De Cataldo-Bonini – Suburra

De Cataldo, Giancarlo e Carlo Bonini (2013). Suburra. Torino: Einaudi. 2013. ISBN 9788858411001. Pagine 450. 9,99 €

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Chi ha letto questo romanzo dopo di me (che l’avevo finito qualche giorno prima) ha detto una sola parola a caldo: «Potente». Mi sembra una sintesi perfetta, ed è esattamente lo stesso aggettivo che era venuto in mente a me.

De Cataldo è un autore che – dopo il grande successo di Romanzo criminale – ho deciso di seguire. Non penso di essere il solo, anche se forse i motivi per cui De Cataldo piace a me (l’impegno civile, e il tentativo di spiegare la storia italiana, o almeno una sua parte, con l’intreccio tra politica e criminalità organizzata) non sono gli stessi per cui Romanzo criminale è stato un grande successo.

Questo blog contiene ormai una serie di recensioni di opere di Giancarlo De Cataldo e mi risparmio un po’ di fatica (e risparmio a voi un po’ di ripetizioni) citando quanto avevo già scritto a proposito di Io sono il Libanese:

Sono un lettore appassionato di Giancarlo De Cataldo. Mi era molto piaciuto, alla sua uscita, Romanzo criminale (nessuna recensione, perché questo blog non era nato). Ancora di più mi è piaciuto Nelle mani giuste., che ne era in più d’un senso il seguito; mi era sembrato potente e coraggioso (affiorava il tema della trattativa tra Stato e mafia, ed è un romanzo pubblicato 5 anni fa). Purtroppo quella resta, secondo me, la sua prova migliore. La forma della paura mi era sembrato un romanzo minore, dettato da esigenze dell’industria culturale (non so se nel frattempo ne abbiano tratto il film di cui il libro, più che un romanzo, sembrava la sceneggiatura). I traditori vedeva il ritorno di Giancarlo De Cataldo alle grandi ambizioni, ma non ai grandi risultati artistici. [Ho letto anche In giustizia – che non è un romanzo ma una riflessione sulla professione del giudice – in una versione e-book non Kindle, e il risultato è che non riesco più a trovarne traccia e, poiché non l’ho recensito subito, ne ho perso anche il ricordo: il che non mi sembra il sintomo che si tratti di una riflessione indimenticabile…]

Io sono il Libanese non mi era piaciuto. Questo invece mi è piaciuto, e molto. De Cataldo torna all’attualità e alla “verità”, non provata né suggerita da qualche teoria del complotto, ma “emergente” dalle complessità del contesto, mi viene da dire.

Non sapevo quale fosse il contributo di Carlo Bonini, di cui non avevo letto mai niente (anche se avevo apprezzato il modo in cui aveva condotto – a più riprese – la trasmissione Prima pagina di Rai Radio3. Ho subito rimediato leggendo il suo Acab (su cui vi dirò in un prossimo post). Posso anticipare che mi sembra che i temi di Suburra siano quelli di De Cataldo, mentre la lingua e le caratterizzazioni devono molto a Bonini (ma, lo ripeto, sembra a me e non ho altri elementi che queste parziali letture delle loro opere).

La Roma di Suburra è una Roma quasi contemporanea (il 2011 della caduta di Berlusconi) e molto credibile, soprattutto nelle periferie di Ostia e dell’Anagnina, ignote ai più, ma vitalissime nel loro essere territori al di fuori del controllo dello Stato italiano.

L’Anagnina aveva l’odore dolciastro e inconfondibile di quei luoghi in cui il fetore degli uomini e del cemento non ha ancora avuto del tutto ragione della campagna. Ad Abbas ricordava la sua Teheran. Certo, visti da via Mongrassano, i Castelli non erano i monti Elburz, e la terrazza di verde sulla quale si indovinava Frascati non aveva né la forza né l’altezza cupa del Tochal. Ma l’aria, quella sí era la stessa. Soprattutto adesso che era estate. Impastava le mucose della bocca come sabbia. Seccava le narici. Grattava la gola con quel retrogusto di ossido di carbonio e bitume, venato com’era da un sentore di carogna e rifiuti in decomposizione. [824]

