Per la giornata dalla memoria.

Sbagliando s'impera

Le benevole merita un supplemento e una riflessione, in questi tempi in cui percorrono l’Italia venticelli di pogrom…

Le riflessioni del nostro protagonista colto e nazista sono davvero inquietanti, perché se non sapessimo chi è e se togliessimo qualche riferimento storico troppo rivelatore, potrebbero essere uno di quei dotti editoriali che ci propina la grande stampa (che so, un Ferrara o un Panebianco…).

E in effetti la vittoria avrebbe sistemato tutto, perché se avessimo vinto, immaginatevelo per un momento, se la Germania avesse schiacciato i rossi e distrutto l’Unione Sovietica, non si sarebbe mai più parlato di crimini, o meglio sì, ma di crimi­ni bolscevichi, debitamente documentati grazie agli archivi sequestrati (gli archivi dell’NKVD di Smolensk, trasferiti in Germania e recuperati alla fine della guerra dagli Americani, svolsero appunto questo ruolo, quando alla fine venne il momento di spiegare quasi dall’oggi al domani ai bravi elettori democratici perché i mostri…

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Non credere alle proprie orecchie: la possessione

Non so se esiste l’equivalente uditivo delle traveggole [Vocabolario Treccani: Usato solo nelle locuz. avere le t., travedere, vedere una cosa per un’altra (anche fig., ingannarsi nel giudicare, nel credere), e far venir le t., far travedere, appannare la vista: «Non fu così; tu menti per la gola; tu hai le t.» (Boccaccio); nella fine dissono che ’l banditore ave’ aùto le t. (Sacchetti); un movimento d’immagini così rapido da far venir le traveggole.], quanto meno in una parola sola. Diciamo allora che stentavo a credere alle mie orecchie quando stamattina verso le 7:45 ho sentito su Radio Popolare Roma la pubblicità di questo corso:

Le possessioni: disturbo psichico o danno spirituale?

neuropsicomotricista.it

Insomma, pare non sia una scherzo. Il 14 dicembre si terrà in un albergo di Roma un corso residenziale di formazione professionale, che dà diritto a 15 crediti ECM (ECM: Educazione continua in medicina che, in teoria, dovrebbe essere una cosa seria, stabilita per legge e regolata da un’apposita Commissione nazionale per la formazione).

Se neppure voi credete ai vostri occhi, ecco il testo che ho trovato sul sito neuropsicomotricista.it:

Titolo del corso: LE POSSESSIONI, DISTURBO PSICHICO O DANNO SPIRITUALE? IL SOTTILE CONFINE FRA PSICOLOGIA E RELIGIONE

Data Inizio: 14 12 2012

Tipologia Formativa: Corso Residenziale

Sede dell’ Evento: GRAND HOTEL PALATINO, VIA CAVOUR 213/M, ROMA

Obiettivi: Acquisizione competenze tecnico-professionali: PSICOLOGIA E RELIGIONE A CONFRONTO

  • Acquisizione competenze di processo: COSA SI INTENDE PER POSSESSIONE
  • Acquisizione competenze di sistema: CONFRONTO E DIBATTITO FRA ESPERTI DEL SETTORE

