Google

Il nome del noto motore di ricerca è anch’esso un’invenzione di Douglas Adams, nella sua Guida galattica per gli autostoppisti. Uno degli inventori di Deep Thought, rivolgendosi a un altro personaggio, gli dice: “And are you not … a greater analyst than the Googleplex Star Thinker in the Seventh Galaxy of Light and Ingenuity which can calculate the trajectory of every single dust particle throughout a five-week Dangrabad Beta sand blizzard?”

Non è certo, però, se Larry Page, uno dei fondatori del motore di ricerca, avesse letto Adams o abbia fatto semplicemente un’errore di geografia (googol e google si pronunciano allo stesso modo).

Il googol è un numero molto grande, 10100, cioè 10 seguito da 100 zeri, più grande del numero di particelle dell’universo conosciuto (stimato tra 1079 e 1081).

Il nome è stato inventato nel 1938 da un bambino di 9 anni, Milton Sirotta, nipote dal matematico americano Edward Kasner, quando lo zio gli chiese il numero più alto che conoscesse. Probabilmente il bambino aveva in mente una coppia biblica, Gog e Magog, citati nella Bibbia (Genesi ed Ezechiele), nell’Apocalisse e nel Corano, e diventati nella tradizione anglosassone giganti proverbiali.

Il googolplex è 10 elevato a un googol, cioè:

\mbox{googolplex} = {10}^{\mbox{googol}} = {10}^{({10}^{100})} .

Il googleplex di Adams è chiaramente una deformazione satirica del googolplex.

Esculento

Commestibile (in genere, di vegetale).

Ma anche qui è divertente l’etimologia, dal latino edĕre (mangiare), in cui ed- si trasforma in es- (come in esca, “cibo”). Mangiare è un’attività comune e importante, e per questo tutte le lingue, compreso il latino, hanno molti modi per dirlo. Da edĕre vengono il tedesco essen, l’inglese eat e il russo est, tutti con il significato di mangiare. Da edĕre deriva anche lo spagnolo comer, attraverso cum-edĕre (“mangiare insieme”, da cui il nostro commestibile). L’italiano mangiare viene da manducare.

Anche obeso ha la stessa etimologia (il prefisso ob rafforza edĕre): colui che ha mangiuato troppo!

Cavillo

Il significato è noto: “argomento sottile e capzioso, usato per trarre in inganno gli altri: ricorrere a cavilli, cercare cavilli | clausola capziosa: un contratto di vendita pieno di cavilli; cavillo burocratico, condizione o norma sottilmente congegnata che costituisce un impedimento, un impaccio”. Per estensione: “inganno, raggiro” (De Mauro online).

Quello che ho scoperto di sorprendente è che non ha nulla a che fare con capello (in fin dei conti, mi dicevo, c’entrerà con il modo di dire “fare il capello in quattro”). In latino cavillari significa “prendere in giro” e la parola ha radice greca e sanscrita (la stessa di calunnia).

Estivazione

Stato di quiescenza che si manifesta in alcuni animali durante la stagione calda (De Mauro online). Anche di alcune piante, aggiungo io, ed è forse il fenomeno più facile da osservare: quando, in luglio-agosto, ci capita di vedere campi d’erba secca oscillare al vento, non è sempre il caso di maledire il riscaldamento globale o l’abbandono delle coltivazioni, ma è un modo delle piante di proteggersi dal caldo e dalla disidratazione.

Quindi, “estivazione” è il contrario (l’antonimo) di “ibernazione” (stato di quiescenza che si manifesta in alcuni organismi animali o vegetali durante la stagione fredda” – chissà perché il De Mauro si ricorda delle piante a proposito d’ibernazione e non di estivazione).

Quello che non sapevo è che il latino aestas (estate) condivide l’etimologia con l’inglese heat (caldo).

La cerniera lampo (2)

DNA molecule zipping unzipping

Gideon Sundback non lo poteva sapere, nel 1913, ma la cerniera lampo era già stata “inventata” dall’evoluzione, nella struttura del DNA.

8 maggio

Oggi è il compleanno della Coca Cola (è anche il giorno in cui in tutta Europa si festeggia la fine della seconda guerra mondiale e il compleanno di un mio maestro).

Nel 1886, l’8 maggio, ad Atlanta, il farmacista John Pemberton inventò casualmente la bevanda. Pemberton era stato volontario nella cavalleria sudista durante la guerra di secessione (tanto perché sia chiaro che la Coca Cola è di destra!). Ferito in battaglia e perseguitato dai dolori, divenne morfinomane. Per combattere la dipendenza, decise di preparare un analgesico a base di foglie di coca e noci di cola (se avesse provato con la canapa, adesso le canne sarebbero una componente essenziale dell’American way of life, e i dolori gli sarebbero passati). Già dal 1885, vendeva a suo nome un infuso alcolico – cocawine – copiato dal Vin Mariani del corso Angelo Mariani. Ma più tardi, in quell’anno, Atlanta introdusse una legislazione proibizionista (dell’alcool, non della coca!).

