L’orecchio del tiranno

Nelle istituzioni – non sto ovviamente parlando di quella istituzione totale in cui sono volontariamente detenuto, ma delle istituzioni in generale.

Anzi, cerchiamo di essere il più generici possibile: nelle istituzioni e nelle imprese, insomma nei corpi sociali organizzati gerarchicamente, insomma …

Oggi l’avvio è lento.

Insomma, c’è la gerarchia rappresentata nelle scatolette dell’organigramma, e poi c’è organigramma reale, il pecking order informale ma noto a tutti, salvo agli sciocchi e a quelli irreparabilmente tagliati fuori.

Non potendo essere rappresentato sull’organigramma, il potere reale si deve rivelare simbolicamente. Uno dei simboli, che è al tempo stesso un rito, è quello dell’orecchio del tiranno.

Si svolge così. Deve essere una situazione formale. Il capo supremo presiede un consesso dei quadri. Disposizione a teatro. Lui seduto al centro del tavolo di presidenza, meglio se su una sedia un po’ più grande delle altre che ne chiarisca simbologicamente il ruolo, circondato dai gerarchi dell’organigramma formale. I quadri seduti in platea. A un certo punto da uno degli scranni, ma più spesso dalla platea, il consigliere (o più spesso la consigliera) si alza, sale i due-tre scalini che separano il palco dalla platea, si avvicina con studiata lentezza al capo seduto, si china e gli dice qualche cosa all’orecchio.

Oppure – supponiamo che nel frattempo il capo sia cambiato, per un normale avvicendamento, e che di conseguenza siano anche cambiati l’organigramma ufficiale e quello reale. Questo capo – giusto per immaginare una situazione all’apparenza diversa, ma simile nella sostanza – questo capo, dicevamo, è più democratico, o più populista, o più alla mano. O tutte tre le cose insieme: la sostanza non cambia. Ma la forma sì. Questa volta niente teatro con podio e platea. Questa volta i dirigenti sono disposti tutti intorno a un grande tavolo. Tutte le sedie sono uguali. La centralità del capo è segnalata soltanto dalla sua posizione: al centro del tavolo, e fronteggia l’ingresso, luce alle spalle (prossemica, si chiama). Ma anche in questa situazione, lui o lei – che non siede vicino al capo, perché quelle posizioni sono dedicate ai “vice” della gerarchia formale – si alza e con studiata lentezza …

Orecchio del tiranno

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La torre di Pisa

il 15 dicembre 2001, 10 anni fa, è stata riaperta al pubblico la torre di Pisa, dopo oltre 10 anni di lavori.

Torre di Pisa

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Amundsen

Per me, bambino (facevo la 2ª elementare), Amundsen è stato un eroe. Mi avevano regalato alcune biografie di uomini illustri: Pasteur, Amundsen, Michelangelo, Madame Curie. Per me diventati immediatamente una bibbia i libri e degli eroi i protagonisti.
Amundsen con il fascino del grande Nord (e del grande Sud): ma sinora, a distanza di decenni, soltanto sul Nord ho soddisfatto qualcuna delle mie curiosità.
Cent’anni fa Amundsen raggiungeva per primo il polo Sud (dopo essere arrivato secondo per un soffio al polo Nord).
Per me una data indimenticabile.

Pettinare una palla coperta di pelo è impossibile

Nel caso pensaste di farlo.

Si può invece pettinare una ciambella pelosa.

E sulla superficie terrestre c’è sempre almeno un punto in cui non soffia il vento (con buona pace di Pierangelo Bertoli).

La fonte è NewScientist e di conseguenza lo humour è British.

New Scientist TV: One-Minute Math: Why you can’t comb a hairy ball

The Free Dictionary: Of or relating to Great Britain or its people, language, or culture.

Volontariato

Punto d’incontro tra chi soffre e chi s’offre.

L’invidia del pene assume nuovi significati

Secondo Freud (i 3 saggi sulla sessualità? – che Morgana mi aiuti) l’invidia del pene interviene in una fase dello sviluppo sessuale delle bambine, quando scoprono che il papà ce l’ha e loro no.

