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Basta star fuori due giorni e le visite si dimezzano.

È l’avverarsi della profezia di Andy Warhol (“In the future, everyone will be world-famous for 15 minutes.” – formulata nel 1968 e ripetuta nel 1979)?

O di quella di Jacques Attali sulla mercificazione del tempo?

Assillo [2]

Ci sono cose che mi provocano un’emozione tutta particolare (quella che fece esclamare ad Archimede ηὕρηκα e a tutti gli altri ah-ha!). E una felicità profonda e duratura, speciale, quella del problema risolto. Inaspettatamente. Chi l’ha provato mi capisce; gli altri penseranno che sono un pazzo o un poveretto. Pazienza.

Veniamo al sodo. Molti di noi, oltre all’italiano come lingua materna, hanno anche un dialetto “materno”, sentito fin dalla più tenera infanzia, assimilato e non “studiato”. Per me è il suzzarese, un mantovano dell’Oltrepò. Un dialetto difficile, diverso dall’italiano di Dante e di Manzoni, pieno di prestiti dei dominatori francesi e tedeschi, con qualche radice celtica (immagino). Un dialetto contratto, con poche vocali, poco musicale (salvo che per noi di quelle parti…).

Un dialetto pieno di parole misteriose: ad esempio, “maiale” si dice gugiöl. Perché? Da dove viene? Me lo sono sempre chiesto, ma non ho risposta.

Invece, una risposta l’ho avuta oggi, inaspettatamente, per un’altra parola misteriosa. Vespa (l’insetto, non lo scooter), in suzzarese, si dice aŝiöl. Il perché non l’ho saputo fino a stasera, ore dopo aver scritto il post su assillo. Poi ho visto la luce. Un flash. Ovvio: asiolus, il tafano che punge; aŝiöl, la vespa che punge. La sorpresa è soltanto che i rudi bovari suzzaresi parlassero (anche) latino, oltre alla loro gutturale lingua celtica. L’avranno imparato da Virgilio, nato a pochi km.

Concludo citando il lemma da Al disiunàri Suzzarese-Italiano di Roberto Villa (Edizioni Publi Paolini, 2003):

Aŝiöl: vespa: “‘L è rabì cmē ‘n aŝiöl!” (è arrabbiato come una vespa); “‘L ē cmē stigà ‘n argnàl ‘d aŝiöi” (è come istigare un nido di vespe).

Ecco, così vi fate un’idea anche voi della musicalità del suzzarese.

Assillo

Dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Pietro Ottorino Pianigiani (pubblicato nel 1907, disponibile online):

Da asilus (mediante una forma asilius) con cui i Latini designarono il tafano, insetto noiosissimo, che punzecchia cavalli e buoi e li mette in furia (i greci lo dissero οιστρος). Ora questa voce in Toscana si adopra sovente nel senso figurato di dolore continuo e pungente e di pensiero molesto.

Il greco οιστρος è alla radice di estro: l’estro venereo o “calore”, che determina la stagione degli amori degli animali, è dunque letteralmente “ciò che pungola come un tafano”.

Assiduo

“Di qualcosa, che è compiuto con costanza e continuità: lavoro assiduo , lettura assidua; che si verifica con continuità, costantemente presente: una preoccupazione assidua, una pioggia assidua. Di qualcuno, che attende a un’occupazione con costanza, perseverante: uno scolaro assiduo nello studio; che frequenta in modo abituale e costante un luogo o una persona: un amico assiduo, uno spettatore assiduo.” [De Mauro online]

La parola è di origine latina (assiduus) e deriva da un composto del verbo sedēre (sedere). Il che è perfettamente convergente con le espressioni colloquiali “avere il culo incollato alla sedia” ed “essere un culo di pietra”. O, come dice Capitan Uncino: “Spugna, alza il tuo colloso posteriore” (“Smee, you’d better get up off your ass”), frase che entrò a far parte del nostro lessico familiare.

Licenza di uccidere

Licenza d’uccidere (Dr. No), 1962, di Terence Young, con Sean Connery e Ursula Andress.

Rivisto in televisione ieri sera (2 marzo 2009). Ma questa non è una recensione, ma la condivione di una curiosità.

Il film si apre con un assassinio compiuto da 3 (finti) ciechi. La canzoncina – a ritmo di calipso – che accompagna la scena è Three Blind Mice, una nursery rhyme inglese.

Three blind mice. Three blind mice.
See how they run. See how they run.
They all ran after the farmer’s wife,
Who cut off their tails with a carving knife,
Did you ever see such a sight in your life,
As three blind mice?

Le parole nel film sono cambiate per rispecchiare le intenzioni del terzetto omicida e  il contenuto della sequenza.

Più o meno nello stesso volger di tempo (correva il 1962, e quelli erano anni che correvano davvero) The Beatles, non ancora celebri, proponevano la cover di Three Cool Cats, un brano di Jerry Leiber e Mike Stoller portata al successo dai Coasters nel 1958. Il brano, come lo sentiamo qui, faceva parte del demo tape di 5 canzoni che i nostri registrarono agli studi Decca il 1° gennaio. Come è noto, non passarono l’audizione. Alla Decca si mordono ancora le mani.

Three cool cats,
Three cool cats
Are coming up in a beat up car,
Spitting up a lift of candy bar
Talking on about how sharp they are.
Three cool cats.

Three cool chicks
Are walking down the street
Swinging their hips,
Splitting up a bag of potatoe chips
I think cool cats really did flip.
Three cool chicks
Three cool chicks.

Well up came that first cool cat,
He said: man look at that.
Man, do you see what I see?
Well I want that middle chick
I want that little chick.
Hey man save once chick for me.

Well three cool chicks.
Three cool chicks.

Well they love like
Angels from up above
And three cool cats
Really fell in love.
But three cool chicks
Made three fools out of
Three cool cats.
Three cool cats.

Well up came that first cool cat,
He said: man look at that.
Man do you see what I see?
Well I want that middle chick,
I want that little chick.
Hey man, save one chick for me.

Three cool chicks.
Three cool chicks.
They look like
Angels from up above
And three cool cats
Really fell in love.
And three cool chicks
Made three fools out of
Three cool cats.
Three cool cats.
Three cool cats.
Three cool cats.

Efficientamento

Riprendo dalla newsletter di Cacao:

Dalla circolare n. 4/E dell’Agenzia delle Entrate, pag 10:
L’implementazione dei contenuti dell’invito al contraddittorio va quindi traguardata anche in funzione di un efficientamento complessivo del procedimento di accertamento con adesione”.

Eppure, per iniziativa dell’allora ministro Sabino Cassese, il Dipartimento della funzione pubblica (il gruppo di lavoro, se non ricordo male, era coordinato da Alfredo Fioritto) pubblicò presso Il Mulino un Manuale di stile per la semplificazione del linguaggio burocratico. Qui e qui ne trovate ampi stralci.

Se poi andate sul sito della Funzione pubblica, scoprite che è ancora attivo (o comunque presente sul web) un’area (Chiaro! Progetto per la semplificazione del linguaggio amministrativo) dove – oltre a una serie di strumenti utili (che trovate qui) – viene anche offerta un’assistenza online per scrivere provvedimenti amministrativi evitando il “burocratese”.

Ma il link in realtà non funziona.

Sarà perché adesso abbiamo anche un Ministro per la semplificazione: forse c’è un conflitto di competenze tra Brunetta e Calderoli!

Pubblicato su Citazioni. 4 Comments »

Leonardo

Grazie a .mau. ho scoperto Leonardo, mi è piaciuto quello che ha scritto su Catone e ho deciso di aggiungerlo al mio blogroll.

Spero che gli faccia piacere e di non aver violato nessuna regola di etichetta.