Murakami Haruki – 1Q84

Murakami Haruki (2009). 1Q84 (Libro 1 e 2. Aprile-settembre). Torino: Einaudi. 2011.

1Q84 (1-2)

einaudi.it

Murakami Haruki (2010). 1Q84: Book 3. London: Vintage. 2011.

1Q84

knopfdoubleday.com

Tanto vale dirlo subito: libro molto molto bello. Di quelli che – come dice la pubblicità più trita e iperbolica – non ti restituiscono al mondo eguale a quando avevi cominciato a leggerlo.

Scritto l’essenziale, posso dedicarmi alle divagazioni, come piace a me.

* * *

Prima variazione (ancora molto vicina al tema). Non è il primo romanzo di Murakami che leggo (anche se è il primo che recensisco qui, perché all’epoca non scrivevo un blog). Ho letto anni fa Tokyo blues / Norwegian wood (non ricordo nemmeno se nella traduzione di Feltrinelli con il primo titolo, o quella di Amitrano per Einaudi con il secondo) su istigazione di uno dei miei figli (era molto di moda) e non mi era piaciuto. E quindi mi ero testardamente tenuto lontano dai suggerimenti degli amici (ma soprattutto delle amiche, perché Murakami piace particolarmente alle donne) che mi dicevano: “Ma non puoi non leggere /non avere letto Dance Dance Dance /Kafka sulla spiaggia.

Quello che mi ha convinto a leggere 1Q84 è stata questa recensione dell’Economist. Non perché fosse particolarmente encomiastica: anzi dice, sostanzialmente, che Murakami si è un po’ snaturato rispetto a quello che ne aveva fatto una voce molto personale e amata dai giovani. Non perché rinviasse a 1984 di George Orwell, libro che ho doverosamente letto ma non particolarmente amato (la mia distopia è Brave New World di Aldous Huxley). Ma perché secondo l’Economist era influenzato dalla trilogia di Philip Pullman, His Dark Materials, che ho molto amato.

HARUKI MURAKAMI filches from George Orwell’s “Nineteen Eighty-Four” for the title of his new novel, “1Q84”, making a play on kyu, the Japanese word for nine, by transposing the letter “Q” for the number “9”. Significantly, the action also takes place over the last nine months of 1984. But it would be a mistake to conclude from this that Japan’s magical postmodernist has spent nearly 1,000 pages writing about a dystopian world where couples make love in an ash glade, hardly daring to speak because of the all-listening microphones in the trees. Mr Murakami’s main influence here is not so much Orwell as Philip Pullman; his “1Q84” less a stairway to another world than a heave-ho into a whole new universe.

* * *

Seconda variazione. Avrete notato, all’inizio, due riferimenti bibliografici e due copertine. Murakami racconta (nelle sue conversazioni con l’autore di questo bell’articolo del New York Times) di essere stato impegnato nella stesura del romanzo per 3 anni, dopo aver concepito il gioco di parole multilingue del titolo (9 in giapponese si pronuncia chiù come la lettera Q in inglese) e la sequenza iniziale. Il romanzo è in 3 volumi, ognuno dei quali copre alcuni mesi dell’anno fatale. In Giappone sono tutti usciti come oggetti fisici distinti: i primi 2 il 29 maggio 2009, il terzo il 16 aprile 2010. Per la verità, Murakami racconta che dapprima la storia avrebbe dovuto concludersi alla fine del secondo libro, ma poi è cresciuta a comporre il terzo.

Tutto questo per dire che questa vicenda editoriale si è riflessa sulla storia delle traduzioni. Negli Stati Uniti l’editore Knopf l’ha pubblicato in un unico volume il 25 ottobre 2011, avvalendosi però dell’opera di due diversi traduttori. Nel Regno Unito l’editore Harvill Secker (sempre del gruppo editoriale Random House) ha pubblicato la medesima traduzione in 2 volumi, il primo comprensivo dei primi due libri e uscito il 18 ottobre 2011, il secondo con il terzo libro uscito il 25 ottobre 2011. Einaudi, da noi, ha fatto una scelta ancora diversa, facendo tradurre tutto il romanzo dal traduttore Giorgio Amitrano, ma mandando nelle librerie soltanto il volume comprensivo dei primi 2 libri l’8 novembre 2011, e annunciando l’uscita del terzo per novembre 2012.

Non voglio entrare nella discussione di scelte che mi sembrano tutte lecite. È vero che in Giappone tra il secondo e il terzo libro i lettori hanno dovuto aspettare un anno. Ma è anche vero che nessuno di noi si sogna di leggere i feuilleton una puntata alla settimana, comunque li abbiano originariamente pubblicati Dumas o Sue.

