Obituary: Elio Pagliarani (1927-2012) è morto, i coniglipolli restano per sempre

È morto ieri (8 marzo 2012) Elio Pagliarani, poeta. Era nato a Viserba, sulla riviera romagnola, il 25 maggio 1927.

Elio Pagliarani

rainews24.it

Perdonatemi se nel rendergli omaggio con la sua famosa poesia dei coniglipolli non riesco a riprodurne l’andamento grafico alla Majakovskij, che potete però vedere nelle immagini qui sotto.

dittico della merce: la merce esclusa
a Ferruccio Rossi-Landi

Uso e scambi linguistici b) L’equazione di valore linguistico Consideriamo l’equazione x merce A =
y merce B
e applichiamola al linguaggio
Dio è l’essere onnipotente

Qui la quantità (x,y) per entrambi i termini è ridotta a uno
c’è un solo Dio ed egli è l’unico essere onnipotente Sarebbe facile
quantificare, dicendo per esempio che gli dei
sono esseri onnipotenti
seguendo l’analisi marxiana
finì con centodieci a un pelo dalla lode, i corsi in medicina
una scelta ragionata: è mondana ed è sociale
quel rapporto con il corpo
coscienza fisica non basta
non è ancora conoscenza
nuovi allori in giurisprudenza
se i rapporti offuscassero le cose ne violassero l’essenza se fosse troppo empirica la scienza
dell’espressione Dio
Dio assume il valore di scambio
relativamente a essere onnipotente
e può essere immerso nella circolazione linguistica
come portatore di tale valore In termini di lavoro
Problema: un ragazzo vede conigli e polli in un cortile Conta
18 teste e 56 zampe
quanti polli e conigli ci sono nel cortile?
Si consideri una specie animale
a sei zampe e due teste: il conigliopollo; ci sono nel cortile 56 zampe : 6 zampe = 9 coniglipolli
Nove coniglipolli che necessitano di 9×2, 18 teste
restano dunque 18 – 18, 0 teste nel cortile
laurea in filosofia poi lo cacciarono via
non che violasse le leggi è che dissero basta
la famiglia gli amici gli esempi dei libri di testo la sua testa
avrebbero potuto lucidissimamente, in realtà fu lui che non volle demandò alla vita
la grandezza di lavoro umano linguistico generico medio
Ma questi animali hanno 9×6, 54 zampe allora 56–54 = 2 Restano due zampe nel cortile
Si consideri quindi un’altra specie di animale che potrebbe essere il coniglio spollato Si sottrae
un pollo da un coniglio l’animale che avanza è il coniglio spollato che ha
1 testa – 1 testa = 0 testa, 4 zampe – 2 zampe = 2 zampe: le due zampe che stanno nel cortile
la grandezza di lavoro umano linguistico generico medio
con il naso giusto, un’altezza che supera la media
non che vita non fosse anche nell’aule
dei suoi vent’anni trenta
non era ancora stato richiamato sotto le armi forse perché non sapevano bene dove metterlo
c’è dunque nel cortile 9 coniglipolli + 1 coniglio spollato Detto in altri termini
9 conigli + 9 polli + 1 coniglio – 1 pollo Ed ora i conigli coi conigli e i polli coi polli, si avrà
9 + 1, 10 conigli, 9 – 1, 8 polli
Risultano otto polli e dieci conigli nel cortile
e può essere immesso nella circolazione linguistica
come portatore di tale valore In termini di lavoro
la grandezza di lavoro umano linguistico generico medio
con cui si misura Dio
con cui si misura Dio in termini di lavoro
ridono le ragazze, ondeggiano sopra tacchi di sughero
attraverso la forma di valore totale o dispiegato che Marx esprime con l’equazione plurima
passiamo alla forma generale di valore nella quale un certo numero di merci
esprime il proprio valore per mezzo di un’unica merce esclusa
ridono le ragazze

Non mi rinvengo ben, pensa e ripensa
che barzelletta è questa: io non l’ho ‘ntesa
se non confusamente
Questa si chiama ‘l Pettine. E perché?
Perché le rime paion fatte a denti,
e mostra pettinar vari costumi.
Egli era gaio e festoso
e si mise a raccontare una delle sue barzellette. Ne sapeva sempre nuove
e allora sorrideva anche sussultando.
La merce esclusa
nella quale come valore d’uso avviene la misurazione del valore di scambio
quello là con tre lauree lo presero l’autunno 43
spiegò le barzellette a San Vittore
mica credettero subito che gli appunti nel taccuino
fossero per figurare
con capuffici e donne
la merce esclusa
nella quale come valore d’uso avviene la misurazione del valore di scambio
di tutte le altre merci quali tempo di lavoro oggettivato
corrisponde linguisticamente al termine noto di una serie definitoria.

