Se la Commissione europea vieta la cannella

Mentre altrove (soprattutto negli Stati Uniti, ma anche nell’America del Sud e persino sporadicamente in Italia) ferve il dibattito sulla legalizzazione della cannabis, la Commissione europea si accinge a limitare l’uso della cannella, almeno di quella più diffusa per aromatizzare gli alimenti.

modernfarmer.com

E i consumatori danesi, solitamente così miti dal rasentare un’equanimità bovina, questa volta si ribellano: «Toglieteci tutto, ma non i nostri kanelsnegle!»

Ma andiamo con ordine.

Molti anni fa, scherzando con un amico che nel frattempo ha fatto una grande carriera ed è diventato importante, davanti a una pizza e una birra avevamo ipotizzato che esistesse – oltre e dietro alla Commissione europea pubblica, quella che tutti conoscono – una Commissione europea occulta, composta tutta di rigorose vecchiette dai capelli candidi. E che mentre la prima Commissione proponeva al Consiglio provvedimenti arzigogolati su questioni astruse e oscure, che venivano dibattuti per mesi e talvolta non vedevano la luce, la seconda era rapidissima ed efficace a decidere (probabilmente davanti a una tazza di te o di verbena) su questioni concrete con il senso comune e i pregiudizi tipici delle rigorose vecchiette dai capelli candidi, che sono uguali in tutta Europa, quali che siano le differenze caratteriali e culturali delle altre fasce di cittadinanza.

«Signora Rossi, la paglia dei fiaschi è un ricettacolo di polvere.» Vietati!
«Madame Dupont, l’altra sera ho trovato un capello nella minestra.» Obbligo di portare un copricapo per cuochi e baristi.
«Miss Jones, c’è gente che si serve di zucchero con il cucchiaino con cui ha già mescolato nel caffè.» Vietiamo le zuccheriere e obblighiamo alle bustine monodose.

Bene, apparentemente la Commissione delle vecchiette ha colpito ancora e si accinge a vietare la cannella, per il suo contenuto di cumarina, un composto aromatico presente in oltre 27 famiglie di vegetali. Avete presente il profumo caratteristico dell’erba appena tagliata? Ecco, quello è prodotto dalla cumarina.

La cumarina è una sostanza attiva, con molte proprietà farmacologiche. Contribuisce a dare un senso di sazietà agli erbivori e probabilmente questo è il motivo per cui è stata selezionata in una prospettiva evoluzionistica: le piante le cui foglie contengono cumarina sono mangiate di meno, sopravvivono meglio e hanno un vantaggio riproduttivo. Sintetizzata nel 1868, è stata ampiamente usata nell’industria dei profumi e del tabacco, ma non direttamente come aromatizzante negli alimenti perché sospettata di essere epatotossica. Un sale della cumarina (warfarin) è uno dei più diffusi anticoagulanti orali. Altri usi della cumarina, correnti o proposti, includono la terapia dell’HIV, dei tumori, dell’ipertensione, dell’aritmia, dell’osteoporosi. Ha proprietà anti-infiammatorie, antisettiche e analgesiche. Se ne è proposto l’uso contro l’asma e il linfedema. Quasi una panacea.

La cumarina non è consentita come additivo nei cibi, in quanto moderatamente tossica. La dose letale mediana (LD50, una misura comune di tossicità: si riferisce alla dose di una sostanza, somministrata in una volta sola, in grado di uccidere la metà di una popolazione campione di cavie) è di 275 mg/kg (cioè 22 grammi per una persona come me, che peso 80 kg).

Ma poiché, come abbiamo visto, la cumarina è presente in molte piante, le autorità sanitarie possono porsi il problema se scoraggiare, limitare o vietare anche l’uso di quelle piante che la contengono. Negli Stati Uniti, la FDA non ha alcuna norma in questo senso. In Europa, l’istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi ((BfR: Bundesinstitut für Risikobewertung) ha fissato la “dose giornaliera tollerabile” in 0,1 mg/kg (cioè 8 mg per una persona di 80 kg come me).

Il primo problema è che la spezia che noi chiamiamo cannella è la corteccia di due piante simili ma non identiche, il Cinnamomum zeylanicum originario di Ceylon (la prima che vedete qui sotto) e il Cinnamomum aromaticum o Cassia (la seconda).

wikimedia.org/wikipedia/commons

wikimedia.org/wikipedia/commons

La cassia costa meno della cannella di Ceylon, ed è quindi quella più usata nell’industria alimentare, ma ha un contenuto di cumarina molto più alto. Un kg di cannella in polvere estratta dalla cassia contiene tra 2,1 e 4,4 g di cumarina: in altre parole, un cucchiaino da caffè di cassia contiene tra 5,8 e 12,1 mg di cumarina. E dunque, secondo le autorevoli autorità tedesche, anche un omaccione rischierebbe di eccedere la dose giornaliera tollerabile.

wikimedia.org/wikipedia/commons

Nessun problema per chi come me è un consumatore sporadico di dolci alla cannella (una spolverata sulla torta di mele o le mele cotte, e quel po’ di cannella che è contenuta nel curry, questo è tutto), ma non per gli scandinavi e i danesi in particolare, per cui i kanelsnegle sono una tradizione nazionale, soprattutto in occasione delle festività natalizie. Se venisse applicata la temuta regolamentazione europea, la quantità di cannella ammissibile in pasticceria sarebbe limitata a 15 mg per kg di pasta: troppo poco per produrre dei kanelsnegle dal gusto tradizionale.

I danesi hanno portato il problema all’attenzione internazionale, con articoli sul Telegraph e sul Modern Farmer. Gli altri paesi nordici in cui i dolcetti sono diffusi hanno reagito in ordine sparso: gli svedesi hanno classificato i loro Kanelbullar (sostanzialmente la stessa cosa) come piatto tradizionale ma stagionale, elevando la soglia di cumarina consentita a 50 mg per kg di pasta; i norvegesi si sono limitati ad avvisare che un consumo eccessivo di skillingsboller avrebbe potuto nuocere alla salute.

telegraph.co.uk/multimedia/archive

C’è infine un terzo tipo di Cannella, quella di cui tanti anni fa cantava Antoine (che se lo ricorda?), su cui la Commissione europea non ha ancora avuto nulla da ridire:

Una Risposta to “Se la Commissione europea vieta la cannella”

  1. morgaine Says:

    La prossima volta toccherà alla liquirizia che fa alzare la pressione!


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