Programma: La possessione diabolica o demoniaca è il fenomeno per cui, in determinate culture e religioni, si ritiene che un organismo o uno spirito estraneo (definito come diavolo o demone nella maggior parte dei casi) possano prendere possesso del corpo di una persona vivente, legarsi alla sua anima e torturarla mentre è ancora in vita. La persona in questione viene definita indiavolata o indemoniata. Il fenomeno della possessione affonda le sue radici nei testi sacri: nel Nuovo Testamento, ad esempio, vengono riportati degli episodi in cui Gesù Cristo affronta e libera alcuni indemoniati. In tempi recenti, la fede nella possessione si è (purtroppo) indebolita anche da parte degli stessi ambienti ecclesiastici, poiché è stato scoperto come molti presunti casi di “indemoniati” debbano in realtà essere messi in relazione con malattie mentali, come la schizofrenia ed alcune forme di psicosi, o con patologie quali la sindrome di Tourette. D’altra parte molte persone che richiedono aiuto agli esorcisti vengono da essi stessi riconosciute come bisognose non di cure spirituali ma psichiche. Nella religione cattolica si assume l’idea che una persona sia indemoniata quando: dimostra una forza fisica molto superiore alla sua normale capacità, parla lingue a lei sconosciute o che è impossibilitata a conoscere, dimostra avversione al sacro, passa dall’essere un osservante della religione all’astensione totale, prevede eventi non ancora accaduti, o conosce cose che non dovrebbe conoscere. Devono in ogni caso coesistere molti sintomi. Dunque , Il posseduto presenta principalmente tre manifestazioni: psicopatologica ,paranormale e anti-sacrale ed il maligno può impossessarsi di qualcuno attraverso tre vie principali: ferite emotive; peccato e attività occulte.
Quale tipi di disturbi psichici simulano la possessione demoniaca? Nei casi più gravi si è di fronte ad un elevato grado di schizofrenia, dove il delirio e le allucinazioni la fanno da padrone, e nella maggior parte dei casi sono associate ad esse stati epilettici.
Il delirio è contraddistinto da un contenuto non coerente con la realtà e pur privo di logica oggettiva, può avere comunque una sua logica interna: da parte della persona vi può essere un eccitamento maniacale abbinato a delle allucinazioni, così che esso vede, sente, cose inesistenti e si costruisce una sua realtà, che articola e spiega.
Nel “posseduto” si può rivelare un delirio di tipo persecutorio e mistico, che può portarlo ad avere un primo processo di dissociazione della personalità, che sfocia talvolta nei sintomi da possessione. Ci sono anche situazioni legate all’auto-suggestione: un soggetto che si auto-convince di essere in balia di forze mistiche/soprannaturali, di non poter opporre resistenza a questa situazione, e che comincia quindi a comportarsi nei modi e nei ruoli stabiliti dalla sua credenza, cultura e tradizione religiosa.
Dopo un accurata descrizione di cosa si intenda per “disturbo psichico” e per “disturbo spirituale” , verrà posta la riflessione che molti casi, ma non tutti, si fondino su basi psichiatriche e che la possessione sia un “evento” tanto crudo quanto reale.
Il convegno sarà uno spunto di riflessione per chi desidera confrontarsi, con uno spirito di discernimento personale e professionale, su varie tematiche.; Si approfondirà cosa succede a chi aderisce alle sette sataniche, come avviene la possessione diabolica, come si fa a non diventare una vittima, quando potrebbe trattarsi di “semplici” patologie mentali, quali siano le conseguenze psichiche che taluni atti comportamentali attivano insieme a testimonianze dirette di chi ha avuto simili esperienze.

Relatori:

  • Dott.ssa Laura Cantarella (Psicologa-Psicoterapeuta-Gruppoanalista)
  • Prof. Diego Manetti (Docente di Storia e Filosofia – Autore di numerose pubblicazioni tra cui “L’ora di Satana” con Padre Livio Fanzaga)
  • Prof. Alessandro Meluzzi (Psichiatra-Criminologo)
  • Don Stefano Tardani (Rettore Chiesa San Tommaso ai Cenci -ROMA Fondatore Movimento Amore Familiare)
  • Dott. Riccardo Tomassini (Medico Omeopata-Specialista in cardiologia Assistente durante le preghiere esorcistiche di Padre Amorth)
  • Testimonianza di vita di Francesco Vaiasuso (Autore del libro “La mia possessione. Come mi sono liberato da 27 legioni di demoni”)

CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI: Padre Gabriele Amorth (qui sotto in un servizio trasmesso da Italia1).

Mi vengono i brividi all’idea di dovermi rivolgere a un professionista della sanità che espone orgoglioso sulle pareti del suo studio gli attestati di aver adempiuto all’obbligo di attività formative, e dover sospettare che una metà dei crediti dell’anno li abbia accumulati con un corso come questo. Per soli 120€, scontabili a 108 e comprensivi dei coffee break!

