Il sesso, la spesa e le statistiche sulla felicità

Nella speranza di non violare troppe norme sui diritti d’autore, traduco per voi all’impronta questo articolo di Tim Hardford, comparso sul suo sito e sul Financial Times.

Tim Hardford

bbc.co.uk

* * *

“Quanto sei soddisfatto della tua vita in questi giorni?”

Scusa?

Su una scala da 0 a 10. Leggo il quesito dall’ultimo rapporto sulla felicità dell’Istituto nazionale di statistica. Eccone un altro: “Quanto eri felice ieri?” Su una scala da 0 a 10.

Non saranno mica quelle sciocchezze sull’economia della felicità, vero?

Chiaro che sì. “Quanto ti sentivi ansioso ieri?”

Su una scala da 0 a 10?

Già.

Non mi sentivo ansioso ieri, ma ora che me lo chiedi lo sono diventato. Quante altre domande mi devi fare?

Sono quattro in tutto. Questa è l’ultima: “In che misura senti che le cose che fai nella vita hanno valore?”

Perfetto. E immagino che la mia risposta sia destinata a rivoluzionare la politica economica e spianare la strada a un’alternativa al Pil come misura del benessere nazionale? Ti avverto che non tratterrò il fiato.

Ti aspetti troppo dalla tua risposta. Che peraltro non mi hai neppure dato.

Non intendevo la mia risposta in particolare, ma le nostre risposte nel complesso: quante persone hanno intervistato?

Ottantamila.

Ottantamila, càspita. E quanti milioni di euro hanno speso per andare in giro per il Paese a chiedere a 80.000 persone se il giorno prima si sentivano felici? È un esercizio statistico rivoluzionario, suppongo. Guarda, faccio io una domanda a te, adesso: “In che misura senti che le cose che il governo fa per misurare la felicità abbiano valore?”

Su una scala da 0 a 10?

Ma sta zitto, va!.

Direi, 4 su 10. Sospetto che sarà
utile soltanto un po’, ma immagino anche che non costi poi molto. Certamente, l’Istituto nazionale di statistica ha speso un sacco di tempo e denaro per intervistare un campione significativo di 80.000 persone su molti temi, ma aggiungere 4 quesiti non dev’essere costato molto.

Che cosa abbiamo imparato, allora, da questo allegro ed economico esercizio?

Non molto, per il momento, ma soltanto perché l’Istituto nazionale di statistica non ha ancora pubblicato un rapporto dettagliato. Sappiamo però che gli abitanti di Londra sono i più ansiosi del Paese e che i nord-irlandesi i più soddisfatti della loro vita in tutte e tre le dimensioni misurate. Le donne sono più contente degli uomini. Le persone di mezza età sono meno felici, più ansiose e meno propense a considerare la loro esistenza degna di essere vissuta.

E ti pare sorprendente?

Be’, non sapevo che i nord-irlandesi fossero dei cuorcontenti. Però che essere maschi di mezza età influisse negativamente sull’essere soddisfatti della propria vita in effetti si sapeva già, da ricerche precedenti. Quindi questa non è una novità.

E che altro sappiamo già della felicità, oltre che il fatto che non si compra con i soldi?

Veramente, una delle poche cose che sappiamo della felicità è che si compra con i soldi. In tutte le società i ricchi sono più felici dei poveri: è più probabile che dichiarino che la loro vita va “molto bene”.

Eppure ero convinto che gli studi sulla felicità dicessero che i soldi non comprano la felicità.

Ti riferisci al Paradosso di Easterlin. L’economista Richard Easterlin, negli anni Settanta, non riuscì a trovare evidenze statistiche che le società nel complesso si arricchissero al crescere della felicità. Ma è un paradosso perché invece gli individui ricchi tendono a essere più felici degli individui poveri. La componente sociale del Paradosso di Easterlin è tuttora oggetto di controversia.

Grazie a David Cameron e all’Istituto nazionale di statistica.

Be’, per il momento grazie a sondaggi condotti da privati come Gallup. Ma immagino che l’impegno dell’Istituto nazionale di statistica non potrà che esserci utile, alla fine.

E tuttavia pensi che l’Istituto nazionale di statistica  potrebbe fare meglio e di più.

Vorrei che ponesse dei quesiti più profondi, come quelli suggeriti da Alan Krueger and Daniel Kahneman.

Sono nomi che mi suonano familiari ….

Il primo presiede il Comitato dei consiglieri economici di Barack Obama, il secondo ha vinto il Nobel per l’economia. Ma prima del recente incarico istituzionale di Krueger, lui e Kahneman avevano messo in piedi un programma di ricerca che forniva molti più dettagli sui tipi di attività che rendono le persone infelici, come il tempo sprecato per andare in macchina o partecipare a riunioni.

