10 luglio 1943: lo sbarco in Sicilia e l’uomo che non c’era

Ricorre oggi il settantesimo anniversario dello sbarco anglo-americano in Sicilia.

Molti lo hanno ricordato e, pertanto, vi rinvio tranquillamente alla bella ricostruzione che Davide Maria De Luca ha pubblicato oggi su ilpost (Lo sbarco in Sicilia, 70 anni fa).

ilpost.it

A me interessa ricordare lo sbarco del 10 luglio per una diversa ragione. Completata la riconquista del Nordafrica da parte degli alleati, i nazisti temevano uno sbarco nel Mediterraneo, ma ignoravano se sarebbe avvenuto in Grecia, in Italia meridionale, in Sicilia o in Sardegna. I servizi segreti inglesi organizzarono una fantastica operazione di depistaggio, che aveva tra i suoi ideatori Ian Fleming (il futuro creatore di James Bond): il macabro nome di codice era «Operazione Carne Trita».

Io ne ho parlato, in questo blog, recensendo il romanzo di Ian McEwan (Ian McEwan – Sweet Tooth) e il bel libro di Ben Macintyre (Ben MacIntyre – Operation Mincemeat).

Il libro è stato tradotto in italiano negli Oscar Mondadori (L’uomo che non c’era. Come il controspionaggio inglese nascose a Hitler lo sbarco in Sicilia) e vi consiglio di leggerlo.

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Per stuzzicarvi l’appetito (nel caso le mie recensioni non vi fossero state sufficienti), ecco la presentazione dell’editore:

All’alba del 10 luglio 1943 le truppe alleate sbarcarono in Sicilia nel primo attacco alla “Fortezza Europa” in mano a Hitler. Un attacco destinato ad avere un grande successo e ad aprire una nuova, cruciale fase nelle operazioni belliche. Un vero trionfo, dovuto in buona parte a un uomo morto sei mesi prima, un “uomo che non c’era”. Attorno a lui venne costruita un’imponente rete di depistaggi, un vero e proprio imbroglio escogitato da un avvocato inglese, Ewen Montagu, e noto come “operazione Mincemeat”, senz’altro il più spettacolare, sfacciato e riuscito piano dissuasivo della Seconda guerra mondiale, volto a convincere i servizi informativi nazisti che il grande sbarco alleato nel Mediterraneo avrebbe avuto luogo in Grecia e non sulle coste siciliane. Nota fino a poco tempo fa in modo solo parziale, la vicenda è emersa in tutta la sua complessità solo recentemente, e in questo volume viene ricostruita grazie a documenti dei servizi segreti, fotografie, memoriali, diari dei protagonisti. Che raccontano una vicenda tanto avvincente e incredibile quanto vera.

Scoiattolo

Secondo il Vocabolario Treccani:

scoiàttolo s. m. [der. in –àttolo del lat. *scuriussciurus, dal gr. σκίουρος: v.sciuridi]. –

  1. Nome di varie specie di roditori della famiglia sciuridi, di medie dimensioni, arboricoli e diurni, con corpo slanciato, muso appuntito, occhi e orecchie grandi, lunga coda rivestita di pelo folto, tenuta rivolta verso l’alto. In partic. sono così chiamate le specie appartenenti al genere Sciurus, tra cui lo scoiattolo rosso(Sciurus vulgaris), comune in Italia nei boschi, di colore bruno rossiccio o nerastro, e lo s. grigio (Sciurus carolinensis), originario dell’America Settentr. ma oggi diffuso anche in alcune regioni europee, soprattutto in Gran Bretagna, di maggiori dimensioni e mantello color grigio bruno. Alla famiglia sciuridi appartengono inoltre gli s. giganti, del genere Ratufa, diffusi nelle foreste tropicali dell’India, Indocina e arcipelago della Sonda, mentre ad altre famiglie appartengono i varî roditori noti col nome di s. volanti, provvisti di un’ampia membrana, detta patagio, che si estende ai lati del corpo, fra gli arti anteriori e posteriori, e fra questi e la base della lunga coda, utilizzata per planare tra gli alberi.
  2. In similitudini e usi fig., con riferimento all’agilità e alla mobilità di cui lo scoiattolo (spec. quello rosso e quello grigio) è dotato: agileveloce come uno s.arrampicarsi come uno s.quel ragazzo è proprio uno s.gli Scoiattoli di Cortina, celebre gruppo di arrampicatori e guide ampezzane. ◆ Dim. scoiattolino.

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Parola di origine latina e greca dunque, con una transizione da σκίουρος a scuriussciurus abbastanza usuale. Sì, ma σκίουρος è una parola interessante, perché sarebbe l’unione di σκιά (ombra) e οὐρά (coda). Lo scoiattolo sarebbe dunque l’animale che si fa ombra con la coda: e ci può stare, come dicono qui a Roma.

Dal latino all’italiano ci si arriva attraverso il diminutivo (quindi scoiattolino è il diminutivo di un diminutivo: ricordatevene quando lo dite alla vostra ragazza): scurius → scuriatolus (attraverso l’aggettivo scuriatus).

In provenzale si è invece passati (sempre via diminutivi) da scurius a → scuriolus → squiriolus. Da cui il francese écureuil e l’inglese squirrel.

Naturalmente, se lo privi della bella pelliccia diventa uno scuoiattolo.

 

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