David Mitchell – The Thousand Autumns of Jacob de Zoet

Mitchell, David (2010). The Thousand Autumns of Jacob de Zoet. New York: Random House. 2010.

The Thousand Autumns of Jacob de Zoet

amazon.com

Secondo Wikipedia, David Mitchell è nato a Southport (Merseyside), è cresciuto a Malvern (Worcestershire), ha studiato all’università del Kent, ha vissuto per un anno in Sicilia, nel 1994 si è trasferito a Hiroshima in Giappone. Attualmente vive a Clonakilty, sulla costa meridionale dell’Irlanda, con la moglie Keiko e due figli. E questo mi fa piacere, perché mi piace sentirmi un po’ vicino, anche geograficamente, agli autori che leggo: a Hiroshima non sono mai stato (in Giappone sono stato soltanto a Tokyo), ma a Clonakilty sì, nel 1980, anche se soltanto di passaggio andando da Cork verso Killarney via Skibbereen. Bel posticino senza tempo, tra l’oceano e il nulla.

Clonakilty

wikipedia.org

Se la sua biografia spiega in maniera eccellente da dove gli venga l’accurata conoscenza del Giappone e della sua storia, le notizie sui Paesi Bassi dell’epoca (Jakob de Zoet, lo dice il nome, è olandese) devono essere il risultato di attività di ricerca. Sia come sia, il romanzo è un esempio affascinante di romanzo storico reinterpretato in chiave contemporanea, e fa venire in mente – come ho già scritto altroveThe Crimson Petal and the White di Michel Faber.

Il romanzo racconta, in realtà, più storie distinte, sullo sfondo del tentativo (ormai quasi disperato) del Giappone Edo di confinare a un’isoletta di fronte a Nagasaki i contatti commerciali con gli occidentali e di un cambiamento epocale degli equilibri europei, colti nel passaggio dall’egemonia olandese a quella britannica sotto i colpi della rivoluzione francese e dell’avventura napoleonica: Jacob de Zoet è convinto di perseguire una missione di moralizzazione per conto e con l’appoggio dei suoi superiori e viene crudelmente punito; persegue una storia d’amore impossibile; seguiamo una storia di ignoranza e crudeltà nella società tradizionale giapponese (con buona pace dell’illusione della superiorità e dell’integrità di quella società feudale). Ma alla fine la vicenda conta relativamente poco (e forse qualche lungaggine e qualche diversione troppo insistita sono tra i difetti del romanzo, o forse tra i suoi eccessi: in questo sito sono elencati 125 personaggi in ordine di apparizione, ma lo stesso estensore ammette di averne trascurati un’altra trentina che compaiono una sola volta!) rispetto alla prepotenza con cui si impongono i due indiscussi protagonisti, Jacob e Orito. Ma forse è proprio questo l’eterno dilemma del romanzo storico: il difficile equilibrio tra la tela di fondo e i protagonisti in primo piano.

Nello scrivere questa recensione, mi sono imbattuto (la serendipità, ancora una volta; ma la serendipità è la santa patrona del web) in un sito bellissimo che non conoscevo: si chiama the complete review e si autodefinisce “A Literary Saloon & Site of Review. Trying to meet all your book preview and review needs. ”

In pratica è un sito di meta-recensioni, che per ogni opera offre una scheda informativa, un elenco e alcuni estratti delle recensioni pubblicate sull’opera, una recensione dei curatori del sito stesso e una pluralità di risorse e link.

La recensione del romanzo di David Mitchell è qui.