Quel fatidico 8 maggio 1886, un assistente di Pemberton aggiunse per errore acqua di seltz allo sciroppo: era nata la Coca Cola. Pemberton vendette i diritti e morì due anni dopo.

7 maggio

Due anniversari per oggi.

Nel 1840, il 7 maggio nasceva Pyotr Il’yich Tchaikovsky, che come già sapete io adoro.

Nel 1954, il generale Viet Minh Vo Nguyen Giap sconfisse i francesi a Dien Bien Phu, dopo un assedio durato un paio di mesi. Conseguenza della battaglia fu la divisione del Viet Nam in due parti (accordi di Ginevra); la divisione, che doveva essere temporanea e durare fino alle elezioni del 1956, proseguì fino al 1975, quando i Vietcong presero Saigon e gli americani fuggirono. Ma questa è tutta un’altra storia. Benché la battaglia di Dien Bien Phu sia stata largamente tradizionale, essa diede grande fama a Giap, ricordato come lo stratega della guerriglia. Giap è tra i miti ispiratori di Wu Ming, che ne parlano in almeno tre libri: Asce di guerra (uno dei più belli), 54 (anch’esso molto bello, e che vi potete scaricare dal link) e Giap.

The Book of Lost Books

Kelly, Stuart (2005). The Book of Lost Books. London: Penguin Books. 2006.

Una brevissima recensione di un libro che ho deciso di non finire di leggere (troppo noioso! per me, almeno).

Leibniz (OK, Gottfried Wilhelm von Leibniz), che io adoro anche perché era un incredibile pignolo (affinità elettive), lavorò fino alla morte (1716) per la Casata dei Brunswick. Nel 1685 (Leibniz aveva 39 anni), il duca Ernst August gli chiese di scrivere un’opera che narrasse la storia di Casa Brunswick “dalle origini”. Gravissimo errore. Dopo aver speso 13 anni a raccogliere le idee e a preparare una scaletta (almeno, io avrei fatto così), nel 1698 Leibniz pubblicò un primo volume preparatorio, di documentazione d’archivio. Nei 13 anni successivi, videro la luce altri 8 volumi di fonti. Finalmente, nel 1711 era pronta la bozza del primo volume della storia dei Brunswick vera e propria: era intitolata Protogaea e trattava di geologia e della formazione dei fossili. Mi immagino la faccia dei duchi: “ma dalle origini doveva essere”, avrà risposto l’ormai canuto Leibniz…

Ho un collega esattamente così: dev’essere una reincarnazione.

Se avete coraggio e forza d’animo, vi consiglio una trilogia bellissima: The Baroque Cycle di Neal Stephenson. Ma vi avverto, i 3 volumi – Quicksilver (944 pagine), The Confusion (832) e The System of the World (912) – richiedono una bella forza di volontà. Molto ben ripagata, secondo me.

Specchi (2)

Ovviamente, gli specchi sono porte su altri mondi (Alice, ma anche Breakfast of Champions di Vonnegut).

Gli specchi e la copula sono abominevoli, perché moltiplicano gli uomini (Borges).

Abbiamo già parlato di Jeff Noon e della catottrofobia.

L’effetto di Venere (dal quadro di Velazquez che vedete qui sotto) è quello per cui – se noi vediamo Venere riflessa nello specchio – Venere non può vedere se stessa, ma vede noi…

A Viganella, un comune di circa 200 abitanti in valle Antrona (Verbano Cusio Ossola), hanno realizzato uno specchio computerizzato di 40 mq per far arrivare il sole nella piazza del paese tra novembre e febbraio.

Specchi

Per molti anni mi sono chiesto come potessero gli specchi moltiplicare la luce.

L’evidenza era lì, davanti agli occhi: hai una lampadina nel bagno, e il bagno è illuminato con una certa intensità. Monti uno specchio su una parete. Il bagno diventa molto più luminoso, come se avessi due lampadine della stessa potenza. Ma, mi dicevo, come è possibile? Nulla si crea e nulla si distrugge. Se si potesse fare così, basterebbe rivestire tutto di specchi e avremmo un enorme risparmio energetico, dato che le lampadine consumano energia elettrica.

Non che ci abbia pensato molto, ma ci ho pensato spesso, e non ho mai trovato una risposta che mi convincesse.

Finché qualche anno fa, ormai con pochi capelli e prevalentemente grigi, eureka! ho trovato la spiegazione. Che, come tutte le spiegazioni semplici (simplex sigillum veri) troverete ovvia, e mi classificherete subito tra i cretini.

Non è che con lo specchio la luce si moltiplica, è che senza specchio viene assorbita dalla parete invece che riflessa. Tanto più la parete è scura e opaca, tanto più la luce viene assorbita e “sprecata” dal punto di vista dell’illuminazione; tanto più è chiara e lucida, tanto più è riflessa e dunque “utile” ai fini dell’illuminazione. Una parete a specchio è il massimo su questa scala. Tutto qui.