La merce esclusa

Seconda pagina

Terza pagina

Avrei forse ignorato per sempre l’esistenza di Elio Pagliarani se non fosse stato per il mio fortuito e fortunato incontro, nel fatale 1977, con Andrea Ciullo, curiosa figura di laureato in statistica e autore teatrale, che di Pagliarani era “vice” come critico di teatro sul Paese sera. Penso che Andrea Ciullo abbia mantenuto i suoi rapporti con il maestro, dal momento che sul web circola una composizione scritta ed eseguita per il compleanno di Pagliarani.

Nuova specie di squalo scoperta alle Galapagos | Wired Science | Wired.com

Bythaelurus giddingsi

wired.com / California Academy of Sciences

Il nuovo squalo è della famiglia dei gattucci ed è lungo circa 40 cm. Proprio come un gatto domestico.

New Shark Species Discovered in Galapagos | Wired Science | Wired.com

Scientists conducting deep-sea dives around the Galapagos Islands have identified a new species of shark. Part of a family known as a catsharks, the new species is about 1.3 feet long, roughly the same size as a typical housecat.

5 anni

Oggi questo blog compie 5 anni. A me sembra un traguardo importante: non so quale sie l’età media dei blog, né la loro speranza di vita alla nascita. Sospetto però che abbiano una mortalità infantile abbastanza elevata, e che la distribuzione per età sia molto asimmetrica: mi aspetto una power law e non una distribuzione normale. Forse qualcuno lo sa e ci può dare le statistiche, o può tentare guesses più educated della mia.

Da parte mia, mi concedo il lusso di essere un po’ autoreferenziale e di citare qualcuna delle statistiche che wordpress mi propone. In questi 5 anni, il blog è stato visitato più di 346.000 volte, con una media di 190 visite al giorno. Il giorno in cui il blog è stato più visitato è stato il 14 dicembre 2008, con 771 viste: non riesco a ricordare o a ricostruire quale post fosse andato “virale”. Certo, nessuno dei 2 post pubblicati quel giorno.

In tutto ho pubblicato 1.306 post (+ 17 pagine, anche se non ho ancora capito bene l’utilità della differenza); ho ricevuto 1.067 commenti. Dunque parlo (scrivo) più di quanto non ascolti: so che la responsabilità non è tutta mia, ma non mi pare un buon segno comunque. Ma un’altra statistica, sempre di wordpress, dice che i commenti sono stati 1.427, e questo un po’ mi rincuora.

Il blog ha 15 seguaci ufficiali (followers), più altri 26 comment followers (whatever that means): a seconda del valore che uno prende per rappresentativo del mio seguito, non siamo lontani dai manzoniani 25 lettori. Non che ci sia molto da inorgoglirsi.

Il post più letto in questi 5 anni è quello, di argomento soprattutto gastronomico, dedicato alle percebes (6.500 visite). Segue a ruota la recensione de I misteri di Parigi e poi, un po’ staccati ma molto vicini tra loro, la recensione di Lettera a una professoressa e un post dedicato all’ultima esecuzione capitale francese con la ghigliottina: e poiché penso che quest’ultimo post sia visitato soprattutto per morbosità (anche se il mio intento era piuttosto “educativo”), spero che Lettera a una professoressa lo controbilanci. Sono comunque quasi 60 i post che hanno avuto più di 1000 visite.

L’anno in cui il mio blog è stato più popolare è stato il 2009 (quasi 82.000 visite); il mese, novembre 2010 (8.795 visite in un mese, con una media di 293 al giorno). Il 2011 è stato un anno nero (non solo per il blog), ma siamo in netta ripresa.

In conclusione: mi diverto ancora, dopo un  periodo di stanca, e non intendo mollare. “After all… tomorrow is another day.”

Elefantino

nouvelles-images.it/Andy ROUSE

Perché il sesso è rumoroso?

