Fino all’ultimo respiro

Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle), 1960, di Jean-Luc Godard, con Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg.

Visto molti anni fa, al cineforum, lo ricordavo come un capolavoro assoluto. Rivisto dopo molti anni, confermo: è un capolavoro assoluto. Di più: uno di quei film, che mentre lo vedi ti rendi conto che stai assistendo all’inizio di qualcosa. In particolare: la nouvelle vague del cinema francese. Ancora di più: al di là della sua importanza storica, è un film che ancora oggi sprizza felicità d’invenzione, originalità, stato di grazia degli interpreti.

Il soggetto è di François Truffaut (poche paginette, racconta la leggenda; la sceneggiatura fu sostanzialmente improvvisata giorno per giorno, durante le riprese). Girato in poche settimane nella tarda estate del 1959, il film è pieno di innovazioni tecniche: girato in gran parte all’aperto, per le strade di Parigi o in stanze d’albergo, con la macchina a spalla, a bassissimo costo. Ma non vi voglio tediare con i dettagli tecnici che trovate in qualunque storia del cinema.

Tra gli attori compaiono lo stesso Godard (che fa il delatore) e Jean-Pierre Melville (che interpreta Parvulesco, l’autore intervistato da Jean Seberg all’aeroporto di Orly; la parte doveva essere originariamente interpretata da Roberto Rossellini).

Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg sono più che bravi, sono commoventi.

Se lo volete vedere con i vostri occhi, il film è integralmente disponibile su Google video.

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