Lettera a una professoressa (2)

UNA TECNICA UMILE

Noi dunque si fa così: Per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola.
Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano a uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi.
Ora si prova a dare un nome a ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce. Qualcuno diventa due.
Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini.
Si prende il primo monticino, si stendono sul tavolo i suoi foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene.
Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un’altra volta.
Comincia la gara a chi scopre parole da levare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola.
Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere a alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire.
Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza.
Dopo che s’è fatta tutta questa fatica, seguendo regole che valgono per tutti, si trova sempre l’intellettuale cretino che sentenzia: “Questa lettera ha uno stile personalissimo”.
Dite piuttosto che non sapete che cosa è l’arte. L’arte è il contrario di pigrizia.

[Scuola di Barbiana. Lettera a una professoressa. Firenze: Libreria editrice fiorentina. 1967. Pp. 126-127]

Decoding the Universe

Seife, Charles (2006). Decoding the Universe: How the New Science of Information Is Explaining Everything in the Cosmos, from Our Brains to Black Holes. London: Penguin Books. 2007.

Non sono convinto per niente.

Sono dell’opinione – anche se non ho maturato del tutto una teoria, che sarebbe comunque troppo lunga e complessa per dettagliarla qui – che l’informazione sia una (forse, la) chiave per comprendere meglio l’agire economico, il surplus, il “progresso”, probabilmente la stessa evoluzione. Questo è quello che mi ha spinto a comprare e leggere questo libro in primo luogo.

Il problema è che per me informazione significa dato + significato (informazione semantica). L’informazione senza significato, cioè l’informazione che non risponde a una domanda, è – appunto – soltanto dato. In questo quadro, la teoria dell’informazione di Shannon – quella che lega informazione ed entropia (la prima parte del libro di Seife, quella che illustra il percorso da Boltzmann a Shannon, è senz’altro la migliore) – è più propriamente una teoria della trasmissione/comunicazione di dati: non a caso Shannon intitolò il suo articolo A Mathematical Theory of Communication. Nella famosa formulazione di Shannon (H = – ∑ P log P) e nell’ipotesi (teorica) di un canale senza rumore, H può essere interpretata come l’ammontare medio di informazione per simbolo prodotta dall’informatore, l’ammontare medio di incertezza (data deficit) del destinatario prima dell’analisi del messaggio oppure il potenziale informativo della fonte (entropia). In quest’ultimo senso, H è una quantità fisica come la massa e l’energia – sono d’accordo con Seife. Ma stiamo parlando di dati, non di informazione (semantica).

Da qui in avanti il problema è: come possono i dati assumere significato? esiste informazione (semantica) al di fuori dei sistemi di riferimento dell’informatore e dell’informato? esiste informazione “là fuori”, indipendentemente dall’esistenza di entità in grado di coglierla? esiste informazione “ambientale”, senza rappresentazione cognitiva o processo computazionale?

Domande enormi. Seife non risponde. Se la cava mettendo la maiuscola a Natura e ipostatizzandola! Troppo facile!

Ovviamente, non so rispondere neppure io. Ma mi sembra utile questo schemino proposto da Luciano Floridi, uno dei nostri “cervelli in fuga”.

Billy Wilder

Oggi Billy (Samuel) Wilder compirebbe 101 anni: era nato il 22 giugno 1906 in Austria.

Per capire la sua grandezza basta scorrere la lista dei film che ha diretto:

Frutto proibito (The Major and the Minor) (1942)

I cinque segreti del deserto (Five Graves to Cairo) (1943)

La fiamma del peccato (Double Indemnity) (1944)

Giorni perduti (The Lost Weekend) (1945)

Il valzer dell’imperatore (The Emperor Waltz) (1948)

Scandalo internazionale (A Foreign Affair) (1948)

Viale del tramonto (Sunset Boulevard) (1950)

L’asso nella manica (Ace in the Hole) (1951)

Stalag 17 – L’inferno dei vivi (Stalag 17) (1953)

Sabrina (Sabrina) (1954)

Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch) (1955)

L’aquila solitaria (The Spirit of St. Louis) (1957)

Arianna (Love in the Afternoon) (1957)

Testimone d’accusa (Witness for the Prosecution) (1957)

A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot) (1959)

L’appartamento (The Apartment) (1960)

Uno, due, tre! (One, Two, Three) (1961)

Irma la dolce (Irma La Douce) (1963)

Baciami, stupido (Kiss Me, Stupid) (1964)

Non per soldi… ma per denaro (The Fortune Cookie) (1966)

Vita privata di Sherlock Holmes (The Private Life of Sherlock Holmes) (1970)

Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (Avanti!) (1972)

Prima pagina (The Front Page) (1974)

Fedora (Fedora) (1978)

Buddy Buddy (Buddy Buddy) (1981)

Tra le tante citazioni di Billy Wilder che mi sentirei di sottoscrivere, ne riporto due:

An audience is never wrong. An individual member of it may be an imbecile, but a thousand imbeciles together in the dark – that is critical genius.

If you’re going to tell people the truth, be funny or they’ll kill you.

Gay pride (2)

Rispondo pubblicamente al commento di Morgaine.

Il testo di riferimento della Chiesa cattolica in tema di omosessualità è la Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali Homosexualitatis problema (Epistula de pastorali personarum homosexualium cura) del 1° ottobre 1986, della Congregazione per la dottrina della fede. Ne ho trovato sul web soltanto la versione inglese.

Nella lettera viene discussa la questione se nelle scritture ci sia un chiaro riferimento all’omosessualità e – dopo aver sostenuto che comunque la tradizione e la sua continuità sono il vero punto di riferimento – cita una serie di passi delle scritture, tra cui non c’è il vangelo. Mi sembra dunque abbastanza tranquillo affermare che il vangelo non parla mai di omosessualità.

I passi citati dalla Homosexualitatis problema sono questi:

Genesi, 19, 1-11: I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. E disse: “Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada”. Quelli risposero: “No, passeremo la notte sulla piazza”. Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: “Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!”. Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé, disse: “No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto”. Ma quelli risposero: “Tirati via! Quest’individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!”. E spingendosi violentemente contro quell’uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta. Allora dall’interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente; quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta.

Inutile dire che mi sembra più un problema di doveri di ospitalità che di sesso: tant’è vero che Lot propone di prostituire le figlie!

Levitico, 18, 22: Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio.

Levitico, 20, 13: Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.

Il Levitico è un insieme sinceramente imbarazzante di norme cervellotiche (secondo me, naturalmente): però, o tutte o nessuna! Se ammazziamo gli omosessuali, allora asteniamoci anche dalle vongole!

Saltiamo a piè pari i vangeli, dove non si parla di omosessualità, e passiamo alle lettere di san Paolo.

1 Corinzi, 6, 9-10: O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.

Romani, 1, 18-32: In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.

1 Timoteo, 1, 8-10: Certo, noi sappiamo che la legge è buona, se uno ne usa legalmente; sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini, i fornicatori, i pervertiti, i trafficanti di uomini, i falsi, gli spergiuri e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio che mi è stato affidato.

Tutto qui: giudicate voi.

Pubblicato su Opinioni. 1 Comment »

L’uomo a rovescio

Vargas, Fred (1999). L’uomo a rovescio (L’homme a l’envers). Torino: Einaudi. 2006.

Di solito, diffido dei casi letterari. E questo è sicuramente un caso letterario ben costruito: donna, scienzata, si firma al maschile, scrive durante le ferie, si fa revisionare dalla sorella gemella…

Di solito, non leggo romanzi gialli. La disciplina del genere tende a essere troppo forte. Il giallo deve essere una macchina narrativa a incastro, deve seguire certe regole, deve rendere al lettore la vita difficle ma non impossibile. Ovvio che poi lo stile e la vicenda ne risentano. Non ci sono capolavori lirici nella Settimana della sfinge.

