Cecilia

Non voglio certo rubare il mestiere a Leonardo Tondelli, che tiene un post che parla di santi su Il Post, ma ho una passione per questa Cecilia: avrei voluto dare questo nome a mia figlia, se ne avessi avuto una, e da giovane ho passato il tempo a innamorarmi, non corrisposto, di qualche Cecilia.

Santa Cecilia, che si festeggia oggi, 22 novembre, e per la quale molti musicisti hanno composto opere, è diventata protettrice celeste della categoria per un errore di trascrizione. Scrive infatti Jacopo da Varazze (o Varàgine) nella sua Legenda Aurea (che qui trovate in versione integrale, anche se in latino: Santa Cecilia inizia a pagina 771):

[…] cantantibus organis illa in corde soli domino decantabat dicens: fiat, Domine, cor meum et corpus meum immacolatum, ut non confundar [… ] (mentre gli organi suonavano, ella cantava in cuor suo soltanto per il Signore, dicendo: Signore, il mio cuore e il mio corpo siano immacolati affinché io non sia confusa [nel giorno del Giudizio]).

E così, mentre suona l’organo e lei, assorta, canta senza emettere suono le lodi del signore, la rappresenta anche l’iconografia;

Santa Cecilia

wikimedia.org/wikipedia/commons

Affascinante. Peccato che originariamente (pare) era scritto: candentibus organis (con strumenti di tortura arroventati. La santa, cioè, pregava in silenzio durante il martirio.

Noi festeggiamo, più laicamente, una Cecilia più allegra e meno prude, pronta a concedersi alle gioie della carne in questa vita, come la rappresentano Simon and Garfunkel in un gustoso quadretto anni Sessanta:

Oh Cecilia, you’re breaking my heart
You’re shaking my confidence daily
Oh, Cecilia, I’m down on my knees
I’m begging you please to come home

Oh Cecilia, you’re breaking my heart
You’re shaking my confidence daily
Oh, Cecilia, I’m down on my knees
I’m begging you please to come home
Come on home

Making love in the afternoon with Cecilia
Up in my bedroom (making love)
I got up to wash my face
When I come back to bed
Someone’s taken my place

Oh Cecilia, you’re breaking my heart
You’re shaking my confidence daily
Oh, Cecilia, I’m down on my knees
I’m begging you please to come home
Come on home

Jubilation, she loves me again,
I fall on the floor and I’m laughing,
Jubilation, she loves me again,
I fall on the floor and I’m laughing

Paul Simon (senza Garfunkel) al concerto al Central Park del 1991 in piena fase World Music:

Adesso che sono a fine post lo posso confessare, contando sul fatto che nessuno arriverà fin qui: questo post è dedicato a Cilla. Chi ha orecchie …

Ragno e mosca: son et lumière

Una foto straordinaria, che ho trovato qui: Image of the Day – The Scientist Magazine®. Un ragno di 100 milioni di anni fa, intrappolato dall’ambra nel momento in cui attaccava una mosca.

Ragno e mosca

the-scientist.com | Photo Credit: Wikimedia, Oregon State University

Rancio e mosca è anche un brano della Nuova compagnia di canto popolare, cantata ai suoi bei dì dal grande Patrizio Trampetti:

Esce lu rancio dalla ranceria
pe’ se mangià la mosca malandrina
rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca
sempe lu rancio va appriesso alla mosca
Esce il topo dalla toperia,
pe’ se mangià il rancio malandrino
topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca
sempe lu rancio va appriesso alla mosca
Esce la zoccola dalla zoccoleria
pe’ se mangiare il topo malandrino,
zoccola, topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca
sempe lu rancio va appriesso alla mosca.
Ed esce il gatto dalla gatteria
pe’ se mangià la zoccola malandrina
gatto, zoccola, topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca
sempe lu rancio va appriesso alla mosca.
Esce il cane dalla caneria,
pe’ se mangiare il gatto malandrino,
cane, gatto, zoccola, topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca
sempe lu rancio va appriesso alla mosca
Esce il ciuccio dalla ciucceria
pe’ se mangiare il cane malandrino
ciuccio, cane, gatto, zoccola, topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca,
sempe lu rancio va appriesso alla mosca.
Esce il cavallo dalla cavalleria,
pe’ se mangiare il ciuccio malandrino
cavallo, ciuccio, cane, gatto, zoccola, topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca
sempe lu rancio va appriesso alla mosca.
Ed esce il porco dalla porcheria
pe’ se mangià il cavallo malandrino
puorco, cavallo, ciuccio, cane, gatto, zoccola, topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca,
sempe lu rancio va appriesso alla mosca.
Esce il voia dalla voieria,
pe’ se mangiare il porco malandrino
voia, puorco, cavallo, ciuccio, cane, gatto, zoccola, topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca,
sempe lu rancio va appriesso alla mosca.
Esce la tigre dalla tigreria
pe’ se mangiare il voia malandrino
tigre, voia, puorco, cavallo, ciuccio, cane, gatto, zoccola, topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca,
sempe lu rancio va appriesso alla mosca.
Esce il lione dalla lioneria,
pe’ se mangià la tigre malandrina
lione, tigre, voia, puorco, cavallo, ciuccio, cane, gatto, zoccola, topo, rancio e mosca e fuje madama ca mammeta sosca
sempe lu rancio va appriesso alla mosca.