I pulmini arrivavano alla stazione Anagnina intorno alle dieci. Ogni lunedí mattina. Scaricavano ucraine, moldave, romene. Alcune erano destinate a pulire il sedere a vecchie signore moribonde, altre avevano già un ingaggio come puttane. Tutte, indifferentemente, in testa non avevano che un pensiero: fare i soldi, farne tanti, farli il piú in fretta possibile. [1885]

Non aggiungo altro perché – pur non essendo un “giallo” nell’accezione propria del termine (quella delle regole canoniche di S. S. Van Dine) – è pur sempre un poliziesco. Leggetelo, se vi sono piaciute le altre cose di De Cataldo.

In ogni caso, godetevi qualche citazione, non foss’altro che per il piacere delle invenzioni linguistiche.

* * *

Eccole dunque (riferimento alla posizione sul Kindle):

Lí dentro non c’era un’Epifania. C’era il nuovo Natale di Roma. [68]

[…] alla sanfasò […] [327: ho dovuto guardare il vocabolario, è un francesismo per sans façon, alla rinfusa, a casaccio e l’ho trovato qui]

Salendo sulla rampa delle Tre Fontane, rivolse un’occhiata fugace alla ruota rugginosa del luna park, monumento alla sua infanzia e a un tempo che si era fermato, come se quella città non fosse in grado di progredire sulle sue rovine, ma solo di affastellare le une sulle altre. [498: bellissima la notazione su Roma che non progredisce ma affastella]

[…] un centro tatuaggi tribali, Er Geko, con lettini con materassini ad acqua. [661]

[…] zammammeri […] [683: in generale gli immigrati extracomunitari, ma qui non aiuta neppure il vocabolario]

Vuoi cambiare il mondo. Ma il mondo non si cambia. Si governa. [1192]

E del resto, che diamine, era un tecnico, lui. Un civil servant. [1342]

Antropologicamente connotati, si sarebbe detto. [1739]

[…] Viber, l’applicazione israeliana a prova d’intercettazione […] [1922: non lo sapevo, che fosse israeliana; che sia a prova d’intercettazione non è vero]

Il momento schumpeteriano per godere della forza creatrice della distruzione sarebbe arrivato. [2345]

Un topo con una rosa all’orecchio è sempre un topo […] [2382]

[…] scorzone di Volterra […] [2500: è un tipo di tartufo; anche questo l’ho dovuto cercare]

[…] te mannano all’alberi pizzuti. [2794: cioè al camposanto, perché gli alberi pizzuti sono i cipressi]

«Ci provo» non basta. «Ti dico domani» va già meglio. [2821]

[…] Ed è proprio per questo che andrò avanti.
– Sulla strada sbagliata, – lo provocò lei.
Marco allargò le braccia.
– Non ne conosco altre. [2991]

Alice si lasciò andare sul sedile di stoffa dall’armatura in alluminio che le ricordava una sdraio e, osservando il cambio al volante e quel cruscotto minuscolo che faceva tanto auto giocattolo, mise su un’espressione tra il divertito e lo sconcertato.
– Ma che macchina è?
– La mitica R4. È dell’89. […] [3534]

[…] chi crede di sapere troppo non sa nulla. E si perde quasi tutto. [3585]

Questa non è piú Roma. Pure l’uccelli hanno imbruttito. L’altro giorno, qui davanti, un gabbiano s’è magnato un gatto vivo. [3648]

Questi piú muti delle pezzogne di Castellabbate sono… [3863]

In un bicchiere d’acqua spezzò due fiale di ricostituente all’echinacea e ginseng che comprava a pacchi nel negozio bio del quartiere, perché la costruzione di una signora partiva anche da lí. [5272]

Un tuono a Palazzo Chigi si fa refolo nei ministeri. È questa la forza della Repubblica. [5372]

Riemerse dal cesso, vuoto come una canna di bambú. [5394]

2 Risposte to “De Cataldo-Bonini – Suburra”


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