Parònimo

“Nella grammatica classica, parola che presenta una lieve differenza formale rispetto a un’altra; parola derivata da un’altra; parola che è simile a un’altra nella forma, ma che ne differisce nel significato” [De Mauro online]

Deriva dal greco pará (“vicino”) e ónyma o ónoma (“nome”). Allo stesso modo, ma con diversi prefissi, sono costruite antinomìa, metonìmia, sinonimìa eccetera.

La paronimia, chiamata anche malapropismo (dal nome del personaggio di una commedia di Richard Sheridan, Mrs. Malaprop) è lo scambio – voluto o accidentale – di parole somiglianti nella forma, ma diverse nel significato: spiccicare-spiaccicare, infettare-infestare eccetera.

Malapropismo è termine derivato dall’inglese, dove malapropos (a sua volta derivato dal francese mal à propos) significa “inappropriato” (e”inappropriatamente”).

La paronimia “voluta” è da considerarsi un espediente retorico (come tale sfruttato in vari ambiti, tra cui ad esempio nel linguaggio della pubblicità e in quello della politica, oltre che nei testi comici).

Quella “involontaria”, in quanto solecismo, è indice di competenze linguistiche limitate, o quanto meno di scarso controllo dei registri linguistici “alti”. È quindi socio-linguisticamente stigmatizzata. Nell’evoluzione dell’italiano contemporaneo, in cui sempre più spesso i mass-media mettono i locutori a contatto con linguaggi specialistici e registri più o meno ricercati, il fenomeno del malapropismo involontario è sempre più diffuso. [adattato da Wikipedia]

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