Lilac Wine (2)

Che mi piace Lilac Wine l’ho già scritto in un’altra occasione.

Da poco ne è uscita una nuova versione, cantata dalla a me sinora sconosciuta Miley Cyrus. La notizia l’ho trovata su il Post.

Obituary: Piero Farulli

Ieri, 2 settembre 2012, è morto Piero Farulli. Era nato il 13 gennaio 1920. Era la viola del Quartetto italiano, di cui era l’ultimo superstite.

Piero Farulli

lanazione.it

Sono troppo emozionato per dire e scrivere qualcosa: il Quartetto italiano mi ha insegnato, nella sostanza, ad amare i quartetti, soprattutto quelli di Beethoven, e soprattutto gli ultimi. Lo ricordo con una trasmissione radiofonica su Radio Classica.

Blue Moon

Oggi c’è la seconda luna piena del mese di agosto. Poiché il ciclo lunare è più breve del mese solare (29,53 giorni contro 30,44), succede ogni tanto (ogni 2,7 anni circa) che in un mese ci sia 2 volte la luna piena. L’ultima volta è successo nel dicembre del 2009 e la prossima volta sarà nel luglio del 2015.

Blue Moon 2009.12

The last “blue moon,” seen during a partial lunar eclipse in December 2009. Image via Wikimedia Commons/Codybird

Negli Stati Uniti (e in generale nei paesi di lingua inglese) si usa dire «Once in a blue moon» come noi diciamo «Una volta ogni morte di papa», anche se i papi muoiono meno di frequente e a intervalli meno regolari – se questo sia un bene o un male è questione di opinioni. La circostanza che la frase sia diventata proverbiale ci induce a ritenere, quasi automaticamente, che faccia riferimento a tradizioni e modi di dire antichissimi. Invece, la locuzione fu introdotta agli inizi del XX secolo dal Maine Farmer’s Almanac per con riferimento a un fenomeno connesso ma differente (la 4ª luna piena in una stagione) ed erroneamente traslato al significato attuale dall’astronomo dilettante James High Pruett nel 1946. La storia la racconta in un bell’articolo il professor Philip Hiscock, docente di folklore alla Memorial University in Canada, pubblicato su Space & Telescope (che è poi la rivista su cui comparve l’articolo di James High Pruett).

Ma questo lo troverete scritto, oggi, su tutti i quotidiani (e probabilmente con qualche novella imprecisione). D’altronde io stesso ho già parlato ampiamente della luna in un post dello scorso maggio (Una luna piena enorme). Quello di oggi è soltanto un pretesto per (ri)ascoltare la bella canzone composta da Richard Rodgers e Lorenz Hart a metà degli anni Trenta e presto diventata un standard. Cominciamo da Billie Holiday.

Restando nel classico, Nat King Cole:

A proposito di classico, ma lo sapevate che la melodia di Blue Moon è “derivata” (forse inconsapevolmente) dal 1° tema del 2° movimento (Adagio piuttosto largo) del Quartetto per pianoforte e archi in mi maggiore, opera 20, di Sergei Taneyev, scritto nel 1906? Sono le primissime note, non farete fatica a riconoscere il tema.

Aver suonato da piccoli aiuta ad apprezzare meglio la musica da grandi

Sono uno di quei genitori che ha imposto ai propri figli alcuni anni di lezioni di pianoforte. Anche se nessuno dei due ha proseguito gli studi oltre l’adolescenza, entrambi amano e apprezzano la musica.

Del resto, io stesso ho iniziato e poi abbandonato della musica e la mia storia l’ho raccontata qui.