E, per cortesia, qualcuno mi rassicuri che non è stato speso un centesimo di danaro pubblico, né per finanziare i docenti e la LaborForm, né per finanziare i corsi di formazione ai discenti.

Come volevasi dimostrare. Ripubblico questo post, dopo oltre 6 mesi, perché: (1.) i lavori non sono ancora finiti, anche se ci sono stati passi in avanti; e (2.) perché dopo le intense precipitazioni di stanotte (28-29 novembre 2012) piove nello stesso punto da me segnalato a suo tempo, oltre che in un altro al piano superiore. E la nuova pavimentazione è scivolosissima (slippery when wet). Lo so che scrivere “ve l’avevo detto” è una soddisfazione puerile, ma quando ce vò ce vò.

Sbagliando s'impera

Dopo oltre 2 anni di disagi, i lavori per il rifacimento della stazione Termini delle linee metropolitane A e B – iniziati il 10 aprile del 2010 – si avviano alla conclusione. Da sabato 12 maggio è stato riaperto uno degli accessi alla linea A. I lavori dovrebbero essere completati entro l’anno.

Questa la descrizione dei lavori che ho trovato sul sito romametropolitane.it (c’è anche una bella brochure in .pdf che potete scaricare qui):

L’adeguamento del nodo di Termini, di corrispondenza tra la Linea A e la Linea B della Metropolitana di Roma, consiste nel miglioramento e potenziamento complessivo delle sue caratteristiche, sia funzionali che prestazionali. L’intervento è compreso [nel] programma predisposto dal Sindaco in qualità di Commissario Delegato per l’emergenza traffico e mobilità. Le opere previste riguardano l’ammodernamento e il potenziamento dell’impiantistica di stazione e di sicurezza, l’eliminazione di tutte le barriere architettoniche, la realizzazione di…

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L’inno del riformista

THE ROAD TO WISDOM?
Well, it's plain
and simple to express.
Err and err and err again,
but less and less and less.
— Piet Hein.

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La strage e Fioravanti

Come spesso accade per questi eventi traumatici, ricordo perfettamente dove mi raggiunse la notizia della stragedi Bologna del 2 agosto 1980. Ero arrivato a Milano il giorno prima per passare qualche giorno con i miei prima delle vacanze “vere”; mia nonna accese la radio per un notiziario; pensammo subito tutti ai fascisti, erano anni che facevano le prove generali. Venendo da Roma, ero passato dalla stazione di Bologna quasi esattamente 24 ore prima, ma – dato che erano i giorni dell’inizio delle ferie di massa e data la posizione nodale di Bologna nel sistema ferroviario italiano – è una coincidenza che condivido con moltissimi.

Ho scritto da poco sulla strage, recensendo un romanzo bruttino (Strage) di Loriano Macchiavelli. Vi si adombra l’ipotesi (ancorché solo romanzescamente) dell’esplosione avvenuta per errore. Non lo penso. E per una volta non la pensa così neppure la magistratura: c’è una sentenza in giudicato (23 novembre 1995), che individua i responsabili, tra gli altri, in Francesca Mambro e Giusva Fioravanti.

I 2 si proclamano innocenti, e ne hanno il diritto.

Forse qualcuno ricorderà Fioravanti come il figlio piccolo di una fortunatissima serie televisiva del 1968-69, forse la prima sit-com o soap-opera (non sono un esperto): era bravissimo e simpaticissimo. Cito da Wikipedia:

La famiglia Benvenuti è una serie TV italiana degli anni sessanta andata in onda su Raiuno e considerata la capostipite delle moderne fiction televisive in quanto scritta appositamente per la televisione da Alfredo Giannetti che ne cura anche la regia.

Narra le vicende di una famiglia italiana appartenente alla media borghesia: padre, madre, due figli e la governante. La serie riscuote molto successo da parte del pubblico in quanto – attraverso la narrazione di fatti quotidiani medi, non eccezionali – riesce ad attivare un forte meccanismo di personificazione e proiezione.

