Gianni Mura – Non gioco più, me ne vado: Gregari e campioni, coppe e bidoni

Mura, Gianni (2013). Non gioco più, me ne vado: Gregari e campioni, coppe e bidoni. Milano: Il Saggiatore. 2013. ISBN 9788842817529. Pagine 504. 1,99 €

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Finalmente un libro di Gianni Mura che non è un imbroglio come era accaduto per i due precedenti (già recensiti su questo blog): Giallo su giallo e Ischia. È una antologia ampia ed esauriente, che copre praticamente l’intera carriera di Gianni Mura dagli esordi ai giorni nostri, di articoli pubblicati su La Gazzetta dello Sport, Epoca e La Repubblica.

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Girolamo Cardano – Il libro della mia vita

Cardano, Girolamo (1576-1663). Il libro della mia vita. (De propria vita liber; trad. Serafino Balduzzi). Milano: Luni. 2014. ISBN: 9788879843812. Pagine 201. 17,00 €

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Ho comprato e letto questo libro per dovere. Mi spiego: era un libro che mi sono sentito in obbligo di leggere per documentarmi nell’ambito di un progetto che sto (lentamente) realizzando. Ma che poi si è rivelato in sé una lettura piacevolissima e una piacevolissima sorpresa. Anzi, è una lettura che vi consiglio. Non solo per rendervi conto della vita (avventurosa) di un intellettuale del Cinquecento, ma proprio per il piacere della lettura.

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Diane Coyle – The Soulful Science. What Economists Really Do And Why it Matters

Coyle, Diane (2007). The Soulful Science. What Economists Really Do And Why it Matters. Princeton: Princeton University Press. 2007. ISBN: 9780691125138. Pagine 279. 18.45 $

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Come ho raccontato recensendo il suo libro sul GDP, di Diane Coyle avevo comprato e letto 5 o 6 anni fa un altro libro, A Soulful Science. Ero stato attratto soprattutto dal titolo, che contraddice spudoratamente una definizione dell’economia come the dismal science che ho sempre molto amato citare (la citazione è di Thomas Carlyle, lo storico di epoca vittoriana).

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Diane Coyle – GDP: A Brief But Affectionate History

Coyle, Diane (2014). GDP: A Brief But Affectionate History. Princeton: Princeton University Press. 2014. ISBN: 9780691156798. Pagine 168. 11,54 €

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Di Diane Coyle avevo comprato nel 2007 un altro libro, A Soulful Science, di cui riferisco in un altro post.

Questo è un libro discontinuo ma comunque interessante, in un periodo in cui il dibattito sul PIL è più vivace che mai. Leggi il seguito di questo post »

Caetano Veloso – Roma, Auditorium di via della Conciliazione – 7 maggio 2014

Come vi avevo preannunciato, ci sono poi andato, al concerto di Caetano Veloso.

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Un tempo ero un frequentatore abituale dell’Auditorium di via della Conciliazione: vi si svolgevano le stagioni sinfonica e cameristica dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia fino al trasferimento al nuovo Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano poco più di 10 anni fa.

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Dan Riskin – Mother Nature Is Trying to Kill You: A Lively Tour Through the Dark Side of the Natural World

Riskin, Dan (2014). Mother Nature Is Trying to Kill You: A Lively Tour Through the Dark Side of the Natural World. New York: Touchstone. 2014. ISBN: 9781476707563. Pagine 273. 13,11 €

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Viviamo in una cultura per la quale tutto ciò che è naturale è buono e bello: anche quando con tutta evidenza stiamo definendo “natura” l’opera dell’uomo, e non soltanto il paesaggio (non c’è ormai praticamente luogo sul pianeta che sia pristino, non plasmato dall’opera dell’uomo nel corso dei secoli – ricordate che cosa diceva Giorgio Boatti sul rapporto tra mezzadria e paesaggio italiano?), ma anche un recentissimo “lago di ruspa“. Per la quale l’opposto di “naturale” non è “artificiale” o “artefatto”, ma “chimico” o “nocivo”: non passa estate che qualcuno – disprezzando le creme solari “industriali” e nonostante le ammonizioni dei medici – non si provochi pericolose e dolorosissime ustioni utilizzando il latte di fico come abbronzante. Per la quale nell’interazione tra “uomo” e “natura” non sia sempre quest’ultima dalla parte delle vittime e sempre il primo da quella del carnefice.

Questo libro, molto godibile e piacevole, e che si legge d’un fiato, rimette le cose nella loro prospettiva: madre natura cerca di ucciderti. Non perché sia matrigna, come riteneva Giacomo Leopardi, ma perché ogni essere vivente, ogni “robot di carne” (come lo chiama Riskin) non ha altra ragione d’essere che di replicare il proprio DNA nel maggior numero di copie possibile. Nient’altro è importante. Anzi: nient’altro è di alcun interesse dal suo punto di vista.

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Giorgio Boatti – Un paese ben coltivato: Viaggio nell’Italia che torna alla terra e, forse, a se stessa

Boatti, Giorgio (2014). Un paese ben coltivato: Viaggio nell’Italia che torna alla terra e, forse, a se stessa. Roma-Bari: Laterza. 2014. ISBN: 9788858111987. Pagine 269. 10,99 €

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Nella personalissima classifica dei miei interessi, l’agricoltura non occupa una posizione particolarmente elevata: forse perché da bambino ho trascorso in campagna periodi abbastanza lunghi (e abbastanza costellati da disavventure più o meno grandi, tra le quali una disastrosa caduta in bicicletta in un fosso pieno di ortiche, che mi fece decidere e affermare a cinque anni che io non ero un “campagnuolo”), forse perché – per quanto io non sia, della razza mia, il primo che ha studiato (per parafrasare il poeta) – le distanze dal mondo contadino non sono abbastanza grandi per tingerlo d’azzurro, color di lontananza (oggi mi ha preso così).

