Buon compleanno, Hitchcock

Oggi Hitchcock compirebbe 113 anni. Lo festeggiamo con la celeberrima scena dell’aereo in North by Northwest (Intrigo internazionale).

Non vi ricordate il film? Non l’avete mai visto? Rimediate subito, non ve ne pentirete!

La scena a Grand Central:

Il malizioso finale con la “penetrazione” del tunnel (se pensate che possa rovinarvi il film, non guardatelo).

Maria Popova, su Brain Pickings (Happy Birthday, Hitchcock: How the Iconic Director Changed One Boy’s Life | Brain Pickings), lo festeggia da par suo presentando un libro di Laurent Bouzereau, Hitchcock, Piece by Piece.

Alfred Hitchcock — legendary director, insightful happiness guru, masterful exploiter of human psychology — was born 113 years ago today. Hitchcock, Piece by Piece (public library) deconstructs what author Laurent Bouzereau calls “the Hitchcock touch,” in large part through never-before-published memorabilia from the Hitchcock family archive — letters, memos, photographs, and other ephemera that offer an unprecedented glimpse of the legendary director’s life and mind.

Hitchcock, Piece by Piece

brainpickings.org

David Mitchell – Cloud Atlas

Mitchell, David (2004). Cloud Atlas. London: Hodder & Stoughton. 2008. ISBN 9781844568819. Pagine 545. 6,04 €

Cloud Atlas

wikipedia.org

Di David Mitchell ho parlato non molto tempo fa, per parlare dell’unico suo romanzo che avevo letto, The Thousand Autumns of Jacob de Zoet, che mi era piaciuto moltissimo. Mi ripromettevo, ovviamente, di leggera altre opere di Mitchell, e soprattutto questo Cloud Atlas che è il suo romanzo più famoso. Avrei però lasciato passare più tempo (non mi mancano, per fortuna, né le cose da leggere né la voglia di farlo), non fosse che è imminente l’uscita del film tratto dal romanzo. Mia moglie aveva letto un post che invitava a leggere subito il romanzo e anch’io l’ho fatto subito dopo.

Nel frattempo è uscito il trailer del film dei fratelli due Wachowski (quelli di Matrix, per capirsi). Non guardatelo, se pensate vi possa impoverire il gusto della lettura.

Il talento di Mitchell è fuori dal comune: questo si capiva anche nei Mille autunni di Jacob de Zoet, ma qui siamo al limite, e forse al di là del virtuosismo. Il romanzo è costruito su 6 storie che si dispiegano fino a un certo punto, per poi interrompersi e cedere il passo alla successiva. soltanto la sesta storia si sviluppa integralmente. Conclusa la sesta storia si torna (e si conclude) la quinta, e così via fino alla conclusione della prima e dell’intero romanzo. Ogni storia si svolge in un periodo diverso, dal 1850 al lontano futuro, ed è scritta in uno stile e in un linguaggio differente. Alcuni fili tengono insieme le storie, dall’artificio abbastanza ovvio per cui i personaggi di una storia temporalmente successiva vengono in possesso del “testo” della precedente, a collegamenti più sottili come la “voglia” a forma di cometa sulla spalla dei protagonisti, al riferimento (polisemico) all’atlante delle nuvole del titolo, a una riflessione filosofica (e tensione morale) che è il vero connettivo del romanzo.

È un gioco abbastanza facile e piuttosto sterile cercare le somiglianze di famiglia del romanzo di Mitchell. Ma per quanto sterile e forse trito, è pur sempre un gioco, e si è mai visto che io mi perda un’occasione per giocare?

La prima cosa che viene in mente è Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, per l’inanellarsi delle storie. Ma qui, a differenza che in Calvino (che ho letto quando uscì, nell’estate del 1979, ad Acquafredda di Maratea, ma che non ricordo bene e dovrei rileggere) in cui ognuna delle storie si interrompe e il romanzo-cornice si sviluppa linearmente, in Mitchell e nella Weltanschauung di questo suo romanzo la ciclicità, e dunque la permanenza delle pulsioni umane, è assolutamente essenziale.