Una cosa che non smette mai di sorprendermi è il modo in cui i media generalisti (stampa, radio, televisione, siti web) riportano le notizie scientifiche. Mi sembra abbastanza chiaro che i grandi giornali hanno uno o più scout incaricati di spulciare le grandi riviste scientifiche, come Nature e Science, o divulgative come Scientific American e New Scientist, i repository online come Arxiv o PLoS per scovare ricerche rivoluzionarie o quanto meno interessanti o, al limite, curiose. Quello che non mi spiego bene sono i meccanismi di latenza, quando un articolo, con tutte le caratteristiche per essere ripreso dai media generalisti, non lo è immediatamente, cioè subito dopo la sua pubblicazione, ma dopo una latenza anche di alcuni mesi. Mentre non è sorprendente – dato che i mezzi d’informazione sono molto attenti a spiare quello che succede presso la concorrenza (il terrore di ogni giornalista è quello di bucare la notizia) – che poi la notizia compaia epidemicamente in più luoghi.

È il caso, ad esempio, di questo articolo di Gayle Brewer e Colin A. Hendrie, “Evidence to Suggest that Copulatory Vocalizations in Women Are Not a Reflexive Consequence of Orgasm,” pubblicato online sugli Archives of Sexual Behavior il 18 maggio 2010. Che il sesso incuriosisca e faccia vendere copie dei giornali, e dunque sia newsworthy, come si dice in inglese (in italiano ho letto la traduzione notiziabile, che mi fa sinceramente venire la pelle d’oca), non è una novità. Se poi riflettiamo sul fatto che le copulatory vocalizations sono i gemiti e gli altri suoni che accompagnano l’atto sessuale, davvero stupisce che la notiziola sia rimasta sottotraccia per quasi 2 anni, riemergendo sporadicamente.

Per quanto sono riuscito a ricostruire, ne ha parlato per primo msnbc.com il 30 giugno 2010 (poco più d’un mese dopo la pubblicazione dell’articolo di Brewer e Hendrie) con un colorito articolo di Brian Alexander, l’autore (a me ignoto fino a oggi) del saggio America Unzipped: In Search of Sex and Satisfaction (a me altrettanto ignoto). Alexander non trascura nessuno dei doverosi pezzi di colore (come tutti, ha o ha avuto una vicina particolarmente vocale; come tutti cita la scena di Harry, ti presento Sally…), ma poi ricostruisce lo studio e i suoi risultati abbastanza fedelmente:

  • lo studio è stato condotto su 71 donne eterosessuali sessualmente attive di età compresa tra i 18 e i 48 anni (media 21,68 anni ± 0,52)
  • le vocalizzazioni sono state classificate in categorie quali:
    • silenzio
    • gemito/mugolio
    • urlo/strillo/grido
    • parole (“sì/no/mio dio/il nome del partner”: una vecchia storiella chiamava queste varianti “affermativa, negativa, mistica e mendace”)
    • istruzioni (“ancora/più forte”)
  • è stato chiesto ai soggetti sperimentali se emettessero le vocalizzazioni in coincidenza/in prossimità del loro orgasmo e, in caso negativo, perché vocalizzassero
  • è risultato che spesso le vocalizzazioni sono emesse consapevolmente per influenzare il partner piuttosto che come espressione diretta e incontrollabile di eccitazione sessuale
  • l’intento delle vocalizzazioni era spesso quello di accelerare l’eiaculazione del partner in situazioni di noia, affaticamento, disagio o mancanza di tempo
  • il 92% delle donne è convinta che le vocalizzazioni stimolino l’autostima del partner
  • più del 25% delle partecipanti finge l’orgasmo, nella quasi totalità dei casi quando si rende conto che non lo raggiungerà realmente.

A questo punto, Alexander procede citando un altro studio (Charlene L. Muehlenhard e Sheena K. Shippee, “Men’s and Women’s Reports of Pretending Orgasm“, Journal of Sex Research, 25 agosto 2009): secondo questo studio le donne fingono l’orgasmo più spesso degli uomini perché aderiscono a una “sceneggiatura del rapporto sessuale” in cui una donna può avere un orgasmo in qualunque momento e con qualsiasi tipo di stimolazione (anche più volte), ma l’uomo ha di regola un solo orgasmo durante il coito e dopo l’orgasmo maschile l’attività sessuale ha termine. Questo spiega i motivi registrati nello studio di  Muehlenhard e Shippee (li scrivo in inglese per pigrizia e proteggere l’innocente):

