NIMBY

Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile”) si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili. L’atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale.

Fin qui Wikipedia, che aggiunge anche che per la degenerazione estrema della sindrome NIMBY si utilizza l’acronimo BANANA che sta per Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything (“Non costruire assolutamente nulla in alcun luogo vicino a niente”).

Nel quartiere dove abito c’è grande agitazione, con raccolta di firme e diffide, contro la costruzione di un’antenna di 35 metri d’altezza e posta in cima a una collinetta con le antenne dei cellulari.

Ai tempi dei miei studi, si insegnava che nelle scelte pubbliche si doveva perseguire l’ottimo paretiano o efficienza allocativa (quando, spostandosi da una situazione a un’altra, tutti gli interessati vedono la propria condizione migliorare o almeno non peggiorare; cioè quando non è possibile alcuna altra allocazione che migliori le condizioni di tutti, perché l’utilità di un soggetto può essere aumentata soltanto da una diminuzione dell’utilità di qualcun altro; nessuno può migliorare la propria condizione senza che qualcun altro peggiori la sua). Quando l’ottimo paretiano fosse risultato inattingibile, si sarebbe dovuti ripiegare sul criterio di efficienza (o di compensazione) di Kaldor-Hicks (introdotto da John Kaldor e Nicholas Hicks nel 1939), secondo il quale una modificazione nell’allocazione delle risorse è efficiente se il benessere ottenuto da alcune componenti supera le perdite di benessere subite da altri componenti. Perché vi sia efficienza è fondamentale che coloro che subiscono una perdita di benessere rimangano in una situazione migliore rispetto a coloro verso i quali la modificazione dell’allocazione ha operato favorevolmente. In pratica, chi beneficia dell’azione è in grado di compensare le perdite di coloro che ne sono danneggiati, e conservare un beneficio.

Non si fa così, in genere, o quanto meno non esplicitamente e trasparentemente. Una legge, anni fa, prevedeva che i comuni che accettavano che nel loro territorio fossero insediate centrali elettriche godessero di un prezzo agevolato dell’energia. Ma non mi risulta che, nel dibattito sulla monnezza campana o in quello sulla TAV, sia sia fatto esplicito riferimento al criterio di Kaldor-Hicks.

Fin qui la razionalità. Ma NIMBY gioca molto sull’irrazionalità. Tanto per cominciare dal fatto che non mi sembra sia mai stato dimostrato che la radiazione elettromagnetica sia pericolosa. Viviamo comunque in un bagno di radiazione elettromagnetica, anche se le frequenze dei telefonini sono particolarmente alte. Dove è stata eretta l’antenna, fino a pochi anni fa c’era un convento: è più pericolosa la vicinanza all’antenna o al clero?

L’altro aspetto paradossale è che la mobilitazione “popolare” (anche se stiamo parlando di un quartiere d’agiata borghesia) avviene prevalentemente via telefonino. Nessuno coglie l’ironia che per combattere un’antenna dei telefoni ci si mobiliti con i telefonini stessi. Nessuno coglie, forse, la relazione tra telefonino e antenna. Nessuno riflette sulla circostanza che, senza antenna, e senza antenna vicina (dicevamo che le onde sono molto corte), i telefonini non funzionerebbero…

Pubblicato su Parole. 2 Comments »

2 Risposte to “NIMBY”

  1. Il barbarico re Says:

    Viviamo comunque in un bagno di radiazione elettromagnetica, anche se le frequenze dei telefonini sono particolarmente alte.

    È vero che viviamo in un bagno di radiazione elettromagnetica. Ti devo correggere sulle frequenze però.
    La luce visibile è sempre radiazione elettromagnetica e ha una frequenza di alcune centinaia di THz (a seconda del colore). La rete GSM opera su frequenze dell’ordine del GHz, quindi 100 000 volte più piccole.
    Va detto anche che non è vero che non siano state provate connessioni tra radiazione elettromagnetica e tumori: un’eccessiva esposizione alla luce del sole aumenta il rischio dei tumori della pelle.
    Ma non preoccupiamoci per la mobilitazione popolare, se ne andranno tutti al mare ad agosto e smetteranno di protestare. Prendendo il sole rischieranno il cancro molto più che con l’antennone, ma poco importa.


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