I maschietti, Freud compreso, sono sproporzionatamente orgogliosi della loro appendice, mentre alcune donne sostengono che c’è ben poco da invidiare. Non si può negare, però, che il pene consente cose che la sua mancanza rende difficili.

Alcuni di voi ricorderanno il post, su questo blog, a proposito delle mosche di Schipol (Amsterdam). Da qualche tempo, sempre negli aereoporti, sono comparsi degli schermi LCD che trasmettono clip pubblicitari, che sfruttano il fatto che la maggior parte degli uomini guarda fisso davanti a sé mentre orina in pubblico (penso perché guardare verso il basso potrebbe essere interpretato come un interesse omosessuale ai genitali dei vicini),

Ora, un pub di Londra, The Exhibit, ha installato nei suoi bagni dei videogiochi che sono controllati dal getto della pipì.

The Exhibit

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Come funziona è abbastanza intuitivo:

Come funziona

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Il resto della storia lo trovate seguendo il link qui sotto.

World’s first pee-controlled video game opens in London bar

In most pubs and bars, going for a pee involves just that – emptying your bladder, washing your hands and returning to your table. However, take a pee in The Exhibit bar in south London and you’ll have an altogether different experience.

You see, The Exhibit has taken it upon itself to install in its men’s bathroom a number of pee-controlled video games; games with carefully thought up names such as Clever Dick and On The Piste. The system is thought to be the first of its kind in the world, and besides making a trip to the bathroom more entertaining, it will also be an opportunity for advertisers to promote their products.

Developed by UK-based Captive Media, the high-tech urinals come with 12-inch LCD screens fitted just above them. Ads play on the screens until a punter approaches the urinal. Detecting that the punter is in position and ready to pee, the system then switches into gaming mode.

Come mangiarsi un indumento

Un fisico inglese, Jim Al-Khalili, ha dichiarato pubblicamente che si sarebbe mangiato i boxer in diretta televisiva se fosse alla fine risultato che i neutrini sono più veloci della luce.

I am happy to eat my boxers on live TV. It would be a small price to pay for the thrill of so much new physics. But let’s not be too hasty just yet, eh?

La promessa fa venire in mente – oltre a Bart Simpson, che dice “Eat my shorts!”, anche se noi siamo abituati alla traduzione “Ciucciati il calzino!” – le scommesse di Rockerduck con Zio Paperone, di mangiarsi la bombetta [in omaggio al grandissimo Carl Barks arrischio un’immagime, anche se conosco la grettezza della Disney con il copyright: l’immagine l’ho presa da fb].

Rockerduck

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Len Fisher, premio ig Nobel per la fisica nel 1999, ha consigliato ad Al-Khalili (con una lettera pubblicata sul Guardian del 25 novembre) come farlo in maniera corretta.

Improbable Research » Blog Archive

If neutrinos can travel faster than light, Jim Al-Khalili will eat his boxer shorts (Comment, 23 November). As a scientist who has advised leading chefs, the correct way to eat boxer shorts is to heat them to carbonisation in a closed, oven-proof dish and then sprinkle the ash on a rare porterhouse steak. At least, the charcoal will help to cure the indigestion that can arise from having to eat one’s words.
Len Fisher
Bradford-on-Avon, Wiltshire

Black Friday: Consumerism minus civilization – Black Friday – Salon.com

Per coloro che non sono versati nei riti e miti statunitensi, la storia è questa: il quarto giovedì di novembre è una festa molto sentita, quella di Thanksgiving (quella del tacchino e dei padri pellegrini per capirsi: se volete documentarvi potete andare su Wikipedia). Il giorno dopo non è vacanza (anche se in molti casi viene concesso un giorno di riposo e comunque è molto frequente “fare il ponte”) ma è tradizionalmente il primo giorno di shopping natalizio. La traduzione è recente (pare sia nata a Philadelphia nel 1966 e si sia diffusa nel resto degli Stati Uniti verso la metà degli anni Settanta). Ha preso piede l’usanza di aprire i negozi molto presto, di osservare lunghi orari di apertura e di offrire allettanti promozioni.

