaggio inaugurale sulla rotta Milano-Bologna percorrendo i 212 chilometri del viaggio in 66 minuti. Il servizio passeggeri dell’ alta velocità partirà ufficialmente da oggi tagliando di più di mezz’ ora il tragitto tra la Madonnina e il capoluogo emiliano mentre il tempo di percorrenza sulla Milano-Roma (dove opereranno 50 treni al giorno) scenderà da subito a 3 ore e 30 minuti per ridursi a tre ore a dicembre 2009 quando dovrebbe decollare il servizio Tav sull’ intera dorsale da Torino a Salerno. L’ obiettivo delle Fs è di “rubare” clienti alla nuova Alitalia e all’ auto puntando ad arrivare in un paio d’ anni al 60% del traffico tra la capitale e Milano. E se il buongiorno si vede dal mattino l’ obiettivo non è poi troppo ambizioso: dal 21 novembre al 13 dicembre le Fs hanno già venduto 190mila biglietti per la Frecciarossa di cui il 30% di prima classe. Il fatturato “di fascia alta” in questi tre settimane è cresciuto rispetto al 2007 del 61% con 150mila passeggeri già prenotati sulla Milano-Roma. Un viaggio di andata e ritorno su questa tratta costa in seconda classe circa 135 euro mentre per un biglietto della compagnia di bandiera sommato ai taxi per raggiungere il centro delle due città si spendono circa 200 euro in più, senza risparmi significativi sui tempi. Il nuovo servizio super-veloce su rotaia lanciato a febbraio tra Madrid e Barcellona, ad esempio, ha già raggiunto il 41% del mercato malgrado Iberia abbia ridotto a 20 minuti i tempi d’ imbarco sulla stessa rotta. Sul Londra-Parigi invece il 78% dei passeggeri sceglie l’ Eurostar, la cui puntualità (91%) e molto superiore a quella dell’ aereo (68%). «Quello di oggi è un momento importante per le ferrovie e il paese», ha detto Mauro Moretti, ad delle Fs, raggiunto in serata da una telefonata del premier Silvio Berlusconi che si sarebbe complimentato per «la realizzazione di queste opere che sono un importante segnale che fa ben sperare per il futuro dell’ Italia». La nuova Milano-Bologna è stata costruita in otto anni con una spesa di 6,9 miliardi di euro, 32 milioni a chilometro, quasi il triplo di quanto hanno pagato per l’ alta velocità la Spagna (9 milioni a km.) e la Francia (10). «Questo è un giorno felice – ha detto Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio -. Se gli italiani sapranno darsi da fare come Trenitalia, ci sono le premesse per tornare a correre proprio come questo treno». Il servizio sarà aperto alla concorrenza dal 2011 quando decollerà anche il convoglio Italo della Ntv di Luca Cordero di Montezemolo e Diego della Valle alleati alla francese Sncf, i padroni di quel Tgv francese che detiene il record mondiale di velocità su rotaia con una punta di 574 km./h. La Tav tricolore ha messo in servizio finora circa 560 chilometri di rete, molto meno di Francia (1.893), Spagna (1.553) e Germania (1.300). Il progetto era stato lanciato nel 1992 da Lorenzo Necci, all’ epoca numero uno Fs, con l’ obiettivo di concludere i lavori nel 1998 grazie a 10,7 miliardi di investimenti. I tempi, come ovvio, si sono allungati, così come i costi che a lavori conclusi dovrebbero aggirarsi attorno ai 50 miliardi. Contro l’ alta velocità hanno protestato ieri i pendolari lombardi ed emiliani. Questi ultimi hanno scritto una lettera al presidente Giorgio Napolitano lamentando un peggioramento del servizio (meno treni e in qualche caso tempi di percorrenza più lunghi) e un aumento di prezzi. «Non ci dimentichiamo di loro – ha risposto Moretti -. Come impresa abbiamo attivato come unico investimento l’ acquisto di 150 locomotori per il trasporto locale che però è un servizio universale e su tariffe e costi è pianificato dalle Regioni». – ETTORE LIVINI

A leggere l’articolo con attenzione si capisce, ma il tam tam mediatico non ci ha aiutato. I media hanno puntato su un simbolo (il treno rosso, rosso come la Ferrari), ma in realtà è stata inaugurata un’infrastruttura, la linea ferroviaria Milano-Bologna.

