The Fire Gospel

Faber, Michel (2008). The Fire Gospel. Edinburgh: Canongate. 2008.

Michel Faber è un virtuoso della parola scritta. Non un virtuoso nel senso peggiorativo del termine (in cui il virtuosismo della tecnica nasconde il vuoto della sostanza), ma nel senso in cui è un virtuoso Liszt. Liszt è raramente vuoto e fine a se stesso; l’innovazione nella grande tecnica (Liszt è uno degli “inventori” del pianoforte, secondo Rattalino) permette di trasmettere con apparente facilità i contenuti che si vogliono comunicare. La difficoltà della tecnica virtuosistica si traduce cioè in immediatezza della comunicazione di quello che si voleva dire, in facilità per il lettore, che non deve lottare con il testo, ma abbandonarsi alle sensazioni e alle idee che ci stanno sotto. Si apre (forse illusoriamente) un contatto diretto con l’autore e le sue storie, non mediato dalla fatica del leggere (o dell’ascoltare).

Faber è famoso, anche in Italia, soprattutto per Il petalo cremisi e il bianco, un tour de force vittoriano di quasi 1000 pagine, con un bellissimo personaggio (Sugar, puttana e alfiera del brave new world a venire) e un lavoro certosino di documentazione e ricerca che soltanto raramente affiora sotto la maestria della prosa e della trama.

Io penso però che Faber sia soprattutto un maestro della piccola forma. La sua abilità è quella di saper tratteggiare con poche frasi i suoi personaggi a tutto tondo. Tra i suoi libri che ho letto, è Under the Skin, il più feroce, quello che mi è piaciuto di più. Anche in questo caso Isserley, la protagonista, è un’eroina indimenticabile.

Apparentemente, The Fire Gospel fa parte della lunga serie di opere letterarie che riscrivono e reinterpretano il mito di Cristo e del Vangelo. Ma la sua storia, e il suo punto di vista (di cui non posso dire nulla senza guastarvi la lettura – non come in un giallo, ma come in un racconto di idee), sono sufficientemente complessi e ambigui e contemporanei da dare al tutto un sapore nuovo.

Ve lo raccomando vivamente.

Dalla parte del torto – Claudio Lolli

Per la serie canzoni che (temo) piacciono soltanto a me, e che anzi (temo) non conosce nessuno!

E quando proverete a ridere del vostro dolore
con quei denti bellissimi che vostra madre vi ha dato
Quando avrete bisogno di trattenere il fiato
per qualche miracolo o un disastro di più.
E quando riuscirete a piangere per uno stupido amore
con quegli occhi bellissimi che il mio amore vi ha dato
quando avrete una valigia con un bel sogno sciupato
da uno sguardo cattivo, una cattiveria di più.
Venitemi a trovare correte a perdifiato
per voi ci sarà sempre il mio cuore incantato
venitemi a cercare nel mio arcobaleno privato
tra il colore del futuro e quello del passato.
E quando avrete voglia di ascoltare una storia
con quelle orecchie bellissime che vostra madre vi ha dato
una storia che forse io ho dimenticato
ma è lo stesso comunque io la racconterò
E’ la storia dell’uomo che scriveva il suo amore
con quelle dita bellissime che il mio amore vi ha dato
la scriveva nel mondo come una canzone
con quell’unica voce, quella voce che c’è.
Rimanete con me non scappate a perdifiato
per voi ci sarà sempre il mio cuore incantato
rimanete con me nel mio arcobaleno privato
tra il colore del futuro e quello del passato.
E quando proverete a stare dalla parte del torto
con quella voce bellissima che vostra madre vi ha dato
insieme a tutti quelli che non hanno giocato
neanche la prima mano né una mano di più.
E quando graffierete come cuccioli ribelli
con quelle unghie bellissime che il mio amore vi ha dato
In un giorno dorato, in un giorno fatato
leccando una ferita, una ferita di più.
Venitemi a trovare, correte a perdifiato
per voi ci sarà sempre il mio cuore incantato
venitemi a cercare nel mio arcobaleno privato
tra il colore del futuro e quello del passato.
E quando vi siederete dalla parte del torto
perché ogni altro posto sarà già stato occupato
con quel culo bellissimo che la mia donna vi ha dato
con quel culo che io non ho mai visto di più
Venitemi a svegliare e bussate a perdifiato
per voi ci sarà sempre il mio cuore incantato
forse malinconico ma mai rassegnato
una carezza alla luna alle stelle
e un pallone sul prato.

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