Le palle di Galileo e la rivincita di Aristotele

Nell’archivio della mia memoria (è soltanto un modo di dire: lo so che la nostra memoria non funziona come un archivio) c’è una vivida immagine mentale: quella di Galileo Galilei che, dalla cima della torre pendente di Pisa, lascia cadere due oggetti di peso diverso per dimostrare che raggiungono il suolo contemporaneamente. Contrariamente a quanto pensava Aristotele, che era convinto che il più pesante toccasse terra per primo. A me questa storia l’hanno insegnata a scuola e non dubito che molti di voi abbiano la stessa memoria.

C’è anche un quadro, esposto a Palazzo Pitti a Firenze, che commemora l’evento:

L. Catani, “Galileo effettua alla presenza del Granduca l’esperimento della caduta dei gravi dalla torre di Pisa”, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze. © Istituto e Museo di Storia della Scienza / Eurofoto. Fonte: vitruvio.imss.fi.it/foto

Leggi il seguito di questo post »

Galileo, Grozio e la serendipità

Cominciamo con il raccontare questa storia chiamando in aiuto i sei amici di Kipling:

I keep six honest serving-men:
(They taught me all I knew)
Their names are What and Where and When
And How and Why and Who.

Six honest serving-men

lancescoular.com

Galileo Galilei nel 1636, dopo la condanna definitiva, viene invitato a trasferirsi ad Amsterdam da un inedito terzetto: Hugo Grotius, il fondatore della dottrina giusnaturalista, Willem Blaeu, il cartografo, che era anche l’editore dei libri di Grotius, e Laurens Reael, ammiraglio della marina olandese ed ex Comandante della potentissima Vereenigde Oost-Indische Compagnie. I tre non erano mossi soltanto dalla tolleranza di cui all’epoca Amsterdam era la capitale, né da simpatie scientifico-religiose (erano tutti e tre copernicani e vicini a una corrente calvinista) ma anche da un interesse speculativo e commerciale, perché speravano che la competenza di Galileo li potesse aiutare sulle rotte delle Indie e in particolare nel perfezionamento delle mappe e degli strumenti di navigazione. Galileo, adducendo le sue cattive condizioni di salute (e tacendo, verosimilmente, di essere stato condannato al carcere e al domicilio coatto) declinò l’invito.

Non conoscevo questa storia. Non ne sospettavo neppure remotamente l’esistenza. Eppure mi reputo un italiano mediamente colto, senza esitazioni schierato nel campo dei difensori della scienza e della libertà di ricerca contro l’ottusa violenza della chiesa, lettore di Bertolt Brecht. Pensavo di sapere molto, se non tutto o quasi, di Galileo Galilei. Ne ho parlato molte volte su questo blog, dedicandogli direttamente o indirettamente o anche soltanto nominandolo in molti post:

  1. Empirico
  2. Consider the Lobster
  3. Peso el tacòn del buso
  4. Un benefattore incompreso
  5. L’eleganza del riccio
  6. Hammerstein o dell’ostinazione
  7. Galileo Galilei
  8. Un articolo che nega il rapporto tra HIV e AIDS: un aggiornamento
  9. Galileo, Giordano Bruno e Guarini (in rigoroso ordine alfabetico)
  10. Galileo, Giordano Bruno e Guarini (la saga continua)
  11. Galileo, Giordano Bruno e Guarini (ultimo atto)
Galileo Galilei

Galileo Galilei (wikipedia.org)

Uno degli aspetti positivi dell’ignoranza è che, per quanto vaste possano essere le conoscenze dii una persona (e le mie, per quanto variegate, non si possono definire vaste), le possibilità offerte dall’ignoranza sono talmente smisurate da consentire che, da una parte, quello del lifelong learning non sia soltanto uno slogan, ma anche una prospettiva concreta; e, dall’altra, che le strade dell’acquisizione di conoscenza siano, se non infinite, abbastanza numerose da consentirci di raggiungere una nozione nuova da un versante del tutto inaspettato. Quello che si chiama serendipità.

Prima di entrare nel merito della mia piccola e personale scoperta, vorrei sottolineare che questo modo di stabilire collegamenti tra campi del sapere diversi e di reperire rapidamente (ma non superficialmente) informazioni è grandemente facilitato dal web e dai suoi strumenti, checché ne dicano detrattori, sociologi e franceschimerli.

Sto leggendo un libro affascinante di Jerry Brotton, intitolato A History of the World in Twelve Maps che, per l’appunto, racconta l’evoluzione parallela della storia della cartografia e della storia del mondo attraverso 12 fotografie scattate in epoche diverse. L’ottava di queste mappe è l’Atlas Maior di Joan Blaeu, pubblicata ad Amsterdam nel 1662, e parlandome Brotton racconta la storia stupefacente e a me del tutto ignota che riguarda il nostro Galileo.

Willem Blaeu

Willem Blaeu (wikipedia.org)

La riporto integralmente (sull’edizione Kindle è alla posizione 5100].

In 1636, following Galileo Galilei’s condemnation by the Catholic Inquisition for his heretical heliocentric beliefs, a group of Dutch scholars hatched a plan to offer the Italian astronomer asylum in the Dutch Republic. The plan was floated by the great jurist, diplomat (and Remonstrant sympathizer) Hugo Grotius – whose books were published by Blaeu – and was enthusiastically supported by Laurens Reael and Willem Blaeu. Beyond their intellectual belief in a heliocentric universe, all three men also had vested commercial interests in offering such an invitation. Grotius, having already written on the subject of navigation, was hoping to lure Galileo to Amsterdam so that he would offer the VOC a new method of determining longitude which, if successful, would give the Dutch complete domination of international navigation. Blaeu’s somewhat nonconformist intellectual beliefs coincided with his eye for a novel commercial opportunity: Galileo represented a new way of looking at the world, but it was also one that Blaeu might have calculated would give him a decisive edge in cartographic publishing in the 1630s. Ultimately, the plans to invite Galileo came to nothing, as the astronomer pleaded that ill health (and undoubtedly the terms of his house arrest by the Inquisition) prevented him from making what would have been a sensational defection to Europe’s leading Calvinist republic.

Hugo Grotius

Hugo Grotius (wikipedia.org)

La sua storia, a sua volta, Jerry Brotton l’ha trovata (e doverosamente citata) su un libro, questo: Rienk Vermij, The Calvinist Copernicans: The Reception of the New Astronomy in the Dutch Republic, 1575–1750 (Cambridge, 2002), pp. 107–8.

he Calvinist Copernicans: The Reception of the New Astronomy in the Dutch Republic, 1575-1750

amazon.com

Ma la cosa più bella di tutte – e scusatemi se mi esalto per così poco – è che il volume è integralmente disponibile online sul web in .pdf, talché ho potuto leggere la storia e sono ora in grado di riportarla verbatim per voi:

Calvinisti copernicani

Calvinisti copernicani

Laurens Reael

Laurens Reael (wikipedia.org)