Quest’ultimo aspetto è anche collegato a una simbologia ricorrente nei vari episodi, quella dell’ascesa e della discesa, dal senso abbastanza trasparente.

Un altro tema importante e ricorrente, come abbiamo accennato, è quello della voglia a forma di cometa che suggerisce che i protagonisti siano reincarnazioni l’uno dell’altro e che i temi della Storia (e delle storie che ne sono gli avatar contingenti) si ripetano, anche se in configurazioni sempre mutevoli, che impediscono di realizzare una mappa statica, un atlante delle nuvole. Ha detto lo stesso Mitchell, in un’intervista alla BBC:

All of the [leading] characters are reincarnations of the same soul […] identified by a birthmark. […] The “cloud” refers to the ever-changing manifestations of the “atlas”, which is the fixed human nature. […] The book’s theme is predacity […] individuals prey on individuals, groups on groups, nations on nations.

Non penso di essere il primo a dirlo, ma il tema della “voglia” come rinvio alla reincarnazione è il connettivo utilizzato nel capolavoro di Mishima Yukio, Il mare della fertilità, in cui il protagonista Honda Shigekuni insegue per tutta la vita (e per tutta la tetralogia) le reincarnazioni di Matsugae Kiyoaki, con le sue 3 voglie sul fianco. Lo stesso Mishima, che terminò la tetralogia il giorno stesso del suo suicidio, lascia aperto il dubbio se la reincarnazione sia realtà o illusione. [Che Mishima si sia suicidato ritualmente (seppuku) il giorno del mio diciottesimo compleanno è soltanto una coincidenza e io non ho nessuna “voglia”.]

Ma più che Calvino e Mishima, a me Cloud Atlas ha fatto pensare a Chapter 24, una canzone di Syd Barrett (a sua volta ispirata agli I-Ching, direi) che compare sul primo album dei Pink Floyd, The Piper at the Gates of Dawn.

All movement is accomplished in six stages,
and the seventh brings return.
The seven is the number of the young light.
It forms when darkness is increased by one.
Change return success.
Going and coming without error.
Action brings good fortune…
Sunset.

The time is with the month of winter solstice,
when the change is due to come.
Thunder in the Earth, the course of Heaven.
Things cannot be destroyed once and for all.
Change return success.
Going and coming without error.
Action brings good fortune…
Sunset.
Sunrise.

All movement is accomplished in six stages,
and the seventh brings return.
The seven is the number of the young light.
It forms when darkness is increased by one.
Change return success.
Going and coming without error.
Action brings good fortune…
Sunset.
Sunrise.

Se volete leggere altre recensioni oltre alla mia, vi rimando alla pagine dedicata al romanzo da the complete review , che trovate qui. Ho anche preparato una pagina di recensioni su Storify.

* * *

Fine della recensione. Di seguito le mie annotazioni, che non siete obbligati a leggere. Riferimenti numerici all’edizione Kindle.

That love loves fidelity, she riposted, is a myth woven by men from their insecurities. [1182]

[…] pretty frightful at 1st sight, still worse at the 2nd. [1410]

Several dead bottles of Trappist beer later, I asked Elgar about the Pomp & Circumstance Marches. ‘Oh, I needed the money, dear boy. But don’t tell anyone. The King might want my baronetcy back.’ Ayrs went into laughter-spasms at this! ‘I always say, Ted, to get the crowd to cry Hosanna, you must first ride into town on an ass. Backwards, ideally, whilst telling the masses the tall stories they want to hear.’ [1415]

I’ve never loved anyone except myself and have no intention of starting now […] [1453]

Anything is true if enough people believe it is. [1668]

[…] every scientific term you use represents two thousand readers putting down the magazine […] [1691]

[…] every conscience has an off-switch hidden somewhere. [1734]

“‘Power.” What do we mean? “The ability to determine another man’s luck.” [2232]