Venerdì nero soprattutto per il traffico e l’affollamento nei negozi, non certo per le casse dei negozianti, per i quali è più che roseo.

Con l’avvento dell’e-commerce, le occasioni di sconto si sono estese, e per questa via sono disponibili anche in Italia. Facile prevedere che diventerà una moda anche da noi, come è già accaduto per l’indigeribile Halloween.

Come spesso accade negli States, la mania del Black Friday è ormai fuori controllo. L’articolo di Salon che vi segnalo si satireggia un po’.

Black Friday: Consumerism minus civilization – Black Friday – Salon.com

There is a point in our culture beyond which camp and kitsch no longer make the least ironic sense, where consumerism loses its last mooring to civilization, where even seemingly legitimate protest devolves into farce. That point is Black Friday.

Black Friday

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[Naturalmente io ne ho approfittato e una cosa me la sono comprata…]

12 novembre 1931: Abbey Road

Oggi i leggendari studi di registrazione di Abbey Road, immortalati sulla copertina dell’omonimo album dei Beatles, compiono 80 anni.

Abbey Road Album

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Se mi è consentito un ricordo personale, ho ascoltato per la prima volta il disco nelle cabine del negozio di Ricordi all’inizio di via Montenapoleone (dalla parte di piazza San Babila), l’ultimo sabato di settembre o il primo di ottobre del 1969. Ero tornato da poco dalle vacanze e la scuola (prima classico, anzi seconda, come mi fa notare il mio biografo ufficiale) stava per iniziare o era appena cominciata. Ero in piena fase prog e Abbey Road mi sembrò la cosa più avanzata che i Beatles (di cui ero un fan sfegatato) avessero fatto: c’era persino un Moog (in Because, mi pare). L’attacco di Come Together era folgorante.

L’edificio degli studi, in realtà, non si vede sulla copertina dell’album: è nascosto dietro gli alberi sulla sinistra, dietro il “maggiolino” bianco.

Fine della digressione. Appresi molti anni dopo che gli studi di Abbey Road erano un pezzo fondamentale della storia della musica “seria” (in mancanza di un altro termine più preciso, capiamoci così). Era stato il regno del leggendario Walter Legge (un famoso produttore della EMI, fondatore nel dopoguerra della della Philharmonia Orchestra a lungo diretta da Herbert von Karajan, nonché scopritore e poi marito del grandissimo soprano Elisabeth Schwarzkopf).

Abbey Roas Studios

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L’edificio, nato come casa d’abitazione georgiana intorno al 1830, fu trasformato in studio di registrazione dalla Gramophone, che anni dopo, fondendosi con un’altra casa, divenne la EMI. Le sale di registrazione erano più di una, e i Beatles (e gli altri gruppi) registravano nello Studio 2. La casa accanto agli studi, sempre di proprietà della casa discografica, era adibita a foresteria per i musicisti. Quando alcuni anni fa gli studi furono chiusi e l’edificio rischiò di essere demolito, il governo inglese intervenne a tutelarlo inserendo nella lista dell’English Heritage (Grade II).

L’inaugurazione del 12 novembre 1931 fu filmata e sopravvive fino a noi: il compositore Edgar Elgar dirige la sua marcia Pomp and Circumstance No. 1. Niente paura, la riconoscere subito. All’inizio, Elgar dice agli orchestrali della Londo Symphony Orchestra: “Good morning gentlemen. Glad to see you all. Very light programme this morning. Please play this tune as though youve never heard it before.”

La guerra dei mondi

73 anni fa, il 30 ottobre 1938, andò in onda una delle più famose trasmissioni radiofoniche di tutti i tempi, The War of the Worlds di Orson Welles, trasmessa dalla CBS.

