Le perfezioni provvisorie

Carofiglio, Gianrico (2010). Le perfezioni provvisorie. Palermo: Sellerio. 2010.

Le perfezioni provvisorie

ilsole24ore.com

Un po’ di stanchezza. Non so se mia o dell’autore, per la verità. Propendo per la seconda delle ipotesi: nella letteratura di genere, e soprattutto nel poliziesco in cui ritorna, di solito, l’investigatore, l’autore è costretto a qualche bieco trucchetto. Il più facile è lo stereotipo, e subito dopo viene la memoria di casi passati: un modo per imbarcare anche il lettore neofita, che non ha letto le storie precedenti, e al tempo stesso per strizzare l’occhio a quello affezionato. E così la storia della letteratura “gialla” pullula di coltivatori d’orchidee, di cellule grigie e baffi a manubrio, di soluzioni al 7%. In questo caso, Guerrieri prende a pugni il Sacco (con la S maiuscola), e beve sempre un po’ troppo (ma in questo è in buona compagnia).

In questo romanzo non si sfugge all’impressione di essere dentro un abile gioco di citazioni. È abbastanza evidente che siamo in presenza della riscrittura di un celebre racconto di Sherlock Holmes  – anche se il gioco, almeno all’inizio, non è troppo scoperto, immagino, per il lettore episodico (il richiamo al Mastino dei Baskerville è in realtà fuorviante, gioco nel gioco): purtroppo io sono stato un lettore sistematico della raccolta completa (Arthur Conan Doyle, The Penguin Complete Sherlock Holmes), e quindi a me non mi ha fuorviato, e dunque non mi sono lasciato distrarre (peggio per me, cui un po’ del divertimento insito nel fattore sorpresa è stato sottratto). Più una citazione di Auguste Dupin, in particolare quello della Lettera rubata: ma qui il gioco era leggero.

Un romanzetto post-moderno, alla fine.

Pur sempre cosparso di perle, però:

«Le amiche, sì. Premetto che io sono sempre molto cauto con le mie sensazioni sulla spontaneità o sulla sincerità dei testimoni o degli indagati. Sa qual è un buon modo per verificare se un  investigatore è un fesso?»
«No, me lo dica. Può tornare utile».
«Chiedergli se è capace di accorgersi quando qualcuno gli sta mentendo. Quelli che rispondono di sì e dicono che è impossibile raccontare loro delle bugie sono i più fessi di tutti. E sono quelli che un bugiardo bravo si mette in tasca con più facilità e maggiore gusto». [pp. 88-89]

«I manuali suggeriscono di procedere in due fasi, quando si sente un informatore. Nella prima, è meglio lasciarlo parlare liberamente, senza interruzioni e intervenendo solo per fargli percepire che stiamo seguendo il suo discorso. Quando questo racconto libero si è esaurito bisogna passare alle domande specifiche, per i chiarimenti e gli approfondimenti. E alla fine bisogna sempre lasciare una porta aperta. Bisogna dire al teste che sicuramente, dopo, nelle prossime ore o nei prossimi giorni, ricorderà qualche altro dettaglio. Magari gli sembreranno dettagli insignificanti e sarà portato a tenerseli per sé. Questo non deve accadere. Fra quei dettagli apparentemente insignificanti può nascondersi la chiave per risolvere il caso».
«E dunque?»
«E dunque bisogna dire al teste che se gli viene in mente qualche altra cosa – qualsiasi cosa – deve richiamarci. Serve a non disperdere informazioni, ma anche a rinforzare il senso di responsabilità del teste. Se si sente responsabile, si manterrà in uno stato mentale attivo, e questa è la premessa fondamentale per recuperare ulteriori dettagli». [pp. 93-94]

Carofiglio ci offre chiaramente il meglio di sé, quando ci propone il know-how specifico della sua professione.

Particolare soddisfazione – per il lettore compulsivo come me – la offre lo scoprire una citazione implicita (altro sintomo del post-moderno), come questa:

Ha detto qualcuno che gli uomini si dividono nelle categorie degli intelligenti o dei cretini, e dei pigri o degli intraprendenti. Ci sono i cretini pigri, normalmente irrilevanti e innocui, e ci sono gli intelligenti ambiziosi, cui possono essere assegnati compiti importanti, anche se le più grandi imprese, in tutti i campi, vengono quasi sempre realizzate dagli intelligenti pigri. Una cosa però va tenuta a mente: la categoria più pericolosa, da cui ci si possono aspettare i più gravi disastri e da cui bisogna guardarsi con la massima circospezione, è quella dei cretini intraprendenti. [pp. 124-125]

Bellissima parafrasi, con una scelta delle parole,  una padronanza lessicale davvero invidiabili. Magistrale e rigorosissimo l’uso di o-e-o, che ti disegna sotto gli occhi la matrice delle possibili combinazioni. E civettuolo quell’ha detto qualcuno… Ma siamo in grado di svelare l’arcano: l’ha detto Kurt Freiherr von Hammerstein-Equord, e l’ha citato Hans Magnus Enzensberger nel suo bel libro Hammerstein o dell’ostinazione. Nel mio post su quel libro avevo riportato proprio quella citazione.

Un’ultima cosa: bellissima e raffinatissima l’immagine di copertina.

Pubblicato su Recensioni. 4 Comments »

4 Risposte to “Le perfezioni provvisorie”

  1. morgaine Says:

    Sì, è vero, forse l’editore gli ha chiesto di non lasciare le fan dell’avvocato Guerrieri troppo a lungo a bocca asciutta, ma Carofiglio scrive bene e l’ambiente che descrive è sempre credibile e i personaggi alla fine ci piacciono e quindi ci accontentiamo del poco che ci dà fino a una prossimo romanzo, magari più riuscito di questo.

  2. Le perfezioni provvisorie « Sbagliando s’impera Says:

    […] nuovi libri carichi di aspettative) non ti entusiasma più come prima. Mi ero chiesto, recensendo Le perfezioni provvisorie, se i segnali di stanchezza fossero miei o dell’autore e mi rispondevo, nella sostanza, che […]

  3. Alemanno e il generale prussiano Hammerstein « Sbagliando s’impera Says:

    […] dal nostro Gianrico Carofiglio nel suo romanzo Le perfesioni provvisorie (che ho recensito il 27 febbraio 2010). Merita di essere lettio in questa versione per la perfezione (provvisoris, sicuramente) delle […]

  4. J. M. Coetzee – The Childhood of Jesus | Sbagliando s'impera Says:

    […] ma ne ho soltanto parlato di sfuggita, recensendo altri suoi libri, per esempio qui, qui, qui e qui. Meno persone – io stesso l'ho imparato da una quindicina di giorni – sanno che Il passato è […]


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