Ma per quanto il personaggio interpretato da Fioravanti da piccolo potesse essere simpatico, il Valerio terrorista e il Fioravanti ergastolano non suscitano in me alcuna comprensione. Lascio parlare Stefano Nazzi e l’articolo che ha scritto oggi per il Post, Il 2 agosto 1980 e altre storie.

C’è un documentario, Un solo errore, girato da Matteo Pasi e dedicato alla strage della stazione di Bologna. In un’intervista Giusva Fioravanti, che per quella strage è stato condannato all’ergastolo, dice «che il presidente dell’associazione delle vittime della strage (Paolo Bolognesi) in quell’attentato ha perso una suocera. E la suocera non è una vera perdita». Dice ancora Fioravanti: «Bolognesi è un vecchio partigiano, è la carica ideologica che lo muove». Dà le pagelle alle perdite: la suocera vale poco, evidentemente.

Quella suocera si chiamava Vincenzina Sala, il 2 agosto 1980 era andata alla stazione di Bologna con il nipotino Marco, sei anni, il figlio di Paolo Bolognesi. Erano lì ad aspettare Paolo e la moglie, che tornavano da un viaggio in Svizzera. L’esplosione li travolse: Marco venne devastato, sfigurato, riconosciuto dai genitori solo per una voglia sulla pancia. Il 3 agosto Sandro Pertini andò in ospedale, ne uscì piangendo, disse «Ho visto un bambino che sta morendo». Non morì Marco, ma i segni di quel giorno li porta ancora addosso: ha invalidità superiori all’80%. Il corpo di Vincenzina venne riconosciuto solo per una doppia fede nuziale al dito. La testa non fu trovata. Il deputato Raisi ha detto però che la suocera di Bolognesi non morì quel giorno, ma tre anni dopo.

Parlano. Giusva Fioravanti ha tutto il diritto di continuare a proclamare la sua innocenza. Ha tutto il diritto di dire, come chiunque altro, ciò che vuole. Ma io il diritto di ricordarmi che era Giusva Fioravanti. Ricordarmi di lui e di quelli che erano con lui: Alessandro Alibrandi, Massimo Carminati, Gilberto Cavallini che il 27 aprile 1976 insieme ad altri camerati in via Uberti, a Milano, squarciò a coltellate l’addome di Gaetano Amoroso, “vestito da compagno”. Ricordarmi di quando Fioravanti e i suoi venivano a Milano, per cercare compagni da ammazzare anche in trasferta.

Ci sono storie che continuano a mettere i brividi. Il 28 febbraio 1978 Fioravanti e i suoi a Roma sono a “caccia di rossi”. In piazza San Giovanni Bosco ci sono alcuni ragazzi su una panchina che si stanno facendo una canna: Fioravanti e i suoi scendono dall’auto, sparano. Scialabba è colpito al torace ma non è morto. Fioravanti gli sale a cavalcioni, lo guarda e lo finisce con due colpi in testa. Si stava solamente facendo una canna, Roberto Scialabba.

Ce ne sono tante di cose da ricordare, non solo il 2 agosto 1980.

Ecco, ricordatevi anche questo, di Giusva Fioravanti.

Italia-Inghilterra: e se finisse ai rigori?

Italia-Inghilterra: e se finisse ai rigori?

An infographic depicting the penalty success rates of the England and Italy squads of Euro 2012.

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See on www.dailyslandered.com

“Is Modern Capitalism Sustainable?” by Kenneth Rogoff | Project Syndicate

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Today’s capitalist systems vastly undervalue the welfare of unborn generations. For most of the era since the Industrial Revolution, this has not mattered, as the continuing boon of technological advance has trumped short-sighted policies. By and large, each generation has found itself significantly better off than the last. But, with the world’s population surging above seven billion, and harbingers of resource constraints becoming ever more apparent, there is no guarantee that this trajectory can be maintained.

