Anedonia

Dal greco αν-, senza + ηδονή piacere ), è in psicologia l’incapacità di trovare piacevoli attività o situazioni che normalmente lo sono (mangiare, essere attivi, avere rapporti sociali o sessuali…).

Cito liberamente da un articolo trovato sul web:

Con il termine “anedonia”, in psichiatria, viene comunemente intesa la condizione del paziente completamente incapace di provare piacere di ogni tipo.

Ribot, nel 1897, coniò il termine per descrivere una “patologica insensibilità al piacere”, applicando la definizione a soggetti incapaci di provare piacere in attività sessuali, alimentari, relazionali e affettive.

Bleuler, nel 1911, definì l’anedonia come una caratteristica basilare delle schizofrenie, “un segnale esterno del loro stato patologico”.

Kraepelin, nel 1913, parlò dell’anedonia come sintomo fondamentale della dementia precox, condizione clinica in cui i pazienti risultano avere “una caratteristica indifferenza verso le relazioni interumane… con perdita… di soddisfazione… nella ricreazione e nei piaceri, quale primo sintomo manifesto che segna l’esordio della patologia”.

Nel 1980, il DSM III ha indicato l’anedonia come uno dei sintomi chiave della depressione maggiore.

L’anedonia è definita e valutata quantitativamente mediante specifiche scale proposte da Ettenberg nel 1993.

Il DSM IV (1994) considera l’anedonia un core symptom della depressione, ma anche un sintomo negativo della schizofrenia. È definita, inoltre, come perdita di reattività agli stimoli piacevoli, ma anche come diminuzione degli interessi o appiattimento affettivo.

Secondo Willner (1994), l’anedonia dovrebbe essere caratterizzata dalla cronicità, al fine di differenziare il sintomo psicopatologico, da uno stato, transitorio e reattivo, caratterizzato da una riduzione delle attitudini volitivo-motivazionali e delle interazioni relazionali, che può derivare da ordinarie e temporanee problematiche della vita quotidiana.

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