Come affossare il turismo in Italia

Questa è una storia vera. Ho cambiato qualche nome e qualche circostanza: per proteggere l’innocente, come dicono gli inglesi. E anche per proteggere me: non si sa mai.

Uno dei protagonisti di questa storia è un ingegnere olandese. Non è mai stato in Sicilia, ma ne ha sentito parlare in toni entusiastici. Così, quando lo invitano a presentare un paper a un convegno a Messina verso la fine di settembre, accetta con entusiasmo. Il convegno è un lunedì e un martedì: ci si possono attaccare i giorni del week-end e andare a visitare l’Etna e Catania con la propria compagna, rientrando il mercoledì mattina. Con un volo diretto low cost.

Oltre al biglietto aereo, serviranno un alloggio a Catania e un’auto a nolo. Anche per quest’ultima esigenza si trova subito una soluzione: un operatore inglese (rentalcars.com) che si offre come intermediario per garantire un “noleggio auto ai prezzi migliori garantiti.” Il sistema di prenotazione consente di individuare le caratteristiche del veicolo e il prezzo, non la compagnia che effettua il noleggio. Il nostro ingegnere sceglie un’auto economica ma con l’aria condizionata, e pone come unica condizione che il veicolo possa essere preso e ritirato in aeroporto. Pagamento anticipato sulla carta di credito. Stampa il voucher: si deve rivolgere al banco di TrinacriaRent.

La mattina dell’arrivo è assolata e un po’ caotica. Un po’ sorpreso, l’ingegnere scopre che i noleggi auto non sono all’interno dell’aerostazione, ma in un cubo di cemento prefabbricato. Senza aria condizionata e con poche finestre: all’interno fa molto caldo. I banchi delle major (Avis, Hertz, Europcar, Maggiore, …) hanno tutti un distributore di numeretti, per regolare e razionalizzare l’attesa. Ma non ce n’è poi tanto bisogno, perché persone in attesa non ce ne sono: evidentemente gli operatori low cost fanno prezzi concorrenziali (l’ingegnere ricorda una differenza di 20-30 € sui 115 che ha pagato lui). Invece, al banco TrinacriaRent c’è una vociante massa umana disposta – a voler benevolmente trovare un pattern in quel caos – su tre file. L’attesa è lunga, anche perché ogni tanto l’operatore si allontana dal banco e torna, dopo un po’, con 4-5 chiavi di auto. Evidentemente, il turnover è altissimo e le auto vengono ri-noleggiate subito dopo che sono rientrate dal noleggio precedente.

Dopo quasi un’ora d’attesa, un prelievo sulla carta di credito di 400 € a titolo di caparra (ricordiamoci che l’ingegnere aveva già pagato l’intero importo del noleggio all’atto della prenotazione, un mese prima) e un’infinità di moduli da firmare, il nostro ingegnere va a ritirare la macchina che ha noleggiato, una Fiat 500 . A differenza di quanto accade con le major, non trova un’auto lavata e profumata, con un cartello appeso allo specchietto retrovisore interno che attesta il controllo da parte di un incaricato dell’agenzia di noleggio. Gli viene anzi chiesto di verificare personalmente se ci sono altri danni alla carrozzeria o all’abitacolo oltre a quelli già segnalati sulla scheda: una scalfittura sul paraurti posteriore e l’assenza del tergilunotto, strappato a forza. Negativo. Finalmente, l’ingegnere e la sua accompagnatrice possono partire.

Non li seguiremo nell’escursione sull’Etna e nelle prelibate soste gastronomiche, e neppure nel convegno messinese. Torniamo a incontrarli alla riconsegna del veicolo. Questa volta – la situazione è apparentemente più tranquilla – li attende un incaricato della TrinacriaRent che svolge un controllo accurato, all’esterno e all’interno dell’abitacolo. Guarda con particolare attenzione nel vano portacarte.

informazione.tv

Poi chiede al nostro ingegnere di seguirlo nell’ufficio della TrinacriaRent. Un altro incaricato lo accusa di avere smarrito il certificato di assicurazione. Le proteste dell’ingegnere sono inutili: TrinacriaRent tiene il coltello per il manico, avendo una caparra di 400 €. E poi l’ingegnere ha un aereo da prendere.

Dopo qualche settimana gli arriva la lettera di un broker assicurativo, che gli addebita 75 € per il duplicato del certificato smarrito.

Non so cosa pensiate voi. Io penso che si tratti di una truffa: quel certificato di assicurazione non c’era quando l’ingegnere olandese ha preso in consegna la 500, e probabilmente non c’era da molto tempo. Forse è in un cassetto della TrinacriaRent o a casa di un suo impiegato. Probabilmente, non verrà fatto un duplicato. Il giochetto verrà ripetuto infinite volte, essendo infinita nei clienti la dabbenaggine (pensano alla TrinacriaRent) o la buona fede (come penso io). Il trucchetto spiega ampiamente come TrinacriaRent possa praticare prezzi più bassi di quelli delle major.

Quanto all’ingegnere olandese, si è giustamente infuriato di una rabbia impotente (forse è un discendente di Jacob de Zoet). Ha giurato in cuor suo di non rimettere piede in Sicilia. In Italia, se per questo. E racconta la sua disavventura a tutti gli amici – e ne ha tanti – con un effetto negativo sul turismo italiano verosimilmente piccolo, ma da moltiplicare per il numero di quelli – e sono veramente tanti – che possono raccontare storie di truffa o scorrettezza commerciale simili a questa.

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