Raymond Carver – Will You Please Be Quiet, Please?

Carver, Raymond (1976). Will You Please Be Quiet, Please? London: Vintage. 2003.

Ho un problema con i racconti. Preferisco i romanzi. Mi piace veder crescere i personaggi, a tutto tondo. Non tutti i romanzi ci riescono. Ma i racconti quasi mai, strutturalmente.

Per di più, io sono un lettore, almeno in parte, frammentario. Uno dei miei tempi di lettura è il viaggio in metropolitana. Con i racconti è un problema, se la durata del viaggio consente di leggerne più d’uno. Vuol dire che non c’è l’agio di finire un racconto, chiudere il libro, e guardare nel vuoto per un po’, pensandoci su. Sembra una sciocchezza, ma è un problema serio.

Carver scrive letteralmente come un dio, lo riconosco. Ma non mi basta. I racconti, poi, appartengono (sono rozzo, lo so, ma volutamente) a due grandi categorie: quelli in cui succede qualcosa, nelle ultime righe, e quelli in cui non succede niente. Quelli di Carver appartengono alla seconda categoria (con una sola eccezione, in questa raccolta).

Poiché Carver è così statico, non dovrebbe sorprendere che ci trovi risonanze visive e non letterarie. Edward Hopper, ad esempio.

O Grant Wood, di cui ricorre oggi il 116° anniversario della nascita.
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Gianrico Carofiglio – I casi dell’avvocato Guerrieri

Carofiglio, Gianrico (2002), Testimone inconsapevole. Palermo: Sellerio. 2006.

Carofiglio, Gianrico (2003), Ad occhi chiusi. Palermo: Sellerio. 2006.

Carofiglio, Gianrico (2006), Ragionevoli dubbi. Palermo: Sellerio. 2006.

Li ho letti uno dopo l’altro, e questo non ha giovato. Soprattutto non ha giovato che avessi letto il pur bellissimo L’arte del dubbio. Il problema è che così i meccanismi narrativi per me erano assolutamente trasparenti (al di là del fatto che alcuni episodi riportati come esempi ne L’arte del dubbio sono utilizzati nei romanzi) e mi hanno privato in parte del fattore sorpresa. Il bello dei casi dell’avvocato Guerrieri, infatti, la novità, sono i contro-interrogatori, e la scoperta della loro valenza dialettica e drammatica.
Che cosa resta, tolto questo? L’avvocato Guerrieri stesso, simpatico e tormentato quanto basta. Un personaggio del nostro tempo, in cui non è difficile riconoscersi. Sotto questo profilo, meglio il primo romanzo (con la fine del matrimonio e l’innamoramento per Margherita) e il terzo (l’attrazione impossibile per la giapponese). Certo, anche qui qualche manierismo affiora: ma è anche effetto della lettura consecutiva.
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13 febbraio 1883 – La lugubre gondola

Muore a Venezia Richard Wagner, uno dei più grandi e rivoluzionari compositori di tutti i tempi.

Liszt, suo intimo amico, scrisse questi pezzi (Lugubre Gondola I e II), che evocano il passaggio del feretro nei canali. L’esecuzione più bella (e più famosa) è quella di Maurizio Pollini. Su YouTube ho trovato quella di Alvaro Ordoñez, un pianista colombiano.

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