10 cose per massacrarsi il computer

Ah, su questo sono veramente un esperto. Anche se l’elenco l’ho trovato sul web, non c’è nessuna di queste sciocchezze che non abbia sperimentato di persona.

  1. Infilare la spina in una presa traballante. La strada migliore: friggere l’hardware. I temporali aiutano.
  2. Navigare su internet senza firewall (se non sapete che cos’è un firewall siete sulla strada giusta)
  3. Non usare né antivirus né anti-spyware
  4. Installare un sacco di programmi (meglio se sconosciuti e in versione beta). Poi, disinstallarli
  5. Mantenere il disco fisso pieno e frammentato
  6. Aprire sempre tutti gli attachment di posta elettronica
  7. Cliccare sempre su tutto
  8. Condivisione a go-go (stampanti, cartelle, non importa).
  9. Usare password ovvie
  10. Soprattutto: mai un backup

6 febbraio

Ho vissuto a Milano per i primi 25 anni della mia vita. Non abitavo neppure lontano. Il mio liceo poi era vicinissimo.

Piazza VI febbraio. Il capolinea del 19 (all’altro capolinea c’era un jazz club, molto più interessante: ma è tutta un’altra storia).

Insomma, lo scopro oggi, Nel 1853 (155 anni fa) un manipolo di eroi (ahimè sprovveduti) insorge contro il giogo austriaco.

L’idea era gagliarda: la domenica del carnevale, gli austriaci e alleati tutti ubriachi e ingrifati; che si fa, operoso popolo lombardo? si insorge contro l’oppressore.

Ma i genovesi non mandano le armi da fuoco che avevano promesso. Che si fa? Si insorge lo stesso. Gli ungheresi non disertano (e l’avevamo promesso). Si insorge lo stesso. Ma siamo soltanto mille. Si insorge lo stesso. Ma è quasi buio, sono già le 17. Si insorge lo stesso. Ma dovevano tagliare l’illuminazione a gas e non l’hanno fatto. Si insorge lo stesso. I borghesi mazziniani sono rimasta a casa. Si insorge lo stesso.

Eroici.

Risultato: la rivolta sedata prima dell’alba del 7, quasi 1.000 arresti, 16 impiccagioni, un bel po’ di lavori forzati.

Ne parla anche Karl Marx (in feroce polemica con Mazzini), in una sua corrispondenza comparsa sul numero dell’8 marzo 1853 sul New York Daily Tribune con il titolo I moti di Milano:

L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40.000 soldati tra i migliori d’Europa … Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. È da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle revolutions improvisées, come le chiamano i francesi … In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione ...

Così deboli, così impotenti sono le cosiddette ‘potenze’. Esse sentono che i troni d’Europa vacillano dalle fondamenta alle prime avvisaglie del terremoto rivoluzionario. Circondate dai loro eserciti, dalle loro fortezze, dalle loro prigioni, tremano di fronte a quel che esse chiamano ‘i tentativi sovversivi di pochi miserabili prezzolati’.

La calma è ristabilita’. Lo è, infatti: è la sinistra, terribile calma che subentra tra il primo e il secondo più violento scoppio del temporale.