Hammerstein o dell’ostinazione

Enzensberger, Hans Magnus (2008). Hammerstein o dell’ostinazione. Una storia tedesca. Torino: Einaudi. 2008.

Ci sono aspetti della storia, anche in periodi stranoti e studiati, che ignoriamo del tutto o quasi. Io, per esempio, ho letto molto su fascismo, nazismo e 2ª guerra mondiale – a cominciare dalla monumentale Storia del Terzo Reich di William L. Shirer che lessi ancora ragazzo su istigazione di mio padre (e gliene sono ancora grato) – ma so poco, o ben poco, sull’opposizione interna. Eppure il nazismo prese il potere in modo quasi democratico (Hitler fu nominato cancelliere da Hindenburg e aveva vinto le elezioni) anche se l’instaurazione della dittatura fu poi abbastanza rapida.

Kurt Freiherr von Hammerstein-Equord, rampollo di una nobile famiglia prussiana, eroe della 1ª guerra mondiale, capo di stato maggiore, incontra Hitler una prima volta nell’inverno 1924-1925 a casa di Helene Bechstein, la moglie del fabbricante di pianoforti (sospiro di sollievo, il mio piano è un Blüthner!) e lo giudica un abile confusionario.

Alla fine di gennaio del 1933 Hindenburg affida a Hitler l’incarico di cancelliere; la mattina del 30 Hitler e il suo governo prestano giuramento; la sera del 3 febbraio Hitler va a cena al Bendlerblock (al piano sotto l’appartamento di Hammerstein) con alcuni esponenti del suo governo e i vertici dell’esercito ed espone con grande chiarezza i suoi piani: dittatura interna e guerra a est alla ricerca dello “spazio vitale”. Hammerstein, uomo di destra, prende la sua decisione: si fa da parte e diventa – con estrema prudenza – il punto di riferimento di quella resistenza dei militari che condurranno nel 1944 (un anno dopo la morte di Hammerstein) al fallito attentato del 20 luglio.

Hammerstein ha 4 figlie e 3 figli, i maschi tutti attivi nella resistenza, le figlie attive nel partito comunista e spie (con la complicità o la condiscendenza del padre: un verbale della cena del 3 febbraio è a Mosca dopo pochi giorni!). Hammerstein, di suo, mi sembra un caso esemplare di nicodemismo.

Con nicodemismo si intende quel comportamento di dissimulazione ideologica, sia essa religiosa o politica, che porta ad aderire e a conformarsi apparentemente alle opinioni dominanti della propria epoca.

Il termine fu creato da Calvino per designare l’atteggiamento di quei protestanti che, per evitare la persecuzione della Chiesa cattolica, si fingevano pubblicamente cattolici, partecipando anche alle funzioni religiose. Calvino condannò questa pratica, dovendo invece il cristiano, a suo avviso, testimoniare pubblicamente la propria fede anche a costo del martirio. L’atteggiamento del nicodemismo fu, invece approvato da Juan de Valdés.

L’espressione deriva da Nicodemo, il fariseo che, secondo il Vangelo di Giovanni (3,1-21), di notte veniva di nascosto ad ascoltare Gesù, mentre di giorno simulava un rigoroso rispetto dei precetti ebraici.

Diversi filosofi adottarono un comportamento nicodemico, tra cui anche il cattolico Galileo Galilei, relativamente alla teoria eliocentrica di Copernico.

Anche per Michelangelo Buonarroti si è ipotizzata l’adesione nicodemica alla dottrina della Riforma Protestante. Una interessante prova in tal senso sarebbe la sua famosa Pietà Bandini (Pietà dell’Opera del Duomo), conservata oggi al Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore a Firenze, dove nel volto della figura incappucciata di Nicodemo che sorregge il cadavere di Cristo si individua l’autoritratto del Maestro. Del resto, proprio Juan de Valdés era stato il mentore degli incontri spirituali sul tema della riforma della Chiesa che avvenivano in casa di Vittoria Colonna, ai quali Michelangelo partecipò assiduamente. [Wikipedia]

Sul nicodemismo ha scritto un bel libro lo storico Carlo Ginzburg (Simulazione e dissimulazione religiosa nell’Europa del Cinquecento. Torino: Einaudi. 1970): peccato che sia da tempo fuori catalogo, perché insieme al libro di Enzensberger di cui stiamo parlando, costituisce un buon materiale di riflessione sui tempi cupi che stiamo vivendo: come e quando ci si accorge di essere sulla china che porta dalla democrazia alla dittatura (ogni dittatura ha una sua forma storica, ma anche un suo tanfo irrespirabile di non-libertà)? quando e come puntare i piedi? chi ha una qualche posizione di responsabilità che deve fare: battere i pugni sul tavolo con un gesto clamoroso? farsi da parte in silenzio? simulare e dissimulare? resistere o desistere?

Ad Hammerstein è attribuita una considerazione illuminante, che mantiene intatta la sua validità:

Un giorno, quando gli chiesero da quale punto di vista valutasse i suoi ufficiali, disse: «Li divido in quattro tipi. Ci sono ufficiali intelligenti, laboriosi, stupidi e pigri. Il più delle volte due di queste caratteristiche coincidono. Se sono intelligenti e laboriosi, devono entrare nello Stato maggiore generale. Poi ci sono gli stupidi e pigri che costituiscono il 90 per cento di ogni esercito e sono adatti per compiti di routine. Chi è intelligente e insieme pigro si qualifica per gli incarichi di comando più elevati, perché dispone della chiarezza mentale e della stabilità emotiva per prendere decisioni difficili. Bisogna guardarsi da chi è stupido e laborioso e non affidargli responsabilità, perché combinerà solo disastri». [p. 51]

Il libro di Enzensberger, che non è né una biografia né un romanzo, è molto bello e costellato di perle: cito per tutte la lista delle possibili devianze ideologiche dei partiti comunisti (e specialmente di quello staliniano), a pagina 145.

Aggiungo a margine: è Enzensberger che ha coniato, o meglio rilanciato,  la bella espressione “la musica del futuro” (Zukunftmusik è il titolo della sua raccolta di poesie del 1991).

Pubblicato su Recensioni. 3 Comments »

3 Risposte to “Hammerstein o dell’ostinazione”

  1. Alemanno e il generale prussiano Hammerstein « Sbagliando s’impera Says:

    […] Enzensberger nel suo bel libro sul generale prussiano Kurt Freiherr von Hammerstein-Equord (che ho recensito su questo blog il 7 giugno 2009) racconta l’aneddoto che segue: Un giorno, quando gli chiesero da quale punto di vista […]

  2. Quando la stupidità incontra la paranoia | Sbagliando s'impera Says:

    […] ragione il generale Hammerstein, da me citato più volte (qui e qui, per esempio). Sono le persone volonterose ma stupide a combinare i disastri […]


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