Tutto ciò premesso, il libro della Vargas è affascinante. Si legge volentieri, è ben scritto, i personaggi ben stagliati. Lo sguardo della Vergas è ironico, distaccato, un po’ divertito, ma partecipe. Tradotto splendidamente da Yasmina Melaouah, che traduce anche Pennac.

Adesso leggerò gli altri.

Pubblicato su Recensioni. 5 Comments »

Gay pride

Ho due domande, che mi faccio e vi faccio, dopo la bella festa del 16 giugno.

Prima domanda. Perché gli omosessuali danno, politicamente e non solo, tanto fastidio?

In fin dei conti, quella dell’eguaglianza dei diritti non dovrebbe nemmeno essere una questione. La Dichiarazione d’indipendenza americana è del 1776 e afferma nel Preambolo: “Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità“. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, del 1789: “Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti” (articolo 1).

Roba troppo vecchia? Passiamo alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Preambolo: “Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo“. Articolo 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti“. Articolo 2: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione“.

E la Costituzione italiana? Dice addirittura qualcosa di più. Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

Soltanto l’estrema destra non si riconosce in questi principi, per ideologia oltre che per pratica politica. Si può forse accomunare a questa posizione la Lega, anche se ne ignoro l’ideologia al di là del folclore padano-celtico (che puzza un po’ di “sangue e suolo”). Tutti gli altri, liberali e liberisti, socialisti e riformatori, gli stessi partiti d’ispirazione cristiana [cito in proposito il Compendio della dottrina sociale della Chiesa redatto dal Pontificio consiglio della giustizia e della pace: “Nella visione del Magistero, il diritto allo sviluppo si fonda sui seguenti principi: unità d’origine e comunanza di destino della famiglia umana; eguaglianza tra ogni persona e tra ogni comunità basata sulla dignità umana; destinazione universale dei beni della terra; integralità della nozione di sviluppo; centralità della persona umana; solidarietà” (paragrafo 446; il corsivo è mio)] riconoscono il valore universale dell’eguaglianza.

Riformulo la domanda: Come si concilia questo con la discriminazione degli omosessuali? Con la mancanza di eguali diritti?

Seconda domanda. Quanti sono gli omosessuali?

Chi di voi legge abitualmente questo blog sa che una delle mie aree d’interesse è la cultura quantitativa, la battaglia per affermare il principio che si ragiona meglio e si assumono decisioni migliori se ci si documenta sulla dimensione quantitativa, se si estende alle decisioni della vita pubblica quello che facciamo abitualmente nelle nostre decisioni private: fare qualche conto! Per questo mi pongo e vi pongo questa domanda: non per schedare gli omosessuali, ma per capire insieme la dimensione del problema e, quindi, se sia ragionevole liquidarlo con un’alzata di spalle o con una battuta.

Una conferma indiretta del fatto che la questione sia “politica” scaturisce dalla considerazione che gli omofobi tendono a presentare stime molto basse (secondo loro, l’incidenza degli omosessuali sulla popolazione sarebbe dell’1%) e le associazioni militanti stime elevate (almeno il 10%). È uno dei tanti esempi in cui il dato statistico non è il punto di partenza quantitativo comune su cui si confrontano diverse strategie politiche, ma uno degli argomenti usati contro l’avversario; non il terreno di gioco, ma la mazza da baseball!

Vorrei tenermi fuori da questo e presentare qualche ordine di grandezza reperito in letteratura. Tra l’altro, la faccenda è complicata dalla differenza tra esperienze e comportamenti occasionalmente, sistematicamente ed esclusivamente omosessuali eccetera: il solito problema dei metadati.

La stima più famosa dell’incidenza degli omosessuali maschi è il 10% riportato dal Rapporto Kinsey (Sexual Behavior in the Human Male, 1948). In realtà, Kinsey gradua i comportamenti omosessuali (Kinsey era un behaviourista) su una scala crescente da 1 a 6: dal 37% dei maschi (almeno un’esperienza omosessuale condotta fino all’orgasmo), al famoso 10% (comportamenti esclusivamente o quasi esclusivamente omosessuali per almeno 3 anni nel periodo di vita tra i 16 e i 55 anni), al 4% (comportamenti esclusivamente o quasi esclusivamente omosessuali per tutta la vita). Un articolo di rassegna pubblicato da Science nel 1989, che prendeva in considerazione altre 4 rilevazioni campionarie statunitensi, produceva, con qualche cautela, una stima simile: tra il 5 e il 7% della popolazione maschile. Le stime relative all’incidenza dell’omosessualità femminile sono grosso modo la metà.