E allora perché ho comprato e letto questo libro? Un po’ per averlo iniziato su Il Post, che ne proponeva il primo capitolo (se volete potete farlo anche voi cliccando qui), un po’ perché devo occuparmi di agricoltura professionalmente (ho faticato a non scrivere: sono costretto a occuparmi) e tanto vale farlo con un libro promettente.

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Claudio Lolli – Roma, Auditorium Parco della musica, Teatro studio – 6 aprile 2014

Una splendida, calda serata romana di primavera. Un lungo viaggio in macchina addolcito da un traffico meno frenetico del solito (salvo che per l’infernale semaforo di Piazzale delle Belle Arti). Una brezza leggera e gli stridii dei primi rondoni. Una falce di luna in una leggera foschia. Il teatro è pieno, ma il posto vicino a me è vuoto.

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Tutto sembra più che propizio all’ascolto di un cantautore che ho molto amato, ma non ho mai sentito del vivo.

Poi, l’incubo. Le luci si sono già spente e si sta esibendo Simone Avincola. La pedana di legno sotto i miei piedi comincia a tremare, poi l’intera fila di poltroncine. Il pensiero corre per un attimo al terremoto (è tutto il giorno che la radio ci ricorda L’Aquila). No, è semplicemente un gigante, un orco, un minotauro, che si lascia cadere sul posto accanto al mio.

Arrivano i musicisti, Nicola Alesini e Paolo Capodacqua: una scossa. Entra Claudio Lolli, con il suo passo esitante e la sua schiena curva: un sobbalzo seguito da una sorda vibrazione. Comincia la musica: Shrek batte il piede provocando un effetto analogo a quello dei passi del T. rex nel bicchiere d’acqua in Jurassic Park. Lolli racconta, è sommesso e teneramente ironico: ma il minotauro lo trova di una comicità irresistibile, esplode in un riso squassante che fa scricchiolare l’impiantito.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Non so come dirlo: più il concerto gli piaceva, più il mio vicino lievitava. Come nella vecchia sigla di Blob, una massa informe di velluto a costine si gonfiava, lievitava, strabordava, tracimava oltre i braccioli della poltroncina. Mi sentivo come la Polonia, le mie paludose pianure diventate il Lebensraum altrui.

In queste condizioni, in questo spazio sempre più angusto, avrei potuto godermi il concerto? Bell’esempio di domanda retorica. Ovviamente no. Ovviamente tutte le aspettative sono andate deluse, o quantomeno sono state ridimensionate. E dire che Claudio Lolli, per me (ne ho parlato molte volte, qui qui e qui, ad esempio) è inseparabile dal 1977, quando Radio Città Futura e Radio Onda Rossa ce lo riproponevano ossessivamente).

Claudio Lolli stesso non ha aiutato: è ancora un simpatico entertainer, ironico al punto giusto. Ma non canta più, recita. Una via di mezzo tra lo Sprachgesang schönberghiano e il crooner americano, con qualche strascinamento delle iniziali (ma senza l’affettazione di Attilio Scarpellini). E poi non aiuta – lo so che non è politically correct prendersela con l’aspetto fisico di una persona – che ormai Claudio Lolli sembri il gemello separato alla nascita del Riff Raff di Rocky Horror Picture Show.

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musiculturaonline.it

A parte gli scherzi, è stato un bel concerto e Claudio Lolli, con i suoi bravissimi musicisti, ha eseguito molte delle canzoni più belle del suo repertorio.

Tra cui ricordo queste (senza pretesa di metterle in ordine o di documentare una setlist):

  • Borghesia (l’ultimo bis, per la verità)
  • Quello che mi resta
  • Quando la morte avrà
  • Donna di fiume
  • Primo maggio di festa
  • Anna di Francia
  • Ho visto anche degli zingari felici
  • Analfabetizzazione
  • Incubo Numero Zero (disoccupate le strade dai sogni)
  • Adriatico
  • I musicisti di Ciampi
  • Folkstudio

Ma una almeno ve la devo far sentire, no? Analfabetizzazione!

Ivano Fossati – Tretrecinque

Fossati, Ivano (2014). Tretrecinque. Torino: Einaudi. 2014. ISBN: 9788858412879. Pagine 416. 9,99 €

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Caro Fossati,

scusa se mi rivolgo a te direttamente e ti apostrofo con il tu: è la confidenza che ci si conquista sul campo, in virtù della lunga frequentazione delle opere di un personaggio pubblico e di un uomo di spettacolo. Leggi il seguito di questo post »

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Stanislaw Lem – La voce del padrone

Lem, Stanislaw (1968-2009). La voce del padrone (trad. Vera Verdiani). Torino: Bollati-Boringhieri. 2010. ISBN 9788833970301. Pagine 243. 11,99 €

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Non penso avrei letto questo romanzo di Stanislaw Lem – soprattutto dopo la delusione di L’indagine del tenente Gregory, che ho recensito qui – se non fosse stato per quel che ne ha scritto .mau. qui. Non che .mau. si debba ritenere responsabile di alcunché al riguardo, ma la sua recensione mi aveva incuriosito e non poco. Però proprio la frase che mi aveva convinto di più («Lem è etichettato come scrittore di fantascienza. Non sono mai riuscito a capire bene il perché: per quello che mi riguarda è uno scrittore, punto.») è quella che alla fine si è dimostrata meno vera, o comunque più deludente.

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