  1. Il treno. Il Frecciarossa non è un treno nuovo, ma il vecchio caro ETR500, progettato nel 1983-1985 ed entrato in esercizio nel 1990. La carrozzeria e gli interni (famigerati gli scomodissimi tavolinetti centrali, che impedivano qualunque movimento ai viaggiatori di 2ª classe), così come la livrea, progettata da Pininfarina (l’uomo che si fece cambiare il cognome per somigliare di più al suo marchio, un pioniere!). Alcuni convogli circolano ancora.

    In occasione dell’inaugurazione della tratta ad alta velocità Roma-Napoli (19 dicembre 2005) Giugiaro ha modificato l’arredamento interno degli Etr500 (sostituendo le poltroncine ormai sfondate e i tavolinetti – grazie di cuore) e ne ha cambiato la livrea con una argentea.

    Frecciarossa è semplicemente una nuova livrea. Esterna. All’interno non è stato fatto nessun cambiamento e nessuna manutenzione. I bagni – intelligentemente segregati per sesso (o genere?) – continuano a essere guasti di regola e a costringerti a lunghi passaggi di carrozza. Il 13 dicembre 2008 non è stata nemmeno inaugurata la nuova livrea, che circolava da alcune settimane anche sulla tratta Milano-Napoli.
  2. La linea. La prima linea “moderna” ad alta velocità è la Firenze-Roma: la prima tratta (Roma-Città della Pieve) è stata inaugurata il 24 febbraio 1977 e la linea completa il 26 maggio 1992. Su quella linea, se non sbaglio, gli Etr500 marciano soltanto a 250 km/h. Già nel 1992 un Etr450 (Pendolino della prima generazione) assicurava il collegamento Roma-Milano non-stop in 3h58′.
    Quella che è stata inaugurata il 13 dicembre è la tratta Milano-Bologna (circa 215 km percorribili in 1h5′). Nel 1939, sulla “vecchia” linea, l’Etr212 aveva percorso la tratta in 1h17′.
  3. Il tempo di percorrenza. Il risparmio di tempo – come è facile da capire se avete letto fin qui – è essenzialmente il risultato delle caratteristiche della nuova linea, che può essere percorsa in gran parte a 300 km/h. Il resto sono trucchetti di marketing. Sul tratto Bologna-Firenze si percorre tuttora la vecchia linea “direttissima” inaugurata nel 1934. Poi la Firenze-Roma in poco meno di 1h40′. Si risparmiano 30′ circa tra Milano e Bologna e poi tutto come prima. Fino al 13 dicembre 2008 ci volevano (secondo l’orario) 4h30′ tra Milano e Roma fermando a Bologna e Firenze, ora 3h59′ (il più squallido dei trucchetti, come le cose vendute a 49,99 €!). La non-stop (AVfast) in 3h30′ (prima si chiamava TBiz e ci metteva 4 ore).

Peccato che poi il mio AVfast del 23 dicembre 2008 abbia fatto 135′ (sì, 2 ore e un quarto) di ritardo. Con i bagni guasti, naturalmente.

Rinascita sì, dunque, ma non della tecnologia e dell’operosità italiane, ma dello sfarzo autocelebrativo, del marketing e della furbetteria.

Qui le foto dell’inaugurazione scattate da un blogger.

Renna

Grosso animale erbivoro caratterizzato da corna molto pronunciate, mantello fulvo e folta criniera, diffuso nelle regioni fredde dell’emisfero boreale dove viene allevato per le carni, la pelle e il latte e anche come animale da tiro: una slitta trainata da renne. Più esattamente, erbivoro del genere Rangifero (Rangifer tarandus tarandus) diffuso in Europa e in Groenlandia (De Mauro online).

Dall’antico norvegese hreindyri from hreinn “corno” + dyri “animale” (cfr. il tedesco Tier e il russo zver’).

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Ho visto anche degli zingari felici

Ê bello che una canzone bellissima trovi nuova vita.

Grazie, Luca Carboni. Anche se l’originale resta insuperabile (anche in questa riproduzione sciaguratamente distorta).