Soldi buttati? Ho sempre pensato di no, ma adesso una ricerca scientifica offre sostegno alla mia opinione epidermica.

Trombone

smithsonianmag.com / Photo by Brian Ambrozy

Finora la maggior parte delle ricerche sugli effetti dello studio della musica sul funzionamento del cervello si erano concentrati sulla minoranza di individui che hanno iniziato a studiare musica da piccoli e hanno continuato da grandi, spesso diventando musicisti di professione.

Questi studi – tutti condotti da un gruppo della Northwestern University – avevano mostrato che l’educazione musicale comporta una serie di benefici nello sviluppo cerebrale: i musicisti appaiono in grado di distinguere meglio le parole in un ambiente rumoroso, di cogliere diverse emozioni all’interno di un discorso e di mantenere una buona acutezza nell’elaborazione dei suoni anche invecchiando.

Una nuova ricerca, pubblicata il 22 agosto 2012 sul Journal of Neuroscience (Skoe, Erika e Nina Kraus, A Little Goes a Long Way: How the Adult Brain Is Shaped by Musical Training in Childhood: purtroppo è necessario l’abbonamento per leggerlo integralmente), illustra come anche un’educazione musicale di 1-5 anni in giovane età si associ all’elaborazione di suoni complessi da adulti.

Anche in questo caso il gruppo della Northwestern University ha usato la tecnica applicata negli esperimenti citati in precedenza : esporre i soggetti a diversi suoni e misurare accuratamente i segnali elettrici della loro corteccia auditiva con elettrodi applicati al cuoio capelluto. Come avevano scoperto nelle ricerche precedenti, questi segnali elettrici cerebrali rispecchiano accuratamente le onde sonore udite e dunque, osservando i segnali di diversi partecipanti, è possibile determinare quanto ciascuno è abile nell’ascoltare e interpretare mentalmente i suoni. I soggetti venivano collocati in una cabina individuale, con una cuffia alle orecchie e vari elettrodi in testa, ed esposti a suoni polifonici complessi.

I 45 partecipanti all’esperimento sono stati divisi in 3 gruppi:

  1. quelli con 1-5 anni di studi musicali alle spalle (blu)
  2. quelli con 6-11 anni di istruzione (rosso)
  3. quelli senza educazione musicale (nero).

Per i primi 2 gruppi, l’età media di inizio degli studi musicale era di 9 anni.

Risultati

smithsonianmag.com
Musicians with more than six years experience (red) showed the greatest mental response to the tones, but those with one to five years (blue) still did better than those with none (black)
Image via Northwestern UniversityNina Kraus

Anche senza entrare nei dettagli tecnici, la figura mostra chiaramente che il gruppo dei musicisti più istruiti (in rosso nel grafico) manifesta la risposta mentale più grande, ma anche quelli con un’istruzione più limitata conseguono comunque una abilità cognitiva ben superiore a quella dei soggetti senza studi musicali di sorta. I ricercatori della Northwestern University sostengono che la risposta mentale misurata dall’esperimento corrisponde alla capacità di estrarre da un suono complesso la frequenza più bassa, e che questa abilità è fondamentale per la comprensione della musica, ma anche del parlato, in ambienti rumorosi.

Sono abbastanza pacifiche le conseguenze di policy che se ne possono trarre, sia per i programmi scolastici, sia per le scelte integrative dei genitori.

Ho trovato la notizia sullo Smithsonian Magazione: Playing Music as a Child Leads to Better Listening as an Adult | Surprising Science.

Legitimate Rape: l’uscita di Todd Akin diventa una canzoncina su YouTube

La notizia la conoscete tutti, ma per fissarla nella memoria la riprendo da Il Post del 20 agosto 2012:

— Mondo

L’assurda tirata anti-aborto del deputato americano Todd Akin

Da ieri negli Stati Uniti si parla molto di un politico repubblicano che l’ha detta particolarmente grossa

Da ieri sui giornali e siti di news degli Stati Uniti – e sui blog, e sui social network – si parla molto di Todd Akin, deputato repubblicano e candidato al Senato per lo stato del Missouri, che ieri ha fatto una dichiarazione sull’aborto che tira un ballo un non meglio precisato meccanismo biologico che difenderebbe il corpo femminile dalla gravidanza in caso di stupro.

