Dimenticati?

L’8 ottobre 2001, 7 anni fa, all’aeroporto di Linate un Cessna Citation invade la pista dove sta decollando un MD87 della SAS. L’MD87 sta andando a 270 km/h. L’urto è violentissimo, l’aereo si spezza in 3 tronconi e si schianta contro l’edificio del deposito bagagli. 117 i morti.

Lungo l’elenco delle concause:

  • Nebbia (visibilità inferiore ai 200 m)
  • Segnaletica non a norma
  • Errori del pilota del Cessna
  • Radar di terra non operativo
  • Errori del controllore del traffico aereo
  • Slot agli aeromobili [3 minuti invece di 10 tra un decollo e l’altro]
  • Soccorsi non tempestivi
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Berlusconi

Giuro che è vero. Lo dico sùbito, ma tanto so che non mi crederete.

Sono in vacanza. Prendo un volo low cost per Barcellona. Curiosamente il bagaglio viene riconsegnato in un terminal differente da quello di arrivo (gli aeroporti sono perennemente in costruzione, come una volta le cattedrali). Le spiegazioni non sono chiare e ci troviamo al di fuori della zona “di sicurezza”. Quindi ci tocca, per ritirare il bagaglio, sottoporci di nuovo ai controlli di polizia: via cintura orologio oggetti metallici telefonino; laptop e liquidi in bella vista eccetera. Una seccatura. Sbuffo.

“Stanco?”, mi fa in italiano il poliziotto.

“No, ma tutta questa trafila per recuperare il mio bagaglio è una scocciatura”.

“Sì” fa lui. “Ve la facciamo pagare perché avete votato Berlusconi”.

“Ma io non l’ho votato!” protesto.

“Dite tutti così. Nessuno ammette di averlo votato, ma ha avuto la maggioranza”.

Fine della storiella. E vi rigiuro: tutto vero, nei minimi dettagli.

Forse perché le famose corna le fece qui in Spagna?

Censura

Sono contrario alla censura, nel senso di “controllo esercitato da un’autorità civile o religiosa su pubblicazioni, spettacoli, mezzi di informazione, per adeguarli ai principi della legge, di una religione o di una dottrina morale” (De Mauro online).

Eppure, come amministratore di questo blog, ho un potere di censura. Limitato: la prima volta che qualcuno vuole commentare, deve avere la mia autorizzazione; poi può commentare tutte le volte che vuole. Ma forse ancora più odioso, perché in questo modo censuro le persone, e non le singole opinioni.

Brutta cosa. Eppure oggi, standoci un po’ male perché è contro i miei principi, l’ho fatto. Una testa di cazzo, di cui ho già cancellato dalla mente nome e indirizzo email, ha propugnato la reintroduzione della ghigliottina.

In realtà mi ero già chiesto – dato l’elevato numero di visite alla pagina – se qualcuno non ci andasse per morbosità. Ma mica posso fare da balia a tutti gli imbecilli del mondo. Ma il commento di oggi era particolarmente odioso. Perché questo è un paese che diventa ogni giorno più fascista. Non solo in chi lo governa, ma anche negli elettori e nella ggente. E la proposta di reintroduzione della ghigliottina è particolarmente odiosa, quando l’ultima persona a essere ucciusa in questo modo fu un immigrato tunisino. E perché è di queste ore la notizia del ragazzo ghanese massacrato di botte dai vigili urbani di Parma (vedete che l’esercito non serve, bastano i “miti” vigili urbani).

Questa è l’Italia che vogliamo? Un sogno o un incubo?

Ci stiamo facendo l’abitudine?

Quanto al video che segue, vi invito a leggere su youTube i commenti. Siamo a un punto di minimo. siamo un paese razzista e violento.

Tolleranza zero

Secondo Wikipedia, la ” tolleranza zero è un’espressione del gergo politico, che indica un comportamento repressivo nei confronti d’ un certo comportamento o crimine, con tutti i mezzi consentiti dalla legge, e con l’applicazione di pene detentive certe e severe, senza sconti di pena”.

In altri termini, come nell’orwelliana neolingua, una parola (tolleranza) viene utilizzata per nascondere il fatto che in realtà si realizza al massimo grado il suo contrario (il massimo di intolleranza). Una volta interiorizzato lo stravolgimento del significato, vengono interiorizzati e connotati come normali anche i comportamenti cui il vocabolo si riferisce e dissentire dalla verità ufficiale diventa difficile, se non impossibile.