See on www.project-syndicate.org

Bourdieu e lo spazio dei consumi alimentari – un aggiornamento

Nel classico di Pierre Bourdieu, La distinzione. Critica sociale del gusto, si parla di consumi alimentari per poco più di 20 pagine sulle quasi 600 del libro. Ma a pagina 199 dell’edizione che ho io c’è una figura interessante, che accompagna considerazioni come questa:

In quanto cultura divenuta natura, cioè incorporata, classe che si fa corpo, il gusto contribuisce a plasmare il corpo di ogni classe»

La figura è questa (metto quella dell’edizione in inglese, perché non ho modo di mettere quella della mia edizione):

Lo spazio dei consumi alimentari

gastronomica.org

Adesso Molly Watson su Gastronomica, The Journal of Food and Culture ha aggiornato il grafico, per adattarlo alla situazione americana di oggi.

L’originale è qui: Bourdieu’s Food Space – Gastronomica

Buon divertimento.

Bourdieu e lo spazio dei consumi alimentari – un aggiornamento

gastronomica.org / Illustration by Leigh Wells, http://leighwells.com

Book review: ‘The Social Conquest of Earth,’ by Edward O. Wilson

See on Scoop.itRecensioni

In “The Social Conquest of Earth,” Edward O. Wilson seeks to answer the big questions of humanity.
See on www.washingtonpost.com

Chi siede davanti? Shotgun!

Ogni bambino (qualche che sia la sua età anagrafica) sa che il posto più ambito per un viaggiatore su un’auto è quello davanti, vicino al guidatore. E sa anche che conquistarsi quel privilegio è difficilissimo: non solo ci si deve scontrare con gli altri rivali tra i coetanei (spesso con la tentazione o la necessità di passare alle vie di fatto), ma spesso si deve subire l’ingiustizia che un adulto pretenda di avere una specie di diritto acquisito a quel posto.

Una delle tecniche più importanti per evitare la violenza del conflitto che il processo di civilizzazione ci ha insegnato (ne parla diffusamente Steven Pinker nel suo The Better Angels of Our Nature, che ho recensito qui, e soprattutto Norbert Elias) è quello di stabilire delle regole. In questo modo, l’eventuale conflitto viene portato a un livello superiore, quello della definizione delle fattispecie cui le regole si dovranno applicare, piuttosto che a quello dei casi concreti. E poiché i casi concreti sono più numerosi e più frequenti, il livello della conflittualità scema. Almeno nella maggior parte dei casi, quelli situati nella “parte centrale” dell’insieme cui le regole si applicano, perché le regole soffrono dello stesso problema di fuzziness dei confini di cui soffrono i metadati (di cui abbiamo parlato più volte, e da ultimo qui).

Ecco allora che qualcuno ha pensato di codificare queste regole e chi le va a cercare sul web ne trova almeno 2 formulazioni rivali: quella proposta da shotgunrules.com (The Official Shotgun Rules) e quelle proposte da bored.com (Shutgun Rules).

Io manterrò un approccio eclettico, ma poiché le seconde mi sembrano presentate in modo più ordinato mi atterrò sostanzialmente alle regole di bored.com (certamente tra le 2 scuole di pensiero ci saranno dissidi insanabili e in questo preciso momento mi starò facendo una barca di nemici).

Titolo I – Regole generali

  1. La prima persona che grida “SHOTGUN” si siede davanti.
  2. I posti posteriori restanti possono essere assegnati allo stesso modo chiamando “posteriore destro” e così via.
  3. La parola “shotgun” deve essere pronunciata a voce abbastanza alta da essere udita da almeno un testimone. Se non ci sono testimoni, o se 2 persone hanno chiamato “shotgun” simultaneamente, l’ultima parola spetta al conducente: probabilmente la macchina è la sua [nota: se la macchina non è sua, e il proprietario è presente, l’ultima parola è la sua, a patto che sia sobrio; in caso contrario la decisione finale spetta al conducente].
  4. Sono vietate le prenotazioni. Prima che si possa chiamare “shotgun” tutti gli occupanti del veicolo (incluso il conducente) devono essere fuori e diretti alla macchina. Chiamare “shotgun” dentro un edificio è severamente vietato. Per semplicità, parcheggi e garage sono considerati “fuori” anche se sotterranei.
  5. Si può chiamare “shotgun” soltanto per una tratta del viaggio. È vietato chiamare “shotgun” all’interno del veicolo o quando si è ancora tecnicamente in viaggio per la prima destinazione. Ad esempio, non si può uscire un momento da veicolo e chiamare “shotgun” per il viaggio di ritorno.
  6. In base al principio di eguaglianza (“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”), gli uomini hanno gli stessi diritti delle donne quanto al posto anteriore del passeggero; in altre parole, le donne non hanno il privilegio di quel posto.
  7. Ognuno può sedere al posto anteriore del passeggero tutte le volte che ha chiamato “shotgun” con successo. Questo diritto è strettamente personale e non cedibile: non si può chiamre “shotgun” a favore di un amico più lento, a meno che questi abbia un conclamato svantaggio mentale o di fonazione che gli impedisce di chiamare “shotgun”.
  8. Il conducente ha l’ultima parola in caso di chiamate simultanee o dispute, l’ultima parola spetta al conducente (salve le eccezioni di cui all’art. 1). Il conducente può anche sospendere o rimuovere i privilegi di “shotgun” da uno o più partecipanti.