Sarò pazzo, ma Claudi Lolli me lo porto sull’isola deserta.

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SAD: Seasonal affective disorder

Nell’era della complessità, mi picco di essere multi-depresso, depresso a più dimensioni.

In questi giorni – ma oggi è il solstizio, il punto di svolta – riconosco di essere stagionalmente depresso.

Da domani le giornate cominciano ad allungarsi a poco a poco (il solstizio è il periodo della variazione minima della durata del giorno e della notte – “par nadal un pé d’ gal, par pasqueta n’ureta”). E speriamo di venirne fuori. Altre forme depressive mi aspettano.

Lasciamo parlare Wikipedia.

Seasonal affective disorder (SAD), also known as winter depression or winter blues, is a mood disorder in which people who have normal mental health throughout most of the year experience depressive symptoms in the winter or, less frequently, in the summer, repeatedly, year after year. The US National Library of Medicine notes that “some people experience a serious mood change when the seasons change. They may sleep too much, have little energy, and crave sweets and starchy foods. They may also feel depressed. Though symptoms can be severe, they usually clear up.” The condition in the summer is often referred to as Reverse Seasonal Affective Disorder, and can also include heightened anxiety.

There are many different treatments for classic (winter-based) seasonal affective disorder, including light therapies with bright lights, anti-depression medication, ionized-air administration, cognitive-behavioral therapy, and carefully timed supplementation of the hormone melatonin.

[…]

Seasonal mood variations are believed to be related to light. An argument for this view is the effectiveness of bright-light therapy. SAD is measurably present at latitudes in the Arctic region, such as Finland (64º 00´N) where the rate of SAD is 9.5%. Cloud cover may contribute to the negative effects of SAD.

SAD can be a serious disorder and may require hospitalization. There is also potential risk of suicide in some patients experiencing SAD. One study reports 6-35% of sufferers required hospitalization during one period of illness. The symptoms of SAD mimic those of dysthymia or clinical depression. At times, patients may not feel depressed, but rather lack energy to perform everyday activities. Norman Rosenthal, a pioneer in SAD research, has estimated that the prevalence of SAD in the adult United States population is between about 1.5 percent in Florida and about 9 percent in the northern US.

Various etiologies have been performed. One possibility is that SAD is related to a lack of serotonin, and serotonin polymorphisms could play a role in SAD, although this has been disputed. Mice incapable of turning serotonin into N-acetylserotonin (by Serotonin N-acetyltransferase) appear to express “depression-like” behavior, and antidepressants such as fluoxetine increase the amount of the enzyme Serotonin N-acetyltransferase, resulting in an antidepressant-like effect. Another theory is that the cause may be related to melatonin which is produced in dim light and darkness by the pineal gland, since there are direct connections, via the retinohypothalamic tract and the suprachiasmatic nucleus, between the retina and the pineal gland.

Subsyndromal Seasonal Affective Disorder is a milder form of SAD experienced by an estimated 14.3% vs. 6.1% of the U.S. population. The blue feeling experienced by both SAD and SSAD sufferers can usually be dampened or extinguished by exercise and increased outdoor activity, particularly on sunny days, resulting in increased solar exposure. Connections between human mood, as well as energy levels, and the seasons are well documented, even in healthy individuals.

Mutation of a gene expressing melanopsin has been implicated in the risk of having Seasonal Affective Disorder.

The Mayo Clinic describes three types of Seasonal Affective Disorder, each with its own set of symptoms. According to the American Psychiatric Association, for a diagnosis to qualify as SAD, it must meet four criteria: depressive episodes at a particular time of the year; remissions or mania/hypomania also at a characteristic time of year; these patterns must have lasted two years with no nonseasonal major depressive episodes during that same period; and these seasonal depressive episodes outnumber other depressive episodes throughout the patient’s lifetime.

There are many different treatments for classic (winter-based) seasonal affective disorder, including light therapies, medication, ionized-air administration, cognitive-behavioral therapy and carefully timed supplementation of the hormone melatonin.

Bright light treatment using a specially designed lamp, or light box, provides a much more intense illumination than traditional incandescent bulbs are capable of. The light is usually white “full spectrum”, although blue light is also used. The light box has proven to be effective at doses of 2500 – 10,000 lux, the sufferer sitting a prescribed distance, commonly 30-60 cm, in front of the box with her/his eyes open but not staring at the light source. Most treatments use 30-60 minute treatments, however this may vary depending on the situation. Many patients use the light box in the morning, and there is evidence that morning light is superior to evening light, although people can respond to evening light as well. Discovering the best schedule is essential. One study has shown that up to 69% of patients find the treatment inconvenient and as many as 19% stop use because of this.

Dawn simulation has also proven to be effective; in some studies, there is an 83% better response when compared to other bright light therapy. When compared in a study to negative air ionization, bright light was proven to be 57.1% effective vs. dawn simulation, 49.5%. Patients using light therapy can experience improvement during the first week, but increased results are evident when continued throughout several weeks.[6] Most studies have found it effective without use year round, but rather as a seasonal treatment lasting for several weeks until frequent light exposure is naturally obtained.

SSRI (selective serotonin reuptake inhibitor) antidepressants have proven effective in treating SAD. Bupropion is also effective as a prophylactic. Effective antidepressants are fluoxetine, sertraline, or paroxetine. Both fluoxetine and light therapy are 67% effective in treating SAD according to direct head-to-head trials conducted during the 2006 CAN-SAD study. Subjects using the light therapy protocol showed earlier clinical improvement, generally within one week of beginning the clinical treatment.

Negative air ionization, involving the release of charged particles into the sleep environment, has also been found effective with a 47.9% improvement. Depending upon the patient, one treatment (ie. lightbox) may be used in conjunction with another therapy (ie. medication). Modafinil may be also an effective and well-tolerated treatment in patients with seasonal affective disorder/winter depression.

Alfred J. Lewy of Oregon Health and Science University in Portland, OHSU, and others see the cause of SAD as a misalignment of the sleep-wake phase contra the period of the body clock, circadian rhythms out of synch, and treat it with melatonin in the afternoon. Correctly timed melatonin administration shifts the rhythms of several hormones en bloc.

Winter depression is a common slump in the mood of some inhabitants of most of the Nordic countries. It was first described by the 6th century Goth scholar Jordanes in his Getica wherein he described the inhabitants of Scandza (Scandinavia). Iceland, however, seems to be an exception. A study of more than 2000 people there found the prevalence of seasonal affective disorder and seasonal changes in anxiety and depression to be unexpectedly low in both sexes. The study’s authors suggested that propensity for SAD may differ due to some genetic factor within the Icelandic population. A study of Canadians of wholly Icelandic descent also showed low levels of SAD. It has more recently been suggested that this may be attributed to the large amount of fish traditionally eaten by Icelandic people, 225 lb per person per year as opposed to about 50 in the US and Canada, rather than to genetics.

In the United States, a diagnosis of seasonal affective disorder was first proposed by Norman E. Rosenthal, MD in 1984. Rosenthal wondered why he became sluggish during the winter after moving from sunny South Africa to New York. He started experimenting increasing exposure to artificial light, and found this made a difference. In Alaska it has been established that there is a SAD rate of 8.9%, and an even greater rate of 24.9% for subsyndromal SAD. American science fiction-fantasy author Barbara Hambly had undiagnosed SAD for many years and speaks freely about her condition.

Around 20% of Irish people are affected by SAD, according to a survey conducted in 2007. The survey also shows women are more likely to be affected by SAD than men.  An estimated 10% of the population in the Netherlands suffers from SAD.

Il settimo sigillo

Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet), 1957, di Ingmar Bergman, con Max von Sydow (Antonius Block), Gunnar Björnstrand (lo scudiero Jöns), Bengt Ekerot (la morte), Nils Poppe (il saltimbanco Jof), Bibi Andersson (Mia, la moglie di Jof).

