La pesca miracolosa: statistica e telerilevamento

Le statistiche della pesca sono considerate non molto affidabili, soprattutto perché gli operatori forniscono alla FAO (l’organizzazione delle Nazioni Unite responsabile delle statistiche in ambito agricolo e alimentare) sottostime sul numero di organismi pescati.

Un trio di ricercatori ha pubblicato l’8 febbraio 2012 su PLoS ONE un articolo (Fish Farms at Sea: The Ground Truth from Google Earth) che illustra un approccio originale al problema di produrre stime statistiche più accurate. I tre – tra cui una ricercatrice italiana, Chiara Piroddi – hanno utilizzato Google Earth per contare e analizzare gli allevamenti in 16 Paesi delle coste mediterranee nel 2006 e per stimare in tal modo la produzione realizzata in quell’anno.

Fish Farm in Greece

doi:info:doi/10.1371/journal.pone.0030546.g001

I 3 ricercatori hanno censito oltre 20.000 “gabbie” lungo le coste e hanno proceduto a stime della produzione e della cattura (escludendo gli allevamenti di tonni e di molluschi). Mentre la produzione complessiva così stimata è risultata vicina a quella pubblicata dalla FAO (rispettivamente 226.000 e 200.000 tonnellate), per alcuni Paesi la nuova stima è molto superiore a quella di fonte FAO: ad esempio, del 30% più elevata in Grecia (che è il leader europeo per la produzione di pesce d’allevamento, con 104.000 tonnellate stimate per il 2006) e del 18% in Turchia (che è il secondo produttore). Per l’Italia i ricercatori hanno invece registrato una sovrastima del dato FAO rispetto a quello da loro calcolato sulla base degli allevamenti presenti, forse per la tendenza degli operatori italiani a spacciare per produzione nazionale le importazioni dalla Grecia.

Stima del pescato

doi:info:doi/10.1371/journal.pone.0030546.t001

I 3 ricercatori hanno svolto il loro studio nell’Università della British Columbia a Vancouver, ma nel frattempo Chiara Piroddi, nata ad Alessandria nel 1977, è tornata in Italia e lavora attualmente al Joint Research Centre della Commissione Europea a Ispra. E il “ritorno” di un cervello italiano non può che farci piacere.

Giusto per la curiosità di vedere come funziona il reblog, lo faccio sul post dedicato al compleanno di Galileo Galilei 4 anni fa.
Aggiungendo una sua frase:
Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi

Sbagliando s'impera

Nasce a Pisa il 15 febbraio 1564. Galileo Galilei è molto importante, per la storia del pensiero scientifico, per la divulgazione scientifica e per il rapporto tra scienza e religione.

Ognuno di questi punti meriterebbe di essere discusso a lungo, ma mi limiterò ad alcuni spunti sui primi due, per soffermarmi di più sul terzo, tornato in qualche modo d’attualità nei mesi scorsi.

Il metodo galileiano: secondo Galileo il libro della natura è scritto secondo leggi matematiche e per poterle capire è necessario eseguire esperimenti con gli oggetti che la natura ci mette a disposizione. Galileo introduce quindi una distinzione tra l’aspetto teorico e quello sperimentale, in cui né uno né l’altro sono preponderanti: il modello teorico spiega un’osservazione sperimentale e anticipa future osservazioni.

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere…

View original post 1.381 altre parole

Disavventure di un portatore di lenti a contatto

Ieri sera, tornando a casa, mi è caduta una lente a contatto in metropolitana. Porto lenti rigide e il modo di scalzarle dall’occhio è praticamente uno solo, il più stupido: infilarsi un dito nell’occhio. E così ho fatto io. Poche le speranze che si fosse spostata dalla cornea ma fosse ancora nell’occhio: non la sentivo (chi porta o ha portato le lenti sa di che cosa sto parlando). Mi sono toccato la faccia e le mani: a volte resta appiccicata sulla pelle. Niente. Ho guardato sui vestiti (per quello che ci vedevo con un occhio solo), aiutandomi anche con il tatto. Con poche speranze, anche perché in questo raro freddo romano sono imbacuccato, strati su strati di vestiario, come Totò e Peppino a Milano. Alla fine, con grande cautela, per evitare di schiacciare la lente con i piedi, nel caso fosse caduta a terra, mi sono chinato e messo a scrutare sul pavimento del vagone.

Con scarso successo e poche speranze, perché il pavimento del vagone è di quella classica gomma nera a bolloni. Se la lente a contatto si fosse evoluta per mimetizzarsi perfettamente sui pavimenti di gomma nera a bolloni, sarebbe esattamente così com’è. E vederci da un occhio solo ti priva del senso della profondità (visione stereoscopica) e rende difficoltosa la messa a fuoco.

Lente a contatto

wikipedia.org

Provate a immaginare la scena: un signore di mezza età, canuto, vestito elegantemente (giacca cravatta e tutto quanto), leggermente sovrappeso, si accuccia precariamente sul pavimento della metropolitana in corsa, estrae un iPhone, accende una pila a LED (l’iPhone può fare anche questo), tiene l’occhio destro chiuso (quello senza lente) ed esamina il pavimento con il sinistro.

Pensate che abba suscitato, non dico la solidarietà, ma almeno la curiosità dei presenti? Macché. Tutti hanno continuato a fare quello che facevano, leggere o ascoltare la musica con le cuffiette, per lo più comodamente seduti. Il treno ha cominciato a rallentare avvicinandosi a una stazione. Una signora si è avvicinata alla porta per scendere e mi ha visto accucciato a terra.

– Ha perso una lentina?, mi fa.

– Sì, dico io.

– Eh, che brutta cosa. Ma perché nessuno l’aiuta?

Soltanto allora una delle due ragazze sedute davanti a me ha infilato un dito nel libro che stava leggendo per tenere il segno e ha abbassato lo sguardo. Immediatamente ha visto la lente per terra e me l’ha segnalata.

Vicenda a lieto fine, dunque, quando già pensavo alla seccatura di dovermene far fare una nuova e restare bloccato per 1-2 giorni. Tantissime grazie alla ragazza che me l’ha trovata (“Che Santa Lucia ti protegga la vista”, avrebbe detto mia nonna). Prontamente. Be’, proprio prontamente no, prontamente dopo l’imbeccata della signora che si accingeva a scendere. A lei sono ancora più grato.

Le considerazioni che potrei fare sono fin troppo facili, e quindi non le farò. Ma certo deve essere penetrata profondamente nei nostri automatismi la norma tacita, di ispirazione laqualunquista, “Fatti i fatti tuoi (specialmente se sei in luogo pubblico).”