Oggi questo blog compie 5 anni. A me sembra un traguardo importante: non so quale sie l’età media dei blog, né la loro speranza di vita alla nascita. Sospetto però che abbiano una mortalità infantile abbastanza elevata, e che la distribuzione per età sia molto asimmetrica: mi aspetto una power law e non una distribuzione normale. Forse qualcuno lo sa e ci può dare le statistiche, o può tentare guesses più educated della mia.
Da parte mia, mi concedo il lusso di essere un po’ autoreferenziale e di citare qualcuna delle statistiche che wordpress mi propone. In questi 5 anni, il blog è stato visitato più di 346.000 volte, con una media di 190 visite al giorno. Il giorno in cui il blog è stato più visitato è stato il 14 dicembre 2008, con 771 viste: non riesco a ricordare o a ricostruire quale post fosse andato “virale”. Certo, nessuno dei 2 post pubblicati quel giorno.
In tutto ho pubblicato 1.306 post (+ 17 pagine, anche se non ho ancora capito bene l’utilità della differenza); ho ricevuto 1.067 commenti. Dunque parlo (scrivo) più di quanto non ascolti: so che la responsabilità non è tutta mia, ma non mi pare un buon segno comunque. Ma un’altra statistica, sempre di wordpress, dice che i commenti sono stati 1.427, e questo un po’ mi rincuora.
Il blog ha 15 seguaci ufficiali (followers), più altri 26 comment followers (whatever that means): a seconda del valore che uno prende per rappresentativo del mio seguito, non siamo lontani dai manzoniani 25 lettori. Non che ci sia molto da inorgoglirsi.
Il post più letto in questi 5 anni è quello, di argomento soprattutto gastronomico, dedicato alle percebes (6.500 visite). Segue a ruota la recensione de I misteri di Parigi e poi, un po’ staccati ma molto vicini tra loro, la recensione di Lettera a una professoressa e un post dedicato all’ultima esecuzione capitale francese con la ghigliottina: e poiché penso che quest’ultimo post sia visitato soprattutto per morbosità (anche se il mio intento era piuttosto “educativo”), spero che Lettera a una professoressa lo controbilanci. Sono comunque quasi 60 i post che hanno avuto più di 1000 visite.
L’anno in cui il mio blog è stato più popolare è stato il 2009 (quasi 82.000 visite); il mese, novembre 2010 (8.795 visite in un mese, con una media di 293 al giorno). Il 2011 è stato un anno nero (non solo per il blog), ma siamo in netta ripresa.
In conclusione: mi diverto ancora, dopo un periodo di stanca, e non intendo mollare. “After all… tomorrow is another day.”
Ho trovato un estratto di questa bella lettera di John von Neumann a Ernest Nagel sul blog di Giorgio Israel. Mi è sembrato bellissimo e profondo (oltre che una scusa ready-made per declinare o contenere inviti) e per questo la voglio condividere con voi.
wikipedia.org
[…] I think it is better for someone who does not feel the spontaneous desire to write on a subject not to be induced by external circumstances into taking on such a project. I have participated in the past in group discussions and symposia and derived much benefit and satisfaction from them, and would be more than happy to participate in the one that you are now arranging, if my part in it could stay on the oral level. If it has to be connected with publication, then I am afraid I must excuse myself. I am sure I could not produce anything satisfactory for the occasion unless I felt a strong subjective desire to write on the topic, i. e. unless I felt that I had ideas on the subject, of sufficient scope, which have not been expressed before – and this is not the case. I think the maxim “verba volant, scripta manent” is not necessarily an argument against “verba”. [von Neumann, John / Rédei, Miklós (editor). Selected Letters. Providence RI: American Mathematical Society. 2005. pp. 189-190. il .pdf della lettera citata potete trovarlo qui: Letter von Neumann]
Questa la traduzione che Giorgio Israel pubblica sul suo sito:
… penso che sia meglio che una persona che non sente il desiderio spontaneo di scrivere su un argomento non venga indotto da circostanze esterne a farlo. Ho partecipato nel passato a discussioni di gruppo e a simposi e ne ho ricavato molti benefici e molta soddisfazione, e sarei più che felice di partecipare all’incontro che lei sta organizzando, se la mia parte in esso si limiterà al livello orale. Se occorre essere coinvolti in una pubblicazione, allora temo di dovermi scusare. Sono certo di non poter produrre nulla di soddisfacente in questa occasione a meno che non senta un forte desiderio soggettivo di scrivere sull’argomento, cioè a meno che non senta di avere sul tema idee abbastanza rilevanti e non espresse finora – e questo non è il caso. Penso che la massima, “verba volant, scripta manent” non sia necessariamente un argomento contro i “verba”.
(AGI) – Roma, 5 mar. – “Le dichiarazioni incommentabili di Umberto Bossi sul Presidente Monti, non lasciano spazio alcuno a considerazioni di tipo politico. Il Signor Umberto Bossi e’ chiaramente incapace di intendere e di volere”. Cosi’ Francesco Boccia, deputato del Pd, sulle dichiarazioni di Bossi su Monti. [AGI.it – Bossi: Boccia (PD), incapace di intendere e di volere]
Con tutto il rispetto, caro Boccia, non ci siamo. Il problema è che Bossi è verosimilmente:
Incapace di intendere, capace di volere.
E quel che è ancora peggio, è che è a capo di un partito in cui i fanatici non mancano, e sono forse la maggioranza. In cui forse, cioè, si troverebbe qualcuno disposto a mettere in atto le minacce del capo. Senza nemmeno tirare in ballo i “cattivi maestri” da una parte, o l’NSDAP dall’altra.
Anche se sono in inglese, mi sembrano ben fatti e avvincenti. Penso siano un aiuto prezioso per apprendere il pensiero critico, cioè a separare la realtà dalla finzione.
Gottlieb, Eli (2012). The Face Thief. New York: HarperCollins. 2012.
ISBN 9780061735059. Pagine 256. 11,33 €
bookbirddog.blogspot.com
Avrei voluto iniziare la mia recensione levando il calice alla nascita di un’altra indimenticabile dark lady, come non ne incontravo da tempo. Ma poi una mia giovane amica, dotata di antica saggezza e cultrice della materia, mi ha domandato: “Dark lady, o gatta morta?” E, davanti alla mia espressione sconcertata, ha subito chiarito: “Dark lady è Barbara Stanwick in La fiamma del peccato, gatta morta è Anne Baxter in Eva contro Eva.”
Giusto per capire meglio le differenze, ecco la dark lady (La fiamma del peccato l’ho recensita qui: vi voglio anche segnalare che su YouTube è disponibile qui per intero, naturalmente nella versione originale):
PHYLLIS (Standing up again) Mr. Neff, why don’t you drop by tomorrow evening about eight-thirty. He’ll be in then.
NEFF Who?
PHYLLIS My husband. You were anxious to talk to him weren’t you?
NEFF Sure, only I’m getting over it a little. If you know what I mean.
PHYLLIS There’s a speed limit in this state, Mr. Neff. Forty-five miles an hour.
NEFF How fast was I going, officer?
PHYLLIS I’d say about ninety.
NEFF Suppose you get down off your motorcycle and give me a ticket.
PHYLLIS Suppose I let you off with a warning this time.
NEFF Suppose it doesn’t take.
PHYLLIS Suppose I have to whack you over the knuckles.
NEFF Suppose I burst out crying and put my head on your shoulder.
PHYLLIS Suppose you try putting it on my husband’s shoulder.
NEFF That tears it.
Neff takes his hat and briefcase.
NEFF Eight-thirty tomorrow evening then, Mrs. Dietrichson.
PHYLLIS That’s what I suggested.
They both move toward the archway.
NEFF Will you be here, too?
PHYLLIS I guess so. I usually am.
NEFF Same chair, same perfume, same anklet?
PHYLLIS (Opening the door) I wonder if I know what you mean.
NEFF I wonder if you wonder.
He walks out.
Anche la protagonista del romanzo di Gottlieb, Margot Lassiter, ha questa grande capacità dialettica, di contrastare e battere l’antagonista maschile sul suo stesso terreno e al suo stesso gioco (Margot, professionista dell’inganno, si fa beffe di un professionista della lettura e del disvelamento dell’inganno, Lawrence Billings, autore di un manuale di successo intitolato The Physique of Finance: The Art of Face Reading and Body Language for Professional Advantage), di fare del predatore la sua preda.
