Italia multietnica

Cito dal Corriere della sera di ieri, 9 maggio 2009, le parole di Berlusconi.

«Si deve fare chiarezza sulle due visioni – afferma il presidente del Consiglio. – La sinistra con i suoi precedenti governi aveva aperto le porte ai clandestini provenienti da tutti i Paesi. Quindi l’idea della sinistra era ed è quella di un’Italia multietnica. La nostra idea non è così». Per questo, dice Berlusconi, «non apriremo le porte a tutti come la sinistra».

Mettiamo da parte i dubbi semantici (lo sapete che ho la mania dei metadati – provate a cercare “metadati” utilizzando la finestrella “cerca” in alto a sinistra): che cosa significa “multietnico”? Per etnia si intende nazionalità? cittadinanza? paese di nascita? o c’è un inquietante risvolto “razziale”? E c’è una soglia quantitativa oltre la quale si decide che una società è multietnica?

Secondo le stime ufficiali dell’Istat, che dovrebbero essere ben note al presidente del consiglio e al ministro dell’interno, all’inizio del 2009 gli stranieri residenti – cioè quelli regolari registrati in anagrafe – erano quasi 4 milioni, il 6,5% della popolazione residente totale. Dato che 9 stranieri su 10 risiedono nel Centro-Nord, in quelle regioni l’incidenza della popolazione straniera è molto più elevata.

Nel corso del 2008, secondo la stessa fonte, gli stranieri residenti sono aumentati di 462.000; vale la pena di ricordare che le 2 sanatorie del 2002 (Bossi-Fini) regolarizzarono 650.000 persone, il flusso più elevato da sempre, tanto per fare giustizia dell’affermazione “la nostra idea non è così”.

Quasi mezzo milione dei cittadini stranieri residenti in Italia è nato in Italia. Questo accade perché in Italia vige lo ius sanguinis (il neonato ha la cittadinanza dei suoi genitori, anche se risiedono in Italia) e non, come accade ad esempio in Francia, lo ius soli (se nasci sul suolo francese sei cittadino francese, acquisendo la cittadinanza per nascita). Il numero e l’incidenza dei nati da coppie di genitori stranieri aumenta di anno in anno (nel 2008, si stima che siano circa 70.000, circa un nato su 8).

Una digressione: ogni tanto, qualcuno lancia un segnale d’allarme sugli effetti nefasti del calo della fecondità sull’invecchiamento della popolazione (da ultimo, l’ha fatto Piero Angela con Perché dobbiamo fare più figli). In Italia, il numero medio di figli per donna ha toccato un minimo nel 1995 (1,19) ed è poi risalito, fino a toccare il valore di 1,41 nel 2008: ma per le donne italiane siamo a 1,33 (non molto di più che nel 1995), e per le straniere a 2,12 (la fonte sono le stime Istat già citate). Senza il loro apporto, il declino demografico italiano sarebbe rapido e inesorabile. Capisco che non sia una buona notizia per gli elettori di Calderoli (lui, non ho dubbi, lo sa ma preferisce glissare).

Quindi, più del 13% degli stranieri residenti è, come si dice, di seconda generazione: è nato e cresce in Italia, parla italiano fin da piccolo e frequenta le scuole italiane. E in Italia, verosimilmente resterà, perché la lingua italiana, poco “spendibile” all’estero, lo lega al nostro territorio e alla nostra cultura.

I minorenni stranieri sono ormai quasi 900.000. Secondo il Ministero dell’istruzione, nell’anno scolastico 2007/2008 gli alunni di cittadinanza straniera erano 575.000, concentrati nella scuola dell’obbligo e soprattutto nelle elementari (non dobbiamo dimenticare che si tratta per la massima parte di bambini nati in Italia o immigrati da piccolissimi). In Emilia-Romagna, gli stranieri sono già più del 12% della popolazione scolastica, e superano il 10% anche in Umbria, Lombardia e Veneto.

Resta da sottolineare, anche se è abbastanza banale, il contributo degli stranieri alla nostra economia. Non voglio parlare delle badanti o dei muratori: chiunque abbia ristrutturato casa l’ha constatato con i suoi occhi e può rispondere da solo alla domanda: si potrebbe realizzare il piano-casa del governo senza rumeni (che per fortuna sono cittadini comunitari e hanno il diritto di libera circolazione) o senza albanesi? Ma forse non tutti sanno che alcuni dei più tipici prodotti italiani non si farebbero senza l’apporto degli stranieri. Degli indiani, ad esempio, per il parmigiano-reggiano. Dei macedoni per il Moscato d’Asti e il Prosecco di Valdobbiadene. Dei serbo-montenegrini per il Brunello di Montalcino (la notizia è comparsa a pagina 16 de Il Sole 24 ore del 29 settembre 2008).

Arezzo, Italia – Foto di Gabriele Lorenzini

Arezzo, Italia – Foto di Gabriele Lorenzini

Ringrazio Gabriele Lorenzini per avermi consentito di riprodurre la sua fotografia, che trovo bellissima ed eloquente, e vi invito ad andare a vedere le sue altre opere su Flickr (http://www.flickr.com/photos/gabrielelorenzini/)