  • Orgasm was unlikely or taking too long (25% dei maschi del campione, contro il 7% delle donne)
  • Wanting sex to end (82% degli uomini, 61% delle donne: ma nel caso degli uomini l’obiettivo della finzione era terminare l’attività sessuale, in quello delle donne consentire al partner maschile di avere un orgasmo e solo dopo terminare la copula)
  • Using their partner’s imminent orgasm as a cue to act out their own orgasm (motivazione quasi esclusivamente femminile)
  • To avoid negative consequences from not orgasming, especially hurting their partner’s feelings (78% delle donne, 58% degli uomini)
  • To get positive consequence of orgasming, most often pleasing their partner or making their partner feel good about him/herself (47% delle donne, 13% degli uomini)

Inoltre, lo studio di  Muehlenhard e Shippee conferma un’altra tesi (Roberts C., Kippax S., Waldby C. e Crawford J. “Faking it: The story of «Ohh!»”. Women’s Studies International Forum, 18-1995, pp. 523-532) secondo la quale esiste una “«orgasm for work» economy of heterosexuality” in cui il «lavoro» dell’uomo è provocare l’orgasmo nella donna  e l’orgasmo di lei prova la qualità del lavoro di lui. “Because women do not ejaculate, there is a demand for noisy and exaggerated display” (p. 528).

Pochi giorni dopo, il 2 luglio 2010, la notizia viene ripresa da un giornale britannico (penso), il Daily News (80% of women admit to ‘faking it’ in the bedroom): abbastanza curiosamente, anche se lo studio originario di Brewer e Hendrie è inglese, la notizia è esplicitamente “figlia” del pezzo americano di Alexander. Ancora pochi giorni e il 6 luglio la notizia è su Metro, sempre nel Regno Unito (More than a quarter of women scream during sex to make men feel good): questa volta ho l’impressione che la fonte sia lo studio scientifico originario, e non gli articoli giornalistici appena citati.

Women use vocalisations during sex to make their men feel good, scientists claim

metro.co.uk

A questo punto la notizia sparisce dai giornali, e fin qui nulla di strano. Ma poi, inaspettatamente, molti mesi dopo – il 17 febbraio 2011 – la notizia riaffiora sull’autorevolissimo Wall Street Journal, in una rubrica/blog intitolata Ideas Market, con questo ambizioso programma:

The Ideas Market blog delivers the latest news and commentary from the world of ideas, brought to you by Review. The blog’s regular contributors include Review editor Gary Rosen, deputy editor Ryan Sager, lead blogger Christopher Shea, columnist Jonah Lehrer and photo editor Rebecca Horne.

The latest news and commentary! pare vero!

L’articolo (Female ‘Vocalization’ During Sex) è firmato da Christopher Shea, non aggiunge nulla a quando già detto nei trafiletti del Daily News e di Metro, ma conclude – con involontaria comicità – che “the study, by Gayle Brewer and Colin A. Hendrie, is forthcoming in the Archives of Sexual Behavior.” Forthcoming 8 mesi prima!

Passa un altro anno e finalmente, pochi giorni fa (il 23 febbraio 2012) la notizia è ripresa da Salon, che è dove poi l’ho letta io. Va riconosciuto che, almeno, questo articolo di Lucy McKeon (Our nation of moaners) qualche cosa l’aggiunge: i macachi e i babuini, le tartarughe, i memi del porno (dalla vocalizzazione alla depilazione), le censure di Hollywood, le vocalizzazioni sportive. Ma anche in questo caso, scrivere “New research is shedding light on the question: Why do some people make so much noise during sex?” 2 anni dopo la pubblicazione dell’articolo mi pare francamente eccessivo.

Eli Gottlieb – The Face Thief

Gottlieb, Eli (2012). The Face Thief. New York: HarperCollins. 2012.
ISBN 9780061735059. Pagine 256. 11,33 €

The Face Thief

bookbirddog.blogspot.com

Avrei voluto iniziare la mia recensione levando il calice alla nascita di un’altra indimenticabile dark lady, come non ne incontravo da tempo. Ma poi una mia giovane amica, dotata di antica saggezza e cultrice della materia, mi ha domandato: “Dark lady, o gatta morta?” E, davanti alla mia espressione sconcertata, ha subito chiarito: “Dark lady è Barbara Stanwick in La fiamma del peccato, gatta morta è Anne Baxter in Eva contro Eva.”