Orson Welles nel 1937

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Benché la trasmissione si apra con una citazione del romanzo di H. G. Wells da cui era tratta – il romanzo, ambientato a Londra, era stato pubblicato nel 1898; l’autore era ancora vivente – e sia ambientata nel 1939, cioè nel futuro, era costruita come un notiziario dal vivo e fece cadere in errore molti (ingenui?) ascoltatori.

Un numero musicale viene interrotto dalla notizia di strane esplosioni su Marte. L’emittente intervista un luminare (presentato come professore di astronomia a Princeton, interpretato dallo stesso Orson Welles) che nega ci possa essere vita su Marte. Uno strano cilindro atterra nel New Jersey. La CBS manda un inviato, che viene arrostito insieme alla folla dei curiosi, mentre è collegato con la radio: la sua voce si interrompe a metà frase. Torna il professore e questa volta specula sulla tecnologia marziana. Il Pentagono rassicura che nessuna armata può resistere all’esercito americano, che viene invece sbaragliato da tre tripodi marziani. Interviene un (falso) sottosegretario del Ministero degli interni (Welles chiese all’attore di imitare la voce del presidente F. D. Roosevelt). Si finge un collegamento con una batteria d’artiglieria. I marziani spargono un gas nero velenoso e gli artiglieri muoiono soffocati da accessi di tosse. Ormai cadono decine di cilindri sul territorio americano. Un reporter si collega dal tetto della sede della CBS a Manhattan e descrive i tripodi che guadano l’Hudson spargendo il tossico fumo nero. Descrive i newyorkesi che muoiono come mosche o si gettano nell’East River in cerca di un’impossibile salvezza. Lui stesso muore. Resta soltanto la voce disperata di un radioamatore: “”2X2L calling CQ. Non c’è nessuno in onda? Non c’è nessuno in onda? Non c’è … nessuno?”.

Soltanto a questo punto – ma sono passati circa 40 minuti – si ricorda che la trasmissione è una fiction.

La trasmissione generò un diluvio di polemiche. Molti non avevano seguito la trasmissione dall’inizio. Il panico dilagò. Ci fu chi chiamò la polizia o la CBS testimoniando di aver visti i cilindri atterrare, visto e sentito i bagliori delle esplosioni, respirato l’acre gas velenoso. I giornali (che non volevano perdere l’occasione di denigrare un concorrente pericoloso come la radio) attaccarono Welles e la CBS: gli articoli pubblicati furono più di 12.500. Lo stesso Hitler commentò l’episodio come “una prova della decadenza e della condizione corrotta della democrazia.” Secondo alcuni, il precedente fece accogliere con scetticismo l’annuncio dell’attacco giapponese a Pearl Harbor 3 anni più tardi.

La prima pagina del NYT, 31.10.1938

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Permettetemi un po’ di scetticismo e un po’ d’ironia. La trasmissione (The Mercury Theatre on the Air) andava in onda tutte le settimane dall’11 luglio di quell’anno e proponeva ogni volta un adattamento (un radiodramma) da un famoso testo letterario. Quella del 30 ottobre era la 14ma puntata. Ben più importante: era la puntata di Halloween.

Non era nemmeno la prima volta che si usava il “trucco” del finto notiziario: nel 1874 il New York Herald aveva pubblicato la falsa notizia di una fuga di animali feroci dallo zoo del Central Park (con effetti analoghi sulla credulità popolare). Nel 1926, la BBC aveva trasmesso un finto reportage dal vivo di Roland Knox su disordini di piazza a Londra. Anche il commediografo Archibald MacLeish aveva messo in scena due lavori (The Fall of the City e Air Raid) basati sullo stesso “trucco”. Nel primo lo stesso Orson Welles aveva interpretato il ruolo di un reporter radiofonico.

Sia come sia, la trasmissione consacrò la fama del 23enne Orson Welles.

Ho parlato abbastanza. Mi sembra arrivato il momento di ascoltare la trasmissione originale:

The War of the Worlds