Semplicemente, non potevo aspettare un anno per sapere come andava a finire. E non l’ho aspettato, andando a leggere il terzo libro in inglese. Traduzione per traduzione, tanto vale, mi sono detto.

* * *

Come va a finire, naturalmente, non ve lo racconto. Però, vi faccio vedere i trailer del romanzo.

Terza variazione. Ho letto molto di recente (per l’esattezza il 6 gennaio 2012) su Brain Pickings (un blog che vi suggerisco sinceramente di tenere d’occhio) la recensione di un libro del 1928, Plotto: The Master Book of All Plots, ripubblicato di recente. Già nel 1895 il critico francese Georges Polti aveva catalogato (Les trente-six situations dramatiques, ma qui potete leggere anche online la traduzione in inglese) 36 situazioni drammatiche, tipo la supplica, la ricerca, il sacrificio di sé, l’adulterio, la rivolta, l’enigma, il rapimento e il disastro. Qualche anno dopo, nel 1928, un romanziere seriale da quattro soldi, William Wallace Cook scrisse Plotto con l’intenzione esplicita di automatizzare il processo della scrittura attraverso un meccanismo combinatoriale, che lo portò a catalogare 1462 possibili trame. Doveva funzionare, dal momento che arrivò a scrivere 54 romanzi in un solo anno.

Tutto questo divagare per dire che 1Q84 è un romanzo che in parte sfugge all’universo delle trame di Plotto, ma che dall’altro vi ricade in pieno.

Lo stesso Murakami, nell’articolo del NYT citato in precedenza, racconta che questo romanzo di quasi 1000 pagine è nato dal più piccolo dei semi:

This giant book, however, grew from the tiniest of seeds. According to Murakami, “1Q84” is just an amplification of one of his most popular short stories, “On Seeing the 100% Perfect Girl One Beautiful April Morning,” which (in its English version) is five pages long. “Basically, it’s the same,” he told me. “A boy meets a girl. They have separated and are looking for each other. It’s a simple story. I just made it long.”

E volendo essere ancora più radicali (a questo punto, do per scontato che siate corsi a leggere il racconto) è il mito platonico-aristofaneo dell’uomo dimezzato e dell’amore predestinato.

Ma poi Murakami procede a costruire il suo romanzo non con una procedura combinatoria, ma per aggregazione e sovrapposizione di materiali, come in un’opera di pittura materica.

Alberto Burri - Rosso plastica, 1964

wikipedia.org

* * *

Quarta variazione, e ultima.

Inaspettatamente, ma come invece si sarebbe potuto prevedere, all’accumulazione vertiginosa di materiali e simboli (ma saranno simboli? o solo elementi?) di Murakami non corrisponde nessuno scioglimento, se non di quella che potremmo chiamare la vicenda-seme.

In altre parole, le trame di Murakami non vanno a comporre un tessuto complesso ma formalmente concluso (completo di cimosa), ma lasciano volutamente aperte tutte le questioni che ci aveva posto. Quando il mondo parallelo di 1Q84 si chiude, è per sempre, e si porta con sé tutti i suoi misteri e tutti i suoi interrogativi.

Se qualcuna delle domande ci turba il sonno, non ci resta che intraprendere anche noi il viaggio.

Alberto Burri - Sacco5P, 1953

wikipedia.org

* * *

Ho, come sempre, un florilegio di citazioni, in parte dall’edizione italiana di Einaudi e in parte dal Kindle.

Citazioni: sono miei personali appunti che non siete obbligati a leggere, ma se siete curiosi qualcosa di utile e stimolante certamente lo troverete. Come di consueto il riferimento è alla posizione sul Kindle:

Perché da noi è come agli uffici del Comune: la gente è pagata per rendere le cose più complicate del necessario. [p. 336]

– […] Perciò è bene allacciare ben strette le cinture.
– Signor Komatsu, se ci si trova a viaggiare su un aereo che sta precipitando, per quanto uno possa stringere bene le cinture, servirà a ben poco.
– Ma almeno darà un certo conforto.
Tengo suo malgrado sorrise. Anche se debolmente.