La gatta morta, invece, agisce diversamente. Si finge umile, indifesa, cedevole, ma alla fine micidiale. La gatta morta ottiene ciò che vuole. Chiara Moscardelli, che ci ha scritto un libro (che io però non ho letto: Volevo essere una gatta morta) la descrive così:
La gatta morta è una categoria poco conosciuta, nascosta, silenziosa ma micidiale.
Ha pochi pensieri, chiari, semplici. Nessuna dietrologia, nessuna complicazione. Ha una vita serena perché ha un unico scopo: il matrimonio.
A diciotto anni ha le idee chiare su tutto ed è in grado di realizzare una cena completa per otto persone con sedici portate. Voi non ne siete capaci? Imparate alla svelta.
A venti ha deciso quale sarà l’uomo che sposerà. Magari non è un uomo in carne e ossa ma è comunque la categoria a cui appartiene che inizia a prendere di mira: l’avvocato, l’architetto, il notaio, il dottore. Le qualifiche sono importanti.
[…]
Io le ho studiate a fondo e me ne sono fatta un’idea ben precisa. Le gatte morte sono geniali.
Dietro la loro apparente passività si nasconde una forza, un’aggressività senza pari. Sono burattinaie che muovono i fili di marionette inconsapevoli. Non c’è niente da fare. Contro di loro non esistono armi. Ve lo dico con tutto il cuore, arrendetevi! Perché gatta morta si nasce, non si diventa.
L’idealtipo della gatta morta è la Eva Harrington di Eva contro Eva, che fingendo una smisurata ammirazione per l’attrice Margo Channing (Bette Davis) si intrufola nella sua vita e le porta via la parte, il successo, il critico teatrale di riferimento (di cui diviene amante) e (poco ci manca) il fidanzato. Qui di seguito la scena memorabile in cui la nostra santarellina racconta a ciglio asciutto come abbia perso il marito in guerra e come la sua fervida adorazione l’abbia portata a seguire per anni la diva ad ogni suo spettacolo. Non c’è bisogno di capire l’inglese: guardate gli occhi e le posture.
Per completare il quadro delle tassonomie ci sarebbe anche la femme fatale, affine alla dark lady, ma a differenza di questa fatale, appunto, ma non necessariamente malvagia. Non necessariamente, cioè, infligge il male volontariamente, per conseguire un obiettivo o per desiderio di annientamento dell’altro. Anche qui, nella mia mente, c’è un idealtipo, ed è la Lola Lola (Marlene Dietrich) dell’Angelo Azzurro di Sternberg (qui in edizione integrale).
Un altro vocabolo che ha continuato a frullarmi per la testa durante la lettura del romanzo di Gottlieb è stato predatrice. E questo aspetto è quello che alla fine mi fa pensare che Margot Lassiter è soprattutto una dark lady. Margot persegue i suoi obiettivi e distrugge le sue vittime (perché in una certa misura potrebbe conseguire i suoi obiettivi anche senza annientare la vittima – come nel caso di John Potash – oppure indulge nella distruzione della vita di Lawrence Billings anche senza grande tornaconto economico) e lo fa reificandole, trattandole come oggetti, utilizzando la prevedibilità del corteggiamento maschile come arma contro i corteggiatori stessi, come accade per il principio dell’attacco-difesa proprio dello judo:
Yawara significa adeguarsi alla forza avversaria al fine di ottenere il pieno controllo. Esempio: se vengo assalito da un avversario che mi spinge con una certa forza, non devo contrastarlo, ma in un primo momento debbo adeguarmi alla sua azione e, avvalendomi proprio della sua forza, attirarlo a me facendogli piegare il corpo in avanti […] La teoria vale per ogni direzione in cui l’avversario eserciti forza. [Jigorō Kanō, (2005). Fondamenti del Judo. “Cos’è il Kodokan Judo”: pp. 23-24. Citato in Wikipedia]
Per scrivere di dark ladies è necessaria una buona dose di misoginia, perché la rappresentazione della dark lady (e delle sue varianti richiamate in precedenza) si pone all’estremo opposto della scala di idealizzazione della donna che vede all’estremo opposto la donna angelicata di Dante e l’eterno femminino di Goethe, ma anche di fascinazione. È necessario anche quel distacco dialettico che permette di comprendere che il comportamento che ci inorridisce in queste eroine femminili al negativo è la pratica quotidiana e la moneta corrente del comportamento maschile nei confronti delle donne, e non sarebbe nemmeno pensabile senza la premessa dell’atteggiamento maschile (ancora una volta il punto di vista dello judo).