Yet how is it some men attain mastery over others while the vast majority live and die as minions, as livestock? The answer is a holy trinity. First: God-given gifts of charisma. Second: the discipline to nurture these gifts to maturity, for though humanity’s topsoil is fertile with talent, only one seed in ten thousand will ever flower – for want of discipline.’ Grimaldi glimpses Fay Li steer the troublesome Luisa Rey to a circle where Spiro Agnew holds court. The reporter is prettier in the flesh than her photograph: So that’s how she noosed Sixsmith. He catches Bill Smoke’s eye. ‘Third: the will to power. This is the enigma at the core of the various destinies of men. What drives some to accrue power where the majority of their compatriots lose, mishandle, or eschew power? Is it addiction? Wealth? Survival? Natural selection? I propose these are all pretexts and results, not the root cause. The only answer can be, “There is no ‘Why’. This is our nature.” “Who” and “What” run deeper than “Why.” [2236]

‘A piece of advice, Richter, on how to succeed in the security business. Would you like to hear this piece of advice, son?’
‘I would, sir.’
‘The dumbest dog can sit and watch. What takes brains is knowing when to look away. […]’ [2467]

Normandy: Cornwall with something to eat. [2899]

“‘Unlimited power in the hands of limited people always leads to cruelty.”’ [3117: è una citazione di Solženicyn]

If that sounds unlikely, Hae-Joo said, I should remember that many major events in the history of science were the results of similar serendipitous accidents. [3951]

‘What if the differences between social strata stem not from genomics or inherent xcellence or even dollars, but differences in knowledge?’
The professor asked, would this not mean that the whole Pyramid is built on shifting sands? [3981]

Prejudice is permafrost. [3994]

All revolutions are the sheerest fantasy until they happen; then they become historical inevitabilities. [6005]

Every nowhere is somewhere. [6065]

My fifth Declaration proposes how the law was subverted. It is a cycle as old as tribalism. In the beginning there is ignorance. Ignorance engenders fear. Fear engenders hatred, and hatred engenders violence. Violence breeds further violence until the only law is whatever is willed by the most powerful. What is willed by the Juche is the creation, subjugation and tidy xtermination of a vast tribe of duped slaves. [6337]

How lazily ‘xperts’ dismiss what they don’t understand! [6374]

Seneca’s warning to Nero: No matter how many of us you kill, you will never kill your successor. [6419]

Amateurs talk strategy, professionals talk logistics. [6555]

‘We – by whom I mean anyone over sixty – commit two offences just by existing. One is Lack of Velocity. We drive too slowly, walk too slowly, talk too slowly. The world will do business with dictators, perverts and drug barons of all stripes, but being slowed down, it cannot abide. Our second offence is being Everyman’s memento mori. [6564]

‘The most singular difference between happiness and joy is that happiness is a solid, and joy a liquid’ [6601: è una citazione di J. D. Salinger]

It’s true, reading too many novels makes you go blind. [6610]

(Know thine Enemy trumps Know thyself.) [6687]

[…] Chelsea Hotel in Washington Square […] [6732: curioso errore, non so se di Mitchell o di Timbo Cavendish. C’è un altro errore alla posizione 8343, quando Frobisher attribuisce a Franz Schubert un incidente alla mano intervenuto suonando, che è invece accaduto a Robert Schumann]

[…] from insider to liability. [7381]

Eva. Because her name is a synonym for temptation: what treads nearer to the core of man? Because her soul swims in her eyes. Because I dream of creeping through the velvet folds to her room, where I let myself in, hum her a tune so – so – so softly, she stands with her naked feet on mine, her ear to my heart and we waltz like string-puppets. After that kiss, she says, ‘Vous embrassez comme un poisson rouge!’ and in moonlit mirrors we fall in love with our youth and beauty. Because all my life, sophisticated, idiotic women have taken it upon themselves to understand me, to cure me, but Eva knows I’m terra incognita, and explores me unhurriedly, like you did. Because she’s lean as a boy. Because her scent is almonds, meadow-grass. Because if I smile at her ambition to be an Egyptologist she kicks my shin under the table. Because she makes me think about something other than myself. Because even when serious she shines. Because she prefers travelogues to Sir Walter Scott, prefers Billy Mayerl to Mozart and couldn’t tell C-major from a sergeant-major. Because I, only I, see her smile a fraction before it reaches her face. Because Emperor Robert is not a good man – his best part is commandeered by his unperformed music – but she gives me that rarest smile, anyway. Because we listened to nightjars. Because her laughter spurts through a blow-hole in the top of her head and sprays all over the morning. Because a man like me has no business with this substance ‘beauty’, yet here she is, in these soundproofed chambers of my heart. [8130-8140]