Per quelli della mia generazione, Il settimo sigillo è – molto più della Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria – il film da cineforum per eccellenza. Gli elementi c’erano tutti: un grande regista, i riconoscimenti internazionali (Palma d’oro e Premio speciale della giuria a Cannes e Nastro d’argento in Italia), la fotografia in un bianco e nero strepitoso e apertamente ispirata alla pittura (Albrecht Dürer in primis). E soprattutto, l’argomento filosofico e religioso. I miei gesuiti, sempre un po’ arrischiati, sapevano bene che questo film – che pure non è apertamente “religioso” e soprattutto tutt’altro che “risolto” – rappresenta molto bene il tormento estremo della ricerca della verità assoluta su dio, l’esistenza, l’amore, la morte e tutto il resto (abbiamo appreso molti anni dopo che la risposta c’è, ed è 42). A noi adolescenti impegnati ma ingenui di allora quella ricerca estrema piaceva romanticamente, soddisfaceva le nostre esigenze d’assoluto che non avevano trovato ancora risposta nell’agire politico. Uscivamo dal cinema dopo lunghi dibattiti (nessuna pensava o diceva: “no, il dibattito no”) e continuavamo a discutere per ore.

Come ho trovato il film rivedendolo dopo molti anni? Sempre perfetto ed essenziale sotto il profilo formale. La natura e il paesaggio nordici che accompagnano gli stati d’animo dei protagonisti (dalla cupa partita a scacchi, alla foresta notturna, all’idillio della colazione della famigliola di saltimbanchi allo spuntino a base di fragole di bosco – Antonius Block: “I shall remember this moment: the silence, the twilight, the bowl of strawberries, the bowl of milk. Your faces in the evening light. Mikael asleep, Jof with his lyre. I shall try to remember our talk. I shall carry this memory carefully in my hands as if it were a bowl brimful of fresh milk. It will be a sign to me, and a great sufficiency.”), il medioevo della peste e della violenza delle iconografie, l’essenzialità della recitazione, l’intensità delle inquadrature dei volti. Nessuna sorpresa in questo, soltanto piacevoli conferme. Per fortuna, i capolavori non invecchiano.

Quello che è cambiato, mi sembra, è la mia sensibilità. Ricordavo che alla ricerca di Antonius Block (che vorrebbe sapere dalla morte, dal diavolo e da dio stesso perché dio non si può cogliere con i sensi e perché, se dio è un idolo creato dalla nostra paura, non possiamo eliminarlo dalla nostra coscienza) faceva da contorno un microcosmo rappresentativo dell’intera società umana (il clero, il popolo credulone, la soldataglia, la peste, la caccia alle streghe, i guitti) con tutte le nobiltà e le piccolezze della vita quotidiana.

Non ricordavo invece la splendida figura di Jöns lo scudiero, il Sancho Panza del Don Chisciotte/Antonius Block. Jöns non crede in dio, è consapevole del vuoto e della necessità di viverci dentro consapevolmente e senza rinunciare per questo alle proprie responsabilità e nemmeno alle gioie che la vita può offrire. È il portatore, forse, dei semi della modernità in questo medioevo che volge alla fine, come Antonius è il portatore dubbioso ma coerente dei vecchi valori della cavalleria. Anche Jöns si interroga, ma con dubbio e ironia. Mi è simpatico e lo sento più vicino dell’algido Antonius.

Proviamo a metterli a confronto. Antonius Block (traggo le citazioni da IMDb):

Antonius Block : I want to confess as best I can, but my heart is void. The void is a mirror. I see my face and feel loathing and horror. My indifference to men has shut me out. I live now in a world of ghosts, a prisoner in my dreams.

Antonius Block : Have you met the devil? I want to meet him too.
La giovane strega: Why do you want to do that?
Antonius Block : I want to ask him about God. He must know. He, if anyone.

Death: Don’t you ever stop asking?
Antonius Block: No. I never stop.
Death: But you’re not getting an answer.

Antonius Block: We must make an idol of our fear, and call it god.

Antonius Block: Faith is a torment. It is like loving someone who is out there in the darkness but never appears, no matter how loudly you call.

Antonius Block: Is it so terribly inconceivable to comprehend God with one’s senses? Why does he hide in a cloud of half-promises and unseen miracles? How can we believe in the faithful when we lack faith? What will happen to us who want to believe, but can not? What about those who neither want to nor can believe? Why can’t I kill God in me? Why does He live on in me in a humiliating way – despite my wanting to evict Him from my heart? Why is He, despite all, a mocking reality I can’t be rid of?

