La fiamma del peccato

La fiamma del peccato (Double Indemnity), 1944, di Billy Wilder, con Fred MacMurray, Barbara Stanwyck e Edward G. Robinson.

Tratto da un romanzo di James M. Cain e sceneggiato da da Raymond Chandler (scusate se è poco).

Così bello che non so da dove cominciare. Forse da una delle frasi iniziali: “I killed him for money – and a woman – and I didn’t get the money and I didn’t get the woman”. Il film è poi un lungo flashback. Non racconterò niente perché DOVETE vederlo (o rivederlo): è in edicola con Ciak. Mi limiterò a 3 considerazioni personali:

  1. Barton Keyes (Edward G. Robinson) è un investigatore esplicitamente statistico. Sentite quello che dice al suo capo, Norton, a proposito dell’ipotesi che Dietrichson si sia suicidato: “Mr. Norton, the first thing that hit me was that suicide angle. Only I dropped it in the wastepaper basket just three seconds later. You ought to take a look at the statistics on suicide sometime. You might learn a little something about the insurance business”. Norton replica, seccato: “I was raised in the insurance business, Mr. Keyes”. Keyes: “Yeah. In the front office. Come on, you never read an actuarial table in your life. I’ve got ten volumes on suicide alone. Suicide by race, by color, by occupation, by sex, by seasons of the year, by time of day. Suicide, how committed: by poisons, by fire-arms, by drowning, by leaps. Suicide by poison, subdivided by types of poison, such as corrosive, irritant, systemic, gaseous, narcotic, alkaloid, protein, and so forth. Suicide by leaps, subdivided by leaps from high places, under wheels of trains, under wheels of trucks, under the feet of horses, from steamboats. But Mr. Norton, of all the cases on record there’s not one single case of suicide by leap from the rear end of a moving train. And do you know how fast that train was going at the point where the body was found? Fifteen miles an hour. Now how could anybody jump off a slow moving train like that with any kind of expectation that he would kill himself? No soap, Mr. Norton. We’re sunk, and we’re going to pay through the nose, and you know it. May I have this?”. A questo punto, Keyes prende il bicchiere d’acqua che Norton teneva in mano e lo svuota d’un fiato. Norton è esterefatto. (La sceneggiatura del film è qui).
  2. Il film racconta due storie d’amore, entrambe senza uscita, e su queste si regge tutta la tensione del film: quella tra Walter Neff (Fred MacMurray) e Phyllis Dietrichson (Barbara Stanwick), e quella tra Walter e Barton Keyes (Edward G. Robinson). L’attrazione di Walter per Phyllis è impossibile perché unilaterale (Phyllis: “We’re both rotten, Walter”. Walter: “Only you’re just a little more rotten. You’re rotten clear through”), e per Phyllis Walter è soltanto uno strumento (Walter: “Why didn’t you shoot, baby? Don’t tell me it’s because you’ve been in love with me all this time”. Phyllis: “No. I never loved you, Walter. Not you, or anybody else. I’m rotten to the heart. I used you, just as you said. That’s all you ever meant to me”). L’amore tra Walter e Barton forse non è omosessuale e certamente non è sessualizzato, ma è amore vero e Walter se ne accorge soltanto in extremis (Walter: “You know why you didn’t figure this one, Keyes? Let me tell you. The guy you were looking for was too close. He was right across the desk from you”. Keyes: “Closer than that, Walter”. The eyes of the two men meet in a moment of silence. Walter: “I love you too”). Alla luce di questo amore – vero – la celebre battuta conclusiva di A qualcuno piace caldo (“Nessuno è perfetto”) è più di una battuta, è un inno alla tolleranza e alla libertà sessuale.

  3. In due occasioni, nella colonna sonora del film compare un brano particolarmente inquietante del primo movimento dell’Incompiuta di Schubert (anche se nella sceneggiatura si prevede invece la Sinfonia in re minore di Cesar Franck), quando Lola e Walter sono sulle colline di Hollywood e Lola in lacrime è convinta che il complice della madre fosse Nino Zachetti, il fidanzato, e alla fine, quando appare il THE END. È curioso, perché ho sempre trovato minaccioso quel brano e ricordo, in quarta ginnasio, di averne fatto in un tema la colonna sonora della morte di Palinuro, nell’Eneide. Il ricordo mi è molto caro perché mio padre, che l’aveva letto, mi chiamò da parte e mi disse, impacciato, che era un bel tema e che era scritto da adulto. Non ho mai avuto un complimento che mi abbia riempito di altrettanta gioia.

Una Risposta to “La fiamma del peccato”

  1. Eli Gottlieb – The Face Thief « Sbagliando s’impera Says:

    […] per capire meglio le differenze, ecco la dark lady (La fiamma del peccato l’ho recensita qui: vi voglio anche segnalare che su YouTube è disponibile qui per intero, naturalmente nella […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: