Stronzo

Partiamo pure dal Vocabolario Treccani online, ma vi devo dire che sull’argomento (di cui ho esperienza diretta e personale, per quanto attiene sia al significato letterale, sia a quello figurato – altrimenti non sarei un uomo del mio tempo) ho un’opinione eccentrica.

  1. Massa fecale solida di forma cilindrica.
  2. Volgare epiteto ingiurioso, la cui connotazione offensiva si è andata via via riducendo con il tempo, fino a significare, genericamente, «persona inetta e incapace, o che comunque si comporta in modo criticabile»: «… Ci ha detto anche stronzo … E, in quanto a stronzi», crollò il capo, «siamo tutti compagni …» (Carlo Emilio Gadda). Spesso anche scherzosamente, in tono amichevole: dai, non fare lo stronzo, vieni con noi! Anche in funzione di aggettivo (come attributo o come predicato): che ragazza stronza!; ma sei proprio stronzo!; quanto siete stronze!; impiegati stronzi così non ne avevo mai conosciuti! (e, con tono scherzoso e amichevole: sei il solito stronzo!); con riferimento a atteggiamento, discorso e simili, stupido, odioso, detestabile: ragionamenti stronzi; un comportamento stronzi; ha delle idee davvero stronze.

Fin qui tutti d’accordo. I più, però, pensano che l’origine del termine sia longobarda (*strunz «sterco»): saremmo dunque in presenza di un’altra rara traccia dei longobardi nella nostra lingua, come accadeva per brio. Ne sarebbero testimonianza il francese étron (anticamente estront, con significato più orientato al tecnico-medicale), il fiammingo stront o strunt (letame, ordura), l’antico germanico strunzan (tagliare, distaccare spezzando) da cui il tedesco medievale Strunze (mozzicone, tronco) e il bavarese Strunzel (frammento).

Io però non mi rassegno. Mi sembra più diretta la derivazione dal latino extrudĕre, composto di ex– e trudĕre «cacciare, spingere». Dunque: «spingere fuori con forza, cacciar fuori». Pensate al significato letterale (non a quello figurato) e ditemi se la mia ipotesi non è ragionevole.

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Pèrfido

Perfido è oggi, nell’uso comune, sostanzialmente sinonimo di malvagio: per dirla con il Vocabolario Treccani online, “che agisce con sottile e subdola malvagità, ingannando gli altri per causare loro male, danni, sofferenze: un perfido adulatore; è gente perfida e maligna; sei un perfido traditore; la perfida Albione.”

Per estensione, si dice anche: ha una natura perfida, un animo perfido; una lingua perfida, che parla male di tutti (anche riferito, per metonimia, alla persona: è una lingua perfida). Con riferimento a cosa: è stata un’azione veramente perfida; un perfido inganno; perfide lusinghe.

Nell’uso familiare, con iperbole scherzosa, viene a significare molto cattivo, di pessima qualità: oggi c’è un tempo perfido; queste sigarette sono proprio perfide. E ancora: nauseante, disgustoso, specialmente di cibi e di bevande: non posso mangiare questa minestra, è perfida; che vino perfido!

Ma il significato originario della parola non era questo. E ancora una volta l’etimologia ci aiuta. La parola viene dal latino perfĭdus, composto di fĭdes «fede, fedeltà, lealtà», preceduto dal prefisso per– che in genere agisce come rafforzativo, ma in questo caso denota una deviazione dal significato principale. Quindi perfido è chi rompe una promessa o la parola data, violando fede e fiducia: questa innamorata sarà leale, quest’altra perfida (in questa accezione usa il termine Giacomo Leopardi, che l’italiano lo sapeva). E questo è anche il significato primario, ancorché desueto, proposto da Vocabolario Treccani.

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Cazzimpèrio

Una parola nuova, almeno per me, che romano non sono.

Secondo il Vocabolario Treccani online è un “cibo composto di cacio grattato con burro, uova sbattute, latte o brodo”, si dovrebbe scrivere cacimpèrio o cacimpèro e, quanto all’etimologia, sarebbe un composto di cacio e di un secondo elemento ignoto. Poi, bontà sua, aggiunge che in alcune regioni centrali e meridionali è sinonimo di pinzimonio.

Ma se mi baso sulla ben più autorevole competenza gastronomica di Marco Guarnaschelli Gotti, sulla sua fondamentale Grande enciclopedia illustrata della gastronomia (io ho la vecchia e bellissima edizione del 1990), trovo la grafia cazzimpèrio e il rinvio a pinzimonio. L’altro significato di cacimperio Guarnaschelli Gotti l’attesta alla voce fonduta, ricordando che così la chiamava (peraltro disprezzandola, nel confronto con la fondue d’oltralpe) l’Artusi.

Quanto all’etimologia, resto dell’opinione che il cacio, almeno per quanto riguarda il pinzimonio, non c’entri nulla, e nemmeno il cazzo (nonostante la suggestiva proposta di Piero Camporesi che, commentano Artusi, ricorda che pinzimonio in romagnolo si dice cazzimpevar e rinvia agli effetti afrodisiaci dell’emulsione d’olio sale e pepe). Penso piuttosto alla radice kas- che riconosciamo nella casseruola.

Certo, il riferimento sessuale resta sullo sfondo (ma quante parole italiane non sono usate o usabili nei doppisensi?). Tre poesie in romanesco citano il cazzimpèrio:

  1. Un sonetto di Giuseppe Giacchino Belli, La vita de le donne (datato 10 febbraio 1832), troppo osceno per riportarlo qui (se siete curiosi potete trovarlo in Tutti i sonetti romaneschi pubblicati da Liber Liber al numero 408).
  2. Un secondo sonetto dello stesso autore, di poco anteriore e un po’ meno osceno, tanto che mi azzardo a riportarlo (si astengano le mammolette e gli stomaci delicati):

    294. La bbotta de fianco

    E cchi vv’ha ddetto mai, sora piccosa,
    che in ne la zucca nun ciavete sale?
    Io nun ho detto mai sta simir-cosa,
    ché discennola a vvoi, direbbe male.

    Anzi, le bburle a pparte, sora Rosa:
    pô esse tistimonio er zor Pascuale
    si jjerzera vôtanno l’orinale
    nun disse che vvoi sete appititosa.

    E cciaggiontai, guardate si cce cojjo,
    c’ortr’ar zale c’avete in ner griterio
    tienete er pepe drento a cquell’imbrojjo.

    Scappò allora ridenno er sor Zaverio:
    «Co ssale e ppepe e cquattro gocce d’ojjo
    poderissimo facce er cazzimperio».

    10 novembre 1831

  3. Una poesia di Trilussa, in cui si immagina che già ai tempi di Nerone esistesse un’ostaria del Cazzimperio:E, lì, se tinse er grugno de carbone,
    se messe una giaccaccia e serio serio
    agnede all’osteria der Cazzimperio
    framezzo a li gregari de Nerone.
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L’orda d’oro 1968-1977

Balestrini, Nanni e Primo Moroni (1997). L’orda d’oro 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale. Milano: Feltrinelli. 2008.

Un libro facilissimo o difficilissimo da recensire.

Recensione facile: un’ampia e documentata storia, partigiana al punto giusto, di un decennio essenziale per capire l’Italia, anche quella melmosa di adesso.

Recensione difficile: il libro è interessante, plurale nelle voci e nei punti di vista che si susseguono, ma drammaticamente discontinuo. Non è costruito in modo lineare, come un libro di storia tradizionale, ma ovviamente da Balestrini non mi aspettavo questo. Però le voci che si susseguono sono troppo disomogenee: trovare mescolati (e senza nessuna indicazione che ci permetta di distinguere le fonti e gli autori, salvo che in pochissimi casi) testi di volantini, documenti e analisi dell’epoca, analisi più o meno di parte fatte 10 o 20 anni dopo rende la lettura molto difficile e faticosa al limite del fastidio. Mi sono chiesto più volte, leggendo: ma se qui non mi ci raccapezzo io, che pure li ho vissuti quegli anni (una parte consistente, quanto meno, e dal punto d’osservazione privilegiato di Milano), che cosa può capire un ragazzo contemporaneo, che vi si avvicini per capire che cosa sono poi stati quei mitici Sessantotto e Settantasette e gli anni in mezzo (non meno importanti!) o per farci una ricerca o una tesi di laurea? E forse sarebbe stato meglio, a questo punto, un’antologia dichiarata di testi e materiali in una prima parte del volume, e una serie di saggi di commento nella seconda. Tra questi ultimi brillano tra tutti, per la loro qualità, i contributi di Sandro Mancini (che dà un contributo importante all’analisi della nascita e della specificità operaista del Sessantotto italiano) e di Paolo Virno (all’estremo opposto, sulla sconfitta e la fine del movimento).

Miasma

Secondo il Vocabolario Treccani online:

Esalazione malsana, particolarmente quelle che emanano da sostanze organiche in decomposizione (cadaveri, acque stagnanti), e che in passato erano credute causa di malattie (come la malaria), di infezioni e contagi; i miasmi della palude; miasmi pestilenziali. Oggi la parola è usata con senso più ampio, per indicare qualsiasi fetore che vizia l’aria: dalla vicina distilleria provenivano miasmi irrespirabili; fetidi, mefitici miasmi; fuori c’è la nebbia, umida, fredda, carica di nafta e di miasmi (Buzzati).

Viene pari pari dal greco antico μίασμα -ατος «lordura», der. di μἳίνω «lordare, contaminare».

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Proverbi pessimisti [10]

L’ottimo è nemico del buono.

Ma allora, anche:

Il buono è nemico del discreto.

Ed è sùbito peggio.

Il bambino nel vento

Ieri era il 70° compleanno di Francesco Guccini. Celebrazioni a iosa, ma lui ha reagito con la solita sorniona ironia.