Giusto per capire meglio le differenze, ecco la dark lady (La fiamma del peccato l’ho recensita qui: vi voglio anche segnalare che su YouTube è disponibile qui per intero, naturalmente nella versione originale):

PHYLLIS (Standing up again) Mr. Neff, why don’t you drop by tomorrow evening about eight-thirty. He’ll be in then.
NEFF Who?
PHYLLIS My husband. You were anxious to talk to him weren’t you?
NEFF Sure, only I’m getting over it a little. If you know what I mean.
PHYLLIS There’s a speed limit in this state, Mr. Neff. Forty-five miles an hour.
NEFF How fast was I going, officer?
PHYLLIS I’d say about ninety.
NEFF Suppose you get down off your motorcycle and give me a ticket.
PHYLLIS Suppose I let you off with a warning this time.
NEFF Suppose it doesn’t take.
PHYLLIS Suppose I have to whack you over the knuckles.
NEFF Suppose I burst out crying and put my head on your shoulder.
PHYLLIS Suppose you try putting it on my husband’s shoulder.
NEFF That tears it.
Neff takes his hat and briefcase.
NEFF Eight-thirty tomorrow evening then, Mrs. Dietrichson.
PHYLLIS That’s what I suggested.
They both move toward the archway.
NEFF Will you be here, too?
PHYLLIS I guess so. I usually am.
NEFF Same chair, same perfume, same anklet?
PHYLLIS (Opening the door) I wonder if I know what you mean.
NEFF I wonder if you wonder.
He walks out.

Anche la protagonista del romanzo di Gottlieb, Margot Lassiter, ha questa grande capacità dialettica, di contrastare e battere l’antagonista maschile sul suo stesso terreno e al suo stesso gioco (Margot, professionista dell’inganno, si fa beffe di un professionista della lettura e del disvelamento dell’inganno, Lawrence Billings, autore di un manuale di successo intitolato The Physique of Finance: The Art of Face Reading and Body Language for Professional Advantage), di fare del predatore la sua preda.

La gatta morta, invece, agisce diversamente. Si finge umile, indifesa, cedevole, ma alla fine micidiale. La gatta morta ottiene ciò che vuole. Chiara Moscardelli, che ci ha scritto un libro (che io però non ho letto: Volevo essere una gatta morta) la descrive così:

La gatta morta è una categoria poco conosciuta, nascosta, silenziosa ma micidiale.
Ha pochi pensieri, chiari, semplici. Nessuna dietrologia, nessuna complicazione. Ha una vita serena perché ha un unico scopo: il matrimonio.
A diciotto anni ha le idee chiare su tutto ed è in grado di realizzare una cena completa per otto persone con sedici portate. Voi non ne siete capaci? Imparate alla svelta.
A venti ha deciso quale sarà l’uomo che sposerà. Magari non è un uomo in carne e ossa ma è comunque la categoria a cui appartiene che inizia a prendere di mira: l’avvocato, l’architetto, il notaio, il dottore. Le qualifiche sono importanti.
[…]
Io le ho studiate a fondo e me ne sono fatta un’idea ben precisa. Le gatte morte sono geniali.
Dietro la loro apparente passività si nasconde una forza, un’aggressività senza pari. Sono burattinaie che muovono i fili di marionette inconsapevoli. Non c’è niente da fare. Contro di loro non esistono armi. Ve lo dico con tutto il cuore, arrendetevi! Perché gatta morta si nasce, non si diventa.

L’idealtipo della gatta morta è la Eva Harrington di Eva contro Eva, che fingendo una smisurata ammirazione per l’attrice Margo Channing (Bette Davis) si intrufola nella sua vita e le porta via la parte, il successo, il critico teatrale di riferimento (di cui diviene amante) e (poco ci manca) il fidanzato. Qui di seguito la scena memorabile in cui la nostra santarellina racconta a ciglio asciutto come abbia perso il marito in guerra e come la sua fervida adorazione l’abbia portata a seguire per anni la diva ad ogni suo spettacolo. Non c’è bisogno di capire l’inglese: guardate gli occhi e le posture.