E se tolleranza zero viene a significare, come oggi nel nostro povero paese, l’occultamento (e poi la repressione sistematica) di tutto quello che viene percepito come fonte di allarme sociale, con tutti i mezzi (dal dispiegamento dell’esercito con funzioni di ordine pubblico, alle ordinanze anti-rovistaggio), come sorprendersi se qualcuno pensa che il linciaggio sia uno strumento della stessa politica?

MILANO, MORTO GIOVANE NERO PRESO A SPRANGATE
MILANO  – È morto nel primo pomeriggio, all’ospedale Fatebenfratelli, Abdul G., 19 anni, originario del Burkina Faso e con cittadinanza italiana, aggredito a colpi di spranga a Milano da due uomini in via Zuretti, non distante dalla Stazione Centrale. Il giovane, in compagnia di due amici, era stato accusato di avere rubato della merce dal furgone bar degli aggressori. Ne era nata una lite, accompagnata anche da insulti razzisti da parte dei proprietari del furgone e da colpi di spranga che avevano ferito alla testa Abdul. La notizia della sua morte, dopo diverse ore di coma, è stata confermata dagli agenti della Questura di Milano.
Secondo la ricostruzione degli agenti della questura di Milano, Abdul G. era con altri due amici dopo aver trascorso la notte in un locale in corso Lodi. A bordo dei mezzi pubblici erano arrivati in via Zuretti con l’intenzione di andare al centro sociale Leoncavallo. A quel punto i tre sono stati avvicinati da un furgone bar da cui sono scesi due uomini che li hanno accusati di avere rubato della merce. I due, uno intorno ai 25 anni, l’altro, un adulto sulla quarantina, sono passati alle vie di fatto e hanno cominciato a colpire il giovane e a lanciare epiteti razzisti: “sporchi negri vi ammazziamo”. Gli aggrediti sono riusciti ad annotarsi parte della targa del furgone. [ANSA, 14.9.2008 15:02]

A quando il Ku Klux Klan?

Southern trees bear a strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black bodies swinging in the southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.

Pastoral scene of the gallant south,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolias, sweet and fresh,
Then the sudden smell of burning flesh.

Here is fruit for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for the trees to drop,
Here is a strange and bitter crop.

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Tristan und Isolde

Oggi, domenica 17 agosto 2008, dalle 14:30 alle 18:50 circa, RaiTre ha trasmesso il Tristan und Isolde che ha inaugurato la scorsa stagione scaligera. Penso che la mia predilezione per questo capolavoro sia già nota a chi segue questo blog: ne abbiamo parlato in occasione dell’anniversario della prima esecuzione, parlando della colonna sonora dell’incontro d’amore ideale, e persino dell’anniversario della nascita di Birgit Nilsson.

Naturalmente, ho 3 rimostranze da fare:

  1. Peccato che la musica bella, ma considerata difficile, sia confinata sulla cenerentola delle reti nazionali in una domenica pomeriggio di metà agosto. Sarei curioso di conoscere lo share. Mia unica speranza è che qualcuno ci sia capitato per caso e sia rimasto ipnotizzato dalla bellezza della musica e delle immagini.
  2. Perché mostrarci l’arrivo alla prima del presidente della Repubblica? Perché farci vedere che ospitava nel palco reale non so quale sceicco o emiro? Perché farci sentire l’inno di Mameli, soprattutto? Mica giocava la nazionale italiana! OK, la Scala è italiana. Però si eseguiva l’opera di un compositore tedesco, con un direttore nato a Buenos Aires da genitori russi di origini ebraiche (e con nazionalità israeliana), un regista francese, un cast internazionale (i ruoli principali affidati a una tedesca e un inglese). Ma soprattutto, la musica è senza confini. Lasciatemi almeno l’internazionalismo della musica.
  3. Il Preludio, un brano celebre e bellissimo, un pilastro nella storia della musica, utilizzato come colonna sonora dei titoli di testa (potete controllare su YouTube). Ridicolo e vergognoso.

Finite le lamentele. A parte queste tutto sommato sopportabili pecche, è stato un pomeriggio bellissimo ed emozionante. La regia di Patrice Chéreau l’ho trovata bellissima (anche se un po’ incongrua: una nave con i muri di mattoni?). Bravissima, come attrice, oltre che come cantante, Waltraud Meier. Alla fine del Liebestod ero commosso fino alle lacrime.

