Il settimo sigillo

Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet), 1957, di Ingmar Bergman, con Max von Sydow (Antonius Block), Gunnar Björnstrand (lo scudiero Jöns), Bengt Ekerot (la morte), Nils Poppe (il saltimbanco Jof), Bibi Andersson (Mia, la moglie di Jof).

Per quelli della mia generazione, Il settimo sigillo è – molto più della Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria – il film da cineforum per eccellenza. Gli elementi c’erano tutti: un grande regista, i riconoscimenti internazionali (Palma d’oro e Premio speciale della giuria a Cannes e Nastro d’argento in Italia), la fotografia in un bianco e nero strepitoso e apertamente ispirata alla pittura (Albrecht Dürer in primis). E soprattutto, l’argomento filosofico e religioso. I miei gesuiti, sempre un po’ arrischiati, sapevano bene che questo film – che pure non è apertamente “religioso” e soprattutto tutt’altro che “risolto” – rappresenta molto bene il tormento estremo della ricerca della verità assoluta su dio, l’esistenza, l’amore, la morte e tutto il resto (abbiamo appreso molti anni dopo che la risposta c’è, ed è 42). A noi adolescenti impegnati ma ingenui di allora quella ricerca estrema piaceva romanticamente, soddisfaceva le nostre esigenze d’assoluto che non avevano trovato ancora risposta nell’agire politico. Uscivamo dal cinema dopo lunghi dibattiti (nessuna pensava o diceva: “no, il dibattito no”) e continuavamo a discutere per ore.

Come ho trovato il film rivedendolo dopo molti anni? Sempre perfetto ed essenziale sotto il profilo formale. La natura e il paesaggio nordici che accompagnano gli stati d’animo dei protagonisti (dalla cupa partita a scacchi, alla foresta notturna, all’idillio della colazione della famigliola di saltimbanchi allo spuntino a base di fragole di bosco – Antonius Block: “I shall remember this moment: the silence, the twilight, the bowl of strawberries, the bowl of milk. Your faces in the evening light. Mikael asleep, Jof with his lyre. I shall try to remember our talk. I shall carry this memory carefully in my hands as if it were a bowl brimful of fresh milk. It will be a sign to me, and a great sufficiency.”), il medioevo della peste e della violenza delle iconografie, l’essenzialità della recitazione, l’intensità delle inquadrature dei volti. Nessuna sorpresa in questo, soltanto piacevoli conferme. Per fortuna, i capolavori non invecchiano.

Quello che è cambiato, mi sembra, è la mia sensibilità. Ricordavo che alla ricerca di Antonius Block (che vorrebbe sapere dalla morte, dal diavolo e da dio stesso perché dio non si può cogliere con i sensi e perché, se dio è un idolo creato dalla nostra paura, non possiamo eliminarlo dalla nostra coscienza) faceva da contorno un microcosmo rappresentativo dell’intera società umana (il clero, il popolo credulone, la soldataglia, la peste, la caccia alle streghe, i guitti) con tutte le nobiltà e le piccolezze della vita quotidiana.

Non ricordavo invece la splendida figura di Jöns lo scudiero, il Sancho Panza del Don Chisciotte/Antonius Block. Jöns non crede in dio, è consapevole del vuoto e della necessità di viverci dentro consapevolmente e senza rinunciare per questo alle proprie responsabilità e nemmeno alle gioie che la vita può offrire. È il portatore, forse, dei semi della modernità in questo medioevo che volge alla fine, come Antonius è il portatore dubbioso ma coerente dei vecchi valori della cavalleria. Anche Jöns si interroga, ma con dubbio e ironia. Mi è simpatico e lo sento più vicino dell’algido Antonius.

Proviamo a metterli a confronto. Antonius Block (traggo le citazioni da IMDb):

Antonius Block : I want to confess as best I can, but my heart is void. The void is a mirror. I see my face and feel loathing and horror. My indifference to men has shut me out. I live now in a world of ghosts, a prisoner in my dreams.

Antonius Block : Have you met the devil? I want to meet him too.
La giovane strega: Why do you want to do that?
Antonius Block : I want to ask him about God. He must know. He, if anyone.

Death: Don’t you ever stop asking?
Antonius Block: No. I never stop.
Death: But you’re not getting an answer.

Antonius Block: We must make an idol of our fear, and call it god.

Antonius Block: Faith is a torment. It is like loving someone who is out there in the darkness but never appears, no matter how loudly you call.

Antonius Block: Is it so terribly inconceivable to comprehend God with one’s senses? Why does he hide in a cloud of half-promises and unseen miracles? How can we believe in the faithful when we lack faith? What will happen to us who want to believe, but can not? What about those who neither want to nor can believe? Why can’t I kill God in me? Why does He live on in me in a humiliating way – despite my wanting to evict Him from my heart? Why is He, despite all, a mocking reality I can’t be rid of?

Antonius Block: I want knowledge! Not faith, not assumptions, but knowledge. I want God to stretch out His hand, uncover His face and speak to me.
Death: But He remains silent.
Antonius Block: I call out to Him in the darkness. But it’s as if no one was there.
Death: Perhaps there isn’t anyone.
Antonius Block: Then life is a preposterous horror. No man can live faced with Death, knowing everything’s nothingness.
Death: Most people think neither of death nor nothingness.
Antonius Block: But one day you stand at the edge of life and face darkness.
Death: That day.
Antonius Block: I understand what you mean.

E adesso Jöns lo scudiero:

Who will take care of that child. God, the devil, the nothingness? The nothingness, perhaps?

Our crusade was such madness that only a real idealist could have thought it up.

But feel, to the very end, the triumph of being alive!

Jöns è anche portatore di una concezione dell’amore disincantata, anche se piuttosto di maniera:

Love is the blackest of all plagues… if one could die of it, there would be some pleasure in love, but you don’t die of it.

It’s hell with women, and hell without. Best to kill them all while the fun lasts.

Love is nothing but lust and cheating and lies.

Only fools die of love.

Love is as contagious as a cold. It eats away at your strength, morale… If everything is imperfect in this world, love is perfect in its imperfection.

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