Per completare il quadro delle tassonomie ci sarebbe anche la femme fatale, affine alla dark lady, ma a differenza di questa fatale, appunto, ma non necessariamente malvagia. Non necessariamente, cioè, infligge il male volontariamente, per conseguire un obiettivo o per desiderio di annientamento dell’altro. Anche qui, nella mia mente, c’è un idealtipo, ed è la Lola Lola (Marlene Dietrich) dell’Angelo Azzurro di Sternberg (qui in edizione integrale).

Un altro vocabolo che ha continuato a frullarmi per la testa durante la lettura del romanzo di Gottlieb è stato predatrice. E questo aspetto è quello che alla fine mi fa pensare che Margot Lassiter è soprattutto una dark lady. Margot persegue i suoi obiettivi e distrugge le sue vittime (perché in una certa misura potrebbe conseguire i suoi obiettivi anche senza annientare la vittima – come nel caso di John Potash – oppure indulge nella distruzione della vita di Lawrence Billings anche senza grande tornaconto economico) e lo fa reificandole, trattandole come oggetti, utilizzando la prevedibilità del corteggiamento maschile come arma contro i corteggiatori stessi, come accade per il principio dell’attacco-difesa proprio dello judo:

Yawara significa adeguarsi alla forza avversaria al fine di ottenere il pieno controllo. Esempio: se vengo assalito da un avversario che mi spinge con una certa forza, non devo contrastarlo, ma in un primo momento debbo adeguarmi alla sua azione e, avvalendomi proprio della sua forza, attirarlo a me facendogli piegare il corpo in avanti […] La teoria vale per ogni direzione in cui l’avversario eserciti forza. [Jigorō Kanō, (2005). Fondamenti del Judo. “Cos’è il Kodokan Judo”: pp. 23-24. Citato in Wikipedia]

Per scrivere di dark ladies è necessaria una buona dose di misoginia, perché la rappresentazione della dark lady (e delle sue varianti richiamate in precedenza) si pone all’estremo opposto della scala di idealizzazione della donna che vede all’estremo opposto la donna angelicata di Dante e l’eterno femminino di Goethe, ma anche di fascinazione. È necessario anche quel distacco dialettico che permette di comprendere che il comportamento che ci inorridisce in queste eroine femminili al negativo è la pratica quotidiana e la moneta corrente del comportamento maschile nei confronti delle donne, e non sarebbe nemmeno pensabile senza la premessa dell’atteggiamento maschile (ancora una volta il punto di vista dello judo).

Resta da dire che il romanzo, senza essere un capolavoro, è anche ben scritto e ben costruito: ben costruito, perché 4 storie e 4 piani temporali sono alternati e ricostruiti in flashback (in 3 casi su 4, per la verità) a partire dal rovinoso ruzzolone iniziale, mantenendo sempre vivissima l’attenzione (e la voglia di andare avanti) del lettore. Ben scritto, perché è evidente il divertimento dello scrittore nello sfottere un certo mondo (quello dei pomposi manuali per top manager, ad esempio) e nel mantenere la distanza dai suoi personaggi e dalla sua materia.

Di seguito, qualche piccolo esempio del suo stile e qualche curiosità (senza rovinare nulla del thriller):

Her nails were ridgeless and attested to a diet rich in vitamin B and iron, but the moons, he noticed, were invisible: pituitary problems? [616]

The science of touch is called haptics. [1297]

And it was at that moment, for the very first time, that Lawrence Billings felt old. He’d felt mature before; he’d felt accomplished; he’d felt at midcareer, midpoint, midlife before. But at the moment, beached on the sound of that word dear, he simply felt dusty. [1675]

Sex and curiosity occupied the same part of the brain. [2988]

Down in the Boondocks

Ci sono occasioni nella vita in cui ci si trova davanti all’abisso della propria ignoranza e la tentazione di buttarvicisi è quasi irresistibile.

Mi frulla nelle orecchie da un paio di giorni un allegro motivetto (come direbbero a Croda):

La conoscevo come una delle canzonette divertenti, un po’ tex-mex, che compaiono nella fase Borderline e Bop Till You Drop di Ry Cooder.

