I camaleonti più piccoli del mondo

Ne dà notizia un articolo di Frank Glaw, Jörn Köhler, Ted M. Townsend e Miguel Vences comparso su Plos ONE (PLoS ONE: Rivaling the World’s Smallest Reptiles: Discovery of Miniaturized and Microendemic New Species of Leaf Chameleons (Brookesia) from Northern Madagascar).

Bellissimi.

I camaleonti più piccoli del mondo

Brookesia micra sp. n. from Nosy Hara, northern Madagascar / doi:info:doi/10.1371/journal.pone.0031314.g008

A. Maschio adulto su sfondo nero: risalta la colorazione arancio della coda

B. Cucciolo sulla punta di un dito

C. Cucciolo sulla capocchia di un fiammifero

D. Luogo del rinvenimento (lungo un ruscello sul versante occidentale di Nosy Hara).

16 febbraio – Kim Jong-Il

Fino all’anno scorso (ma non so quest’anno) il 16 febbraio era festa in Corea del Nord.

Come si addice a chi è predestinato a un posto d’onore tra storia e leggenda, di Kim Jong-Il si conoscono il giorno e il mese di nascita (il 16 febbraio appunto) ma non l’anno o il luogo.

Secondo gli archivi sovietici e gli storici occidentali, sarebbe nato il 16 febbraio 1941 a Vyatskoye, un villaggio vicino a Khabarovsk, in Siberia, dove il padre Kim Il-sung era al comando del 1° battaglione dell’88ª Brigata dell’Armata rossa, formata da esuli coreani e cinesi.

Per le biografie ufficiali coreane, invece, sarebbe nato esattamente un anno dopo, durante l’occupazione nipponica della Corea, in un campo militare segreto sul monte Baekdu (uno splendido vulcano alto 2.700 metri al confine con la Cina). Come si conviene a un semidio, la nascita fu annunciata da una rondine (presagio di primavera), da un doppio arcobaleno e dalla comparsa nel firmamento di una nuova stella.

Il vulcano Baekdu

wikipedia.org

Naturalmente, trovo molto più degna di fede questa seconda data. Che mi permette di dire che se Kim Jong-Il non fosse deceduto nello scorso dicembre, oggi compirebbe 70 anni.

Nel 1948 il fratello maggiore annega in piscina (forse con un piccolo aiuto del fratellino), spianandogli la strada alla successione al padre Kim Il-Sung nel 1994. Nel 1949 muore anche la madre, di parto secondo alcuni, sparata e lasciata morire dissanguata secondo altri.

Kim Jong-Il

wikipedia.org

Il Supremo Leader della Repubblica Democratica Popolare di Corea era confidenzialmente ma rispettosamente chiamato dai suoi sudditi, pardon concittadini, Caro Leader e Grande Leader. Dopo la morte, è stato ufficialmente denominato Leader Eterno. Ma la lista ufficiale dei suoi titoli, che a me fa pensare irresistibilmente alle Giovani Marmotte, è molto più nutrita e la potete trovare qui.

Giovani Marmotte

goodcomics.comicbookresources.com

E poi sfottono i nostri carabinieri …

È successo nel Sussex, nell’Inghilterra meridionale. Un’area della città è colpita da una serie di furti in appartamenti. La polizia invia sul campo un suo uomo in abiti civili, un novellino particolarmente zelante, collegato via radio alla centrale, dove un collega lo guida utilizzando le immagini che vengono da diverse telecamere a circuito chiuso.

TV a circuito chiuso

telegraph.co.uk / Photo: ALAMY

A un tratto la centrale nota un tale che si muove in modo circospetto, e gli mette alle calcagna il poliziotto in borghese. Niente da fare: ogni volta che dalla centrale gli dicono che il sospetto è entrato in un vicolo o è girato in una strada laterale, per quanto l’uomo sul campo si affretti e scruti nella notte, non riesce mai a vedere niente. Nessuna traccia. Come il palo della banda dell’Ortica (la canzone è di Walter Valdi, non di Enzo Jannacci, ma su YouTube non l’ho trovata interpretata dall’autore).

Soltanto dopo 20 minuti nella sala di controllo della centrale entra il sergente, diretto superiore del poliziotto in borghese, che scoppia a ridere accorgendosi che il sospetto ripreso dalle telecamere è proprio il collega in abiti civili.

L’autenticità della storia – raccontata dal Daily Telegraph (CCTV police officer ‘chased himself’ after being mistaken for burglar) e ripresa da Cory Doctorow su boingboing (English plainclothes police officer follows himself for 20 minutes) – è garantita dalla circostanza di essere stata pubblicata originariamente dal settimanale di un sindacato di polizia.

E ci dà comunque un motivo in più per riflettere sull’utilità di mezzi di sorveglianza di efficacia dubbia (come questo caso dimostra) ma certamente invasivi della nostra privacy.

Orwell e CCTV

a8.sphotos.ak.fbcdn.net

Kissenger, tra Kissinger e Kazzenger

Mi sto godendo un giorno di immeritato riposo, dato che Alemanno mi ha chiuso l’ufficio. Gironzolo un po’ in rete e le notiziole inutili che sono la mia passione mi saltano addirittura alla gola. Per non provocarvi un’overdose o uno shock anafilattico cercherò di diluirle nei prossimi giorni: siete avvertiti.

Questa sembra finta tanto è scema, ma l’ha pubblicata Wired (edizione britannica), che dovrebbe essere una garanzia, e non è neppure il numero del 1° aprile.

Spherical robotic pigs transfer kisses between long-distance lovers (Wired UK)

Traduco l’inizio dell’articoletto di Olivia Solon:

La Lovotics di Singapore ha creato una gamma di robottini giocattolo che permettono agli amanti di scambiarsi baci sulla rete.

Le strane creature – battezzate Kissengers – sembrano porcellini sferici e hannouna bocca artificiale che offre “le convincenti proprietà di un vero bacio”. L’idea è che mentre stai comunicando via Skype con il tuo amato e, quando te ne viene voglia, accosti alle labbra il tuo Kissenger

Kissenger

lovotics.com

Il tizio a sinistra è l’inventore, il Dr. Hooman Samani; non so se quella a destra è la sua amata lontana.

Direi che è un’invenzione senza futuro (a differenza dei teledildonics, che secondo me aprono invece delle prospettive affascinanti), se non temessi di finire in una delle periodiche classifiche delle previsioni sbagliate.

Ma non finisce qui. Apparentemente il tipo fa sul serio.

Perché gli scarabei “danzano” sulla loro pallina di cacca?

Chi mi segue sa da tempo che il letame “allieta” i campi e non dovrebbe stupirsi che gli scarabei mostrino al suo cospetto tanta contentezza da ballarci sopra.

E anche chi conosce un minimo di mitologia egizia (o ha letto Perdido Street Station di China Miéville) sa che Khepri, lo scarabeo sacro, dio del sol levante, ha l’importante ma defatigante compito di far rotolare la pallina (merdosa) del sole tramontato per tutti gli inferi, fino a spingerlo di nuovo sopra l’orizzonte all’alba.

Scarabaeus nigroaeneus

newscientist.com

Ora un gruppo di ricercatori dell’Università di Lund in Svezia, guidato da Emily Baird, conferma che gli egizi non erano del tutto fuori strada.

Why scarab beetles dance on a ball of dung – life – 18 January 2012 – New Scientist

Fare una pallina di sterco è attività che consuma tempo ed energie. Gli altri scarabei potrebbero essere tentati di rubare una pallina già fatta invece di farne una loro. La competizione è forte.Allora conviene allontanarsi il più rapidamente possibile dalla “miniera” di cacca e nascondersi in un posto tranquillo per consumare in pace la propria pallina. Per questo è essenziale seguire una linea retta e non perdere la rotta: la “danza” dello scarabeo servirebbe dunque a orientarsi con il sole, ogni volta che perde la bussola.

1400092469001-beetle-orients-itself-by-dancing-on-dung.html

NAturalmente, il riferimento alla “pallina che s’indovina” è irresistibile. Io l’avevo sentita raccontata da Walter Chiari, ma scopro che ha una più antica (e ben più nobile) origine milanese, direttamente dai magnanimi lombi di Carlo Porta

Appenna l’è dessora, la ghe dis,
Coss’hin mò sti balett d’induvinà?
Lù el respond: Hin balette de Paris,
che s’induvina tutt domà a fregà
con dò, o trè de quist i man, o el mostacc;
se ne comanda, hin a bon prezzi affacc.

Anzi, a chi voeur provà specci dopò
a fam pagà, che l’abbia induvinaa.
Comè l’è inscì, la dis, là demen dò.
Ma usmand i man dopo avei ben fregaa,
questa l’è m…, la repia, o catto;
lù scapand el respund: L’ha indivinato.

[Appena sono di sopra, le gli chiede: Che cosa sono mai queste palline che s’indovina? Lui risponde: Sono palline di Parigi, che s’indiìovina tutto solo a sfregare due o tre di queste tra le mani, o sui baffi; se ne ordina, sono a buon prezzo.
Anzi, per chi vuol provere, aspetto a farmi pagare che abbia indovinato. Quand’è così, dice lei, me ne dia due. Ma fiutandosi le mani dopo averle ben ben sfregate, esclama: ma questa è merda, ohibò. E lui scappando: Vede, ha indovinato!]