Resta da dire che il romanzo, senza essere un capolavoro, è anche ben scritto e ben costruito: ben costruito, perché 4 storie e 4 piani temporali sono alternati e ricostruiti in flashback (in 3 casi su 4, per la verità) a partire dal rovinoso ruzzolone iniziale, mantenendo sempre vivissima l’attenzione (e la voglia di andare avanti) del lettore. Ben scritto, perché è evidente il divertimento dello scrittore nello sfottere un certo mondo (quello dei pomposi manuali per top manager, ad esempio) e nel mantenere la distanza dai suoi personaggi e dalla sua materia.
Di seguito, qualche piccolo esempio del suo stile e qualche curiosità (senza rovinare nulla del thriller):
Her nails were ridgeless and attested to a diet rich in vitamin B and iron, but the moons, he noticed, were invisible: pituitary problems? [616]
The science of touch is called haptics. [1297]
And it was at that moment, for the very first time, that Lawrence Billings felt old. He’d felt mature before; he’d felt accomplished; he’d felt at midcareer, midpoint, midlife before. But at the moment, beached on the sound of that word dear, he simply felt dusty. [1675]
Sex and curiosity occupied the same part of the brain. [2988]
Da Yahoo!Sport | EuroSport
Serie A – Ranieri-Moratti: ecco il chiarimento
mar, 28 feb 14:30:00 2012
Il presidente annuncia di aver risolto le divergenze con il tecnico, che sembra quindi destinato a proseguire nella sua sventura nerazzurra nonostante il momento di crisi profonda della squadra.
Giusto per la curiosità di vedere come funziona il reblog, lo faccio sul post dedicato al compleanno di Galileo Galilei 4 anni fa.
Aggiungendo una sua frase:
Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi
Nasce a Pisa il 15 febbraio 1564. Galileo Galilei è molto importante, per la storia del pensiero scientifico, per la divulgazione scientifica e per il rapporto tra scienza e religione.
Ognuno di questi punti meriterebbe di essere discusso a lungo, ma mi limiterò ad alcuni spunti sui primi due, per soffermarmi di più sul terzo, tornato in qualche modo d’attualità nei mesi scorsi.
Il metodo galileiano: secondo Galileo il libro della natura è scritto secondo leggi matematiche e per poterle capire è necessario eseguire esperimenti con gli oggetti che la natura ci mette a disposizione. Galileo introduce quindi una distinzione tra l’aspetto teorico e quello sperimentale, in cui né uno né l’altro sono preponderanti: il modello teorico spiega un’osservazione sperimentale e anticipa future osservazioni.
La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere…
Come il tenente Colombo, ci ho messo un bel po’ a capire che cosa non mi tornava nella nevicata romana della notte tra il 3 e il 4 febbraio. Un caso di dissonanza cognitiva, direi, che suona meglio che dire che una cosa non ti torna.
La mattina del 4 febbraio, dopo che durante la notte a Roma Sud si erano depositati 15-20 cm di neve, mi sono svegliato in un silenzio irreale. Sulla strada in cui abito, di solito abbastanza trafficata, non passavano macchine; né si sentivano voci umane. Quando ero bambino a Milano le mattine di neve non erano annunciate dal silenzio, ma dal rumore caratteristico delle pale che sgombravano strade e marciapiedi e ammucchiavano la neve in piccole catene montuose sul bordo tra marciapiede e carreggiata stradale.
forum.ilmeteo.it
Non ricordo mezzi spazzaneve, negli anni Cinquanta-Sessanta, ma molto lavoro manuale. All’inizio dell’inverno il Comune emetteva un’ordinanza che, oltre a stabilire gli obblighi dei proprietari degli edifici, stabiliva le modalità e i compensi del lavoro giornaliero di spalatura.
La cosa è ben raccontata in una scena di Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti (tra il 16° e il 22° minuto):
Secondo Wikipedia, David Mitchell è nato a Southport (Merseyside), è cresciuto a Malvern (Worcestershire), ha studiato all’università del Kent, ha vissuto per un anno in Sicilia, nel 1994 si è trasferito a Hiroshima in Giappone. Attualmente vive a Clonakilty, sulla costa meridionale dell’Irlanda, con la moglie Keiko e due figli. E questo mi fa piacere, perché mi piace sentirmi un po’ vicino, anche geograficamente, agli autori che leggo: a Hiroshima non sono mai stato (in Giappone sono stato soltanto a Tokyo), ma a Clonakilty sì, nel 1980, anche se soltanto di passaggio andando da Cork verso Killarney via Skibbereen. Bel posticino senza tempo, tra l’oceano e il nulla.
wikipedia.org
Se la sua biografia spiega in maniera eccellente da dove gli venga l’accurata conoscenza del Giappone e della sua storia, le notizie sui Paesi Bassi dell’epoca (Jakob de Zoet, lo dice il nome, è olandese) devono essere il risultato di attività di ricerca. Sia come sia, il romanzo è un esempio affascinante di romanzo storico reinterpretato in chiave contemporanea, e fa venire in mente – come ho già scritto altrove – The Crimson Petal and the White di Michel Faber.
Il romanzo racconta, in realtà, più storie distinte, sullo sfondo del tentativo (ormai quasi disperato) del Giappone Edo di confinare a un’isoletta di fronte a Nagasaki i contatti commerciali con gli occidentali e di un cambiamento epocale degli equilibri europei, colti nel passaggio dall’egemonia olandese a quella britannica sotto i colpi della rivoluzione francese e dell’avventura napoleonica: Jacob de Zoet è convinto di perseguire una missione di moralizzazione per conto e con l’appoggio dei suoi superiori e viene crudelmente punito; persegue una storia d’amore impossibile; seguiamo una storia di ignoranza e crudeltà nella società tradizionale giapponese (con buona pace dell’illusione della superiorità e dell’integrità di quella società feudale). Ma alla fine la vicenda conta relativamente poco (e forse qualche lungaggine e qualche diversione troppo insistita sono tra i difetti del romanzo, o forse tra i suoi eccessi: in questo sito sono elencati 125 personaggi in ordine di apparizione, ma lo stesso estensore ammette di averne trascurati un’altra trentina che compaiono una sola volta!) rispetto alla prepotenza con cui si impongono i due indiscussi protagonisti, Jacob e Orito. Ma forse è proprio questo l’eterno dilemma del romanzo storico: il difficile equilibrio tra la tela di fondo e i protagonisti in primo piano.
Nello scrivere questa recensione, mi sono imbattuto (la serendipità, ancora una volta; ma la serendipità è la santa patrona del web) in un sito bellissimo che non conoscevo: si chiama the complete review e si autodefinisce “A Literary Saloon & Site of Review. Trying to meet all your book preview and review needs. ”
In pratica è un sito di meta-recensioni, che per ogni opera offre una scheda informativa, un elenco e alcuni estratti delle recensioni pubblicate sull’opera, una recensione dei curatori del sito stesso e una pluralità di risorse e link.
La recensione del romanzo di David Mitchell è qui.
Tra gli estratti di recensione presentati, quello con cui mi trovo più in linea è quello di Dave Eggers su The New York Times Book Review (strano, dirà qualcuno di voi, perché non mi era piaciuto A Heartbreaking Work of a Staggering Genius e non ho più letto nulla di suo). La recensione la trovate qui, ma consentitemi di citarne la conclusione:
[T]his is a book about many things: about the vagaries and mysteries of cross-cultural love; about faith versus science; about the relative merits of a closed society versus one open to ideas and development (and the attendant risks and corruptions); about the purity of isolation (human and societal) versus the messy glory of contact, pluralism and global trade. It captures Japan at a crucial time in its history, on the cusp of opening its borders and becoming a world power, and catches Holland as its own colonial prominence is waning.
If the book sounds dense, that’s because it is. It’s a novel of ideas, of longing, of good and evil and those who fall somewhere in between. And are there even nods to the story of Persephone, also born of privilege, also found plucking exotic fruit, also abducted — whose removal from the world causes the world’s seasons? Maybe, maybe not. There are no easy answers or facile connections in “The Thousand Autumns of Jacob de Zoet.” In fact, it’s not an easy book, period. Its pacing can be challenging, and its idiosyncrasies are many. But it offers innumerable rewards for the patient reader and confirms Mitchell as one of the more fascinating and fearlesswriters alive.
* * *
Fine della recensione. Di seguito le mie annotazioni, che non siete obbligati a leggere. Riferimenti numerici all’edizione kindle.
It is a gift from your ancestors and a loan from your descendants. [367]
Respect, he thinks, cannot be commanded from on high. [845]
“‘South of Gibraltar,’” quotes Captain Lacy, “‘all men are bachelors.’” [1271]
“A tidy metaphor does not make a wrong thing right.” [2614]
“Loyalty looks simple,” Grote tells him, “but it ain’t.” [2686]
“Not constitutional laws. I mean real laws: laws of the non si fa.” [2880]
“[…] What privileges I enjoy, I earned.” [2893]
“Joke is secret language”—she frowns—“inside words.” [3024]
Creation never ceased on the sixth evening, it occurs to the young man. Creation unfolds around us, despite us, and through us, at the speed of days and nights, and we like to call it “love.” [3102]
Expensive habit is honesty. Loyalty ain’t a simple matter. [4067]
“The present is a battleground”—Yoshida straightens his spine as best he can—“where rival what-ifs compete to become the future ‘what is.’ [4824]
Science, like a general, is identifying its enemies: received wisdom and untested assumption; superstition and quackery; the tyrants’ fear of educated commoners; and, most pernicious of all, man’s fondness for fooling himself. [4961]
To implant belief, Orito thinks, is to dominate the believers. [5738]
“What better spy than one above suspicion?” [6361]
[…] lawful wedlock, awful bedlock […] [7891]
Ten percent of profits—let us call it the ‘brokerage fee’—is a sight better than a hundred percent of nothing. [8261]
“[…] We suffer from a shortage of hard facts.”
“It’s our shortage of arms,” says Arie Grote, “what worries me. […]” [8499]
The men prefer cash to posterity [•…] [8947]
[…] “we have just enough religion to make us hate, but not enough to make us love. […]” [8975]
‘Our friends show us what we can do; our enemies teach us what we must do.’ [10049: citazione di Goethe]
“[…] ‘Knowledge exists only when it is given ….’” Like love […] [10710]
Oggi, per la prima volta nella mia vita, anche se sfrecciando a 250 km all’ora e per pochi istanti tra una galleria e l’altra, ho visto le 3 cime del Soratte biancheggiare per la neve.
Spettacolo raro, perché il Soratte è alto soltanto 691 metri, anche se spicca tra le alture circostanti per il suo profilo tipico. E grande emozione per chi, avendo studiato al liceo classico, ha tradotto e amato le poesie di Orazio.
Vides ut alta stet nive candidum
Soracte nec iam sustineant onus
silvae laborantes geluque
flumina constiterint acuto?
Dissolve frigus ligna super foco
large reponens atque benignius
deprome quadrimum Sabina,
o Thaliarche, merum diota.
Permitte divis cetera, qui simul
stravere ventos aequore fervido
deproeliantis, nec cupressi
nec veteres agitantur orni.
Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et
quem Fors dierum cumque dabit, lucro
adpone, nec dulcis amores
sperne puer neque tu choreas,
donec virenti canities abest
morosa. Nunc et campus et areae
lenesque sub noctem susurri
conposita repetantur hora,
nunc et latentis proditor intumo
gratus puellae risus ab angulo
pignusque dereptum lacertis
aut digito male pertinaci.
[Orazio, Carmina, I, 9]
Provo una traduzione (il mio latino è arrugginito, ma vorrei provare a essere fedele e poco paludato e a trasmettere la modernità di questa poesia)
Guarda il Soratte candido per la neve alta: gli alberi stanchi non ne reggono il peso e per il gelo pungente i fiumi sono gelati.
Allontana il freddo aggiungendo legna al fuoco del camino, Taliarco, e versa ancora di quel vino vecchio.
Tutto il resto lascialo agli dei: è bastato che placassero i venti che infuriavano sul mare e sùbito si sono calmate le fronde dei cipressi e dei vecchi frassini.
Che cosa il futuro ti riserva per domani, evita di chiedertelo: qualunque giorno la sorte ti darà, segnalo all’attivo. Finché sei giovane e la fastidiosa vecchiaia è lontana, ragazzo mio, gòditi le danze e i dolci amori.
Adesso, all’imbrunire, sul corso e nelle piazze è l’ora degli appuntamenti, dei bisbigli che si cercano, della gradita risata che tradisce la ragazza nascosta nell’angolo più nascosto, del pegno d’amore strappato da un braccio o da un dito che non offre resistenza.