Todd Akin

ilpost.it

Todd Akin si oppone alla libertà di scelta delle donne anche in caso di stupro e per difendere la sua tesi ha sostenuto, intervistato durante il programma televisivo The Jaco Report, che «stando a quel che dicono i medici, non accade spesso che in caso di un vero e proprio stupro [“a legitimate rape”, ha detto Akin, ndr] ci sia una gravidanza, perché il corpo femminile ha un suo modo di evitare che accada. Ma anche se non dovesse funzionare, penso che a essere punito debba essere lo stupratore, non il bambino». Il sottotesto di Akin è piuttosto evidente: se una donna rimane incinta allora non è stata vittima di uno stupro “vero e proprio”. La frase ha provocato un fiume di critiche e dichiarazioni di protesta.

[…]

Todd Akin ha 65 anni e prima di entrare in politica nel partito repubblicano si è laureato all’università di Worcester, in Massachusetts, in ingegneria gestionale. Dal 1972 al 1980 ha lavorato per la Guardia Nazionale del Missouri. Finita la sua carriera nell’esercito ha lavorato qualche anno all’IBM, fino a che venne è stato eletto per il Missouri alla Camera nel 1989. È stato rieletto per cinque volte. È un convinto anti-abortista, è contrario alla ricerca sulle cellule staminali ed è favorevole al possesso di armi. […]

Potete vedere il filmato della trasmissione televisiva e leggere il testo dell’affermazione (dal New York Times) che fa a partire da 2′ 20″:

It seems to me, from what I understand from doctors, that [pregnancy from rape] is really rare. If it’s a legitimate rape, the female body has ways to try to shut that whole thing down. But let’s assume that maybe that didn’t work or something: I think there should be some punishment, but the punishment ought to be of the rapist, and not attacking the child. [il corsivo è mio]

Ma come fa l’utero a sapere se la stupro era legitimate o no? Ce lo spiega Taylor Ferrera con una canzoncina già diventata virale su YouTube:

How can you tell if it’s legitimate rape?
I’ll tell you how to spot legitimate rape.
You’re not sure if you got legitimate raped?
Well here’s a little lesson for you.
Tell me if the following things are true:

I was a little drunk
Illegitimate rape!
I knew the rapist well
Illegitimate rape!
My skirt was kinda short
Illegitimate rape!
I’m married to the man
That’s a husband’s privilege!

How can you tell if it’s legitimate rape?
I’ll tell you how to spot legitimate rape.
You’re not sure if you got legitimate raped?
Well here’s a little lesson for you.
Tell me if the following things are true:

I let him take me out.
illegitimate rape!
I said I was 18.
illegitimate rape!
He didn’t have consent.
I’m sure your eyes were saying yes.
I’m pregnant from the rape.
Clearly not legitimate!

So now we all know what’s legitimate rape.
We all know who to trust to tell us what’s rape.
Republicans who’ve never experienced rape.
They’re the ones I want to decide
That I should keep the baby growing inside.
Because abortion’s always wrong.
Glad things are so black and white.

Obituary: Scott McKenzie

La colonna sonora del luglio del 1967 – la mia prima estate da solo all’estero, “in famiglia” a Dublino per imparare l’inglese – ruotava, per come l’ho vissuta io, intorno a 3 canzoni:

  1. All You Need is Love, il single con cui i Beatles erano tornati in vetta alle classifiche dopo il flop di Strawberry Fields Forever/Penny Lane, anche grazie alla trasmissione in “mondovisione” di fine giugno.
  2. A Whiter Shade of Pale dei Procul Harum, una canzone dal testo incomprensibile ma strappacore (e strappagonadi), adattissima a ballare abbracciati stretti stretti, con una voce da blues, una linea melodica bachiana e un inedito impasto di pianoforte e organo.
  3. See Emily Play, curiosissimo brano di un gruppo psichedelico inglese al suo primo successo (raggiunse il 6° posto nella classifica inglese), i Pink Floyd: nessuno ci avrebbe scommesso allora, ma sarebbero diventati famosi.

Alla fine del mio soggiorno incontrai una ragazza di cui mi innamorai perdutamente. L’avrei sposata, ma mi dovetti accontentare di diventarne l’amico di penna. Nella prima lettera mi informò che i miei gusti musicali di luglio erano irrimediabilmente demodé, e che adesso non si parlava che di Massachusetts dei Bee Gees e di San Francisco di Scott McKenzie. A differenza dei Bee Gees, che attraversarono molti generi musicali in una lunga carriera, Scott McKenzie (che si chiamava in realtà Philip Wallach Blondheim ed era un amico strettissimo di John Phillips, anima dei Mamas & Papas) fu sostanzialmente uomo di una solo canzone. Ma che canzone: l’inno dei figli dei fiori e del Summer of Love.

