«L’amore non esiste», la canzonetta più ruffiana del 2014

L’avete certamente sentita anche se, come me, non siete assidui ascoltatori della radio.

Si chiama L’amore non esiste e la cantano (avendola anche scritta, penso) Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri.

Perché dico che è ruffiana?  Leggi il seguito di questo post »

Forse non tutti sanno che …

… nella città di Roma il personale dell’Istat è sparpagliato in 8 (otto) sedi, con disagi e diseconomie che non è difficile immaginare.

GreenIstat

Ecco perché questa iniziativa, per quanto lodevole e benintenzionata, ha uno spiccato retrogusto di presa per i fondelli.

Il tuo cane: istruzioni per l’uso

L’ultima edizione dell’indagine dell’OCSE sulle competenze linguistiche e matematiche degli adulti, pubblicata nel novembre del 2013, pone l’Italia all’ultimo posto tra i 24 Paesi partecipanti. In materia linguistica, in particolare, la rilevazione era intesa ad accertare la capacità degli adulti di età compresa fra i 15 e i 65 anni «di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialitàµ. In Italia, il 28% degli adulti ha «competenze linguistiche di livello 1 o inferiore», cioè è «in grado di riempire semplici formulari, comprendere il significato di semplici frasi e leggere con fluidità un testo scritto».

I cani al parco

Obbligo di cani al guinzaglio e raccolta feci

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Religione, opinione, espulsione, Costituzione

Chi mi conosce anche superficialmente, sia pure soltanto per essere un lettore di questo blog, sa che sono ateo e anticlericale, contrario a ogni fanatismo, apprendista praticante delle fatiche del pensiero razionale. Non penso, perciò, di potere essere accusato di simpatia per il predicatore che ha invitato il suo dio a sterminare tutti i credenti in una religione diversa.

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La pratica di invocare l’aiuto divino nello sterminio dei nemici è antica e diffusa, soprattutto nelle religioni “del libro”: i credenti delle tre grandi religioni monoteistiche convergono nel figurarsi una divinità personale modellata sull’archetipo del patriarca mediorientale, una sorta di grande vecchio irascibile e geloso, pronto a intervenire a favore del “suo” popolo. La Bibbia – come sa chi l’ha letta (pochissimi, in Italia, dove tutti però fingono di saperla lunga) – pullula di episodi terrificanti e cruenti, con tutti i maschi nemici passati a fil di spada, mamme bambini e vecchi sterminati con una meticolosità degna delle SS e le giovani vergini rapite e deportate come prede di guerra. Un elenco parziale (ancorché dichiaratamente di parte) lo trovate qui. Ma vi assicuro (io la Bibbia l’ho letta davvero, dalla prima all’ultima pagina) che basta aprire l’Antico testamento a caso, soprattutto nei libri che raccontano la “storia” del popolo ebraico (piuttosto che quelli poetici, profetici o sapienziali) per trovare questi massacri.

Stando così le cose, non è stupefacente che fedeli e sacerdoti invochino l’aiuto di dio per lo sterminio dei nemici, come ha fatto l’imam di San Donà di Piave.

Questo, ad esempio, è Isaia – non l’ultimo dei predicatori di campagna, ma un profeta tra i sommi, accreditato tra i cristiani per aver previsto l’avvento di Gesù. È dio in persona che sta parlando al profeta:

Io avverserò i tuoi avversari;
io salverò i tuoi figli.
Farò mangiare le loro stesse carni ai tuoi oppressori,
si ubriacheranno del proprio sangue come di mosto.
Allora ogni uomo saprà
che io sono il Signore, tuo salvatore,
io il tuo redentore e il Forte di Giacobbe. [Isaia 49: 25-26. La traduzione è quella ufficiale della CEI-Conferenza episcopale italiana]

Ricordiamo anche che l’appellativo tradizionale del dio dell’Antico testamento era “dio degli eserciti” – che nei testi liturgici viene tradotto pudicamente (e cosmologicamente) “dio dell’universo” – e che di conseguenza il segno che gli viene richiesto più di frequente è un segno di potenza militare.