[Carlo Porta, Febrar. In Claudio Beretta. Letteratura dialettale milanese. Milano:Hoepli. 1993]

Tinker Tailor …

È abbastanza naturale che in questi giorni, in cui nelle sale italiane esce la versione cinematografica del romanzo La talpa di John le Carré (mi viene da scrivere il remake, perché tutti abbiamo in mente la versione televisiva BBC del 1979, trasmessa anche dalla tv italiana, con Alec Guinness nella parte di Smiley), si parli anche del titolo originale, Tinker, Taylor, Soldier, Spy.

Molti hanno ricordato l’origine del titolo (viene da una “conta” inglese, che individua nel libro 5 sospettati di essere la talpa), tra cui di recente il merlo canterino. Inoltre, wikipedia è (come al solito) molto esauriente.

Guinness as Smiley

guardian.co.uk

Perciò mi limiterei a riproporre la canzone degli Yardbirds (di cui abbiamo parlato più volte, qui, qui e qui), in cui Jimmy Page fa delle cose interessanti e sperimentali, suonando la chitarra con l’archetto, come un violino.

La seconda cosa che vorrei dire, e che non ho proprio trovato da nessuna parte, nemmeno nella documentatìssima voce di wikipedia citata poco fa, è il riferimento che (secondo me) fa alla filastrocca James Joyce, alla fine del penultimo capitolo dell’Ulysses, quello scritto a domande e risposte come un interrogatorio di polizia o il vecchio catechismo:

[…] Narrator: reclined laterally, left, with right and left legs flexed, the index finger and thumb of the right hand resting on the bridge of the nose, in the attitude depicted in a snapshot photograph made by Percy Apjohn, the childman weary, the manchild in the womb.

Womb? Weary?

He rests. He has travelled.

With?

Sinbad the Sailor and Tinbad the Tailor and Jinbad the Jailer and Whinbad the Whaler and Ninbad the Nailer and Finbad the Failer and Binbad the Bailer and Pinbad the Pailer and Minbad the Mailer and Hinbad the Hailer and Rinbad the Railer and Dinbad the Kailer and Vinbad the Quailer and Linbad the Yailer and Xinbad the Phthailer.

When?

Going to dark bed there was a square round Sinbad the Sailor roc’s auk’s egg in the night of the bed of all the auks of the rocs of Darkinbad the Brightdayler.

Where?

A Francesco Merlo il premio giornalistico Kazzenger 2012 per l’irrilevanza

Il nuovo anno, questo 2012 insidiato dalle profezie Maya (mayavverate) e dal più tradizionale essere bisesto e dunque funesto, è iniziato da meno di 15 giorni, e Francesco Merlo – un editorialista che Corriere e Repubblica si contendono che nemmeno Inter e Milan per Tevez – ha già pesantemente ipotecato il premio per l’articolo più irrilevante e irritante dell’anno. Cui vorrei intestare un nuovo premio, di mia istituzione, il prestigioso premio Kazzenger per il giornalismo.

L’articolo è stato pubblicato su la Repubblica del 13 gennaio 2012 (riproduzione riservata), ma poiché il Merlo l’ha anche “postato” sul suo blog lo riproduco – citando beninteso la fonte – con la coscienza tranquilla. Le parti dell’articolo di Merlo, che riprodurrò per intero, sono in blu; i miei commenti intercalati e altre citazioni restano in nero.

Francesco Merlo » Inchini e baciamano, la rivincita del sangue blu / QUANTI NOBILI NEL GOVERNO MONTI

Cominciamo dal titolo.

Inchini e baciamano, la rivincita del sangue blu / QUANTI NOBILI NEL GOVERNO MONTI

Di solito quando qualcuno fa notare a un giornalista che ha pubblicato un articolo con un titolo imbarazzante, il giornalista stesso, spesso spalleggiato dal suo direttore, scarica elegantemente la colpa sul “titolista” (che immagino venga pagato dal giornale per svolgere le mansioni che Benjamin Malaussène svolgeva al grande magazzino creato da Pennac). Qui Merlo non ha scampo: il titolo è suo (a meno che non paghi un titolista per il suo blog).