Tra gli estratti di recensione presentati, quello con cui mi trovo più in linea è quello di Dave Eggers su The New York Times Book Review (strano, dirà qualcuno di voi, perché non mi era piaciuto A Heartbreaking Work of a Staggering Genius e non ho più letto nulla di suo). La recensione la trovate qui, ma consentitemi di citarne la conclusione:

[T]his is a book about many things: about the vagaries and mysteries of cross-cultural love; about faith versus science; about the relative merits of a closed society versus one open to ideas and development (and the attendant risks and corruptions); about the purity of isolation (human and societal) versus the messy glory of contact, pluralism and global trade. It captures Japan at a crucial time in its history, on the cusp of opening its borders and becoming a world power, and catches Holland as its own colonial prominence is waning.
If the book sounds dense, that’s because it is. It’s a novel of ideas, of longing, of good and evil and those who fall somewhere in between. And are there even nods to the story of Persephone, also born of privilege, also found plucking exotic fruit, also abducted — whose removal from the world causes the world’s seasons? Maybe, maybe not. There are no easy answers or facile connections in “The Thousand Autumns of Jacob de Zoet.” In fact, it’s not an easy book, period. Its pacing can be challenging, and its idiosyncrasies are many. But it offers innumerable rewards for the patient reader and confirms Mitchell as one of the more fascinating and fearless­writers alive.

* * *

Fine della recensione. Di seguito le mie annotazioni, che non siete obbligati a leggere. Riferimenti numerici all’edizione kindle.

It is a gift from your ancestors and a loan from your descendants. [367]

Respect, he thinks, cannot be commanded from on high. [845]

“‘South of Gibraltar,’” quotes Captain Lacy, “‘all men are bachelors.’” [1271]

“A tidy metaphor does not make a wrong thing right.” [2614]

“Loyalty looks simple,” Grote tells him, “but it ain’t.” [2686]

“Not constitutional laws. I mean real laws: laws of the non si fa.” [2880]

“[…] What privileges I enjoy, I earned.” [2893]

“Joke is secret language”—she frowns—“inside words.” [3024]

Creation never ceased on the sixth evening, it occurs to the young man. Creation unfolds around us, despite us, and through us, at the speed of days and nights, and we like to call it “love.” [3102]

Expensive habit is honesty. Loyalty ain’t a simple matter. [4067]

“The present is a battleground”—Yoshida straightens his spine as best he can—“where rival what-ifs compete to become the future ‘what is.’ [4824]

Science, like a general, is identifying its enemies: received wisdom and untested assumption; superstition and quackery; the tyrants’ fear of educated commoners; and, most pernicious of all, man’s fondness for fooling himself. [4961]

To implant belief, Orito thinks, is to dominate the believers. [5738]

“What better spy than one above suspicion?” [6361]

[…] lawful wedlock, awful bedlock […] [7891]

Ten percent of profits—let us call it the ‘brokerage fee’—is a sight better than a hundred percent of nothing. [8261]

“[…] We suffer from a shortage of hard facts.”
“It’s our shortage of arms,” says Arie Grote, “what worries me. […]” [8499]

The men prefer cash to posterity [•…] [8947]

[…] “we have just enough religion to make us hate, but not enough to make us love. […]” [8975]

‘Our friends show us what we can do; our enemies teach us what we must do.’ [10049: citazione di Goethe]

“[…] ‘Knowledge exists only when it is given ….’” Like love […] [10710]

2 Risposte to “David Mitchell – The Thousand Autumns of Jacob de Zoet”

  1. David Mitchell – Cloud Atlas « Sbagliando s'impera Says:

    […] Mitchell ho parlato non molto tempo fa, per parlare dell’unico suo romanzo che avevo letto, The Thousand Autumns of Jacob de Zoet, che mi era piaciuto moltissimo. Mi ripromettevo, ovviamente, di leggera altre opere di Mitchell, e […]

  2. Ian McEwan – Sweet Tooth « Sbagliando s'impera Says:

    […] Mitchell ho parlato non molto tempo fa, per parlare dell’unico suo romanzo che avevo letto, The Thousand Autumns of Jacob de Zoet, che mi era piaciuto moltissimo. Mi ripromettevo, ovviamente, di leggera altre opere di Mitchell, e […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: