Autocalunnia

“L’accusare sé stesso di colpa inesistente. In diritto, reato di autocalunnia, quello commesso da chi, mediante dichiarazione orale o scritta (anche se anonima o sotto falso nome) o mediante confessione all’autorità giudiziaria, incolpa sé stesso di un reato non commesso o commesso da altri.” [Vocabolario della lingua italiana, Istituto dell’enciclopedia italiana]

La calunnia è il reato previsto dall’articolo 368 del codice penale italiano:

Chiunque, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni.
La pena è aumentata se s’incolpa taluno di un reato pel quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un’altra pena più grave.
La reclusione è da quattro a dodici anni se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni, è da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo.

L’autocalunnia è prevista dal successivo articolo 369 del codice penale:

Chiunque, mediante dichiarazione ad alcuna delle Autorità indicate nell’articolo precedente, anche se fatta con scritto anonimo o sotto falso nome, ovvero mediante confessione innanzi all’Autorità giudiziaria, incolpa se stesso di un reato che egli sa non avvenuto, o di un reato commesso da altri, è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Per la calunnia non sono previsti né il fermo né l’arresto. Lo stesso, immagino (ma non sono in grado di controllare) avvenga per l’autocalunnia, reato meno grave e punito con una pena molto inferiore.

Fin qui l’astratto diritto. Adesso facciamo un esercizio d’empatia, e proviamo a metterci nei panni di Alexandru Isztoika Loyos, accusato dello “stupro di San Valentino” nel parco romano della Caffarella. Fuori, uno stuolo di cittadini d’ordine è pronto a linciarlo in piena tranquillità di coscienza, come in un film western. Dentro la polizia, convinta (in buona fede, speriamo) di avere per le mani il colpevole cerca di persuaderlo a confessare – prima è meglio è. Forse Alexandru Isztoika Loyos è un delinquente incallito e freddo. Forse è un ventenne spaventato. Forse un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Gli inquisitori sono certamente corretti e professionali. Forse qualcuno alza la voce. Forse qualcuno alza le mani. Ma no, non facciamoci prendere dai pregiudizi, tutto sarà avvenuto senz’altro nella massima correttezza. A un certo punto, Alexandru Isztoika Loyos cede alla stanchezza e all’insistenza degli inquisitori e confessa; e già che c’è accusa un connazionale.

Passano i giorni. I giornali lodano l’efficienza e la tempestività degli inquisitori. Alexandru resta in cella. Finalmente fanno il test del DNA: non è il suo e nemmeno quello del connazionale. Spunta un supertestimone. Si rifanno i test: niente da fare, il DNA è incompatibile.

Fuori con tante scuse? No. Cito da iltempo.it:

Non verrà scarcerato nessuno dei due accusati dello stupro di San Valentino, anche se il tribunale del riesame ha annullato le ordinanze di custodia per insufficienza degli indizi. Anche Alexandru Isztoika Loyos resterà infatti detenuto perché pochi minuti prima della notifica del provvedimento di scarcerazione del riesame inviato via fax alla direzione del carcere, la polizia ha consegnato a Loyos, nella sua cella, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Guglielmo Muntoni con le accuse di calunnia e autocalunnia.
Il nuovo ordine di cattura per la diversa accusa è stato «chiuso» in pochi minuti, subito dopo la decisione del riesame. Infatti se, come conclude il tribunale, non ci sono indizi per ritenere che i due romeni abbiano commesso la violenza sessuale, allora vuol dire che la confessione di Loyos si «trasforma» in autocalunnia per quanto riguarda la sua stessa posizione, e in calunnia in riferimento alla «chiamata di correo» nei confronti di Karol Racz.
L’ordinanza-bis è stata chiesta dallo stesso pm Vincenzo Barba il quale però, in questo modo, si è preclusa la possibilità di presentare ricorso contro la decisione del riesame. In pratica l’accusa ha «preso atto» del provvedimento dei giudici del tribunale del riesame e ha aperto un nuovo fascicolo per il reato di calunnia e autocalunnia. Dando quindi per accertato che quella confessione sia falsa e che dunque Loyos e Racz non abbiano nulla a che fare con la violenza sessuale. In sostanza, l’annullamento delle ordinanze di custodia disposto dal riesame non ha prodotto alcun effetto concreto sulla detenzione dei due accusati. Karol Racz resta detenuto per violenza sessuale – almeno fino ad una ulteriore decisione del riesame – per lo stupro di Primavalle il 21 gennaio.
Loyos resta detenuto per calunnia e autocalunnia. La conseguenza «processuale» però della decisione dei giudici del riesame è consistente: anche in base alla nuova ordinanza di custodia l’inchiesta sullo stupro alla Caffarella non potrà che concludersi con la richiesta di archiviazione nei confronti di Loyos e Racz. Il primo potrebbe essere processato invece per calunnia, mentre il secondo per un diverso caso di violenza sessuale.

Insomma, il giudice è convinto, straconvinto che Alexandru non sia colpevole dello stupro della Caffarella, e nemmeno di quello di Primavalle (per cui ci sono invece dubbi sul connazionale). Ne è convinto anche il pubblico ministero, così convinto da avere assunto una decisione che gli preclude la possibilità di ricorso. L’accusa di calunnia/autocalunnia si fonda infatti necessariamente sulla premessa che la confessione fosse falsa. Però Alexandru resta in carcere. Pericoloso? Inquinatore di prove? O un leggero sentore di demagogia? Di cedimento agli umori delle folle? Si dice fumus persecutionis anche per i rumeni o soltanto per i leader politici?

E c’è qualche giurista in grado di spiegarmi perché – se per il reato di calunnia non si può essere fermati nè arrestati – Loyos non è stato rilasciato?

Pubblicato su Parole. 6 Comments »

6 Risposte to “Autocalunnia”

  1. Ratatouille Says:

    semplice:
    è rumeno, e se non ha commesso calunnia significa che la polizia lo ha effettivamente picchiato e minacciato.

  2. borislimpopo Says:

    E infatti le agenzie di stampa (http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3085526457) riportano che il legale di Racz ho “presentato una istanza con la quale si chiedeva al gip di ricoverare il romeno per accertamenti a causa di disturbi gravi all’udito e all’orecchio sinistro”.
    Dev’essersi fatto male con un cotton-fioc…

  3. difendersi a uomo « lo scorfano Says:

    […] il coraggio di formulare espressamente, neppure tra me e me, se non per un breve istante (e non ero nemmeno […]

  4. lo scorfano Says:

    Verrà fuori che lo hanno menato, ci scommetto un po’ di euri. A forza di parlare di giustizia sommaria, qualcuno che decide di farla sul serio, prima o poi, lo si trova. E nel frattempo, mentre uno è in carcere per autocalunnia, ci saranno anche dei colpevoli a piede libero, tra l’altro.

  5. Kataweb.it - Blog - [ fra@politics ] — politica internazionale, economia e guerre future » Blog Archive » Garantisti a etnia alterna: il biondino, il pugile e il nano Says:

    […] mai sentito di qualcuno che sia incarcerato per calunnia ed autocalunnia? Succede ad Alexandru Loyos Isztoika, cittadino comunitario protetto dalle Garanzie di Legge UE, […]


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