Ieri ricorrevano anche i 70 anni della partenza del primo treno piombato per Auschwitz. Le Monde ha pubblicato un bell’articolo, che potete trovare qui.

Mi piace pensare che Guccini fosse consapevole di questa coincidenza quando ha scritto questa canzone.

La prima versione su 45 giri è stata incisa dall’Equipe 84, come lato B di Bang Bang nel 1966 (il primo 45 che comprò mia sorella – io comprai Paperback Writer dei Beatles).

Guccini la incise sul suo primo disco, Folk Beat n. 1, nel marzo del 1967, con il titolo Canzone del bambino nel vento.

Io preferisco di gran lunga questo originale, ma chi volesse sentire (e vedere) un Guccini più recente…

Parnassus

Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo (The Imaginarium of Doctor Parnassus), 2009, di Terry Gilliam, con Christopher Plummer, Andrew Garfield, Lily Cole, Tom Waits, Heath Ledger (e Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law, subentrati alla morte di Ledger).

productionguild.com

productionguild.com

Il DVD che ho comprato in edicola (per di più dovendo anche pagare la copia di Panorama cui era allegato, copia che ho ovviamente ho buttato senza leggerla) è una fregatura: ha soltanto la versione doppiata in italiano del film. Inutile dire che sentire le vere voci degli attori, eventualmente con i sottotitoli, è uno dei motivi per cui preferisco vedere il DVD a casa piuttosto che andare al cinema (l’altro motivo è fumarmi in pace un sigaro).

Quanto al merito, difficile decidere da dove iniziare. Un gran film. Un film film.

Terry Gilliam è un visionario, e questo film è tutto una visione, aiutata e accompagnata da citazioni di quadri e artisti famosi, da Monet a Magritte. si aggiungono, per soprammercato, un po’ di quei buffi cartoni molto inglesi che condivano di surreale le puntate (e la sigla) dei Monty Python. Avrei voluto farvi vedere la scena del ballo tra i vetri rotti, ma dovrete accontentarvi. Il trailer mi pare dia un’idea generale abbastanza fedele:

La morte di Ledger ha portato all’idea – fortuita ma geniale – di far cambiare i connotati al personaggio di Tony, con l’interpretazione di 3 altri grandi attori.

Per finire, due battute fulminanti (siamo pur sempre dalle parti dei MP):

Dialogo tra Parnassus e Mr Nick, il diavolo:
Parnassus: “That’s why we’re still here. You can’t stop stories being told somewhere! You can’t be everywhere!”
Mr Nick (furioso, irritato): “A weak hypothesis!”

Percy a Parnassus, dopo che Valentina se n’è andata: “Telling the truth… Always a bad idea.”

Dimenticavo: Christopher Plummer è il Capitano Von Trapp di Tutti insieme appassionatamente.

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Brio

Secondo il Vocabolario Treccani online:

Vivacità, allegria dello spirito, che nasce da un senso di benessere e di ottimismo e si rivela negli atti e nelle parole: un ragazzo pieno di brio; parlare, conversare, discutere, recitare, suonare con brio; il vino gli restituì il brio che aveva perduto; anche di animali: mettersi in brio, prendere il brio, imbizzarrirsi. Per estensione, di stile, discorsi e in genere di cose che mostrano spirito e vivacità: uno stile tutto brio.; lettera piena di brio; commedia ricca di brio. In musica, con brio, didascalia che prescrive un’esecuzione vivace e spigliata.

Nonostante tutta la retorica all’ingrosso che si fa sulle radici celtiche di una parte della popolazione italiana (quella cui, tra l’altro, apparterrei anch’io), i celti sono stati “spinti” a ovest dalle successive ondate migratorie germaniche (come sa chiunque abbia letto Asterix) e ci hanno lasciato, oltre a un po’ di DNA ben rimescolato, soltanto poche parole transitate nella nostra lingua. Brio è una di queste:  ci è arrivata dallo spagnolo, che a sua volta l’aveva derivata dal provenzale briu, ma l’origine è nella radice celtica brig-o- (“forza”). Abbastanza prevedibilmente, anche attaccar briga discende dal medesimo ceppo.

Apparentata a questa radice ce n’è una indoeuropea, che ci ha dato il greco antico βαρύς (“pesante”), che possiamo riconoscere in parole come baritono o barometro.

Curiosamente, brio ha anche una seconda accezione (che ignoravo fino a poco fa):

Genere di muschi della famiglia briacee, con 800 specie, di cui molte comuni in terreni umidi, sabbiosi o argillosi; formano spesso cuscinetti, costituiti di esemplari molto numerosi, fittamente accostati.

Qui la radice è invece greca, βρύον, che significa (banalmente) “muschio”.

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Stupidità

Grazie a un amico che me le ha ricordate (a proposito), ripropongo a mia volta le leggi della stupidità formulate dall’indimenticabile Carlo Maria Cipolla (Allegro ma non troppo. Bologna: Il Mulino. 1988).

  1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
  2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
  3. Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
  4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
  5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.