Di qui anche, prevedibilmente, una lunga sequenza di affermazioni a sostegno della tesi che dio è dalla parte tua, che gli sei fedele e che lo stai invocando: dal “deus lo volt” con cui Pietro l’eremita predicava la prima crociata, la crociata dei pezzenti; all’agghiacciante “Gott mit uns” sulla fibbia dei cinturoni degli eserciti tedeschi della prima e della seconda guerra mondiale (ma era già il motto dei cavaliere teutonici e fu adottato anche dall’impero russo, Съ нами богъ!), a “In God We Trust” motto nazionale degli Stati Uniti d’America (fino al 1956 era E pluribus unum che a me, per quel che conta, piace molto di più), fino alla nota canzone di Bob Dylan, With God on our Side. Ma non crediate che noi italiani ci possiamo chiamare fuori: basterebbe forse il “dio stramaledica gli inglesi” di mussoliniana memoria.

Alla luce di queste tradizionali invocazioni al proprio dio affinché stermini i propri nemici, quella di Abd Al-Barr Al-Rawdhi, imam marocchino di una comunità islamica di San Donà di Piave, non mi sembrano particolarmente originali o particolarmente cruente. Secondo l’Avvenire (quotidiano della CEI) avrebbe detto:

«O​h Allah, contali uno a uno e uccidili fino all’ultimo». O, secondo un’altra traduzione, «A morte tutti gli ebrei», tutti, «fino all’ultimo, senza risparmiare uno solo di loro», perché questo renderebbe «felici» i musulmani. E ancora: «Allah, trasforma il loro cibo in veleno». [Francesco Dal Mas, Espulso imam di San Donà: «Incita all’odio». L’Avvenire. 5 agosto 2014]

* * *

Qui arrivo alla domanda che mi interessa: sono giusti i provvedimenti di fermo e di espulsione?

Intanto: lo si può espellere perché è un cittadino straniero. Se fosse italiano non lo si potrebbe fare: non legalmente, quanto meno.

Il ministro Alfano – che pure è laureato in giurisprudenza – non ha dubbi:

[…] il titolare del Viminale ha disposto l’espulsione dell’imam marocchino, per grave turbamento dell’ordine pubblico e pericolo per la sicurezza nazionale e discriminazione per motivi religiosi. «Non è accettabile che venga pronunciata un’orazione di chiaro tenore antisemita, contenente espliciti incitamenti alla violenza e all’odio religioso», ha spiegato Alfano. «Per questo ne ho disposto l’immediata espulsione dal territorio nazionale. La mia decisione valga da monito per tutti coloro che pensano che in Italia si possa predicare odio». [è sempre l’articolo de l’Avvenire]

In un’intervista a Libero del 6 agosto 2014, ripresa sul sito del ministro, Alfano dichiara (tra l’altro):

Il comportamento dell`imam era inaccettabile. Il fatto che Libero lo abbia rilanciato in questo modo ha reso ancora più eclatante quello che già era noto ai nostri uffici tramite le attività di analisi e di indagine. Ho provato un sentimento di indignazione e di preoccupazione, che si è tradotto nella necessità di assumere un provvedimento immediato che desse la certezza agli italiani che nel nostro paese c’è la libertà di professione dei culti, ma non la libertà di professione degli odi.

Mi dispiace, signor ministro, non sono d’accordo. E mi piacerebbe che il presidente della Repubblica intervenisse – anche se mi rendo conto che sarebbe un intervento impopolare – come garante della Costituzione a ricordare che la libertà di religione e quella di opinione sono fondanti della nostra convivenza civile e sono valori democratici e liberali per cui ci si batte dal secolo dei lumi.

Se non lo fa nessun altro, lo faccio io, invitandovi a leggere le parole semplici e chiare della Costituzione.

Articolo 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Articolo 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la
parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Invece non trovo nella Costituzione, per quanti sforzi faccia, una clausola che limita la libertà di opinione nel caso della “professione degli odi”.