Down in the boondocks
Down in the boondocks
People put me down ‘cause
That’s the side of town I was born in
I love her she loves me but I don’t fit in her society
Lord have mercy on the boy from down in the boondocks

Ev’ry night I watch the lights from the house up on the hill
I love a little girl who lives up there and I guess I always will
But I don’t dare knock on her door
‘Cause her daddy is my boss man
So I have to try to be content
Just to see her when ever I can

Down in the boondocks
Down in the boondocks
People put me down ‘cause
That’s the side of town I was born in
I love her she loves me but I don’t fit in her society
Lord have mercy on the boy from down in the boondocks

Down in the boondocks
Down in the boondocks

One fine day I’ll find the way to move from this old shack
I’ll hold my head up like a king and I never never will look back
Until that morning I’ll work and slave
And I’ll save ev’ry dime
But tonight she’ll have to steal away
To see me one more time

Down in the boondocks
Down in the boondocks
People put me down ‘cause
That’s the side of town I was born in
I love her she loves me but I don’t fit in her society
Lord have mercy on the boy from down in the boondocks
Lord have mercy on the boy from down in the boondocks
Lord have mercy on the boy from down in the boondocks

Tanto per cominciare la canzone non è di Ry Cooder, ma è stata composta da Joe South e portata al successo nel 1965 da Billy Joe Royal:

Ma poi, al di là del fatto di suonare buffo e dal contesto che permette di capire che il ragazzo che viene dai boondocks e che chiede misericordia è uno spiantato e un sempliciotto, che cosa significa il termine boondocks?

Il termine compare in inglese (o meglio in American English) subito dopo l’intervento statunitense delle Filippine iniziato nel 1898 e sfociato in un’occupazione coloniale protrattasi per tutta la prima metà del XX secolo. Fu lì che i militari delle truppe di stanza nell’arcipelago appresero il termine tagalog bundok (montagna). Nell’uso dei filippini inurbati nelle città costiere, le zone rurali e montagnose dell’interno erano selvagge, e i loro abitanti (Taga-bundok) erano bollati con lo stereotipo di individui ignoranti, analfabeti, incivili e ingenui. La circostanza che nelle zone interne infuriasse la guerriglia contribuì, nell’uso americano, ad aggiungere ai concetti già visti quelli di confusione e stupore.

Sia come sia, il termine si diffuse nello slang e nella lingua parlata, con riferimento alle zone rurali isolate e (di conseguenza) arretrate, a prescindere dalle loro caratteristiche orografiche, e alla “cultura” dei residenti.

Giusto per farvi capire che mi sono veramente applicato: The Boondocks è anche una striscia a fumetti e una serie televisiva di cartoni animati opera del fumettista afro-americano Aaron McGruder.

Adam Smith ha il suo tartan – Scottish Economic Society

La Scottish Economics Society ha creato un nuovo tartan per onorare il grande filosofo ed economista scozzese Adam Smith.

News Article :: SES ‘Adam Smith’ Tartan released! – Scottish Economic Society

Il tartan di Adam Smith

scotecsoc.org

La tavola periodica degli elementi di Theo Gray

Molti si ricorderanno della tavola periodica degli elementi dai tempi della scuola, anche se magari non hanno più avuto modo di frequentarla negli anni successivi.

Per chi proprio non se ne ricordasse, qui in piccolo riassunto da Wikipedia:

La tavola periodica degli elementi (o semplicemente tavola periodica) è lo schema con il quale vengono ordinati gli elementi sulla base del loro numero atomico Z.

Ideata dal chimico russo Dmitrij Mendeleev nel 1869 – ma anche, contemporaneamente e indipendentemente, dal chimico tedesco Julius Lothar Meyer (1830 – 1895) – inizialmente contava numerosi spazi vuoti, previsti per gli elementi che sarebbero stati scoperti in futuro, alcuni nella seconda metà del 1900.

In onore del chimico russo, la tavola periodica degli elementi è anche detta tavola periodica di Mendeleev.

Tavola periodica

wikipedia.org

Della fascinazione della tavola periodica parlano almeno 2 bei libri che vi raccomando di leggere, se non l’avete già fatto, Il sistema periodico di Primo Levi e Zio Tungsteno. Ricordi di un’infanzia chimica (Uncle Tungsten: Memories of a Chemical Boyhood) di Oliver Sachs.

È stata proprio la fascinazione del libro di Sachs a spingere Theo Gray, uno dei co-fondatori di Wolfram Research, a costruirsi una tavola-tavola, fatta di legno e con piccoli ripostigli sotto ogni coperchietto. Tutta fatta e popolata da lui nel tempo libero.

La notizia l’ho trovata qui: A real life Periodic Table.

Ma godetevi questo bel documentario.

