Percebes

Finalmente! Mangiate di nuovo ieri a Cascais, e introdotto a questo piacere esoterico anche mio figlio. Confermo la mia vecchia opinione: una delle cose più strepitosamente buone che esistano.

Sbagliando s'impera

Mannaggia al senso del dovere. Almeno la storia delle oche di magro ve la debbo raccontare.

Percebes, dunque. Sono un frutto di mare, particolarmente apprezzato in Galizia (dove si trova Santiago de Compostela, guardacaso) e in Portogallo (dove si chiamano perceves).

Sembrano un mollusco (monovalva, come una lumachella, non bivalva come una cozza o una vongola), ma in realtà sono crostacei, come i gamberi o le aragoste. Infatti, passano lo stadio larvale della loro vita come una specie di gamberetto (il nauplio), nello zooplankton. Quelli che non finiscono nella pancia di qualche balena, dopo un paio di settimane e qualche trasformazione, cercano un posto adatto (forte marea e grandi onde). Come un professore universitario, il nostro mollusco cirripede ci si getta letteralmente a capofitto, si aggrappa con la testa alla roccia (o anche a un’imbarcazione o a un animale!), sviluppa una corazza formata da sei placche dure…

View original post 316 altre parole

Staring into someone’s eyes for ten minutes is like tripping, without the drugs

Da provare. Ed è il risultato di una ricerca italiana.

E vai con la mezza barba!

Pubblicato su Citazioni. 1 Comment »

Arial ed Helvetica pessimi per leggere testi lunghi

Meglio Georgia e, se proprio volete un carattere senza grazie, Verdana.

Qui tutta la spiegazione.

Your E-mail Font Is Ruining Your Life – Bloomberg Business.

Sui danni del liceo classico

Interessante e divertente

Il blog di Guido Vitiello

$_57Le radici comuni dell’Europa non sono né cristiane né pagane, le radici comuni dell’Europa sono nel liceo classico fatto a cazzo di cane. È l’unica conclusione che mi sento di trarre dopo giorni di lettura forsennata dei commenti alla vicenda greca, nei quali Alexis Tsipras è stato paragonato, in ordine sparso: all’astuto Ulisse che naviga nei mari della crisi in cerca di un approdo sicuro, sfuggendo alla Circe europea che trasforma gli stati in porci (i famosi Pigs); a Perseo che decapita l’orrida Gorgone della troika; a Ercole che decapita con più spargimento di sangue l’Idra di Lerna della medesima troika; ad Aiace colto da improvvisa pazzia; a Edipo che non si accorge di essere lui stesso la sciagura di Tebe; a Teseo che deve inventarsi un espediente per condurre la Grecia fuori dal labirinto; ad Achille che anziché vivacchiare preferisce morire giovane nell’eroico assedio referendario; a Giasone che vuole…

View original post 540 altre parole

Quello che non si può misurare non esiste

Un articolo di Ahmed Elgammal e Babak Saleh descrive un algoritmo per confrontare opere d’arte visiva e misurarne la “creatività” o quanto meno l’originalità e la capacità di influenzare altri artisti.

Qui trovate l’articolo originario in .pdf: Quantifying Creativity in Art Networks.

 

Qui, invece, un estratto dell’articolo comparso su Quartz l’11 giugno 2015: Picasso = Genius: This algorithm can judge “creativity” in art as well as the experts.

Art is seen as unquantifiable. Great paintings are creative forces that transcend their brush strokes, colors, and compositions. They can’t be reduced to mere data, analyzed, and ranked by their creativity. Two computer scientists at Rutgers University respectfully disagree.

Ahmed Elgammal and Babak Saleh created an algorithm that they say measures the originality and influence of artworks by using sophisticated visual analysis to compare each piece to older and newer artwork. They worked from the premise that the most creative art was that which broke most from the past, and then inspired the greatest visual shifts in the works that followed.

They did it by looking specifically at qualities such as texture, color, lines, movement, harmony, and balance. “These artistic concepts can, more or less, be quantified by today’s computer vision technology,” they write in their paper “Quantifying Creativity in Art Networks” (pdf).

Their experiment—which involved two datasets totalling more than 62,000 paintings—was entirely automated. They gave the computer no information about art history. Yet what they found was that their algorithm often came to same conclusions as art experts. “In most cases the results of the algorithm are pieces of art that art historians indeed highlight as innovative and influential,” the authors wrote.

Pubblicato su Segnalazioni. Tag: . 1 Comment »

Ornette Coleman Quartet – 8 maggio 2005

RIP, con affetto e gratitudine

Sbagliando s'impera

In una tiepida domenica sera di maggio, in una pausa di un lavoro che mi aveva impegnato per settimane senza pause nemmeno nei week-end e che avrebbe continuato a impegnarmi ancora per una quindicina di giorni, lo stacco di questo gioiello di concerto, cui sono andato, ancora una volta, con mio figlio. Auditorium Parco della musica, sala Santa Cecilia, Roma.

Il jazz, almeno per me, è stata una conquista lenta e graduale, una manovra d’accerchiamento a tenaglia, partita da un lato dal rock (via il Miles Davis della prima metà degli anni Settanta, per capirsi, e i Weather Report), dall’altro dal blues (via Il popolo del blues di LeRoj Jones – poi islamizzatosi come Amiri Baraka – e il blues-rock degli inglesi, tutti figli dei Bluesbreakers di John Mayall). Ornette Coleman, in questa metafora, è stata una delle roccaforti espugnate da ultimo: ho e ho molto amato…

View original post 3.113 altre parole