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Da Parma ad Abu Ghraib il passo è breve

La storia ormai la sanno tutti. I sindaci hanno avuto il potere di esercitare la loro “tolleranza zero” con ordinanze che nei migliori dei casi sono ridicole (tipo “vietato passeggiare con gli zoccoli durante l’ora della pennica”) e nei peggiori offensive dei diritti umani e della dignità delle persone.

In questo caso siamo di fronte a un’operazione ampiamente spettacolarizzata (l’assessore comunale alla sicurezza di Parma Costantino Monteverdi aveva invitato giornalisti e fotografi, evidentemente per far vedere di essere deciso e tosto e avere un po’ di notorietà), in cui naturalmente colpevoli della prostituzione sono le prostitute, meglio se straniere (chissà quante malattie portano) e non i loro sfruttatori e non – soprattutto – i loro italianissimi clienti.

Purtroppo per quel povero deficiente dell’assessore e dei suoi complici (dal ministro dell’interno alle forze dell’ordine, ora pronte a fare la parte degli assistenti sociali che rifocillano e offrono acqua e coperte alle fermate) l’immagine è lì che parla, nella sua cruda durezza. Una stanza nuda e spoglia. Una persona a terra, sfinita e in lacrime. Generi di conforto non se ne vedono.

A me ha fatto venire in mente la cella di Nelson Mandela a Robben Island.

Purtroppo non è un caso isolato. Non passa giorno che, tra l’indifferenza generale, le forze dell’ordine non se la prendano con qualche venditore ambulante (un’amica, giusto ieri, è stata testimone di uno di questi episodi). Non dobbiamo, non possiamo restare indifferenti. Ci siamo mossi per i diritti umani in Russia, in Iraq, in Tibet, in Sudafrica. Forse è il momento di muoversi anche per quello che sta succedendo da noi. Il fascismo e il nazismo si sono affermati con il sostegno di molti e l’indifferenza dei più. Per una volta mi tocca essere d’accordo (in parte) con Famiglia cristiana.

È un “Paese da marciapiede” quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri.

Ma ancora più d’accordo sono con Alessandro Robecchi (da Il manifesto del 14 agosto 2008 )

ABUSO DI POTERE
Alessandro Robecchi
Giunto avventurosamente al potere, il dittatore dello stato libero di Bananas comunicava ai sudditi le sue prime riforme. Tra queste, l’obbligo di indossare la biancheria sopra i vestiti, e non sotto. Divertente. Ma ci scuserà Woody Allen se consideriamo la sua immaginazione superata – almeno nella repubblica delle banane che abitiamo noi – dal ministro degli interni e dai sindaci di mezza penisola.
Alle «ordinanze creative» e alla «fantasia» dei sindaci si era appellato qualche settimana fa Roberto Maroni, quello che persino una sonnacchiosa Europa dei diritti ha saputo riconoscere come un mix di malafede, xenofobia e razzismo. Ora che la fantasia è stata declinata in azione repressiva, lo scenario appare chiaro quanto grottesco. A Novara (sindaco leghista Massimo Giordano) non si può stare al parco in più di due dopo il tramonto. A Voghera non si può sedersi sulle panchine di notte. A Cernobbio se ti sposi arriva un’ispezione sanitaria a casa. A Rimini non si può bere dalla bottiglia per la strada (titolo sul Resto del Carlino: «Vietato bere dalle bottiglie anche di giorno», Woody, dilettante!). Lo stesso a Genova. A Firenze, la città del mitico assessore Cioni, è vietato agli strilloni vendere i giornali ai semafori, ma si vigila attentamente anche sui ragazzini che giocano a pallone in un parco pubblico, grave attentato alla sicurezza.
Estinti i lavavetri, la mamma dei capri espiatori è sempre incinta, e le multe serviranno a comprare nuove telecamere di controllo. A Venezia non si può girare per le calli con grosse borse. Groppello (comune di Cassano d’Adda, sindaco forzista Edoardo Sala), chiude nel giorno di ferragosto l’unica spiaggia sul fiume perché è in programma una festa di cittadini senegalesi. Motivazione: «Sicurezza del territorio, ma anche di questi immigrati, che arrivano in gran numero facendo confusione e rischiando di annegare». Come fantasia, come creatività, potrebbe bastare, ma non è che l’inizio.
L’arrivo – ci siamo – è l’immagine della prostituta nigeriana segregata e abbandonata a Parma da vigili urbani diventati secondini, privata di ogni dignità e fotografata come una bestia in gabbia. Per il nostro bene, per la nostra sicurezza, per la nostra tranquillità, piccole Abu Ghraib comunali crescono, nella certezza che le coscienze se ne faranno una ragione. La chiamano fantasia, o creatività, ma si tratta sempre della stessa cosa: un digeribile travestimento dell’abuso di potere. E infatti, che razza di fantasia ci sarebbe nel picchiare, deportare, angariare, multare, incarcerare, umiliare i più deboli? Nessuna. Inventare un’emergenza sicurezza è stato semplice, sostenerla e propagarla grazie ai media controllati dal capobanda che ha vinto le elezioni anche. Dedicarle aperture di tg e allarmati fondi sulla stampa pure. E ora? Ora che non si sa bene quale sicurezza garantire, e da che cosa, e da chi, si fa appello alla fantasia. Qualche senegalese non potrà fare il bagno nell’Adda, la prostituta nigeriana (con clienti italiani) non creerà più allarme, il paese è salvo. Fantasia. Del resto, sapete dire cos’ha trasformato il vecchio caro ed evocativo manganello in una semplice «mazzetta distanziatrice»? Sempre lei, la fantasia. La fantasia al potere. Ai tempi del colera.