Radiazioni elettromagnetiche e cancro: spegnete subito quella fornace nucleare

Sui quotidiani, la notizia – ripresa da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention il 29 maggio 2014 (Shaowei Wu, Jiali Han, Francine Laden e Abrar A. Qureshi. Long-term Ultraviolet Flux, Other Potential Risk Factors, and Skin Cancer Risk: A Cohort Study) – è stata pubblicata inizialmente dall’inglese Daily Telegraph il 2 giugno 2014 e poi ripresa dalla stampa internazionale, compreso il quotidiano online Linkiesta.

Ma andiamo con ordine e cominciamo dal Telegraph, che da bravo quotidiano inglese accompagna la notizia con la foto di una bagnante.

Suffering sunburn five times increase skin cancer risk

Five serious sunburns increase the risk of deadly skin cancer by 80 per cent, study finds

by Rebecca Smith, Medical Editor

Five serious episodes of sunburn by the age of 20 increases the risk of deadly skin cancer by 80 per cent, a study has found.
Repeated sunburn that is serious enough to blister dramatically increases the risk of malignant melanoma, American researchers have warned.
A study, of almost 109,000 women, published in the journal Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, found that five serious sunburns between the age of 15 and 20 increased the risk of skin cancer.
Two in 100 white women will develop malignant melanoma in their lifetime, around 13,300 cases in the UK are diagnosed each year.
Dr Abrar Qureshi, professor and chairman of the Department of Dermatology at Warren Alpert Medical School of the Brown University and Rhode Island Hospital, said: “Persons with high host-risk traits, such as red hair colour, a higher number of moles and high sunburn susceptibility should pay more attention to avoid excessive sun exposure, especially early in life.”
It was found that women who had five or more blistering sunburns between age 15 and 20 years old had a 68 per cent increased risk for basal cell carcinoma (BCC) and squamous cell carcinoma (SCC), and 80 per cent increased risk of melanoma.
Dr. Qureshi said: “Our results suggest that sun exposures in both early life and adulthood were predictive of non-melanoma skin cancers, whereas melanoma risk was predominantly associated with sun exposure in early life in a cohort of young women.
“Parents may need to be advised to pay more attention to protection from early-life sun exposure for their kids in order to reduce the likelihood of developing melanoma as they grow up.
“Older individuals should also be cautious with their sun exposure because cumulative sun exposure increases skin cancer risk as well.”

Nel riprendere la notizia, Linkiesta getta un bel po’ d’acqua sul fuoco, un po’ per non creare allarmismo, un po’ perché alla nostra disastrata economia manca soltanto che i mezzi d’informazione facciano una campagna contro l’abbronzatura alla vigilia della stagione balneare.

L’articolo, firmato da Cristina Tognaccini, è stato pubblicato il 29 giugno (ci vuole dunque un mese esatto affinché una ricerca pubblicata su una rivista scientifica arrivi sulle pagine di un giornale italiano, sia pure con la mediazione della stampa inglese, cui erano bastati 4 giorni):

Tumore della pelle: a rischio dopo cinque scottature?

L’eccessiva esposizione al sole nei primi anni di vita aumenta le probabilità di cancro alla pelle