Tanto per fare un ragionamento, facciamo conto che gli omosessuali siano il 2% della popolazione adulta e supponiamo che vadano a votare per affermare i loro diritti: poiché i votanti per la Camera dei deputati alle scorse politiche sono stati poco meno di 40.000.000, stiamo parlando di 800.000 voti. Tanto per dare un’idea, l’Udeur di Mastella ha preso poco più di 500.000 voti (10 seggi), la Federazione dei verdi meno di 800.000 (15 seggi), l’Italia dei valori di Di Pietro 875.000 (16 seggi), i Comunisti italiani di Diliberto poco più (sempre 16 seggi). Nella Casa delle libertà, la Democrazia cristiana di Rotondi, che pontifica su tutti i canali nazionali, ha ottenuto 4 seggi con 285.000 voti. Sopra il 7% che rappresenta l’estremo superiore della forchetta di Science ci sono soltanto L’Ulivo, Forza Italia e Alleanza nazionale.

Forse non ci sono le condizioni politiche per un partito, ma i numeri per una grande battaglia civile sì.

Albicocca

Giusto per la decenza (faccio finta che sia una roba colta invece di una stupida fobia): io sapevo che veniva dall’arabo (al-barquq o al-berquq), ma non sapevo che a sua volta l’arabo l’avesse preso dal latino praecócum, variante di praecócem, perché maturava prima della pesca. Mah!

Comunque, oggi mangiavo un’albicocca. Ogni anno ci provo, più d’una volta. Sempre ne sono deluso: non sento quel sapore acidulo e profumato, dolce ma con una punta di bruschino, tipico delle albicocche d’antan. Niente. Le albicocche sanno di nulla, o di patata (nel senso cattivo del termine) o di acerbo. Mai dell’albicocca che ricordo, che deliziava la mia giovinezza.

Qualche traccia dell’antico gusto d’albicocca si trova ancora in qualche marmellata, non nelle caramelle (troppo dolci e artificiali), in tracce nel profumo delle fresie. E mi sono sempre domandato: ma possibile che la nostra tecnologia, che manda l’uomo sulla luna, che mette su un chip milioni di macchine logiche, che fabbrica cuori artificiali, che modifica geneticamente i pomodori affinché non ammuffiscano eccetera eccetera eccetera, possibile che la nostra tecnologia non sia in grado di ridare il loro sapore alle albicocche? Eppure con le fragole c’è (quasi) riuscita!

Oggi mi è caduto il velo dagli occhi e ho capito. Appartengo all’ultima generazione (quella dei baby boomer) che può ricordare il sapore vero delle albicocche (Alzheimer permettendo). La tecnologia costa, perché dannarsi l’anima? Stanno semplicemente aspettando che moriamo tutti. Poi, del sapore delle albicocche si sarà persa la memoria. La tecnologia è paziente.

Pubblicato su Opinioni, Parole. 2 Comments »

On Chesil Beach

McEwan, Ian (2007). On Chesil Beach. New York: Nan A. Talese. 2007.

Ian Mc Ewan è un autore che amo molto. Ho amato in particolare la luce fredda e spietata delle sue prime cose, da First Love, Last Rites (Primo amore, ultimi riti) a Black Dogs (Cani neri). Metto i titoli in inglese non soltanto per il solito snobismo e perché mi sono dato la regola di recensire quello che ho effettivamente letto, ma soprattutto perché McEwan è un maestro della lingua e nella traduzione, per quanto ben fatta, si perde molto. In italiano è tradotto da Einaudi.