Reputation is everything. [8168]

Reputation is king of the public sphere, not private. [8181]

Not quite déjà vu, more jamais vu. [8205]

To wit: history admits no rules; only outcomes.
What precipitates outcomes? Vicious acts & virtuous acts.
What precipitates acts? Belief. [9023]

Yet what is any ocean but a multitude of drops? [9046: le parole conclusive, e la chiave, di tutto il romanzo]

Don’t worry, be happy: Bobby McFerrin, Maria Popova, Valeria Pini e la cialtroneria di Repubblica.it

La Repubblica di oggi, 8 giugno 2012, nella sezione Scienze (!!!) pubblica un articolo dedicato a un’analisi della famosissima canzone di Bobby McFerrin “Don’t worry, be happy”:

“Don’t worry, be happy”
Questa canzone ci salverà

Il brano di McFerrin, uscito nel 1988, da più di 20 anni è un vero “inno alla felicità”. La rivista scientifica Brain Pickings svela per la prima volta quali sono i punti di forza di questo testo che trasmette impulsi positivi al nostro cervello e agisce quasi come un medicinale per l’umore

di VALERIA PINI

Il resto dell’articolo lo potete leggere qui: “Don’t worry, be happy” Video Questa canzone ci salverà – Repubblica.it.

Intanto, è comunque un’occasione per riascoltare la canzone di Bobby McFerrin:

Perché questo articolo mi sembra un esempio preclaro di cialtroneria? Proverò a spiegarlo per punti, aiutandomi con qualche citazione dal testo dell’articolo e da altre fonti.

Maria Popova

motherjones.com / Maryana Ferguson

  1. Cominciamo dall’occhiello: «La rivista scientifica Brain Pickings» – che i lettori abituali di questo blog dovrebbero ormai aver imparato a conoscere – non è affatto una rivista scientifica: è un blog che ha anche (non: è identiacemnte eguale a) una newsletter settimanale che viene inviata agli abbonato ogni domenica via e-mail e che contiene i migliori post della settimana (secondo il parere della curatrice, Maria Popova). Non è necessario essere giornalisti investigativi per scoprirlo: basta leggere il colophon del sito.
  2. «Maria Popova, neurologa e direttrice del giornale statunitense Brain Pickings»: che Brain Pickings non sia un giornale lo abbiamo appena visto. E allora, non dovrebbe nemmeno stupirci che Maria Popova non sia una neurologa. Nata in Bulgaria 27 anni fa, lei stessa si autodefinisce sul suo profilo twitter @brainpicker «Interestingness hunter-gatherer obsessed with combinatorial creativity». Luisa Carrada, che cura il blog del mestiere di scrivere, segue da tempo la Popova e il 22 dicembre 2011 ha pubblicato un bel post biografico che vi invito a leggere. Per i più pigri riporto l’essenziale: «È arrivata negli Stati Uniti dalla Bulgaria per fare l’università, ma invece di prendere l’MBA, come sognavano per lei i suoi familiari, si è districata tra mille lavoretti. Ha ancora un visto e fa ancora molti lavori, anche se migliori e sicuramente più remunerati di prima. […] Content curator, dicevamo. La Popova scova, naviga, legge, assembla e segnala. Quello che facciamo tutti in rete, dai post ai tweet. Quello che ci mette lei è quella che chiama la “creatività combinatoria”, cioè la sua capacità di assemblare in un solo post cose anche molto diverse, ma con un filo, uno sguardo, una prospettiva particolare che le unisce. E di saperle raccontare attraverso la scelta di immagini bellissime e un linguaggio evocativo, personale e raffinato. […] è considerata la regina della content curation e grazie al successo di Brain Pickings scrive oggi su testate come The Atlantic e Wired.» Una lunga intervista a Maria Popova, di cui anche Luisa Carrada è (esplicitamente) debitrice è comparsa sul numero di gennaio/febbraio 2012 di Mother Jones: Maria Popova’s Beautiful Mind. Ammetto che per scoprire questo occorreva un quid in più di buona volontà e di giornalismo investigativo.
  3. Un lettore frettoloso potrebbe avere l’impressione che Valeria Pini si sia data da fare per parlare direttamente con Maria Popova, magari non sollevando il suo colloso posteriore, ma almeno con una telefonata. All’inganno contribuiscono le numerose virgolette e frasi come «dice Popova», «spiega Popova», «conclude Popova». Quanto alle frasi tra virgolette, non si tratta di citazioni letterali (ancorché in traduzione) del post originario di Brain Pickings, ma di un abile e fantasioso montaggio prossimo ai cut-up di William Booroughs.
  4. Ma la cosa che trovo in assoluto più stupefacente è che il post di Maria Popova da cui Valeria Pini prende spunto per il suo articolo odierno è del 23 settembre 2011, 9 mesi fa! Se volete leggerlo in versione originale, ecco qui il link: Bobby McFerrin’s “Don’t Worry, Be Happy”: A Neuropsychology Reading. Così giudicate da soli (dal momento che, a detta della stessa Popova, la creatività è combinatoria) anche quanto l’intervento di Valeria Pini abbia aggiunto e quanto abbia sottratto all’originale.