Scott McKenzie

wikipedia.org

E allora, andiamo con la playlist (all’incontrario va, come il treno dei desideri).

La voce (belante) è quella di Robin Gibb.

E qui naturalmente canta Syd Barrett.

La trasmissione in mondovisione del giugno 1967.

G3 e Robert Fripp

Benché frippomane e frippologo abbastanza informato, non sapevo niente di questa storia fino a qualche ora fa.

Robert Fripp

wikipedia.org

G3 sta per Guitar Three (non è propriamente un acronimo, checché ne dica la voce italiana su Wikipedia):

G3 (acronimo di Guitar Three) è il nome di un progetto musicale concepito dal celebre chitarrista Joe Satriani nel 1996. L’idea del G3 è quella di unire i “tre più grandi chitarristi del mondo” per realizzare una serie di concerti-evento. Con il nome G3 Satriani organizzò una serie di tour, accompagnandosi di volta in volta con una diversa coppia di virtuosi della chitarra (o guitar hero).
In un certo senso, il G3 si potrebbe definire un supergruppo. Tuttavia, la formazione varia di tour in tour; inoltre, i tre artisti selezionati da Satriani come “i tre grandi” suonano gran parte del concerto indipendentemente (ciascuno con la propria band). Solo nella parte finale del concerto i tre grandi suonano assieme in una “G3 jam” che comprende in genere cover di brani rock storici (per esempio di Jimi Hendrix, Deep Purple, e così via).

Fino a qui, non una gran notizia, almeno per me. Ma poi ho scoperto che in 2 occasioni, nel tour 1997 e in quello 2004 Robert Fripp è stato della partita. Non come uno dei 3 “più grandi chitarristi del mondo” (d’altra parte, dato che uno è per forza lo stesso Joe Satriani che ha avuto l’idea e organizza la cosa e un altro è stato quasi sempre Steve Vai che di Satriani è stato allievo, non è che restasse molto posto), ma come ospite. In entrambe le occasioni, compito specifico di Fripp era quello di aprire i concerti con i suoi Soundscapes. Inoltre, Fripp partecipava alla G3 jam finale.

I concerti del 1997 sono documentati su CD e DVD (Joe Satriani/Eric Johnson/Steve Vai ‎– G3 Live In Concert), anche se non si fa menzione dei Soundscapes introduttivi, mentre per i 3 brani della jam session il nome di Fripp non è nemmeno citato (Fripp partecipò peraltro solo alla parte nordamericana della tournée). Secondo la setlist pubblicata da Wikipedia, Fripp partecipa a tutti e 3 i brani eseguiti nella jam session: Levee Break (ma il disco dice Going Down, che è quello che si trova anche su YouTube), My Guitar Wants to Kill Your Mama e Red House.

Ecco che cosa ho trovato su YouTube:

  1. Soundscapes
  2. Going Down di Jeff Beck (ma io, in questo e nei video seguenti, Fripp non l’ho visto)
  3. My Guitar Wants to Kill Your Mama di Frank Zappa
  4. Red House di Jimi Hendrix
  5. Tutto il concerto registrato dalla EPIC (il DVD di cui parlavamo sopra – nessuna traccia di Robert Fripp, neppure nei titoli di coda)

Nel 2004 Robert Fripp partecipa alla tournée che una nuova formazione G3 (ci sono soltanto Satriani e Vai e questa volta, dunque, a Fripp si riconosce implicitamente di essere uno dei 3 più grandi chitarristi del mondo) fa in Europa, Messico e Sud America. Non ho trovato una registrazione dei concerti. Secondo la setlist pubblicata da Wikipedia, Fripp apre il concerto con 3 Soundscapes e poi partecipa a 3 dei 4 brani eseguiti nella jam session: Red, Rockin’ in the Free World e Going Down.

Ecco che cosa ho trovato su YouTube:

  1. Red dei King Crimson (divertente vedere Satriani e Vai divincolarsi e fare le boccacce, mentre Fripp suona imperturbabile in secondo piano)
  2. Rockin’ in the Free World di Neil Young
  3. Ice Nine

I 100 anni di Woody Guthrie

Lo festeggiamo con questo documentario della BBC, realizzato nel 1988.

Bello. Curiosa però la scelta della musica di Brian Eno per la sigla.