Theo Gray è anche l’autore di The Elements: A Visual Exploration of Every Known Atom in the Universe, che è un libro ma anche un’entusiasmante app per iPad (costa 10.99€ ma secondo me li vale tutti). In questo video di presentazione potete farvene un’idea:

Il tutto accompagnato da una memorabile canzoncina:

La bomba a mano che cattura e diffonde intercettazioni ambientali | KurzweilAI

Un aggeggetto, fatto come una vecchia bomba a mano sovietica, per catturare e trasmettere conversazioni e traffico internet (e-mail comprese). Con tanto di georeferenziazione.

Ne parla la newsletter di Kurzweil: Detonate the transparency grenade to instantly collect and leak sensitive data | KurzweilAI

The transparency grenade allows you to leak information from anywhere just by pulling a pin. The device is essentially a small computer with a powerful wireless antenna and a microphone.

It intercepts local network traffic and captures audio data, then the data is streamed anonymously to a dedicated server where it is mined for bits of emails, HTML code, images and audio material.

These are then neatly presented in the form of a feed that can be accessed when clicking on the red dot highlighting the place of the leakage on a map available online.

The ease of use and the mobility of this solution could make the transparency grenade a very powerful weapon in the hands of a concerned citizen or disgruntled civil servant.

The Transparency Grenade

kurzweilai.net / Credit: Transparency Grenade

Qui il link al sito degli inventori (che, per la verità, a me sembra un po’ sospetto). Si tratta di un’opera d’arte in realtà, ma fino a che punto gli autori scherzano, e quanto fanno sul serio?

Introduction

The lack of Corporate and Governmental transparency has been a topic of much controversy in recent years, yet our only tool for encouraging greater openness is the slow, tedious process of policy reform.

Presented in the form of a Soviet F1 Hand Grenade, the Transparency Grenade is an iconic cure for these frustrations, making the process of leaking information from closed meetings as easy as pulling a pin.

Equipped with a tiny computer, microphone and powerful wireless antenna, the Transparency Grenade captures network traffic and audio at the site and securely and anonymously streams it to a dedicated server where it is mined for information. Email fragments, HTML pages, images and voice extracted from this data are then presented on an online, public map, shown at the location of the detonation.

Whether trusted employee, civil servant or concerned citizen, greater openness was never so close at hand..

Details

This is a one-off object created in January 2012 by Julian Oliver for the Studio Weise7 exhibition at Labor 8, Haus der Kulturen der Welt, Berlin, curated by Transmediale 2012 Director, Kristoffer Gansing.

The core concept will continue to live on as an application for Android devices and server-side software. See the section Android application below for more..

The body is made of Tusk2700T, a highly resilient translucent resin, printed from a stereo-lithography model made by CAD designer Ralph Witthuhn based on a replica Soviet F1 Hand Grenade. Metal parts were hand-crafted from 925/1000 sterling silver by Susanne Stauch, complete with operational trigger mechanism, screw-on locking caps and engraving.

Android application

Thanks to a generous donation from Scott Robinson (@quadhome), development of an Android application is underway, for rooted Android devices. This will mimic some of the functionality of the grenade, with the TG program running ‘invisibly’ on their phone as a backgrounded application. A GUI will be provided for configuration. It will allow upload using a 2048 bit SSH tunnel over the user’s own 4G connection, automatically determining the location via the device’s own GPS system and using this to position the ‘detonation’ on the map interface. Naturally this is a little more practical than walking into a meeting with a grenade in your jacket pocket.

Due to legal concerns the author will not provide a server for using this application. However, all code will be published for study and so that others can set up their own service, should they find a worthy need for it.

Transparency Grenade 2

transparencygrenade.com

Bestie, bestiole, bestiacce | The Scientist

Una lucertola australiana con la lingua blu

Bluetongue lizard

scientist.com / Scott Maxworthy, Flickr

Behavior Brief | The Scientist

Il tarsio delle Filippine

Tarsio delle Filippine

scientist.com / Tim2k, Flickr

Il vecchio caro bonobo Kanzi

Il bonobo Kanzi

scientist.com / Courtesy of the Great Ape Trust

L’aye-aye o aye aye (Daubentonia madagascariensis Gmelin, 1788) è un primate nativo del Madagascar. Notate il medio della sua manina.

Aye-aye

scientist.com / Cenz, Flickr

Last but not least: dammi un passaggio, balena.