Ian McEwan, dicevo, è uno di quegli autori di cui mi precipito a comprare il nuovo libro appena esce e a leggerlo appena posso. Mi aspetto molto, faccio confronti con i precedenti e quindi, a volte, ho delusioni più o meno grandi. Com’è quest’ultimo?

La lingua è straordinaria. Se possibile, supera, nella precisione e nel ritmo, il virtuosismo raggiunto in opere precedenti (in particolare, penso ad Atonement, dove il modo di scrivere cambiava secondo l’epoca e il punto di vista). Leggere è un piacere.

Il romanzo si svolge in un momento cruciale di transizione, il 1962. Nella recensione di Tim Adams su The Observer ho trovato queste strofette (tratte dalla poesia Annus mirabilis di Philip Larkin) che sarebbero una buona epigrafe del romanzo:

Sexual intercourse began
In nineteen sixty-three
(which was rather late for me) –
Between the end of the Chatterley ban
And the Beatles’ first LP.

Up to then there’d only been
A sort of bargaining,
A wrangle for the ring,
A shame that started at sixteen
And spread to everything.

McEwan è un maestro dei processi non-ergòdici: un evento particolare, casuale o apparentemente tale, cambia il corso di una storia individuale. È una costante, quasi un marchio di fabbrica, della sua narrativa: l’esempio forse più chiaro è l’incidente del pallone in Enduring Love. In questo libro, l’evento decisivo è ancora più rarefatto: può essere una parola (brain-damaged) o una parola non detta, un gesto non fatto.

Riporto qui sotto due esempi. Non leggete il secondo, se pensate che tutti i romanzi debbano essere letti come gialli.

They stood side by side while Lionel lit his pipe at last, and Edward, with the adaptability of his years, continued to make the quiet transition from shock to recognition. Of course, he had always known. He had been maintained in a state of innocence by the absence of a term for her condition. He had never even thought of her as having a condition, and at the same time had always accepted that she was different. The contradiction was now resolved by this simple naming, by the power of words to make the unseen visible. Brain-damaged. (p. 89)

Non so a voi, a me fa venire in mente il gatto di Schrödinger.

Ed ecco il secondo esempio (ve lo ripeto, non leggetelo se non volete sapere come va a finire!)

When he thought of her, it rather amazed him, that he had let that girl with her violin go. Now, of course, he saw that her self-effacing proposal was quite irrelevant. All she had needed was the certainty of her love, and his reassurance that there was no hurry when a lifetime lay ahead of them. Love and patience – if only he had had them both at once – would surely have seen them both through. And then what unborn children might have had their chances, what young girl with a headband might have become his loved familiar? This is how the entire course of a life can be changed – by doing nothing. On Chesil Beach he could have called out to Florence, he could have gone after her. He did not know, or would not have cared to know, that as she ran away from him, certain in her distress that she was about to lose him, she had never loved him more, or more hopelessly, and that the sound of his voice would have been a deliverance, and she would have turned back. Instead, he stood in cold and righteous silence in the summer’s dusk, watching her hurry along the shore, the sound of her difficult progress lost to the breaking of small waves, until she was a blurred, receding point against the immense straight road of shingle gleaming in the pallid light. (pp. 202-3)

Pubblicato su Recensioni. 4 Comments »

Valentina Tereshkova

Il 16 giugno 1963 iniziò l’avventura spaziale di Valentina Tereshkova. Sulla Vostok 6 fece 48 orbite terrestri in 71 ore.

Qualche mese fa, sul Corriere della sera, ha raccontato le difficoltà del suo viaggio.

Per me resta un mito.

Bloomsday

Il 16 giugno 1904 è il giorno in cui si svolgono – tutte racchiuse in un singolo giorno – le vicende dell’Ulysses di James Joyce.

Il 16 giugno viene celebrato ogni anno come Bloomsday, dal nome di Leopold Bloom, uno dei tre protagonisti del romanzo, insieme a Stephen Dedalus e Molly Bloom

Non pretendo di fare una recensione di un libro così famoso (e poco letto, per avere fama di essere lungo e difficle – ma non lo è). Mi limito a segnalarvi qualche link: