Miracles of Life

Ballard, James G. (2008). Miracles of Life. London: Harper Perennial. 2008.

Sorge spontaneo il confronto tra questa autobiografia di Ballard e quella di Anna Negri. Confronto semplicissimo e semplicissima spiegazione: quella di Ballard è una degna autobiografia e quella di Anna Negri è un documento interessante, perché Ballard è un (grande) scrittore e Anna Negri no.

Per di più, Anna Negri ci dà la sensazione di avere subito la “storia” che le è passata sulla testa e l’ha travolta come un treno, Ballard quella di avere scelto, nel limite entro cui scegliere ci è consentito.

Ho troppo amato Ballard (anche se negli ultimi anni ha sempre riscritto, con alterna fortuna, lo stesso romanzo) per poter essere oggettivo. Per me Ballard ha il dono di poter scrivere di tutto (anche l’elenco del telefono o la lista della spesa, come si suol dire) con fredda, implacabile esattezza. Naturalmente, per goderlo appieno, bisogna leggerlo in originale. E allora faccio parlare lui.

Peace, I realised, was more threatening because the rules that sustained war, however evil, were suspended. [p. 107]

The forerunners of Star Trek, they described an American imperium colonising the entire universe, which they turned in a cheerful, optimistic hell, a 1950s American suburb paved with good intentions and populated by Avon ladies in spacesuit. Eerily, this may prove to be an accurate prophecy. [p. 165]

Science fiction is now the only place where the future survives, just as television costume dramas are the only place where the past survives. [p. 194]

The nuclear family, dominated by an overworked mother, is in many ways deeply unnatural, as is marriage itself, part of the huge price we pay to control the male sex. [p. 228]

Parole sante e ben scritte, vecchio Jim. Mi mancherai.

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