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Il pizzardone armato

Finalmente una notizia che ci rassicura tutti! Tra poco il pizzardone romano, in fama di “bonario” anche prima del veltroniano buonismo, sarà armato di pistola, come del resto i colleghi di Milano, Torino, Palermo, Napoli, Bari, Bologna, Firenze, Cagliari, Viterbo, Rieti, Latina e Frosinone. Finalmente! Altro che esercito: i militari messi in servizio di pubblica sicurezza da Ignazio La Russa sono 3.000 in tutta Italia, qui parliamo di 6.150 vigili urbani con contratto a tempo indeterminato, cui se ne aggiungono poco meno di 500 a tempo determinato. Insomma, quasi 7.000 pistole in più in giro per Roma. Tutti più sicuri, allora?

Sì, certo, la deterrenza… Però a me le pallottole fanno paura, da qualunque parte arrivino. E più pistole ci sono in giro, più cresce la probabilità di buscarsi una pallottola vagante, anche se non era indirizzata a te ma a qualche poveraccio intento a rovistare in un cassonetto. Fuoco amico? ma amico di chi?

Per fortuna, leggo qui (ma non so quanto la fonte sia attendibile) che 4.200 vigili romani fanno lavoro d’ufficio e dunque, immagino, non pattuglieranno le strade (al massimo, si può prevedere qualche delitto passionale tra le mura del Campidoglio…). Quanto ai 1.950 addetti alla viabilità, mi auguro che usino la pistola con discernimento maggiore di quello che applicano alla regolazione dei semafori (magari studiando un po’, ma questa è un’altra storia).

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Libertà erose

Stamattina l’altoparlante della metropolitana di Roma annunciava: “Si ricorda ai signori viaggiatori che nelle stazioni della metropolitana è vietato effettuare scatti fotografici”.

A parte il linguaggio burocratico (non si fanno foto, si effettuano scatti fotografici), “si ricorda”. Perché, ce l’avevano detto prima? È scritto da qualche parte, in caratteri minuti, sul contratto di trasporto?

E non è un’erosione, per quanto piccolissima, delle nostre libertà individuali?

Tanto più fastidiosa, dal momento che nelle stazioni della metropolitana siamo “videosorvegliati”, anche se – suppongo – per il nostro bene e per la nostra sicurezza?

O forse la ragione è biecamente commerciale, come questa notizia (tratta dal sito di Metroroma) induce a sospettare?

Metro è un set

Metropolitana di Roma S.p.A. offre molteplici soluzioni scenografiche, didascalie della realtà metropolitana, dove i moderni criteri architettonici si fondono con le testimonianze di forme passate. Lo dimostra il fatto che registi, fotografi e società di produzione  ne fanno continua richiesta per ambientare film, cortometraggi, fiction, documentari e spot.

