La rivolta del ghetto di Varsavia

Il 16 maggio 1943 la rivolta del ghetto di Varsavia fu considerata conclusa, con l’atto simbolico della distruzione della sinagoga.

Il comandante tedesco Jürgen Stroop stilò un rapporto finale, in cui affermava tra l’altro: “180 ebrei, banditi e subumani sono stati distrutti. Il quartiere ebreo di Varsavia non esiste più. L’azione principale è stata terminata alle ore 20:15 con la distruzione della sinagoga di Varsavia… Il numero totale degli ebrei spacciati è di 56.065, includendo sia gli ebrei catturati che quelli del quale lo sterminio può essere provato.”

L’ordine di distruggere il ghetto di Varsavia era stato impartito il 1° febbraio. Gli abitanti avevano costruito bunker e passaggi sotterranei, utilizzando le fogne e i condotti per l’acqua. La battaglia era iniziata il 19 aprile quando, in coincidenza con la Pesach, la pasqua ebraica, 2.000 soldati tedeschi (821 appartenenti alle micidiali Waffen-SS) invasero il ghetto. Al fuoco delle armi leggere e alle granate dei difensori, i tedeschi opposero il cannoneggiamento e l’incendio delle case. La carenza d’ossigeno prodotta dagli incendi provocò la morte di 6.000 persone. Altre 7.000 furono uccise nella battaglia. 50.000 vennero deportate, per lo più a Treblinka, e sterminate.

Le case superstiti vennero rase al suolo e il luogo – coerentemente con l’osceno senso del teatro dei nazisti – venne destinato alle esecuzioni di prigionieri e ostaggi polacchi. In seguito vi venne costruito il campo di concentramento di Varsavia.

Testimone della rivolta del ghetto e della successiva rivolta di Varsavia del 1944 (un’azione della resistenza polacca terminata altrettanto tragicamente) fu il pianista Wladyslaw Szpilman. La sua autobiografia è diventata un bel film di Roman Polanski, Il pianista.

Estivazione

Stato di quiescenza che si manifesta in alcuni animali durante la stagione calda (De Mauro online). Anche di alcune piante, aggiungo io, ed è forse il fenomeno più facile da osservare: quando, in luglio-agosto, ci capita di vedere campi d’erba secca oscillare al vento, non è sempre il caso di maledire il riscaldamento globale o l’abbandono delle coltivazioni, ma è un modo delle piante di proteggersi dal caldo e dalla disidratazione.

Quindi, “estivazione” è il contrario (l’antonimo) di “ibernazione” (stato di quiescenza che si manifesta in alcuni organismi animali o vegetali durante la stagione fredda” – chissà perché il De Mauro si ricorda delle piante a proposito d’ibernazione e non di estivazione).

Quello che non sapevo è che il latino aestas (estate) condivide l’etimologia con l’inglese heat (caldo).