«Nessuno è in grado di capire, – pensò Aomame. – Ma io sì. Ayumi aveva un grande vuoto dentro di sé, simile a un deserto ai confini del mondo. Per quanta acqua vi si potesse versare, veniva subito assorbita dal fondo sabbioso. Non restava la minima traccia di umidità. Nessuna forma di vita vi attecchiva. Sopra quel deserto, non passavano in volo nemmeno gli uccelli. […] Col tempo, per arginare quel vuoto si era costruita il suo personaggio. Se si fossero strappati via uno dopo l’altro gli strati che componevano quell’io fittizio, sarebbe rimasto solo l’abisso del vuoto insieme alla sete ardente che esso portava con sé. […]» [p. 453]

Any secret known by more than ten people isn’t a secret anymore. [284]

“No, I’ve never been in jail, or had to hide out for a long time. Someone once said unless you have those kinds of opportunities, you can’t read the whole of Proust.” [631: io infatti l’ho letto quando mi sono sfracellato un ginocchio]

This is what it means to live on. When granted hope, a person uses it as fuel, as a guidepost to life. It is impossible to live without hope. [1328]

[…] I don’t like it when there are mistakes.”
“But the world is full of mistakes.”
“The world can be that way, but I have my own way of doing things, […]” [2214]

The wind blew, almost as an afterthought, and the white curtains waved in the breeze. [2625]

“I was confident that I was a special person. But time slowly chips away at life. People don’t just die when their time comes. They gradually die away, from the inside. […]” [4068]

Be thick-skinned, have a hard shell around my heart, take one day at a time, go by the book. I’m just a machine. A capable, patient, unfeeling machine. A machine that draws in new time through one end, then spits out old time from the other end. It exists in order to exist. [4645]

“[…] Every person has his set routines when it comes to thinking and acting, and where there’s a routine, there’s a weak point.”
“It sounds like a scientific investigation.”
“People need routines. It’s like a theme in music. But it also restricts your thoughts and actions and limits your freedom. It structures your priorities and in some cases distorts your logic. […]” [4837]

“[…] To rephrase Tolstoy’s famous line, all happiness is alike, but each pain is painful in its own way. […]” [7140]

“[…] I never count on luck. That’s how I’ve survived all these years.” [7504]

[…] living in a place where questions outnumbered answers. [7856]

[…] not the sharpest pencils in the box. [8085]

Pubblicato su Recensioni. 9 Comments »

9 Risposte to “Murakami Haruki – 1Q84”

  1. Sergio Says:

    leggevo, proprio ora, recensioni su amazon.it nelle quali si dice che la traduzione italiana non è scorrevole e ben fatta quanto quella inglese. purtoppo però, leggo in inglese con difficoltà. tu che hai letto parte del romanzo in una e parte nell’altra lingua, cosa ne pensi?

    • borislimpopo Says:

      No, secondo me la traduzione italiana è molto ben fatta. In generale, quello che è abbastanza incredibile, è che tanto nelle 2 parti che ho letto in italiano quanto in uqella che ho letto in inglese mi sembra di non avere percepito una vera differenza nella “voce” del narratore. E penso che questo sia un indizio sia della bravura di entrambi i traduttori (che non sovrastano, ma assecondano l’originale), sia della peculiarità e riconoscibilità dello stile di Murakami.
      Una quisquilia: la traduzione italiana segue l’uso giapponese di anteporre il cognome al nome, quella inglese no.

  2. Quanto è lontano nel futuro il futuro della fantascienza? « Sbagliando s’impera Says:

    […] ambientati in un futuro del dopodomani (meno di così c’è solo il presente alternativo di 1Q84 di Murakami Haruki). il futuro remoto, per contrasto, è quello in cui gli essere umani sono […]

  3. Leoš Janáček « Sbagliando s'impera Says:

    […] di Janáček è, praticamente, la colonna sonora del bellissimo romanzo di Murakami Haruki 1Q84. Share this:EmailStampaFacebookLinkedInStumbleUponTwitterLike this:Mi piaceBe the first to like […]

  4. maryjane Says:

    ciao ho visto che la versione in italiano di 1Q84 libro 3 è già disponibile in versione digital book.
    Qualcuno sa dirmi quando uscirà la versione cartacea?
    Non vedo l’ora di leggere il terzo libro…

  5. Patrizia Says:

    Murakami ha superato ogni mia immaginazione, io ho letto solo il primo e secondo volume, credo che fosse un pò di tempo che non leggevo niente di simile…anche perchè inizialmente è un genere poi piano piano prende altra forma ed è questo che mi ha maggiormente colpito. Il lettore non capisce dove andrà a parare Murakami fino alla lettura di tre quarti del libro …insomma la sorpresa di ritrovarmi all’interno della Crisalide d’aria mi ha portato anche ad avere una certa inquietudine … Aomane poi sembra di toccarla….pochi personaggi vengono descritti con la stessa intensità. Bravo Murakami.

  6. 1Q84 e Lohengrin « Sbagliando s'impera Says:

    […] capito il senso del Lohengrin, che mi sfuggiva, o almeno un possibile senso del Lohengrin grazie a 1Q84 di Murakami […]


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