Cristina Tognaccini

«Appena cinque scottature nei primi venti anni di vita possono aumentare il rischio di sviluppare tumore della pelle in età adulta». Lo riporta un lavoro pubblicato su Cancer Epidemiol Biomarkers Prevention (sic!) da alcuni ricercatori del Brigham and Women Hospital e della Harvard Medical School, finanziato con sovvenzioni dal National Institutes of Health. I ricercatori attraverso l’utilizzo di questionari, hanno valutato l’associazione tra alcuni potenziali fattori di rischio di cancro della pelle in una coorte di circa 110mila donne, per oltre 20 anni. Trovando che le donne che durante l’adolescenza avevano riscontrato cinque o più scottature (con vesciche) avevano l’80% di probabilità in più di sviluppare il melanoma (la forma più aggressiva di cancro della pelle), rispetto a quelle che non avevano mai subito scottature. Si tratta però di uno studio di coorte osservazionale, che può fornire indicazioni sul rapporto esistente tra un fattore di rischio e lo sviluppo di una malattia, ma non può dimostrare che l’esposizione a quel fattore causi la malattia.
[Qui inizia l’intervento dei “pompieri della notizia”, coadiuvati anche da “Alessandro Testori, direttore della divisione melanomi e sarcomi muscolo cutanei dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo)”]
[…]
Lo studio del Brigham and Women Hospital e della Harvard Medical School ci dà però anche qualche indicazione importante. A iniziare dal ruolo che può avere una scottatura che presenta vesciche, indice comunque di un errore, e che l’esposizione al sole non è stata corretta. «Sono aspetti correlati a come la pelle ha reagito al raggio ultravioletto» continua Testori. «E pensare che qualche lampada prima di andare al mare possa ridurre questo rischio è sbagliato, anzi, anche questo è un fattore cancerogeno ben documentato. Io sono del parere che l’abbronzatura deve avvenire in maniera naturale e non artificiale e debba essere graduale senza demonizzare il fatto di andare al mare e prendere il sole. Basta esporsi con gradualità e una necessaria protezione, che deve essere molto più importante nei primi giorni di esposizione che non dopo una decina di giorni».

Le rassicurazioni di Testori sono forse eccessive.

Tanto per mettere le cose in chiaro, ricordo a chi fosse interessato che lo IARC (International Agency for Research on Cancer, l’agenzia dell’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità dell’ONU che conduce e coordina le ricerche sulle cause del cancro) classifica gli agenti (e le miscele e l’esposizione) potenzialmente carcinogeni in 5 categorie:

  • Gruppo 1: cancerogeno per l’uomo (c’è una sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo).
  • Gruppo 2A: probabilmente cancerogeno per l’uomo (c’è una limitata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio, oppure una inadeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio purché sia noto che la carcinogenesi è mediata dallo stesso meccanismo nell’uomo e nell’animale).
  • Gruppo 2B: possibilmente cancerogeno per l’uomo (c’è una limitata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una insufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio, oppure una inadeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio, oppure una inadeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo e una insufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio  purché sia noto che la carcinogenesi è mediata dallo stesso meccanismo nell’uomo e nell’animale).
  • Gruppo 3: non classificabile come cancerogeno per l’uomo (non c’è una adeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo né una adeguata sufficiente evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro negli animali da laboratorio).
  • Gruppo 4: probabilmente non cancerogeno per l’uomo (non c’è una adeguata evidenza sperimentale che l’agente possa provocare il cancro nell’uomo o negli animali da laboratorio).

La lista ufficiale completa dei carcinogeni la trovate qui.

La radiazione ultravioletta – che include le lunghezze d’onda tra i 100 e i 400 nm, corrispondenti a UVA, UVB e UVC – è nel Gruppo 1. Nello stesso Gruppo ci sono i lettini abbronzanti. Tanto per darvi un’idea e spaventarvi un po’: questo è il Gruppo in cui è classificato anche l’amianto.

I campi elettromagnetici non ionizzanti (tra cui sono inclusi quelli relativi ai telefonini e alle reti wifi) sono classificati nel gruppo 2B (è possibile – ma non probabile: quello è il gruppo 2A – che ci sia qualche rischio di cancerogenicità). Gli altri campi elettrici, a bassa frequenza o statici, e i campi magnetici statici sono classificati nel Gruppo 3: non possono cioè essere classificati come cancerogeni per l’uomo.

Naturalmente, siete liberi di pensare che ci sia un gomblotto. Ma vi sconsiglio di pensarlo al sole senza adeguata protezione.

Per tutto il resto che c’è da dire, c’è NIMBY.

Qualcuno ricorda che cos’era l’ISDN?

Immagino di no. Le tecnologie morte finiscono a impolverarsi come le musicassette ai tempi dell’mp3.

wikimedia.org/wikipedia

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Dimissioni irrevocabili

Abete e Prandelli. Manca qualcuno?

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