Capisco. Qualche risultato prezioso da questa linea di ricerca?

Il sesso è divertente, fare la spesa è scocciante. Alle persone piace andare a pranzo insieme e stare in compagni d’altri. E infatti è stato bello passare del tempo con te: non sei felice della nostra conversazione?

Obituary: Buon viaggio, Moebius

Tom Rachman – The Imperfectionists

Rachman, Tom (2010). The Imperfectionsts. New York: The Dial Press. 2010.
ISBN 9780385343664. Pagine 306. 13,44 US$

The Imperfectionists

about.com

Romanzo d’esordio di un autore trentaseienne all’epoca dell’uscita del libro, The Impressionists ha suscitato molto interesse e più d’un entusiasmo. A me è piaciuto senza entusiasmarmi.

Tom Rachman

tomrachman.com

Il romanzo è costruito molto abilmente. In realtà, gli 11 capitoli in cui è articolato il romanzo sono altrettanti racconti, tenuti insieme da riferimenti incrociati e dal comune riferimento al quotidiano in lingua inglese di Roma al centro del romanzo. Il trucco è vecchio come il mondo, o quanto meno come la letteratura, dai Racconti di Canterbury al Decamerone. Un trucco non particolarmente apprezzato da chi, come me, preferisce i romanzi-romanzi alle raccolte di racconti, per quanto mentite siano le spoglie dietro cui si nascondono.

Non tutti i racconti sono ben riusciti. In molti casi, anche se non in tutti, il racconto si chiude in modo inatteso, un po’ come nelle storie del Roald Dahl “da grandi” (Tales of the Unexpected, per esempio). La recensione del New York Times, molto più entusiastica della mia, tira in ballo anche Saki e O. Henry, e in quella che io vedo come frammentazione e incapacità di tenere in piedi un romanzo-romanzo, il NYT ci vede una “lente cubista”.

Al termine di ogni capitolo, in caratteri corsivi, la ricostruzione di varie fasi nella “vita” del quotidiano, dalla nascita negli anni Cinquanta alla morte nel 2004, fa da filo conduttore della storia complessiva. Non tutti i capitoli e non tutti i personaggi sono riusciti nello stesso modo: il primo, per esempio, è dedicato al patetico e deprimentissimo Lloyd Burko e mi ha fatto venir voglia di non andare più avanti. E di storie deprimenti ce n’è più d’una. Meglio, molto meglio, la chiave grottesca (il giovane Winston Cheung al Cairo) o dickensiana (la Signora Ornella de Monterecchi è una Miss Havisham attualizzata in chiave ossessivo-compulsiva).

In conclusione, anche se il libro si lascia leggere con piacere, non penso che Tom Rachman sia un nuovo grande scrittore e non aspetterò con ansia la sua prossima prova. Molto accurate, e vi assicuro che è molto raro, le ambientazioni romane.

* * *

Come di consueto, qualche citazione annotata durante la lettura sul Kindle.

After listening to several variations of no, Lloyd puts down the phone. [161]

Most of the journalists were men, Americans chiefly, but with a few Britons, Canadians, and Australians, too. All had been based in Italy when hired, and all could speak the local language. But the paper’s newsroom was strictly Anglophone. Someone hung a sign on the elevator door that read, LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH’USCITE—OUTSIDE IS ITALY.
And when staffers went downstairs for sandwiches they’d say, “I’m headed to Italy—anyone need anything?”
[977]

He doesn’t call. She wants to scream. But this is how he is: easygoing, which means tough-going for everyone else. [1244]

“I’m still funny. I’m just not funny ha-ha. More funny weird.” [1338]

Leopold Bloom was his hero, not least because they shared a taste for animal innards—fried pork kidneys in particular. [1610]

He is more a skulking fornicator, not a marriage-busting cheater. [1975]

“[…] how about the Cohibatini?” he responds. “Vodka, Virginia tobacco leaves, eight-year-old Bacardi rum, lime juice, and corbezzolo honey.” [1989]

“I have a plan,” he responds archly, but goes no further. He isn’t going to reveal himself to her. And, anyway, he doesn’t have a plan. [2918]

What are all these paintings for? A woman with a ridiculously long neck. Wine bottles and hats. A chicken in midair. A shipwreck. [3291. Si tratta, naturalmente, di un Modigliani, un Léger, uno Chagall e un Turner]

She had never learned the technique of newspaper reading, so took it in order like a book, down the columns, left to right, page after page. She read every article and refused to move on until she was done, which meant that each edition took several days to complete. [3807]