Katherine Harmon Courage – Octopus! The Most Mysterious Creature in the Sea

Harmon Courage, Katherine (2013). Octopus! The Most Mysterious Creature in the Sea. New York: Current (Penguin Group). 2013. ISBN 9780698137677. Pagine 272. 14,60 €

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Non un libro di scienza, per la verità, ma di giornalismo scientifico. Giornalismo partecipato, se è per quello, perché la signora Katherine Harmon Courage è abbastanza avventurosa (merito del suo cognome acquisito, Courage?) da mangiare i polpi anche crudi, di farsi avviluppare da un tentacolo pieno di ventosette e di andarli a pescare su una barchetta pur soffrendo il mal di mare (ma la dettagliata descrizione degli attacchi di vomito poteva anche risparmiarceli).

Mi ha molto ricordato Gulp! di Mary Roach, anche nei tentativi (per la verità non sempre riusciti) di fare dello spirito.

Il polpo è un animale veramente interessante (oltre che gustoso, e né io né Katherine Harmon Courage smetteremo di mangiarlo) e ho imparato cose che ignoravo. Peccato che, proprio perché adattabile e intelligente, sia difficile tenerlo in un acquario. Interessante anche che alcuni degli scienziati che lavorano sui polpi (per esempio quelli del progetto europeo OCTOPUS) siano italiani, guidati da Cecilia Laschi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Il libro ha delle cadute e più di uno svarione (strano, con tutti gli editor ringraziati negli Acknowledgment). Ma nel complesso si legge con piacere.

Se siete interessati all’argomento, sul sito di Katherine Harmon Courage c’è una sacco di materiale interessante e un blog.

Prima di proporvi i soliti estratti dal libro, eccovi un breve video sugli exploit mimetici del polpo:

* * *

Qualche bocconcino (non di polpo, ahimè). Consueti riferimenti alla posizione Kindle:

Milone’s specialty is octopus carpaccio, a traditional dish from around Milan. [776: forse l’autrice ignora dove sia Milano rispetto al Mediterraneo]

Gythio (also called Gythion, Gytheio, or Ytheio) […] [838: la povera Katherine non ha studiato il greco antico e ignora che quello che lei confonde con un y è un γ]

Despite all of the octopus’s flashy flesh, however, as far as we know, it is color-blind. And we don’t know if it is even aware of what its skin is doing at any given moment. [1274]

Like some species of birds, octopuses occasionally decorate the area around their dens with found objects, both natural and man-made. This creative behavior is, of course, the inspiration for the Beatles’ “Octopus’s Garden,” from their 1969 album Abbey Road. Ringo Starr wrote the lyrics while on vacation in Sardinia, lounging on Peter Sellers’s yacht, as he recalled in the book The Beatles Anthology. [1908]

Cephalopods have had hundreds of millions of years to cultivate their intelligence, but the development of exceptional (okay, at least pretty darned impressive) intelligence is not an evolutionary given. Much of the animal kingdom does quite well for itself—cockroaches, mites, fruit flies—apparently without much complex cognition at all. [2130]

“Intelligence means taking information from the environment,” Mather says. “Their brains are not like ours, and they’re paying attention to different factors, but intelligence is intelligence is intelligence.” [2198]

[…] ager gels […] [2396: un altro sconcertante errore sfuggito agli editor. Si tratta chiaramente di un gel di agar agar]

Cecilia Laschi, a biorobotics professor at the Scuola Superiore Sant’Anna in Italy, has been coordinating the effort. [2445: merita una foto]

sssa.bioroboticsinstitute.it

[…] queen of Eretria […] [2451: ancora un errore, dovuto alla cattiva comprensione dell’autrice e al mancato controllo degli editor. Stiamo parlando dello Scoglio della regina di Livorno, un posto che tutti i livornesi conoscono. La regina Maria Luisa di Borbone, allora regina d’Etruria – non di Eretria! –, figlia del Re di Spagna Carlo IV, nel 1806 vi fece il bagno in una piccola piscina coperta solo da tendaggi. Convintasi della funzione terapeutica dei bagni di mare la regina fece scavare nei pressi dello scoglio una vasca alimentata da quattro canalette per trascorrervi le giornate estive con le dame di compagnia. Nel 1846 il dottor Carbone Squarci ebbe l’autorizzazione a costruire uno stabilimento balneare, con un palazzetto in muratura collegata alla terraferma da un  piccolo ponte a sei arcate. Oggi la struttura ospita il centro di ricerca internazionale nel settore delle tecnologie marine, in particolare della logistica e della robotica, istituito nel 2009 con un progetto del Comune di Livorno in collaborazione con Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Regione Toscana, Capitaneria di Porto e Finmeccanica. La storia la trovate qui]

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