Molti hanno pensato che fosse costruito ‘massone su massone’ e ora scopriamo che, ‘quarti su quarti’, girano più nobili nel governo Monti, con il suo format salva Italia, di quante patonze giravano nel governo Berlusconi, con il suo format sfascia Italia. C’è insomma un tracciato araldico che neppure negli esecutivi di sua maestà Elisabetta II. I nobili sono infatti almeno sei, tra ministri e sottosegretari, tutti di antichissime famiglie.

Permettetemi prima una piccola parentesi seria. La XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana dispone:

I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome. L’Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge. La legge regola la soppressione della Consulta araldica.

Giusto per sottolineare che non si tratta di una questione di colore, ricordo a tutti che questa disposizione è in attuazione dell’articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce il principio fondamentale dell’eguaglianza. Insomma: non si scherza.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Naturalmente, benché la Corte costituzionale abbia sentenziato che i titoli nobiliari “non costituiscono contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza” (sentenza n. 101 del 26 giugno 1967), i “nobili” non si rassegnano. Carlo Mistruzzi di Frisinga, nel suo Trattato di diritto nobiliare italiano [Vol. I, Giuffrè, Milano, p. 23] afferma: “La Costituzione repubblicana del 1948 non ha – si noti bene – né abolito né proibito i titoli nobiliari. Si è limitata a non riconoscerli ufficialmente e a togliere di conseguenza quella protezione legale di cui essi godevano in regime monarchico. Per contro protegge in pieno i predicati nobiliari che vengono a far parte del nome con funzione ‘individuatoria’.”

Vabbè, dico io, e non da ora. Se vogliono ricordare all’universo mondo, e soprattutto ai discendenti (se ne sono sopravvissuti) delle loro vittime, che per generazioni i loro antenati si sono appropriati con l’uso della forza del frutto del lavoro dei miei e di quelli della stragrande maggioranza dei miei compatrioti, si accomodino pure. Sono tollerante persino nei confonti dei vari carnevali che si rappresenteranno in mezzo mondo nei prossimi giorni (e che pure trovo ributtanti) e considero sacra persino la libertà d’espressione di Casa Pound.

L’incipit dell’articolo di Merlo è folgorante, scoppiettante di idee fresche e originali. “Massone su massone”. Il contrasto dei “format” (ma che vuol dire esattamente?) salva-Italia e sfascia-Italia. La compiaciuta conferma che il termine “patonza” è stato sdoganato per sempre …

Una precisazione però sulle “antichissime famiglie”. Siamo tutti di antichissime famiglie. Tutti gli esseri umani che popolano il pianeta in questo momento, 7 miliardi e dispari, tutti nessuno escluso discendono da antichissime famiglie. Anzi tutti, nessuno escluso, vantano una discendenza diretta e ininterrrotta dalla famosa Lucy africana, di cui portano in ogni cellula una copia del DNA mitocondriale.

È ora di continuare con Merlo, senza infierire ulteriormente. Ma non sono capace di non attirare la vostra attenzione sul bizzarro contrasto tra i “quarti su quarti” di nobiltà del primo capoverso e il Terzi del secondo. Che ne pensa Odifreddi? c’è terreno per qualche elaborazione matematica sulle frazioni? per un’equazione diofantea?

Terzi di Santagata

iagiforum.info

E hanno lo stemma al dito come il ministro degli esteri Giulio Maria Terzi di Santagata, secco, alto, verticale che, appena nominato, fu festeggiato dal presidente del suo circolo, “evviva, uno di noi”, il circolo appunto ‘della caccia’, che è l’oasi, l’enclave, l’addio al mondo del vecchio frack [in italiano si dice “marsina”, ma se si vuole usare il termine francese, allora è frac, come Modugno sapeva ma Merlo ignora] dei vari Torlonia, Borghese, Ruspoli, Aldobrandini, Colonna, Odescalchi, Boncompagni, Orsini, Pallavicini, Barberini, Theodoli, Massimo, Chigi, Grazioli, Lancellotti e tutte le maschere dell’orrendo aristocafonal di Dagospia. Oppure sono discreti ed eleganti tecnici del baciamano come Enzo Moavero Milanesi. “La qualità del baciamano” mi spiega sorridente Sergio Boschiero, il simpatico leader dei monarchici italiani, “è tutta nell’inchino”. Basta fermare un attimo l’immagine e osservare appunto l’elegante riverenza [ma sarà andato a scuola dalle Orsoline?] che il ministro Moavero Milanesi, il Gianni Letta di Monti, ha offerto in omaggio ad Angela Merkel, e paragonarla per esempio a quella, ovviamente più famosa ma “tecnicamente reboante”, di Chirac a Condoleeza Rice. Nel rapido fotogramma di Moavero c’è il lignaggio del principe mentre in quella vecchia istantanea ormai fissata nella memoria c’è la squillante esuberanza del moschettiere. Boschiero nota che Moavero Milanesi ha un cognome aragonese ma, per avventura migratoria, è signore del Lodigiano sin dal 1400 e sul quotidiano di Lodi “il Cittadino” viene celebrato come “il diretto discendente dei Bocconi, fondatori prima della Rinascente e poi dell’Università” [ma insomma, qui c’è una caduta di stile, del Merlo e dello stesso Moavero: se sei nobile non devi occuparti di imprese commerciali da vil meccanico, come direbbe il Manzoni, pena la contaminazione del famoso sangue blu]. Dice Boschiero, il quale per la verità disprezza [ma naturale! se sei monarchico, ai semplici nobili non puoi che sentirti superiore] i cacciatori di simboli araldici e gli esperti in gigli: “Capisco bene che a Bruxelles questi qui facciano tutti carriera: in fondo è la capitale di un regno”.

E qui è difficile resistere alla tentazione e astenersi dal chiedere l’opinione del leggendario capo indiano di 610.

Mario Monti però non li ha scelti sfogliando il Libro d’oro dell’Araldica, quello edito prima del 1922 quando non c’erano i ‘conti di maggio’ e neppure i tanti nomi che il fascismo plebeo poi titolò per meriti civili, come i Marzotto, i Barilla i Ciano. Adesso invece questi nobili al governo sono tornati fuori per via naturale, come una discreta eruzione di lava: i nobili come rimedio al cucù, alle barzellette e alla degradazione trimalcionesca della borghesia italiana?

Domanda retorica e un po’ furbetta. Perché dovete capirlo, Francesco Merlo: deve scrivere un pezzo di colore compiaciuto sulla nobiltà per un quotidiano sedicente progressista, ma avvezzo a strizzare l’occhio ai “vari Torlonia, Borghese, Ruspoli, Aldobrandini, Colonna, Odescalchi, Boncompagni, Orsini, Pallavicini, Barberini, Theodoli, Massimo, Chigi, Grazioli, Lancellotti” (ne fanno fede le cronache mondane delle pagine dell’edizione romana). E quindi non deve irritare troppo i giacobini come me, ma neppure dispiacere agli ambienti radical-chic della capitale. Bene così, allora: “tornati fuori per via naturale, come una discreta eruzione di lava”. O come un rigurgito di subalterno provincialismo? o per altre vie naturali che non oso nemmeno suggerire?

Di sicuro la quota araldica al governo è maggiore di quella che il manuale Cencelli attribuiva ai piccoli partiti di una volta, ed in fondo è la riprova che l’Italia è in crisi visto che sia pure inconsapevolmente cerca l’antidoto persino nelle presunte virtù ereditarie che, come un liquore, impreziosiscono il liquido seminale. “Si tratta – dice ancora Boschiero – quasi sempre di alti burocrati dello Stato”.

No, qui siamo al delirio. Le “presunte virtù ereditarie che, come un liquore, impreziosiscono il liquido seminale”? Ma bevitelo tu! L’Italia merita antidoti migliori!

Quel giorno più non vi leggemmo avante.

Isaac Newton

Buon compleanno, Isaac (Woolsthorpe-by-Colsterworth, 4 gennaio 1643 – Londra, 31 marzo 1727), gigante sulle cui spalle siamo tutti saliti.

Isaac Newton

wikipedia.org

Non ci sono più i vecchi cari Saturnali di una volta

 

Bacco di Guido Reni

salon.com

Why we get wasted on New Year’s – Eatymology – Salon.com

Across ancient Europe, the yuletide holidays were a free-for-all, made dicey by role reversals: The poor invaded the homes of the rich, men dressed as women, and the lord bowed to the peasant. The 12 days of Christmas, from Dec. 25 to Jan. 7, were set in the mold of the Roman holiday Saturnalia: The holidays were a period of truce, when old grudges should be forgotten (at least temporarily), and anger swallowed. But despite all this brotherly love, the Christmas season had a sinister playfulness, similar to the original concept of trick-or-treating. Echoing Saturnalia’s public ridicule of society’s laws and customs, rowdy bands of peasants invaded the manor, demanding food and drink. In exchange, the lord received his subjects’ blessings and goodwill for the coming year.

Il 2011 di Sbagliando s’impera

WordPress.com mi ha mandato un rapporto annuale sulle attività di questo blog nel 2011. Lo condivido volentieri con voi.

Here’s an excerpt:

Madison Square Garden can seat 20,000 people for a concert. This blog was viewed about 63.000 times in 2011. If it were a concert at Madison Square Garden, it would take about 3 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.