Piazza Fontana, 45 anni: c’è ancora tempo per la verità?

Piazza Fontana: quel gelido pomeriggio d’inverno, cupo e nebbioso come Milano sapeva essere soprattutto in quegli anni, ha cambiato per sempre la mia vita. Uno dei landmark che punteggiano un paesaggio di vita piuttosto normale.

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Cani a bordo

Che non mi piacciano particolarmente i cani, a questo punto dovreste averlo capito.

Che sia un vecchio hippy libertario, incanutito ma non domo, forse era un po’ più difficile da capire, ma confido sul vostro intuito. Eppure, a volte, si impossessa di me lo spirito che, qualche anno fa, indusse Gianfranco Fini a scandire le-ga-li-tà.

Sono sul treno Italo 9959, da Milano a Roma, 2 dicembre 2014, dalle 19:54 alle 23:09. Carrozza 2. Insieme a me sale una coppia, ragazzo e ragazza con la loro creatura, un volpino bianco.
Lo piazzano ai loro piedi, tra il posto 5 e il posto 6. Sta abbastanza buono, tranne qualche sortita.
Il conduttore li ammonisce: «Deve stare nel suo trasportino». I due, semplicemente, se ne stracatafottono.

Il conduttore non dice più niente. Italo è in difficoltà economiche, si parla di esuberi, il suo posto è tutt’altro che garantito.

Giusto per memoria, quello che Italo scrive sul sito:

Animali di piccola taglia
A bordo di Italo puoi trasportare – negli appositi contenitori da viaggio – animali domestici, quali cani di piccola taglia, gatti e altri piccoli animali da compagnia, purchè di peso non superiore ai 10 kg.

Modalità di trasporto
Gli animali devono essere trasportati negli appositi contenitori
(“trasportini”), che – nella misura di uno a Viaggiatore – possono essere alloggiati a bordo treno nelle bagagliere o nelle immediate vicinanze del tuo posto.
Per il trasporto dei cani dovrai essere in possesso del certificato di iscrizione all’anagrafe canina. Nel caso di Viaggiatori provenienti da paesi esteri, gli animali dovranno essere muniti dei sistemi di identificazione e del passaporto di cui al Reg. (CE) n. 998/2003, laddove applicabile.
Sono esclusi dal trasporto gli animali domestici pericolosi o affetti da patologie trasmissibili all’uomo.

25 novembre 1963: Leonard Bernstein commemora John Kennedy

New York, NY
November 25, 1963

My dear friends:

Last night the New York Philharmonic and I performed Mahler’s Second Symphony — the Resurrection — in tribute to the memory of our beloved late President. There were those who asked: Why the Resurrection Symphony, with its visionary concept of hope and triumph over worldly pain, instead of a Requiem, or the customary Funeral March from the Eroica? Why indeed? We played the Mahler symphony not only in terms of resurrection for the soul of one we love, but also for the resurrection of hope in all of us who mourn him. In spite of our shock, our shame, and our despair at the diminution of man that follows from this death, we must somehow gather strength for the increase of man, strength to go on striving for those goals he cherished. In mourning him, we must be worthy of him.

I know of no musician in this country who did not love John F. Kennedy. American artists have for three years looked to the White House with unaccustomed confidence and warmth. We loved him for the honor in which he held art, in which he held every creative impulse of the human mind, whether it was expressed in words, or notes, or paints, or mathematical symbols. This reverence for the life of the mind was apparent even in his last speech, which he was to have made a few hours after his death. He was to have said: “America’s leadership must be guided by learning and reason.” Learning and reason: precisely the two elements that were necessarily missing from the mind of anyone who could have fired that impossible bullet. Learning and reason: the two basic precepts of all Judaistic tradition, the twin sources from which every Jewish mind from Abraham and Moses to Freud and Einstein has drawn its living power. Learning and Reason: the motto we here tonight must continue to uphold with redoubled tenacity, and must continue, at any price, to make the basis of all our actions.

It is obvious that the grievous nature of our loss is immensely aggravated by the element of violence involved in it. And where does this violence spring from? From ignorance and hatred — the exact antonyms of Learning and Reason. Learning and Reason: those two words of John Kennedy’s were not uttered in time to save his own life; but every man can pick them up where they fell, and make them part of himself, the seed of that rational intelligence without which our world can no longer survive. This must be the mission of every man of goodwill: to insist, unflaggingly, at risk of becoming a repetitive bore, but to insist on the achievement of a world in which the mind will have triumphed over violence.

We musicians, like everyone else, are numb with sorrow at this murder, and with rage at the senselessness of the crime. But this sorrow and rage will not inflame us to seek retribution; rather they will inflame our art. Our music will never again be quite the same. This will be our reply to violence: to make music more intensely, more beautifully, more devotedly than ever before. And with each note we will honor the spirit of John Kennedy, commemorate his courage, and reaffirm his faith in the Triumph of the Mind.

Grazie a Brain Pickings.

St. Vincent – Roma, Auditorium Parco della musica, 16 novembre 2014

St. Vincent l’avevo sentita – non conoscendo altro che quel disco in collaborazione – nella tournée con David Byrne, poco più di un anno fa: ne ho parlato qui.

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Nel frattempo ho sentito qualche cosa di più di St. Vincent, tra cui il recentissimo album omonimo. Ugualmente, l’impatto con il concerto dal vivo è stato abbastanza traumatizzante.

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«L’amore non esiste», la canzonetta più ruffiana del 2014

L’avete certamente sentita anche se, come me, non siete assidui ascoltatori della radio.

Si chiama L’amore non esiste e la cantano (avendola anche scritta, penso) Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri.

Perché dico che è ruffiana?  Leggi il seguito di questo post »

Obituary: Jack Bruce, 14 maggio 1943 – 25 ottobre 2014

Un musicista che ho molto amato e che ho avuto il privilegio di sentir suonare dal vivo.

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Ian McEwan – The Children Act

McEwan, Ian (2014). The Children Act. London: Jonathan Cape. 2014. ISBN: 9781473513273. Pagine 213. 12,99 €

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Ian McEwan ha scritto – ancora una volta – un romanzo molto bello e anche quasi perfetto.

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Forse non tutti sanno che …

… nella città di Roma il personale dell’Istat è sparpagliato in 8 (otto) sedi, con disagi e diseconomie che non è difficile immaginare.

GreenIstat

Ecco perché questa iniziativa, per quanto lodevole e benintenzionata, ha uno spiccato retrogusto di presa per i fondelli.

Il tuo cane: istruzioni per l’uso

L’ultima edizione dell’indagine dell’OCSE sulle competenze linguistiche e matematiche degli adulti, pubblicata nel novembre del 2013, pone l’Italia all’ultimo posto tra i 24 Paesi partecipanti. In materia linguistica, in particolare, la rilevazione era intesa ad accertare la capacità degli adulti di età compresa fra i 15 e i 65 anni «di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialitàµ. In Italia, il 28% degli adulti ha «competenze linguistiche di livello 1 o inferiore», cioè è «in grado di riempire semplici formulari, comprendere il significato di semplici frasi e leggere con fluidità un testo scritto».

I cani al parco

Obbligo di cani al guinzaglio e raccolta feci

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Non abbiamo il wifi, parlate tra di voi. Considerazioni sul digital divide e sull’arretratezza mentale dell’Italia

Condivido e non saprei scriverlo meglio

Avatar di ilmondodigalateaIl nuovo mondo di Galatea

Dedico questo post al cartello “Non abbiamo un wifi, parlate fra di voi” che ho visto comparire in numerosi esercizi commerciali, ed anche postare su internet come se si trattasse di una esilarante battuta.

Premetto: io di solito quando vado fuori e sono in compagnia è raro che tiri fuori il cellulare per chattare o messaggiare, o anche per telefonare, perché trovo una forma di maleducazione, quando si è a tavola con altri, isolarsi. Se però c’è una molla che potrebbe spingermi a tirare fuori lo smartphone ed ostentatamente usarlo in un bar o in un ristorante, anche consumando l’intera scheda personale, è proprio un cartello come quello, che secondo me, oltre ad essere abbastanza stupido, è anche il sintomo del pauroso arretramento culturale del nostro paese.

Caro gestore che appendi il cartello, io rispetto la tua decisione di non fornire ai tuoi possibili clienti il wifi gratis, che è…

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