Titolo II – Casi speciali

Le eccezioni alle regole generali presentate nel seguito devono essere considerate in ordine; il caso presentato per primo prevale su tutti i casi sottostanti, qualora applicabili; e così via.

  1. Nel caso in cui il regolare conducente del veicolo sia ubriaco o comunque temporaneamente incapace di svolgere i suoi doveri di conducente, gli spetta di diritto di sedere al posto anteriore del passeggero.
  2. Nel caso in cui il proprietario del veicolo non stia guidando, gli spetta di diritto di sedere al posto anteriore del passeggero, salvo rinuncia esplicita.
  3. Nel caso in cui nel gruppo sia presente il/la sposo/a, compagno/a, partner o escort temporaneo/a del conducente del veicolo, al/la sposo/a, compagno/a, partner o escort temporaneo/a spetta di diritto di sedere al posto anteriore del passeggero, salvo rinuncia esplicita.
  4. Nel caso in cui uno dei passeggeri abbia un attacco di mal d’auto tale da far temere una crisi di vomito, gli è concesso di sedere al posto anteriore del passeggero.
  5. Nel caso in cui soltanto uno dei passeggeri conosca la strada per raggiungere la meta del viaggio e lo stesso conducente ne sia ignaro, allora viene designato navigatore del gruppo e come tale gli spetta di diritto di sedere al posto anteriore del passeggero, salvo rinuncia esplicita.
  6. Nel caso in cui uno dei passeggeri sia troppo alto o grasso per sedere confortevolmente dietro, il conducente ha facoltà di provare pietà per questo “scherzo di natura” e concedergli di sedere al posto anteriore del passeggero. Qualora non eserciti questa pietosa facoltà, lo “scherzo di natura” starà seduto dietro e gli altri passeggeri potranno tormentarlo a loro piacimento.

Titolo III – Casi bastardi: la sopravvivenza del più forte

  1. Il conducente ha facoltà di dichiarare in vigore la regola della sopravvivenza del più forte. In tal caso tutte le regole dei Titoli I e II sono sospese, salvo l’art. I.8 e il posto anteriore del passeggero può essere preso con la forza.
  2. Il conducente deve annunciare l’entrata in vigore della regola della sopravvivenza del più forte con ragionevole anticipo, al fine di contenere i danni al veicolo e lo spargimento di sangue.
  3. Per eventuali fattispecie non coperte dalle regole seguenti, fate ricorso alle previsioni dell’art. I.8.

Seguono alcune norme transitorie e finali, che non mette conto di riportare.

Vale la pena di segnalare quale sarebbe l’origine del termine shotgun. Pare sia questa: nelle carovane del Far West, il conducente teneva le redini del tiro di cavalli sedendo su una panca fissata sulla parte anteriore esterna del carro. Accanto a lui, di norma, sedeva un uomo armato di fucile a canne mozze (shotgun) come deterrente per eventuali imbvoscate e rapine. Lo stesso accadeva per le diligenze, dove anzi l’assenza dell’uomo armato era un segnale che avvertiva trattarsi di un veicolo per passeggeri, privo di cassaforte portavalori.