Antonius Block: I want knowledge! Not faith, not assumptions, but knowledge. I want God to stretch out His hand, uncover His face and speak to me.
Death: But He remains silent.
Antonius Block: I call out to Him in the darkness. But it’s as if no one was there.
Death: Perhaps there isn’t anyone.
Antonius Block: Then life is a preposterous horror. No man can live faced with Death, knowing everything’s nothingness.
Death: Most people think neither of death nor nothingness.
Antonius Block: But one day you stand at the edge of life and face darkness.
Death: That day.
Antonius Block: I understand what you mean.

E adesso Jöns lo scudiero:

Who will take care of that child. God, the devil, the nothingness? The nothingness, perhaps?

Our crusade was such madness that only a real idealist could have thought it up.

But feel, to the very end, the triumph of being alive!

Jöns è anche portatore di una concezione dell’amore disincantata, anche se piuttosto di maniera:

Love is the blackest of all plagues… if one could die of it, there would be some pleasure in love, but you don’t die of it.

It’s hell with women, and hell without. Best to kill them all while the fun lasts.

Love is nothing but lust and cheating and lies.

Only fools die of love.

Love is as contagious as a cold. It eats away at your strength, morale… If everything is imperfect in this world, love is perfect in its imperfection.

Manifesto

Oggi (19 dicembre 2008) il quotidiano il manifesto costa 50 euro “per continuare a uscire”.

Io l’ho comprato, come quasi tutti i giorni da quel 28 aprile 1971, anche se un po’ stanco dopo quasi 40 anni di crisi editoriali e sottoscrizioni. E aggiungo di mio qualche contributo semiserio.

Quello che segue è il punto di vista di Giovanni De Mauro, da Internazionale del 19 dicembre 2008.

Giornalisti/3

Chiede un lettore: dal Manifesto a Primorski, quotidiano della minoranza slovena di Trieste, come farebbero i piccoli giornali a sopravvivere senza l’aiuto dello stato? In realtà un modo c’è. In tutti i paesi europei esiste un tetto massimo alla raccolta pubblicitaria delle televisioni. E la pubblicità che non riesce ad andare in tv, finisce sugli altri mezzi: la radio, internet e i giornali. È un sistema trasparente e condiviso che regola il mercato, libera risorse e contribuisce al pluralismo dell’informazione. Senza toccare i soldi dei contribuenti. Questo limite alla raccolta pubblicitaria, fissato da direttive europee, vale naturalmente anche per l’Italia. E naturalmente in Italia non viene applicato. O meglio: nessuno si preoccupa di farlo rispettare. Perché siamo il paese di Berlusconi. E perché, attraverso il finanziamento pubblico, la politica ha interesse a mantenere un controllo sui giornali. Ma è proprio questa la battaglia che tutti i giornali dovrebbero combattere. A cominciare dai più piccoli.

Quella che segue, invece, è la canzone che Paolo Pietrangeli dedicò al Manifesto (gruppo, non quotidiano) dopo l’allontanamento da Potere operaio, Lotta continua e dalle frange più radicali del movimento (divorzio che, se non ricordo male, si consumò nei giorni precedenti la manifestazione milanese dell’11 marzo 1972, quella dell’assalto al Corriere della sera e di Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio).

Nel video la canzone comincia a 5’22”.

Manifesto manifesto
manifesto per le strade
manifesto molto spesso
anche in piccole contrade.

Manifesto manifesto
meglio dir manifestavo
io son diventato bravo
e non manifesto più.

Che io sia partito un giorno
certo questo vuol dir molto
anche se non è risolto
dove noi si stia ad andar.

Conducente, scusi tanto,
dove andiamo, lei sa il nome?
Non lo so, ma è una frazione
di un comune non lontan.

Manifesto manifesto
manifesto per le strade
manifesto molto spesso
anche in piccole contrade

Manifesto manifesto
meglio dir manifestavo
io son diventato bravo
e non manifesto più

Manifesto
Manifesto
Manifesto

A margine del film di Bellocchio: nella sequenza iniziale della manifestazione della “Maggioranza silenziosa” tenutasi lo stesso 11 marzo a Piazzza Castello a Milano – un documentario, non una ricostruzione – l’oratore è il giovane Ignazio La Russa.

Credit Crunch – Una favola

L’ha pubblicata Tim Hartford (The Undercover Economist) sul Financial Times del 12 dicembre 2008 ed è tradotta su Internazionale del 19 dicembre.

Once upon a time, there was a blameless girl called Consumerella, who didn’t have enough money to buy all the lovely things she wanted. She went to her Fairy Godmother, who called a man called Rumpelstiltskin who lived on Wall Street and claimed to be able to spin straw into gold. Rumpelstiltskin sent the Fairy Godmother the recipe for this magic spell. It was written in tiny, tiny writing, so she did not read it but hoped the Sorcerers’ Exchange Commission had checked it.

The Fairy Godmother carried away armfuls of glistening straw-derivative at a bargain price. Emboldened by the deal, she lent Consumerella – who had a big party to go to – 125 per cent of the money she needed. Consumerella bought a bling-bedizened gown, a palace and a Mercedes – and spent the rest on champagne. The first payment was due at midnight.

At midnight, Consumerella missed the first payment on her loan. (The result of overindulgence, although some blamed the pronouncements of the Toastmaster, a man called Peston.) Consumerella’s credit rating turned into a pumpkin and Rumpelstiltskin’s spell was broken. He and the Fairy Godmother discovered that their vaults were not full of gold, but ordinary straw.

All seemed lost until Santa Claus and his helpers, men with implausible fairy-tale names such as Darling and Bernanke, began handing out presents. It was only in January that Consumerella’s credit card statement arrived and she discovered that Santa Claus had paid for the gifts by taking out a loan in her name. They all lived miserably ever after. The End.

Every Colour You Are – David Sylvian e Robert Fripp

Finalmente l’ho trovato su YouTube. Una delle più belle canzoni di David Sylvian (originariamente scritta per Rain Tree Crow, ma qui nella versione dal vivo con Robert Fripp). Dal disco live del 1994.

I touched his hand
Burned like coal
Put pay to the devil
And saw the mountain fall

Feel like crying
The jokes gone to far
You can be anything you want
Every colour you are

Family man
His patience tried
Put a torch to his home
And warmed his hands by the fire
The greed of desire

My roads uncrossed
White lined and tarred
By believing in you
Every colour you are

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The Fire Gospel

Faber, Michel (2008). The Fire Gospel. Edinburgh: Canongate. 2008.

Michel Faber è un virtuoso della parola scritta. Non un virtuoso nel senso peggiorativo del termine (in cui il virtuosismo della tecnica nasconde il vuoto della sostanza), ma nel senso in cui è un virtuoso Liszt. Liszt è raramente vuoto e fine a se stesso; l’innovazione nella grande tecnica (Liszt è uno degli “inventori” del pianoforte, secondo Rattalino) permette di trasmettere con apparente facilità i contenuti che si vogliono comunicare. La difficoltà della tecnica virtuosistica si traduce cioè in immediatezza della comunicazione di quello che si voleva dire, in facilità per il lettore, che non deve lottare con il testo, ma abbandonarsi alle sensazioni e alle idee che ci stanno sotto. Si apre (forse illusoriamente) un contatto diretto con l’autore e le sue storie, non mediato dalla fatica del leggere (o dell’ascoltare).

Faber è famoso, anche in Italia, soprattutto per Il petalo cremisi e il bianco, un tour de force vittoriano di quasi 1000 pagine, con un bellissimo personaggio (Sugar, puttana e alfiera del brave new world a venire) e un lavoro certosino di documentazione e ricerca che soltanto raramente affiora sotto la maestria della prosa e della trama.

Io penso però che Faber sia soprattutto un maestro della piccola forma. La sua abilità è quella di saper tratteggiare con poche frasi i suoi personaggi a tutto tondo. Tra i suoi libri che ho letto, è Under the Skin, il più feroce, quello che mi è piaciuto di più. Anche in questo caso Isserley, la protagonista, è un’eroina indimenticabile.

Apparentemente, The Fire Gospel fa parte della lunga serie di opere letterarie che riscrivono e reinterpretano il mito di Cristo e del Vangelo. Ma la sua storia, e il suo punto di vista (di cui non posso dire nulla senza guastarvi la lettura – non come in un giallo, ma come in un racconto di idee), sono sufficientemente complessi e ambigui e contemporanei da dare al tutto un sapore nuovo.

Ve lo raccomando vivamente.