Perché non mi puzzano le ascelle

Ci sono delle fortunate persone – e io sono una di quelle – cui non puzzano le ascelle.

the-scientist.com / FLICKR, GREGG O’CONNELL

Finora non si sapeva con certezza il perché, ma una ricerca pubblicata il 17 gennaio 2013 sul Journal of Investigative Dermatology svela l’arcano: dipende dal polimorfismo di un singolo nucleotide (single-nucleotide polymorphism-SNP) localizzato nel gene ABCC11. L’allele rs17822931 A era già stato collegato all’odore delle ascelle (e al tipo di cerume), ma ora uno studio condotto su 17.000 persone mostra come tra le persone con 2 copie del gene sono 5 volte più frequenti coloro che non usano deodorante perché non ne avvertono la necessità, rispetto a coloro che non hanno questo allele o ne hanno una sola copia.

L’80% di coloro che hanno la coppia AA dell’allele, pur non emanando il tipico puzzo d’ascella, usa egualmente il deodorante: potenza della pubblicità! Purtroppo, il 5% di coloro che non hanno la coppia AA (e dunque puzzano!) non usa deodorante.

Ultima curiosità: l’allele A è più frequente nelle popolazioni dell’Asia dell’est.

Ho trovato la notizia qui: Genetic Deodorant | The Scientist Magazine®.

A single-nucleotide polymorphism (SNP) located in the ABCC11 gene dictates whether or not a person is likely to stock up on deodorant, according to a study published this week (January 17) in the Journal of Investigative Dermatology.

The variant, known as the rs17822931 A allele, has previously been linked to underarm odor (and earwax type), and now researchers at the University of Bristol in the United Kingdom have put it to the test. Drawing from data on some 17,000 people taking part in the Avon Longitudinal Study of Parents and Children, the team found that people carrying two copies of the A allele are five times more likely to never use deodorant or use it very infrequently, as compared to those carrying only one or no copies of the A allele.

Still, however, nearly 80 percent of white European AA individuals used deodorant. Worse, perhaps, some 5 percent of non-AA, or odor-producing, people did not use deodorant. “This is likely driven by sociocultural factors,” the authors wrote. “On the basis of genotype (and/or dry earwax), this group could elect to abandon the chemical exposures and costs of deodorant use. This represents a potential application of personalized genetics in personal hygiene.”

An interesting aside: there is ethnic diversity at the rs17822931 locus, with east Asians tending to have a higher than average frequency of allele A.

L’articolo originale del Journal of Investigative Dermatology, di Santiago Rodriguez, Colin D. Steer, Alexandra Farrow, Jean Golding e Ian N. M. Day, è disponibile liberamente qui: Dependence of Deodorant Usage on ABCC11 Genotype: Scope for Personalized Genetics in Personal Hygiene.

Gli ultimi uomini e la caduta degli dei

Soltanto nel corso degli anni Trenta gli occidentali scoprirono che le montagne all’interno della Nuova Guinea, finora ritenute inospitali e disabitate, erano invece la patria di numerose bande e tribù di aborigeni. Lo racconta Jared Diamond nel suo nuovo libro, The World Until Yesterday: What Can We Learn from Traditional Societies?.

Diamond ci invita anche ad assumere la prospettiva non degli esploratori occidentali, ma degli aborigeni stessi, che fino a quel momento avevano ritenuto di essere l’unico popolo esistente e non avevano neppure sospettato che potessero esistere altri uomini. La prima reazione fu di spavento e terrore, come reagiremmo noi se sbarcassero degli extraterrestri da un’astronave. Anzi, molto di più: perché noi almeno alla possibilità che gli extraterrestri esistano e possano un giorno arrivare qui siamo preparati da migliaia di narrazioni.

smh.com.au

Alcuni dei resoconti (uno per tutti: First Contact di Rob Connolly e Robin Anderson) hanno intervistato, molti anni dopo, alcuni dei protagonisti. Uno di loro racconta che, oltre a credere di essere soli al mondo, il suo popolo credeva che dopo la morte la pelle degli uomini diventasse bianca ed essi si trasferissero «in quell’altro posto», la terra dei morti. E che quindi gli esploratori occidentali, grossi e bianchi, fossero – si direbbe a Roma – “l’anime de li mortacci loro”. Probabilmente a questa credenza gli esploratori dovettero la vita.

Gli aborigeni cercarono dunque per prima cosa di collocare i visitatori all’interno del loro sistema di credenze e di categorie: sono umani come noi? che cosa sono venuti a fare qui? sono gli esseri immortali che vivono in cielo? sono spiriti? sono i fantasmi degli antenati?

A questo scopo, ne osservarono attentamente il comportamento e le abitudini e – dopo che se ne erano andati – passarono al setaccio tutto quello che avevano lasciato al loro campo. Nelle latrine, gli escrementi erano perfettamente uguali a quelli degli abitanti del villaggio. Alcune giovanette che si erano accompagnate sessualmente con gli esploratori riferirono che anche i genitali erano simili a quelli degli uomini della tribù. “Non sono dei o spiriti, sono uomini come noi,” conclusero saggiamente gli anziani.