It’s All Over Now, Baby Blue

“You must leave now, take what you need, you think will last.
But whatever you wish to keep, you better grab it fast.

Strike another match, go start anew.”

Un amore è finito, Bob Dylan lo trasfigura. Adesso ci vuol far credere che il suo era per lo più mestiere, ma è difficile crederlo quando dopo – dopo 45 anni – sa ancora toccarci così.

Dal vivo (1965, forse Newport):

Dal vivo (1966):

Le cover. Byrds (strumentale):

Ancora i Byrds:

Marianne Faithfull:

Joni Mitchell:

Bryan Ferry:

The Boss:

Eric Burdon and the Animals:

Joan Baez:

E, per chi ha avuto pazienza finore, la cover più bella, quella dei Them con un giovanissimo Van Morrison:

You must leave now, take what you need, you think will last.
But whatever you wish to keep, you better grab it fast.
Yonder stands your orphan with his gun,
Crying like a fire in the sun.
Look out all the saints are comin’ through
And it’s all over now, Baby Blue.

The highway is for gamblers, better use your sense.
Take what you have gathered from coincidence.
The empty-handed painter from your street
Is drawing crazy patterns on your sheets.
This sky, too, is folding over you
And it’s all over now, Baby Blue.

All your seasick sailors, they are rowing home.
Your empty-handed armies, they are going home.
The lover who just walked out your door
Has taken all his blankets from the floor.
The carpet, too, is moving under you
And it’s all over now, Baby Blue.

Leave your stepping stones behind, there’s something that calls for you.
Forget the dead you’ve left, they will not follow you.
The vagabond who’s rapping at your door
Is standing in the clothes that you once wore.
Strike another match, go start anew
And it’s all over now, Baby Blue.

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La forma della paura

De Cataldo, Giancarlo e Mimmo Rafele (2009). La forma della paura. Torino: Einaudi. 2009.

La forma della paura

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Un romanzo minore di De Cataldo, che ci aveva abituato bene, con Romanzo criminale e soprattutto con Nelle mani giuste (che ho recensito in questo post).

Chissà quali sono i misteri delle scelte editoriali. Chissà se anche autori come De Cataldo – che sappiamo approdati alla letteratura (esercita ancora il difficile mestiere di magistrato di corte d’assise?) mossi dall’impegno civile – subiscono le lusinghe delle case editrici.

O magari dell’industria dell’intrattenimento, dato che questo romanzo, scritto con uno sceneggiatore, sembra appunto una sceneggiatura. Del romanzo, cioè, ha tutti i tic, ma nessuna profondità. Soprattutto, mancano la profondità e la complessità cui i romanzi di De Cataldo ci avevano abituato. Manca quel rapporto melmoso, ma reso “chiaro” dall’autore nello stesso modo in cui certi intrecci erano rivelati dall’Io so di Pier Paolo Pasolini, tra l’anomia e il male della pratica criminale e la normalità dell’ordinata gestione della società e dello Stato. Qui ci sono soltanto un intreccio (piuttosto che una vicenda radicata nella storia di questi nostri anni e di questo Paese) e i suoi personaggi, abbozzati senza vero spessore. Insomma: la sceneggiatura di un film per la televisione o per il cinema.

Dato che però De Cataldo, anche quando scrive con la mano sinistra, è pur sempre De Cataldo, non mancano brani che fanno riflettere:

… a noi hanno insegnato che lo Stato si difende e si protegge nel segreto. Wisniaski diceva che erano tutte castronerie. I segreti meno sono tali e meglio si tutelano, diceva… […] Bisogna sempre dire la verità, ripeteva. Specie ai nemici.
Il trucco stava nella scelta del nemico al quale affidare il compito di rivelare la verità. Toccava al soggetto prescelto renderla manifesta. E più era variopinto, eccentrico, irregolare, inaffidabile il soggetto prescelto, minori chance aveva la rivelazione per imporsi per quel che era: una verità. Ecco. Depotenziare la verità, sino a trasformarla in una delle tante leggende che abitano il mondo contemporaneo. [p. 204]

Dire la cosa giusta nel modo sbagliato è molto peggio che dire la cosa sbagliata in modo giusto. [p. 207]

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