Lascerò il commento finale a Cochi e Renato (e Jannacci) [l’avevo già pubblicato il 13 ottobre 2009, ma là il link a YouTube è stato rimosso]:

Le lezioni sulla musica di Leonard Bernstein

Nel 1972, il compositore e direttore d’orchesta Leonard Bernstein tornò alla sua alma mater, l’Università di Harvard come Charles Eliot Norton Professor di Poesia, nell’accezione più vasta del termine.

Leonard Bernstein

wikipedia.org

Le lezioni di Bernstein furono tenute nell’autunno del 1973, portano complessivamente il titolo “La domanda senza risposta” (“The Unanswered Question”) e durano oltre 11 ore.

Per nostra fortuna sono tutte su YouTube e le potete guardare e ascoltare con vostro comodo (ma non siate pigri!).

Potete anche acquistarle, in libro o in DVD.

Leonard Bernstein’s Masterful Lectures on Music (11+ Hours of Video Recorded in 1973) | Open Culture

Kissenger, tra Kissinger e Kazzenger

Mi sto godendo un giorno di immeritato riposo, dato che Alemanno mi ha chiuso l’ufficio. Gironzolo un po’ in rete e le notiziole inutili che sono la mia passione mi saltano addirittura alla gola. Per non provocarvi un’overdose o uno shock anafilattico cercherò di diluirle nei prossimi giorni: siete avvertiti.

Questa sembra finta tanto è scema, ma l’ha pubblicata Wired (edizione britannica), che dovrebbe essere una garanzia, e non è neppure il numero del 1° aprile.

Spherical robotic pigs transfer kisses between long-distance lovers (Wired UK)

Traduco l’inizio dell’articoletto di Olivia Solon:

La Lovotics di Singapore ha creato una gamma di robottini giocattolo che permettono agli amanti di scambiarsi baci sulla rete.

Le strane creature – battezzate Kissengers – sembrano porcellini sferici e hannouna bocca artificiale che offre “le convincenti proprietà di un vero bacio”. L’idea è che mentre stai comunicando via Skype con il tuo amato e, quando te ne viene voglia, accosti alle labbra il tuo Kissenger

Kissenger

lovotics.com

Il tizio a sinistra è l’inventore, il Dr. Hooman Samani; non so se quella a destra è la sua amata lontana.

Direi che è un’invenzione senza futuro (a differenza dei teledildonics, che secondo me aprono invece delle prospettive affascinanti), se non temessi di finire in una delle periodiche classifiche delle previsioni sbagliate.

Ma non finisce qui. Apparentemente il tipo fa sul serio.