Ogni anno riceviamo oltre 150 richieste per poter effettuare riprese cinematografiche o eseguire servizi fotografici, all’interno delle stazioni della metropolitana di Roma e lungo le tratte ferroviarie Roma-Lido, Roma-Pantano e Roma-Viterbo, ospitando frequentemente troupe e cast artistici.
Negli ultimi due anni, per esempio, sono state accordate autorizzazioni alla Cecchi Gori Group, alla casa di produzione romana Cattleya, alla Bianca Film, alla Rai e a Mediaset.
Le stazioni della metropolitana e delle ferrovie regionali sono state scelte come location per i loro film da Vincenzo Salemme, Carlo Verdone, Penelope Cruz, Sergio Castellitto, Nicoletta Braschi, Donald
Sutherland, solo per citare alcuni nomi.
Numerose richieste anche dalle produzioni di fiction: l’ultima in ordine di tempo, quella di Distretto di Polizia, in onda su Canale 5, che ha ambientato alcune scene nelle stazioni di Anagnina e Saxa Rubra.
Metropolitana di Roma S.p.A., comunque, viene anche spesso incontro alle esigenze dei privati cittadini, dei laureandi in preparazione  delle loro tesi, studenti di materie artistiche e tecniche che devono formarsi sul campo, dei giovani registi al primo ciak, che intendono girare dei corti/opere prime, fino alle richieste di intere scolaresche.
Chiunque desideri ricevere informazioni più dettagliate per la realizzazione di riprese cinematografiche, televisive, servizi fotografici all’interno delle strutture in gestione a Metropolitana di Roma S.p.A., può
contattare telefonicamente la Direzione Comunicazione al numero 06.57532846 oppure accedere qui sotto alla procedura di autorizzazione.
Le autorizzazioni saranno ad insindacabile giudizio di Metropolitana di Roma S.p.A..

A insindacabile giudizio. Alla faccia del bicarbonato.

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Del Turco: in carcere riso e verdure, rilegge Silone

Lo leggo su un lancio dell’Ansa, e non mi stupisco.

Non mi stupisco della scelta della dieta vegetariana, se è vero che i suoi guai giudiziari sono legati a decisioni “tangentizie” assunte durante un’abbuffata di capretto.

Non mi stupisco nemmeno che abbia fatto in modo che alla stampa “filtrasse” la notizia delle sue colte ed edificanti letture: Silone, L’avventura di un povero cristiano. Silone: abruzzese, ex-comunista, ex-cattolico, socialista pulito e al di sopra di ogni sospetto, scomodissimo, che si auto-definisce (proprio in questo libro) “cristiano post-risorgimentale e post-marxista”. Penso male a sospettare che Del Turco intenda crearsi, a futura memoria, l’immagine del perseguitato politico?

Naturalmente tutto questo accade nel mese di luglio, di cui fu cantore Riccardo Del Turco (non, non è suo parente).

Allarme democrazia elementare

Roma, 7 giugno 2008, ore 19. C’è stato il corteo del Gay Pride. Ormai tutti sono entrati a Piazza Navona, molti ballano, i più chiacchierano tra loro, s’incontrano, si abbracciamo. Tanti cominciano ad andarsene, alla spicciolata. E a piedi, perché i mezzi pubblici non hanno ripreso a funzionare. Tra loro anch’io, un tranquillo signore di mezza età, capelli grigi, pacifico e disarmato. Vado verso Piazza Venezia e, a Piazza del Gesù, mi accingo a imboccare Via del Plebiscito. Ma un cordone di polizia mi impedisce il passaggio a piedi, per motivi di ordine pubblico.

A me pare molto grave. Primo, per quanto una sfilata di gay e lesbiche possa essere sgradita all’attuale maggioranza – incrinandone le granitiche certezza sull’ortodossia dei comportamenti sessuali – dubito che possa rappresentare un qualsivoglia rischio per l’ordine pubblico. Secondo, in Via del Plebiscito non vi è alcuna sede istituzionale, ma l’abitazione privata del Presidente del consiglio pro tempore. Questa è una violazione dello spirito e della lettera non soltanto della nostra Costituzione repubblicana, ma degli stessi principi affermati dalla Rivoluzione francese del 1789, di abolizione dei privilegi e di eguaglianza dei cittadini, cui anche il Popolo delle libertà (sic!) dice di ispirarsi.

È un problema che ci riguarda tutti, perché se restiamo acquiescenti le libertà elementari ci saranno sfilate sotto il naso prima che ce ne accorgiamo. Principiis obsta, direbbero Ovidio e mia madre.

SVEGLIA!, dico io.

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