Dati: la metafora dell’acqua e il nuoto sincronizzato

Il post è di Nathan Yau, che l’ha pubblicato su Flowing Data il 21 giugno 2012:

Ma è troppo bello perché non mi cimenti nella sua traduzione (libera, consentitemelo):

L’alluvione. La valanga. Lo tsunami. Annegare nei dati.

Da alcuni anni, un paio di volte alla settimana, esce un articolo per raccontarci a quanti dati abbiamo accesso e quanto dobbiamo dibatterci per restare a galla in un mare di dati che si gonfia sempre più. Troppi dati, e crescono ancora, ci dicono.

La metafora dell’acqua va bene, ma la paura dell’inondazione di dati è irrazionale, e possiamo provare a nuotarci in scioltezza.

Cominciamo dalle alluvioni e dagli tsunami. Parole fatte apposta per darci l’impressione che l’afflusso di dati sia fuori controllo e che non ci sia modo di arginarli quando lambiscono la tua porta di casa. Ma puoi semplicemente chiudere il rubinetto. Fuor di metafora: filtrare, tagliar fuori, cercare quello che vuoi. Per di più, oggi come oggi, la capacità di storage è pressoché infinita: anche se l’acqua sale, la diga e il bacino possono crescere di pari passo.

Se i dati ti sembrano troppi, premi il tasto «DELETE». Oppure, imbottigliali e conservali per dopo.

Quando impari a nuotare, cominci dove si tocca e vai al largo solo quando ti senti più sicuro. Se sei più portato all’avventura, fai snorkeling o addirittura immersioni. Anche in questo caso non attraversi subito l’oceano a nuoto. Esplori un po’ per volta. Affronti il database pezzo per pezzo, e quello che hai imparato in un’immersione te lo porti nella successiva. Lo ammetto: nell’oceano si può annegare. Ma quando anneghi nei dati hai sempre un’altra chance: puoi riprovarci e imparare di nuovo.

Non devi per forza affrontare subito l’oceano. Stagni e laghi sono più piccoli, ma non meno interessanti. Pensa locale. E se proprio devi, fatti amico uno di quei marinai tosti del telefilm Deadliest Catch e fatti portare da lui il pesce che vuoi studiare. Meglio ancora: diventa il mozzo del miglior capitano che trovi e impara l’arte della navigazione tu stesso.

Alla fin fine, più dati vuol dire più possibilità, e se impari a tenerti a galla te la caverai. Sai nuotare meglio di così? Tanto meglio. Continua a imparare …

E persino se non sai nuotare, ci sono tante alternative: salvagente, zattere, persino quelle poltroncine gonfiabili con il posto per metterci una birra ghiacciata. Annegare nei dati? Ma va là …

Even if you can’t swim, there are a variety of alternatives — life preservers, rafts, and those inflatable floating chairs with the cup holder to put your ice cold beer. Drowning in data? Nah…

Synchronized Swimming in Data and the Water Metaphor

by Nathan Yau

The flood. The avalanche. The tsunami. Drowning in data. For the past few years, a couple of times a week, there’s an article about all the data we have access to and how we’re struggling to stay afloat in the growing sea of data. Big data is getting too big they say.

The water metaphor is fine, but the fear of the data flow is irrational, so let’s run swim with the former.

First, the floods and tsunamis. This makes it sound as if the flows of data are uncontrolled, and there’s no way to contain them when they storm to our doorstep. However, you could just turn off the nozzle, or filter, cut, and query to what you want. And these days, we practically have infinite storage, so although the source of water increases, the reservoir and dam can grow with it.

Hit delete if the data gets too big, or bottle it and save it for later.

When you learn to swim, you start at the shallow end, and work your way towards the deep end. If you’re more adventurous, you snorkel or go deep sea diving. Even then you don’t swim the entire ocean right away. You explore a little bit at a time. You chip away at the database a little bit at a time, and what you learn during one dive carries over to the next. Sure, people drown in the ocean, but the good news is that when you drown in data, you still get more chances to learn and try again.

You don’t even have to go to the ocean right away. Although they’re small, ponds and lakes can be interesting too. (Think hyperlocal.) If you really must, make friends with one of those guys from Deadliest Catch and have him bring you what you want to study. Better yet, become a greenhorn with the best captain you can find and learn the subtleties of the sea.

At the end of the day, more data means more opportunity, and if you know how to doggy paddle, you’re going to be okay. Know how to do more than that? All the better. Keep learning.

Even if you can’t swim, there are a variety of alternatives — life preservers, rafts, and those inflatable floating chairs with the cup holder to put your ice cold beer. Drowning in data? Nah.

Tsunami

wikipedia.org

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: